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Orazione a San Michele Arcangelo

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Guido Reni, San Michele arcangelo (1636), olio su tela; Roma, Chiesa di Santa Maria della Concezione

L'Orazione a San Michele Arcangelo è una preghiera composta in latino nel 1884 da papa Leone XIII.

Propriamente è un esorcismo minore, cioè una preghiera a Dio contro il diavolo che può essere recitata da chiunque (come il "liberaci dal male" del Padre nostro), diversamente dagli esorcismi maggiori riservati ai soli esorcisti su incarico episcopale.

Inizialmente il Papa ne raccomandò la recita a livello personale, nel 1886[1] ne impose la recita al termine di tutte le messe cattoliche "basse" (cioè non solenni e non cantate) assieme ad altre preghiere (le cosiddette Preci Leonine) che erano già state introdotte il 6 gennaio 1884.[2]

In seguito alla riforma liturgica del Concilio Vaticano II, la recita della preghiera e delle altre preci leonine fu soppressa nel 1964[3] lasciandone comunque libertà nella recita personale.

Testo

(LA) (IT)
« Sancte Michael Archangele,
defende nos in proelio;
contra nequitiam et insidias diaboli esto praesidium.
Imperet illi Deus, supplices deprecamur:
tuque, Princeps militiae caelestis,
Satanam aliosque spiritus malignos,
qui ad perditionem animarum
pervagantur in mundo,
divina virtute, in infernum detrude.
Amen.
 »
« San Michele Arcangelo,
difendici in battaglia;
sii presidio contro il male e le insidie del diavolo.
Che Dio imperi su di lui, preghiamo supplici:
e tu, Principe della milizia celeste,
con virtù divina, ricaccia nell'inferno
Satana e gli altri spiriti maligni
che si aggirano per il mondo
per causare la perdizione delle anime.
Amen. (traduzione conoscitiva) »

Storia

Bollettino della Diocesi di Bologna, anno XXXVI, Gennaio-Febbraio-Marzo 1946, N. 1-2-3, p. 3 e p. 7.
Domenico Pechenino, "La tragedia dei tempi nostri e l'opera di Satana", in La Settimana del Clero n. 13, 30 marzo 1947, p. 1-2.
Ephemerides Liturgicae, vol. LXIX 1955, pp. 58-59, nota 9, che cita Pechenino.

Molti anni dopo l'introduzione della preghiera (1884) e la morte di papa Leone XIII (1903) iniziò a circolare un racconto relativo alla genesi della preghiera, che sarebbe avvenuta in seguito a una visione del diavolo avuta dal papa. Di questa presunta visione non se ne trova traccia nelle fonti coeve. Secondo una versione molto diffusa ma imprecisa, il racconto della visione sarebbe stato pubblicato per la prima volta in un articolo imprecisato di numero imprecisato della Civiltà Cattolica nel 1930.

Quella che sembra essere la prima attestazione storica della visione è contenuta nella Lettera pastorale per la quaresima del 1946 del cardinale bolognese Giovanni Battista Nasalli Rocca. In essa il cardinale cita come sua fonte Mons. Rinaldo Angeli, segretario particolare di papa Leone tra il 1878-1903.[4]

«

[...] Non per nulla il sapientissimo Pontefice Leone XIII, intelligenza superiore e certamente non spirito gretto e piccino, scrisse Egli stesso quella bella e forte preghiera, e impose di recitarla a tutti i sacerdoti dopo la celebrazione della santa Messa. Preghiera rivolta all'Arcangelo S. Michele nella quale si invoca il condottiero degli Angeli fedeli perché contro le nequizie e le insidie del diavolo sia a noi di presidio - Comandagli o Signore - Imperet illi Deus e, Tu, o invitto combattente, Satana e tutti gli altri spiriti maligni, che vanno aggirandosi nel mondo caccia giù nel fondo dell'inferno. Satanam aliosque spiritus malignos, qui pervagantur in mundo in infernum detrude!
E quella frase - che si aggirano per il mondo - ha una spiegazione storica, a noi più volte riferita dal fedelissimo Segretario particolare del Grande Pontefice che fu a Lui vicino lungo quasi tutto il pontificato, Mons. Rinaldo Angeli. Leone XIII ebbe veramente visione degli infernali spiriti, che si addensavano sulla Eterna Città, e da quella esperienza, da lui confidata al Prelato [Rinaldo Angeli] e certamente ad altri con il dovuto riserbo, venne la preghiera che volle in tutta la Chiesa [...].  »

(Card. Giovanni Battista Nasalli Rocca, Lettera pastorale per la quaresima, 17 febbraio 1946, dal Bollettino della Diocesi di Bologna, anno XXXVI, Gennaio-Febbraio-Marzo 1946, N. 1-2-3, p. 7)

Più preciso è il riferimento a un articolo della rivista La Settimana del Clero (articolo "La tragedia dei tempi nostri e l'opera di Satana", n. 13 del 30 marzo 1947, p. 1-2) a firma dell'abate Domenico Pechenino, rettore maggiore degli Oblati di Maria Vergine tra 1919-1946. Pechenino non cita da chi avrebbe attinto il racconto, parlando solo di "fonte sicura".

« Qui finendo, io mi permetto solo più di accennare ad un fatto poco conosciuto, che getta un vivissimo fascio di luce sull'ordine di idee a cui ho accennato. L'ho attinto, il fatto, a fonte sicura (e son disposto ad indicarla, se richiesto): a ciascuno trarne le conseguenze!

Non ricordo l'anno preciso. Si era un po' dopo il 1890 [sic]. Un mat­tino il grande Pontefice Leone XIII, che era già divenuto l'ammirazione di tutto il mondo civile e la rabbia della massoneria internazionale, aveva celebrato la S. Messa e stava assistendo ad un'altra di ringraziamento come al solito. Ad un tratto lo si vide drizzare energicamente il capo, poi fis­sare intensamente qualcosa al di sopra del capo del celebrante. Guardava fisso, senza batter palpebra, ma con un senso di ter­rore e di meraviglia, cambiando colore e lineamenti. Qualcosa di strano, di grande avveniva in lui... Finalmente, come rivenendo in sé, e, dando un leggero ma energico tocco di mano, si alza. Lo si vede avviarsi verso il suo studio privato. I familiari [cioè gli assistenti] lo seguo­no con premura e ansiosi. «Santo Padre! - gli gridano sommessamente - Non si sente bene? Ha bi­sogno di qualcosa?» - «Niente, niente!», risponde. E si chiude dentro. Dopo una mezz'oretta fa chiamare il Segretario della S. Congregazione dei Riti, e, porgendogli un foglio, gli ingiunge di farlo stampare e farlo pervenire a tutti gli Ordinari del mondo. Cosa conteneva? La preghiera che recitiamo al termine della Messa col popolo, con la supplica a Maria e l'infocata invocazione al Prin­cipe delle milizie celesti, S. Michele: «Sancte Michael Archangele, defende nos in proelio... implorando da Dio che lo ri­cacci nell'inferno, et in infernum detrude!».
Cos'era accaduto? Questo. Dio aveva fatto vedere al Vicario del suo divin Figlio in terra Satana, come un giorno a Giobbe, in conversazione con Lui. Satana si vantava di aver già devastato su larga scala la Chiesa. Correvano infatti tempi calamitosissimi per essa in Italia, in molte nazioni d'Europa, un po' in tutto il mondo. La massoneria spadroneggiava, e i Governi n'erano divenuti docili strumenti. Con aria di millantatore Satana lanciava a Dio una sfida - «E se mi deste un po' più di libertà, voi vedreste che cosa farei io della vostra chiesa!» - «Cosa ne faresti?» - «La distruggerei» - «Oh questo poi sarebbe da vedere. Quanto tempo ti ci vorrebbe?» - «Cinquanta, sessant'anni». «Abbiti la più ampia libertà, e il tempo che desideri. Poi faremo i conti».
Da quel tempo noi recitiamo col popolo quella significativa preghiera [...].  »

Lo scritto di Pechenino è stato poi parzialmente ripreso dalla rivista Ephemerides Liturgicae (vol. LXIX 1955, pp. 58–59, nota 9).

Secondo la versione contenuta su vaticannews.va,[5] il 13 ottobre 1884, finito da poco di celebrare Messa nella cappella vaticana, Leone XIII si blocca una decina di minuti. Il suo viso, diranno i testimoni, rivela insieme terrore e meraviglia. Poi papa Pecci raggiunge in fretta il suo studio, siede al tavolo e scrive di getto una preghiera all'Arcangelo Michele. Mezz'ora dopo chiama il segretario e gli consegna il foglio con l'ordine di stamparlo e inviarlo a tutti i vescovi del mondo perché recitino la supplica alla fine della Messa. Leone XIII racconterà di aver avuto, in quei pochi minuti, un'agghiacciante visione di "legioni di demoni" attaccare la Chiesa fin quasi a distruggerla e di aver assistito all'intervento difensivo e decisivo dell'Arcangelo. "Poi – soggiunse - ho visto San Michele Arcangelo intervenire non in quel momento, ma molto più tardi, quando le persone avessero moltiplicato le loro ferventi preghiere verso l'Arcangelo".

L'obbligo posto da Leone XIII fu sciolto solo con la riforma liturgica che seguì il Concilio Vaticano II.

La preghiera fu inserita, in forma estesa, in un esorcismo maggiore che lo stesso pontefice fece inserire nel Rituale Romanum.

Nel 1994 papa Giovanni Paolo II, in occasione del Regina coeli, ha invitato i fedeli a non dimenticare questa preghiera e a recitarla.[6]

Nel 2018 in occasione del mese mariano di ottobre papa Francesco chiese che la preghiera fosse recitata alla fine del rosario assieme all'invocazione mariana Sub tuum praesídium.[7]

Note
  1. ↑ Irish Ecclesiastical Review, 1886, p. 1050, online
  2. ↑ Acta Sanctae Sedis, 1884, pp. 239–240, online.
  3. ↑ 26 settembre 1964, istruzione Inter Oecumenici n. 48, § j, online.
  4. ↑ S.N., "Gli esorcismi nel rituale romanum da Leone XIII a Pio XII", su scrutatio.it, online
  5. ↑ San Michele Arcangelo, su vaticannews.va, online
  6. ↑ Regina Coeli, 24 aprile 1994, online.
  7. ↑ Comunicato della Sala Stampa della Santa Sede, 29.09.2018, online.
Voci correlate
Collegamenti esterni
  • Andrea Galli, "Il mistero della visione di Leone XIII e l'invocazione a san Michele arcangelo", Avvenire, 29 settembre 2026, online

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