Abbazia di Santa Maria di Monte Oliveto Maggiore (Asciano)

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Abbazia di Santa Maria di Monte Oliveto Maggiore
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
Asciano Abb.MonteOlivetoMag 1320.jpg
Abbazia di Santa Maria di Monte Oliveto Maggiore, complesso monastico
Altre denominazioni
Stato bandiera Italia
Regione Stemma Toscana


Regione ecclesiastica Toscana

Provincia Siena
Comune Asciano
Località Chiusure
Diocesi Abbazia territoriale di Monte Oliveto Maggiore
Religione Cattolica
Indirizzo Loc. Chiusure
53041 Asciano (SI)
Telefono +39 0577 707611
Fax +39 0577 707670
Posta elettronica abbazia@monteolivetomaggiore.it
Sito web

Sito ufficiale

Sito web 2
Proprietà Congregazione Benedettina Olivetana
Oggetto tipo Abbazia
Oggetto qualificazione
Dedicazione Maria Vergine
Vescovo
Sigla Ordine qualificante O.S.B. Oliv.
Sigla Ordine reggente O.S.B. Oliv.
Fondatore san Bernardo Tolomei
Data fondazione 1313
Architetto


Stile architettonico romanico-gotico, rinascimentale
Inizio della costruzione 1320
Completamento XVI secolo
Distruzione
Soppressione
Ripristino {{{Ripristino}}}
Scomparsa {{{Scomparsa}}}
Data di inaugurazione
Inaugurato da
Data di consacrazione
Consacrato da
Titolo
Strutture preesistenti
Pianta
Tecnica costruttiva
Materiali
Data della scoperta {{{Data scoperta}}}
Nome scopritore
Datazione scavi
Scavi condotti da
Altezza Massima
Larghezza Massima
Lunghezza Massima
Profondità Massima
Diametro Massimo {{{DiametroMassimo}}}
Altezza Navata
Larghezza Navata
Altitudine m. 273 s.l.m.
Iscrizioni
Marcatura
Utilizzazione
Note
Coordinate geografiche
43°10′31″N 11°32′39″E / 43.175278, 11.544167 Stemma Toscana
Mappa di localizzazione New: Toscana
Abbazia di Monte Oliveto Maggiore
Abbazia di Monte Oliveto Maggiore
Firenze
Firenze
Siena
Siena
Patrimonio UNESCO.png Patrimonio dell'umanità
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Pericolo Bene non in pericolo
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Scheda UNESCO
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L'Abbazia di Santa Maria di Monte Oliveto Maggiore è un complesso monumentale che ospita un monastero olivetano, situato nel territorio del comune di Asciano (Siena). Il cenobio è sede dell'abate generale della Congregazione Benedettina Olivetana e dell'omonima Abbazia territoriale.

Storia

Il complesso monastico fu fondato nel 1313 da san Bernardo Tolomei (1272 - 1348), docente di diritto, membro di una delle più importanti famiglie senesi, il quale decise di ritirarsi con tre amici (Ambrogio Piccolomini, Patrizio Patrizi ed un certo Francesco) per condurre una vita eremitica in questo sito inospitale e solitario, detto il deserto di Accona, di proprietà della sua famiglia.

Nel 1319, la fondazione del monastero fu approvata dal vescovo di Arezzo, Guido Tarlati, ed inserita nella regola benedettina modificando però alcune norme, come la durata ridotta della carica di abate; nel 1320 venne iniziata la costruzione dell'abbazia. La conferma di papa Giovanni XXII nel 1324 e, soprattutto, la bolla Vacantibus sub religionis observantia di Clemente VI del 1344 favorirono un'ampia diffusione della congregazione olivetana.

Nel XIV secolo, la piccola comunità - abbandonato l'eremitaggio la cui memoria fu mantenuta dalle cappelle costruite tra il XV ed il XVIII secolo nei boschi che circondano l'abbazia - si riunì inizialmente intorno ad una piccola chiesa, che fu trasformata in Sala Capitolare e poi nel cosiddetto De profundis - una lapide con scritto Monachorum Sepulchra ne spiega la funzione - divenuto poi un ambiente di raccordo tra il Chiostro Grande e l'attuale cattedrale. Ben presto si provvide all'ampliamento del complesso e già nel 1401 fu posta la prima pietra della nuova chiesa. Da allora la presenza di abati-committenti, tra tutti Antonio Airoldi e Francesco Ringhieri, e di monaci-artisti, come fra Giovanni da Verona, ha garantito fino al XIX secolo un accrescimento costruttivo secondo misurate ed omogenee formulazioni.

L'abbazia che estendeva i suoi possedimenti fino a Chiusure ed alla val d'Asso ebbe un ruolo centrale nell'organizzazione agricola e sociale delle Crete meridionali, incentrata nel XVI secolo, su aggregazioni fondiarie autonome coltivate a cereali, viti ed ortaggi.

Con la bolla del 18 gennaio 1765, il cenobio fu eretto in abbazia nullius dal papa Clemente XIII (1758-1769), senza cura pastorale. La giurisdizione dell'abate si estendeva alla chiesa, al monastero ed alle persone ivi dimoranti: monaci, oblati ed inservienti laici.

Descrizione

Abbazia di Santa Maria di Monte Oliveto Maggiore, complesso monastico (pianta)

Il complesso monastico, imponente e sobrio, si compone di quattro corpi di fabbrica:

Palazzetto d'ingresso

L'ingresso dell'abbazia è segnato da un palazzetto munito di una torre quadrangolare con barbacani e merli, edificato a difesa del cenobio tra il 1393 ed 1526: l'aspetto attuale è frutto di un restauro ottocentesco. Di rilievo:

  • sopra l'arco del portale d'ingresso, Madonna con Gesù Bambino in trono incoronata da due angeli, in terracotta invetriata, di scuola dei della Robbia;
  • sopra l'arco verso l'abbazia: San Benedetto da Norcia benedicente, in terracotta invetriata, di scuola dei della Robbia.

Parco

Il complesso monastico è circondato da un grande parco con cipressi, pini, querce e olivi. Nel parco, al quale si accede da un largo e suggestivo viale in leggera discesa, lungo cui sono posti:

Cattedrale della Natività di Maria

Esterno

La cattedrale, dedicata alla Natività di Maria, venne costruita tra il 1400 ed il 1417, presenta una facciata gotica, a capanna, aperta da un oculo strombato ed un portale. Sul lato sinistro si eleva, in forme romanico-gotiche, il possente campanile, a pianta quadrangolare, sormontato da una cuspide ed aperto sui lati da monofore ed alla sommità da quattro grandi trifore.

Chiesa abbaziale (1400 - 1417), campanile ed abside esterno

Interno

L'interno della chiesa, a croce latina ad una navata, venne rinnovato in forme barocche nel 1772 da Giovanni Antinori. Di rilievo:

  • nel transetto sinistro, si apre la cappella del Sacramento, dove all'altare è collocato:
    • Gesù Cristo crocifisso (prima metà del XIV secolo), in legno policromo: la scultura, in origine collocata nella cripta, venne poi spostata nel 1701 nella cappella. Secondo la tradizione, quest'opera fu portata a Monte Oliveto dallo stesso san Bernardo Tolomei e più volte gli avrebbe parlato.
Giovanni da Verona, Coro (1503 - 1505), legno intagliato ed intarsiato
  • nel transetto destro, si apre la sacrestia, che le truppe napoleoniche hanno completamente spogliato dei paramenti e vasi sacri, dove si conservano:

Monastero

Raffaele da Brescia, Leggio a badalone (1520), legno intagliato ed intarsiato

Il monastero, che si articola attorno a tre chiostri, è costituito da vari ambienti tra i quali si evidenziano:

  • De profundis
  • Refettorio
  • Biblioteca
  • Farmacia
  • Definitorio
  • Cantina

De profundis

Dalla cattedrale, attraverso un atrio, costruito nel sito della seconda chiesa abbaziale, realizzata dai Patrizi nel 1319, e più tardi il cimitero del cenobio, detto ancora oggi De profundis, si entra nel chiostro grande. Questo ambiente è chiamato anche il capitolo, dalle riunioni, che qui tenevano gli stessi monaci per pregare le anime dei confratelli defunti. Si notano:

Sodoma, Gesù Cristo alla colonna (1505 - 1508), affresco

Inoltre, le pareti dell'arco, che immette al chiostro grande, sono decorate con due splendidi dipinti murali, ad affresco, eseguiti tra il 1505 ed il 1508 da Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, raffiguranti:

Chiostro grande

Il chiostro grande, a pianta rettangolare, fu edificato tra il 1426 ed il 1443, ed è formato da due loggiati sovrapposti con archi a tutto sesto poggianti su colonne in mattoni con capitelli in pietra; presenta, in un angolo, una vera di pozzo (1439), in marmo. Il portico, al piano terreno, venne decorato, per volontà dell'abate Domenico Airoldi, con un ciclo di dipinti murali raffiguranti Storie di san Benedetto da Norcia, realizzati ad affresco, in una prima fase tra il 1497 ed il 1499 da Luca Signorelli, e successivamente completati, tra il 1505 ed il 1508, da Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma: questi dipinti sono una delle maggiori testimonianze della pittura rinascimentale.

Le Storie, ispirate al racconto di san Gregorio Magno nel Libro II dei Dialoghi (593 - 594), sono di seguito descritte, seguendo l'ordine storico dei dipinti, non quello cronologico della composizione.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Storie della vita di san Benedetto da Norcia (Luca Signorelli, Sodoma).
Lato orientale

Le scene del lato orientale vennero interamente dipinte, tra il 1505 ed il 1508, ad affresco da Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma. Esse raffigurano:

  • San Benedetto da Norcia lascia la casa paterna e si reca a Roma:[6] sullo sfondo si nota una raffigurazione fantastica di Norcia (nella piazza si scorge un impiccato).
Sodoma, San Benedetto da Norcia lascia la casa paterna e si reca a Roma (1505 - 1508), affresco
Lato meridionale

Le scene del lato meridionale vennero interamente dipinte, tra il 1505 ed il 1508, ad affresco da Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma. Esse raffigurano:

  • San Benedetto da Norcia accoglie san Mauro e san Placido fanciulli:[18] nella scena si nota la classica monumentalità del gruppo principale con il santo e quello dei cavalieri ed armati, tra i quali spicca uno splendido cavallo; nello sfondo, monumenti di Roma e ritratti di Signorelli ed altri pittori contemporanei.
Sodoma, San Benedetto da Norcia accoglie san Mauro e san Placido fanciulli (1505 - 1508), affresco
Lato occidentale

Le scene del lato occidentale vennero dipinte - tranne la prima e l'ultima - dal 1497 al 1499, ad affresco da Luca Signorelli. Esse raffigurano:

Luca Signorelli, San Benedetto da Norcia rimprovera il fratello del monaco Valeriano per aver violato il digiuno (1497 - 1499), affresco
Luca Signorelli, San Benedetto da Norcia riconosce il falso Totila (1497 - 1499), affresco
  • San Benedetto da Norcia riconosce il falso Totila:[33] nella scena si vede Riggo, camuffato da Totila, il quale giunge di fronte al santo che lo invita a spogliarsi delle vesti non sue; la folla intorno composta di monaci e guerrieri esprime il suo stupore; sullo sfondo Riggo racconta la vicenda a Totila. Si tratta di una scena affollata e impostata a un gusto teatrale.
  • San Benedetto da Norcia riceve la visita di Totila;[34]
  • Risurrezione di un giovane: dipinto andato distrutto per l'ingrandimento di una porta d'accesso al chiostro;
  • San Benedetto da Norcia predice la distruzione di Montecassino (1505 - 1508), di Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma:[35] il santo sulla destra è insieme a Teoprobo; la distruzione a cui si allude è quella condotta dai Longobardi nel 581.
Lato settentrionale

Le scene del lato settentrionale vennero interamente dipinte, tra il 1505 ed il 1508, ad affresco da Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma. Esse raffigurano:

Sodoma, San Benedetto da Norcia riceve farina in abbondanza e ne ristora i monaci (1505 - 1508), affresco

Chiostro di mezzo

Dal lato meridionale del Chiostro grande si accede a quello "di mezzo", costruito nel XV secolo, è circondato da un portico con archi a tutto sesto poggianti su pilastri ottagonali:

  • sopra la porta, entro lunetta: Madonna con Gesù Bambino e due angeli (inizio del XV secolo), affresco, di ambito toscano: il dipinto venne scoperto nel 1972 durante alcuni lavori di restauro.

Refettorio

Dal chiostro di mezzo, attraverso un ambiente di passaggio con lavabo cinquecentesco, si entra nel refettorio, costruito tra il 1387 ed il 1390, che è costituito da un grande salone coperto con volta a botte ribassata. Di rilievo:

Biblioteca

Dal chiostro di mezzo, si sale per una scala, che conduce alla biblioteca, dove s'incontrano:

Giovanni da Verona, Biblioteca (1518)

La Biblioteca fu costruita, per volontà dell'abate Francesco Ringhieri, nel 1518 da Giovanni da Verona: si tratta di un lungo ambiente diviso in tre navate - quella maggiore con volta a botte, le due laterali con volta a crociera - da colonne con capitelli corinzi, in pietra serena. Nella biblioteca si conserva un patrimonio di 40.000 volumi, opuscoli, codici miniati ed incunaboli.[43]

In fondo all'ambiente sale una scala a due rampe, che conduce alla farmacia, sotto alla quale è collocato:

  • Armadio per i corali a due ante con Vedute di Monte Oliveto (1502), in legno intagliato ed intarsiato, attribuito a Giovanni da Verona.

Inoltre, al centro della biblioteca si può ammirare:

Farmacia

Nella farmacia, edificata nel XVI secolo, si conserva un'importante raccolta di vasi in ceramica bianca e azzurra (XVI secolo), contrassegnati con lo stemma olivetano.

Definitorio

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Museo dell'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore (Asciano).

Dalla Biblioteca si passa nella Sala capitolare, detta anche Definitorio (1498), attualmente sede del Museo dell'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, istituito nel 1927, per conservare, valorizzare e promuovere la conoscenza del patrimonio storico-artistico, proveniente dal monastero e dal territorio diocesano.

Cantina (prima metà del XIV secolo)

Cantina

Nei sotterranei del monastero, si trova l'antica cantina, costruita con mattoni a "faccia a vista", che risale alla prima metà del XIV secolo, dove ancora oggi i monaci producono il vino ricavato da vigneti, di proprietà del cenobio, e coltivati da loro stessi.

La cantina è articolata in due ambienti:

  • tinaio per la vinificazione delle uve;
  • ambiente per lo stoccaggio del vino in grandi botti di legno.

Foresteria

Accanto all'abbazia, in un edificio del XVI secolo, un tempo adibito a scuderia, recentemente restaurato, è posta la foresteria, destinata ad accogliere pellegrini ed ospiti per ritiri ed incontri con la comunità monastica.

Note
  1. Scheda dell'opera nel Catalogo della Fondazione "Federico Zeri"
  2. Ibidem
  3. La cocolla è una sopravveste propria dei religiosi - oggi utilizzata solo in alcuni ordini - è composta da un'ampia cappa chiusa, con o senza maniche, completata da un cappuccio, che s'infila per il capo come una pianeta, da indossare sopra il saio.
  4. Scheda dell'opera nel Catalogo della Fondazione "Federico Zeri"
  5. Ibidem
  6. Ibidem
  7. Ibidem
  8. Ibidem
  9. Il capistero è un recipiente di legno, specie di vassoio rettangolare, adoperato per varî usi, come mondare il grano o anche lavarvi i panni e portarli sul capo.
  10. Scheda dell'opera nel Catalogo della Fondazione "Federico Zeri"
  11. Ibidem
  12. Ibidem
  13. Ibidem
  14. Ibidem
  15. Ibidem
  16. Ibidem
  17. Ibidem
  18. Ibidem
  19. Ibidem
  20. Ibidem
  21. Ibidem
  22. Ibidem
  23. Ibidem
  24. Ibidem
  25. Ibidem
  26. Ibidem
  27. Ibidem
  28. Ibidem
  29. Ibidem
  30. Ibidem
  31. Ibidem
  32. Ibidem
  33. Ibidem
  34. Ibidem
  35. Ibidem
  36. Ibidem
  37. Ibidem
  38. Ibidem
  39. Ibidem
  40. Ibidem
  41. Ibidem
  42. Ibidem
  43. L'attuale patrimonio librario non è quello dell'originaria dotazione, andata dispersa dopo la soppressione dell'Ordine nel 1809, ma proviene dal soppresso monastero olivetano di Santa Maria di Monte Morcino Nuovo, presso Perugia.
Bibliografia
  • Congregazione Benedettina Olivetana (a cura di), Monte Oliveto Maggiore: l'abbazia nata da un sogno, Editore L'Ulivo, Genova 2002
  • Gian Maria Grasselli, Pietro Tarallo, Guida ai Monasteri d'Italia, col. "Piemme Pocket", Editore Piemme, Casale Monferrato 1994, pp. 237-239 ISBN 9788838443558
  • Isidoro Minucci, Enzo Carli, L'Abbazia di Monte Oliveto, Editore Electa, Milano 1961
  • Touring Club Italiano (a cura di), Toscana, col. "Guide Rosse", Touring Editore, Milano 2013, pp. 629-634 ISBN 9770390107016
Voci correlate
Collegamenti esterni

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