San Matteo evangelista e l'angelo (Caravaggio)

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Roma Ch.S.LuigiFrancesi Caravaggio S.Matteo+Angelo 1602 02.jpg
Caravaggio, San Matteo evangelista e l'angelo (1602), olio su tela
San Matteo evangelista e l'angelo
Opera d'arte
Stato

bandiera Italia

Regione bandiera Lazio
Regione ecclesiastica Lazio
Provincia Roma
Comune

Stemma Roma

Località
Diocesi Roma
Parrocchia o Ente ecclesiastico
Ubicazione specifica Chiesa di San Luigi dei Francesi in Campo Marzio, navata sinistra, Cappella Contarelli, parete di fondo
Uso liturgico quotidiano
Comune di provenienza Roma
Luogo di provenienza ubicazione originaria
Oggetto pala d'altare
Soggetto San Matteo evangelista e l'angelo
Datazione 1602
Datazione
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Ambito culturale
Autore

Caravaggio (Michelangelo Merisi)
detto Caravaggio

Altre attribuzioni
Materia e tecnica olio su tela
Misure h. 295, l. 195
Iscrizioni
Stemmi, Punzoni, Marchi
Note

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Collegamenti esterni

San Matteo evangelista e l'angelo è una pala d'altare, eseguita nel 1602, ad olio su tela, da Michelangelo Merisi detto il Caravaggio (1571 ca. – 1610), ubicata nella parete di fondo della cappella dedicata al Santo, conosciuta anche come Cappella Contarelli, nella Chiesa di San Luigi dei Francesi in Campo Marzio, a Roma. L'opera fa parte del ciclo di tre dipinti raffiguranti Storie della vita di san Matteo.

Descrizione

Soggetto

Nel dipinto, su un fondo scuro, compaiono:

  • San Matteo evangelista, anziano con una folta barba, vestito con una tunica e un largo mantello che assume una posa precaria, appoggiando le braccia al tavolo e il ginocchio di traverso su uno sgabello. Il Santo, penna e calamaio in mano, rivolge il suo sguardo verso l'alto dove si trova l'angelo, mentre è impegnato nella scrittura del suo Vangelo e ascolta le indicazioni che gli suggerisce.
  • Angelo appare in volo sopra al capo dell'apostolo per ispirargli la narrazione del Vangelo ed è intento a disputare con lui cosa scrivere nel testo con un gesto ispirato alla retorica. La posizione delle sue dita sembra anche alludere ad una serie numerica: questo è forse un riferimento al fatto che il Vangelo di Matteo si caratterizza per una rigorosa simmetria compositiva, definita spesso dal numero "sette", fin dalla genealogia di Gesù (Mt 1,1-17), che presenta tre serie di 14 (14=7+7), cioè 14 per 3 che è il massimo della perfezione. Sette sono anche le parabole e sette sono i "guai" contro i farisei ((Mt 23,1-39).

Ambientazione

Le due figure di san Matteo e l'angelo sono presentate nella scena in primo piano: in basso l'apostolo occupa lo spazio umano, mentre l'angelo definisce quello divino che sembra continuare oltre il bordo superiore. Sullo sfondo non sono visibili elementi particolari e la scena assume una forte connotazione teatrale. Inoltre, la base inferiore orizzontale che sostiene il Santo assume l'aspetto di un palcoscenico. Il punto di vista con il quale è stata dipinta la scena è basso, a livello del piano dello scrittoio. Tale prospettiva offre una dimensione monumentale alle figure. Infine il lembo della veste che cade oltre il palco, invade lo spazio dello spettatore creando un collegamento tra scena e osservatore-fedele.

Note stilistiche, iconografiche e iconologiche

  • Il fondo del dipinto è molto scuro come le opere di Caravaggio, mettendo così le figure in grande evidenza. In basso spicca l'immagine di san Matteo che indossa abiti rossi e arancio, mentre in alto l'angelo è avvolto da veli bianchi e presenta una carnagione rosata. La scena è caratterizzata da un forte contrasto di luci che sottolinea i volumi e crea un effetto scenografico. I toni della scena sono caldi e la luce, che proviene dall'alto, illumina i due personaggi in modo radente.
  • La pala d'altare, di forma rettangolare e uno sviluppo verticale, ha un'inquadratura che lascia un ampio spazio scuro a destra mentre la figura del Santo si trova a sinistra. L'angelo, invece, occupa una fascia limitata nella parte superiore dell'opera. San Matteo è collocato sulla diagonale che sale da destra in basso, invece una mezza circonferenza circoscrive la figura dell'angelo.

Notizie storico-critiche

Caravaggio, San Matteo evangelista e l'angelo (1602), olio su tela (prima versione)

Nel 1602, quando venne rifiutato il gruppo scultoreo per l'altare maggiore realizzato dallo scultore fiammingo Jacob Cornelisz Cobaert (1530-1615) e dopo lo straordinario successo dei due dipinti laterali, il Caravaggio ricevette l'incarico per eseguire la pala da collocare sull'altare della cappella dedicata a san Matteo,[1] di proprietà del cardinale francese Matthieu Cointerel (1519-1585, italianizzato in Matteo Contarelli.

Il prelato, prima di morire, aveva lasciato precise indicazioni su quali soggetti dovessero essere raffigurati nell'apparato decorativo della cappella e per la composizione figurativa di questa opera:

« San Matteo in sedia con un libro o, volume, come meglio parera, nel quale mostri o di scrivere o voler scrivere il Vangelio et a canto a lui l'angelo in piedi maggior del naturale in atto che paia di ragionare o in altra attitudine. »

Il pittore era stato fedele alle istruzioni, ma secondo le testimonianze storiche, la prima versione del dipinto, non venne approvata dalla committenza, poiché san Matteo era presentato come un contadino, seduto in una posizione considerata volgare e come analfabeta che viene materialmente guidato nello scrivere il suo Vangelo dall'angelo, raffigurato come un monello di strada:[2] quest'opera, inizialmente acquistata dal marchese Vincenzo Giustiniani (15641637) per la propria raccolta, attraverso varie vicende, giunse nel 1815 nella collezione del Kaiser Friedrich Museum di Berlino[3], dove nel maggio 1945 fu distrutta nell'incendio della Flakturm Friedrichshain durante i bombardamenti che coinvolsero la città tedesca nella Seconda Guerra Mondiale. Ne resta purtroppo solo una copia fotografica.

Caravaggio dovette mettere mano a una seconda versione del medesimo soggetto. Sicuramente, questo dipinto è più rispettoso dell'idea cristiana d'ispirazione che non fa tanto riferimento ad una pretesa dettatura o preesistenza divina del testo, quanto all'illuminazione dell'autore sacro che conserva integre le sue facoltà di vero artefice, al punto che è possibile affermare che sia Dio, sia l'uomo sono veri autori del Vangelo.

Note
  1. L'abate Giacomo Crescenzi (1570-1638), esecutore testamentario del cardinale Matthieu Cointerel, firmò il contratto con il Caravaggio il 7 febbraio 1602 che prevedeva la consegna della pala entro la Pentecoste dello stesso anno.
  2. Nel 1672, lo scrittore e storico dell'arte, Giovan Pietro Bellori (1613-1696), ne Le vite de' pittori, scultori et architetti moderni, così spiegò il rifiuto della committenza:
    « Il quadro di mezzo di San Matteo [...] fu tolto via dai preti con dire quella figura non aveva decoro né aspetto di Santo, stando a sedere con le gambe incavalcate e co' i piedi rozzamente esposti al popolo. »
  3. Scheda dell'opera nel Catalogo della Fondazione "Federico Zeri" . URL consultato il 02.06.2016
Bibliografia
  • Mia Cinotti, Caravaggio. La vita e l'opera, Bolis, Milano, 1991, pp. 77-80, 210, ISBN 9788878270220
  • Rosa Giorgi, Caravaggio. Una rivoluzione terribile e sublime, col. "Art Book", Leonardo Arte, Milano, 1998, p. 63, ISBN 9788878138278
  • Francesca Marini, Caravaggio, col. "I Grandi Maestri dell'Arte", Rizzoli-Skira, Milano, 2003, pp. 120-121, ISBN 9771129085124
  • Emma Muracchioli, Il Barocco in Italia: Tiepolo, Caravaggio, Bernini: il paradiso della forma e del colore, col. "La Bellezza di Dio. L'Arte ispirata dal Cristianesimo", San Paolo, Palazzolo sull'Oglio, 2003, pp. 24-27
  • Stefano Zuffi, Episodi e personaggi del Vangelo, col. "Dizionari dell'Arte", Electa, Milano, 2002, pp. 12-13
  • Stefano Zuffi, La pittura italiana, Mondadori-Electa, Milano, 1997, p. 255, ISBN 9788843559114
Voci correlate
Collegamenti esterni

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