Casa di esercizi spirituali del Celio

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La casa di esercizi spirituali dei Santi Giovanni e Paolo è una casa di esercizi tra le più antiche di Roma. Le tracce documentarie più certe risalgono al 1773, da quando fu iniziata a gestire dai Passionisti. È tuttora in funzione; accoglie ecclesiastici, suore e laici per giorni di ritiro.

Storia

Il Medioevo e il Rinascimento

Il Caelius maior, il Celio maggiore, uno dei sette colli della leggenda romana, è quasi inaccessibile e profondamente suggestivo con le sue memorie plurisecolari. Scrive il Prandi:

« Sono certamente questa inaccessibilità e questa pura bellezza la causa prima di quella particolare sensazione - quasi di solitudine e di pacata quiete - che caratterizza soprattutto il bel colle romano. »
(Le chiese di Roma illustrate, p. 38; vedi anche i numerosi siti web dedicati al Caelius maius)

Per lunghi secoli la basilica, e anche il complesso monastico che vi fu edificato a partire dal III-IV secolo, godettero di grande fama e prosperità. Amministrato da un collegio di canonici, il complesso ecclesiastico celimontano era nel secolo XV in piena decadenza. Per questo fu affidato alle cure dei Gesuati[1] del beato Giovanni Colombini (1440-1668).

Nel marzo del 1555 qui fece gli esercizi spirituali l'abate Martinengo, guidato da un padre della Compagnia di Gesù, Luis Gonzalez de Càmara; lo imitò un suo cugino, Lorenzo Maggi. Sono i primi esercitanti che la storia ricordi dei Santi Giovanni e Paolo.

Ai Gesuati subentrarono le monache Filippine (1665-1672) che vi accoglievano fanciulle che si preparavano a ricevere la Prima comunione; seguirono, per venticinque anni, i domenicani inglesi (1672-1697).

I preti della missione

Troviamo qualche altra traccia di frequentazione della casa del Celio per gli esercizi spirituali solo a partire dall'arrivo dei Preti della Missione (1697-1773).

Rispetto all'altra Casa della Missione dove si accoglievano gli esercitanti di Roma e forestieri, ossia quella di Montecitorio presso la Curia innocenziana (certo non silenziosa e ritirata come l'ambiente celimontano), la casa di esercizi del Celio era particolarmente ricercata soprattutto dalle persone che desideravano maggiore solitudine e ritiratezza.

Il convento dei Santi Giovanni e Paolo, circondato fino a pochi decenni orsono da colture, vigneti e prati messi a pascolo, immerso nel silenzio della zona archeologica, era meta preferita da ogni genere di persone per potervi trascorrere qualche giorno in perfetta solitudine e raccoglimento.

I passionisti

Il 9 dicembre del 1773 il complesso monastico e la basilica celimontana furono affidati alla cura pastorale dei Passionisti. In questa casa risiedette san Paolo della Croce (1694-1775), fondatore della congregazione della Passione. Egli vi stabilì la curia generalizia del nascente istituto e proseguì, con i suoi collaboratori, il ministero della missioni parrocchiali e gli esercizi spirituali, tipici del carisma missionario della nuova congregazione, sulla scia dei Preti della Missione che li avevano preceduti.

L'attività della casa di esercizi era molto ben curata e definita da regolamenti redatti per i responsabili di questo importante servizio apostolico. Fu un impegno che i Passionisti svolsero con molto zelo e competenza fin dall'inizio della loro presenza al Celio.

Dal 1773 ai nostri giorni troviamo registrati centinaia e centinaia di nomi di persone che attendevano alla pratica degli esercizi spirituali. Troviamo pure registrati moltissimi laici che, in forma privata o organizzata (tramite l'Azione Cattolica ed altre associazioni e confraternite), specialmente dalla fine dell'Ottocento, frequentavano la casa di esercizi del Celio.

La casa di esercizi celimontana accompagnò le vicissitudini della Chiesa di Roma, sede del successore di Pietro, registrandone fedelmente, dal suo angolo di visuale, gli eventi lieti e tristi. Nei corsi di esercizi spirituali, che si tenevano in modo particolare nei tempi forti dell'anno liturgico, si vedevano prelati di alto rango mescolati in fraternità con sellai, mercanti, facocchi, negozianti, padri di famiglia, giovani in ricerca vocazionale. Non mancavano anche ragazzi "scapestrati" e sacerdoti o religiosi che avevano bisogno di un periodo di riflessione sulla loro condotta non sempre lineare. Troviamo tutto questo elencato sotto la dicitura di persone venute sponte ("spontaneamente"), oppure spinte ("per forza").

I superiori si preoccuparono costantemente di fornire alla casa religiosi preparati per l'importante e delicato ministero. Tra essi san Vincenzo Maria Strambi, il beato Lorenzo Salvi, il beato Domenico Barberi, per il Sette-Ottocento. E, più vicino a noi, dal Novecento ai nostri giorni, Fausto Gregori, Casimiro Galeotti, Martino Simonetti, Marco Aurelio Cipriani, Enrico Zoffoli, Amedeo Nerone, Costante Brovetto, Giammaria Leucci, Antonio Perrone, Fabiano Giorgini, ecc.

Altrettanto competenti, preparati e disponibili dovevano essere i direttori e gli assistenti degli esercitanti. Il beato papa Giovanni XXIII, ne Il giornale dell'anima[2], testimonia il clima spirituale che vi respirò allorché vi fece gli esercizi spirituali in preparazione alla sua ordinazione presbiterale.

Con la profonda revisione del concetto di esercizi spirituali e del metodo di darli, seguita al rinnovamento promosso dal Concilio Vaticano II, la casa, che ha aderito fin dall'inizio alla FIES, ha rinnovato profondamente metodo e strutture, per continuare a fornire agli esercitanti, sacerdoti, religiosi e suore, nonché laici, un clima e sistema adatti ad un attento e proficuo ascolto della Parola di Dio.

Recapito

Piazza SS. Giovanni e Paolo, 13 - 00184 Roma. Tel. 06 772711; fax: 06 77271367; email: vitoermete@libero.it

Note
  1. Non si tratta dei gesuiti, ma di un altro ordine religioso.
  2. Roma 1964, pp. 161-69.
Voci correlate
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