Azione Cattolica

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Azione Cattolica Italiana
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Logo dell'Azione Cattolica Italiana

Associazioni di livello pontificio

Altri nomi
Sigla ACI

Presidente

Matteo Truffelli
Prima fondazione
Fondatori
Nome
  • Società della Gioventù Cattolica (1867)
  • Società della Gioventù Cattolica Italiana (1874)
Data 1867
Luogo
Sigla
Fondazione definitiva
Fondatore
Cofondatore
Luogo
Data 1905[1]
Prima approvazione
Da
Luogo
Data
Documento
Approvazione
Da papa Pio IX
Luogo Roma
Data 2 maggio 1868
Documento Dum filii Belial
Soppressione {{{soppressione}}}
Filiali
Finalità
  • Religiose:
    • evangelizzazione
    • santificazione degli uomini
    • formazione cristiana.
  • Laiche:
    • formazione personale e comunitaria.
    • Collaborazione alla missione della Chiesa.
    • Impegno a testimoniare nella loro vita l'unione con Cristo.
    • Informare allo spirito cristiano.
Costituzione interna
Data costituzione interna
Motto Preghiera, Azione, Sacrificio
Abito {{{abito}}}
Santo patrono
Collegamenti esterni

Sito ufficiale
Scheda su gcatholic.com

L'Azione Cattolica Italiana (abbrev. ACI) è la più antica, ampia e diffusa tra le associazioni cattoliche laicali d'Italia.

Nel 1954 contava due milioni e mezzo di iscritti, dei quali un milione e settecento tra le sole associazioni giovanili[2]; nel 1959 giunse al massimo di 3.372.000[3].

Attualmente conta circa quattrocentomila soci e, secondo i dati emersi da alcune ricerche della Conferenza Episcopale Italiana, alle sue attività partecipano ogni anno complessivamente oltre un milione di cattolici italiani.

Storia

L'Ottocento

Le origini dell'Azione Cattolica possono essere fatte risalire al 1867, quando due giovani universitari, Mario Fani, viterbese, e Giovanni Acquaderni, bolognese, fondarono la Società della Gioventù Cattolica. Il motto "Preghiera, Azione, Sacrificio" sintetizzò la fedeltà a quattro principi fondamentali:

  • la devozione al Papa (sentire cum Ecclesia),
  • un forte progetto educativo (studio della religione),
  • la vita secondo i principi del cristianesimo,
  • un diffuso impegno alla carità verso i più deboli e i più poveri.

La costituzione dell'associazione venne approvata il 2 maggio 1868 da papa Pio IX con il breve pontificio Dum filii Belial. In sintonia con le posizioni del Papa (dello stesso anno fu la prima formulazione del non expedit) la Società esclufe l'impegno politico diretto.

Nel 1874 si tenne a Venezia il primo congresso dei cattolici italiani. La creatura di Fani e Acquaderni venne ribattezzata Società della Gioventù Cattolica Italiana.

Dopo il congresso presero vita l'Opera dei Congressi e i Comitati cattolici in Italia.

L'associazione crebbe rapidamente e nel giro di pochi anni si diffuse nelle parrocchie di tutta Italia, dal nord al sud. In principio conservò una divisione in sessione maschile e femminile, che negli anni fu superata.

Nel 1896 durante il XIV Congresso dei cattolici italiani venne ufficializzata la Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI), idea nata nel 1894 alla fondazione del circolo universitario di Roma. Nel 1905 prese il nome di Azione Cattolica. Nel 1908 venne fondata l'Unione fra le Donne Cattoliche Italiane ad opera di Maria Cristina Giustiniani Bandini con la collaborazione di Adelaide Coari e nel 1918, per iniziativa di Armida Barelli con il sostegno di papa Benedetto XV prima e di Pio XI poi, nacque all'interno dell'Unione Donne la Gioventù Femminile di Azione Cattolica.

Il primo dopoguerra

La nascita del Partito Popolare Italiano di don Luigi Sturzo nel primo dopoguerra impose una riorganizzazione del laicato cattolico con una migliore definizione di compiti tra Azione Cattolica, Partito Popolare Italiano e sindacato. Nel 1922 le opere degli adulti vennero raggruppate nell'Unione Uomini Cattolici, organizzata da Augusto Ciriaci e monsignor Domenico Tardini su volontà di papa Pio XI, il quale nel 1923 promosse nuovi statuti per l'Azione Cattolica, che venne organizzata in quattro sezioni:

Però l'attività formativa esercitata nei circoli dell'Azione Cattolica e la vicinanza di molti suoi iscritti al PPI diventarono motivo di scontro con il governo fascista. Già tra il 1921 ed il 1924 alcune sedi dell'AC furono "sfigurate" da parte dei militanti fascisti, pervasi da un'ispirazione anticlericale. L'AC, infatti, era vista come il braccio laicale della Chiesa. Mussolini, ormai consolidato il suo potere, il 9 aprile del 1928 aveva decretato lo scioglimento di tutte le associazioni che non fossero state fasciste. Da qui nacque lo scontro con il Vaticano, che non accettò lo scioglimento anche dei circoli di Azione Cattolica. Mussolini fu costretto, per non compromettere la stabilità dell'edificio concordatario dei Patti lateranensi, a far marcia indietro e ad escludere dal divieto l'Azione Cattolica, "pupilla degli occhi" del Papa. L'Azione Cattolica, sotto la presidenza di Luigi Colombo, un milanese propenso al compromesso clerico-fascista, l'aveva parzialmente ripagato contribuendo al seppellimento della Confederazione Italiana dei Lavoratori nell'ingenua illusione che il corporativismo fascista si potesse permeare di principi cristiani grazie ai quadri e agli iscritti cattolici.

Azione Cattolica Italiana
Presidente Matteo Truffelli
Vice-presidenti (adulti) Maria Grazia Vergari
Giuseppe Notarstefano
Vice-presidenti (giovani) Lucia Colombo
Michele Tridente
Responsabile ACR Anna Teresa Borrelli
Amministratore Michele Panajotti
Segretario Carlotta Benedetti
Assistente ecclesiastico generale Gualtiero Sigismondi

L'articolo 43 dei Concordato infine aveva riconosciuto ufficialmente l'Azione Cattolica a patto che essa svolgesse la propria attività fuori di ogni partito, alla dipendenza della Chiesa e per diffondere i principi cattolici.

Era un articolo che entrambe le parti avevano accettato con molte riserve e molti sospetti, ciascuno pensando al dopo: il fascismo alla sua Opera Nazionale Balilla e all'allevamento "in batteria" delle nuove leve, come succede in tutte le dittature; la Chiesa badando al suo impegno pastorale che privilegia l'aspetto spirituale e religioso, ma non esclude l'impegno e la responsabilità sociale.

Anni trenta

I nodi vennero al pettine all'inizio del 1931. L'AC, con cinquemila sedi sparse in tutta Italia, man mano espandeva i suoi interventi al di fuori dei compiti strettamente religiosi, con iniziative sociali, attività culturali, ricreative, ecc. L'Opera Balilla dal canto suo era ormai diventata un grande apparato del regime e contava più di un milione e mezzo di iscritti divisi in balilla, avanguardisti, piccole italiane e giovani italiane. L'AC riuniva gli universitari nella FUCI, il fascismo nel Gruppo Universitario Fascista (GUF).

Già nel 1930, il 3 agosto, L'Avvenire d'Italia, aveva invitato l'AC «ad invadere tutti i settori della vita sociale». Nascono i gruppi professionali. La FUCI rischia di far ombra ai GUF. La commemorazione del quarantesimo anniversario della Rerum novarum suona critica alle corporazioni fasciste e un informatore della polizia la definisce «una manifestazione di mai represso antifascismo».

L'8 aprile Mussolini chiede alla Santa Sede che la stampa cattolica venga moderata, che l'AC la faccia finita colle provocazioni sindacali, che i caporioni popolari siano licenziati.

Il 21 aprile l'onorevole Mario Giuriati, in un discorso a Milano, rivendica l'assolutismo dello Stato; replica immediatamente il papa, con una lettera all'arcivescovo di Milano cardinale Ildefonso Schuster, in cui si afferma tra l'altro che la Chiesa ha il diritto di entrare nella moralità sociale, che il fascismo erra educando i giovani alla violenza e all'aggressività.

Il Lavoro fascista accusa l'AC di formare uomini «domestici e infermicci», di utilizzare i rottami del mondo sturziano, di invadere il campo delle corporazioni. Ormai la corda è tesa. Si spezza in maggio e sarà la più dura repressione fascista mai attuata nei confronti dell'Azione Cattolica. Vengono inscenate violente manifestazioni anticlericali, i giornali intransigenti del regime vomitano ingiurie, sono devastate e saccheggiate le sedi dei circoli cattolici; il conte Dalla Torre scrive:

« Furono sopraffazioni, spesso sanguinose, devastazioni che giunsero a sacrileghe profanazioni di crocifissi spezzati, di immagini pie sfregiate, di ritratti del papa stracciati e calpestati fra grida di "abbasso" e di "morte" all'Azione Cattolica e al sommo pontefice, e canzoni blasfeme e oscene, ed offese ai sacerdoti. Studenti e giovani cattolici, anche se gravemente aggrediti da un numero superiore di dimostranti, non si piegarono alle intimidazioni di levare i distintivi, che furono strappati solo con la violenza e dopo resistenze ripetute più volte in uno stesso giorno." »

Per tutto il mese le violenze continuano e preoccupano persino Mussolini che deve raccomandare ai prefetti un'attenta vigilanza perché non accadano incidenti che offendano il sentimento religioso popolare. Ci fu da parte vaticana un'accesa protesta e per tutta risposta Mussolini fa prudenzialmente chiudere le sedi di tutti i circoli della gioventù cattolica e tutte le federazioni universitarie. Il decreto di scioglimento è del 29 maggio 1931. Gli ultimi tre giorni del mese di maggio registrano il sequestro di tutti i circoli cattolici ad opera della polizia.

In questo clima di accesa tensione (si imputa all'Azione Cattolica di tenere anche adunanze cospiratrici), ai primi di luglio esce, ma è datata 29 giugno, l'enciclica Non Abbiamo Bisogno che resta il documento fondamentale per definire la posizione e il giudizio del papa nei confronti di quel regime. Pio XI con questo testo condanna esplicitamente il fascismo come dottrina totalitaria, definendolo «una vera e propria statolatria pagana, non meno in contrasto con i diritti naturali della famiglia che con i diritti soprannaturali della Chiesa... un programma che misconosce, combatte e perseguita l'Azione Cattolica, che è dire quanto la Chiesa e il suo Capo hanno notoriamente di più caro e prezioso». L'enciclica, inoltre, dichiara illecito il giuramento di fedeltà al duce.

È di questo periodo, il messaggio che, proprio per il tramite di padre Tacchi, Pio XI inviò a Mussolini e nel quale il papa asseriva senza mezzi termini di aver ormai acquisito la certezza che i programmi, affermazioni e principi fascisti erano in urto con la coscienza cattolica e dichiarava testualmente di dover «addivenire all'esplicita riprovazione di principi che sono in contrasto con la dottrina e con i diritti della Chiesa». Questa dichiarazione è tanto più rilevante in quanto è del 24 luglio, cioè successiva alla enciclica Non abbiamo bisogno. Quindi Pio XI era giunto alla convinzione che tra fascismo e Chiesa il matrimonio era impossibile.

Il successivo accordo del 2 settembre stabilì che:

  1. l'AC è diocesana, dipende dai vescovi che scelgono i dirigenti;
  2. non ha gruppi professionali e sindacali perché si propone solo obbiettivi religiosi e forma i giovani alla spiritualità;
  3. i circoli giovanili si chiameranno "Associazioni di AC" e si asterranno da attività atletiche e sportive.

Ma l'AC, pur costretta ad una vita grama e repressa, sopravvisse, si rinforzò e poté preparare i quadri della futura Democrazia Cristiana.

Nel 1931 la Società della Gioventù Cattolica Italiana (SGCI) diventa Gioventù Italiana di Azione Cattolica (GIAC). Al presidente Angelo Jervolino succederà nel 1934 Luigi Gedda che guiderà l'associazione dei giovani fino al 1946.

Nel 1935 nasce, come editrice della GIAC, l'AVE Anonima Veritas Editrice con l'obiettivo di fornire sussidi per la formazione religioso-morale di adulti, giovani e ragazzi.

Il secondo dopoguerra

Vittorio Bachelet

L'Azione Cattolica conobbe un momento di grande espansione nel secondo dopoguerra grazie all'impegno di Papa Pio XII. Le prime scadenze elettorali successive alla proclamazione della Repubblica Italiana, poi, aumentarono l'impegno dell'associazione.

In occasione delle elezioni del 1948 vennero fondati, su mandato di Papa Pio XII, i "Comitati Civici". Organizzati da Luigi Gedda allo scopo di mobilitare le forze cattoliche per il delicato impegno elettorale, i Comitati risultarono decisivi per evitare la vittoria elettorale della sinistra. L'AC contava due milioni e mezzo di iscritti.

Un altro appuntamento elettorale decisivo si verificò nel 1951 con le elezioni comunali di Roma. Socialisti e comunisti si presentarono alleati, con forti probabilità di vittoria. Il Papa lanciò un nuovo appello alle forze cristiane affinché si presentassero unite alle urne. Luigi Gedda, ancora in prima linea, lanciò un'alleanza politica tra DC, MSI e Partito Nazionale Monarchico. Il progetto di coalizione fallì per l'opposizione di Alcide De Gasperi e per il dissenso di molti aderenti dell'AC. A livello organizzativo, si rese autonoma la Coldiretti. Gedda si dimise.

Lo spirito di rinnovamento seguito al Concilio Vaticano II del 1962 portò nel 1964 alla nomina di Vittorio Bachelet a Presidente della Giunta Centrale di AC. In questo contesto l'Azione Cattolica compì la "scelta religiosa" e decise di non essere più collaterale a nessun partito politico. Pur rimanendo immersa nel sociale, tornò a riscoprire le proprie origini religiose nell'impegno all'annuncio del Vangelo e all'educazione alla fede. Sulla base di queste nuove prospettive, nel 1969 venne emanato un nuovo Statuto secondo il quale l'Associazione veniva organizzata in due Settori, uno per i giovani e uno per gli adulti, al posto dei precedenti quattro Rami (Gioventù Maschile, Gioventù Femminile, Unione Donne, Unione Uomini), mentre le Sezioni minori erano sostituite con l'unica struttura dell'Azione Cattolica dei Ragazzi (ACR) che comparve per la prima volta nel 1971.

Negli anni post-conciliari l'AC si fece pienamente portavoce del cosiddetto "spirito" del Concilio Vaticano II; pur mantenendo una struttura legata alle parrocchie, cominciò però a perdere consensi in diversi strati sociali. Risultato: tra il 1964 e il 1974 l'associazione passò da 3,5 milioni di iscritti a 600 mila.
Ma il calo aveva anche altri motivi:

  • L'AC degli anni settanta (e ottanta) non era più l'unica Associazione dei laici cattolici. Dopo il Concilio erano nate nuove realtà, alcune delle quali fondate anche da ex appartenenti all'associazione. Il Movimento dei Focolari, la Comunità di Sant'Egidio, Comunione e Liberazione (che fu parte dell'AC fino alla fine degli anni '60)[4], il Rinnovamento nello Spirito cominciano proprio dagli anni sessanta la loro diffusione e crescita. Nel complesso il numero di laici cattolici impegnati non è andato diminuendo, ma si è distribuito in realtà diverse. L'AC è un'associazione vicina ai vescovi ed ai sacerdoti, dedita principalmente all'impegno parrocchiale ed alla "formazione cristiana delle coscienze". I movimenti cattolici invece hanno fatto proprie scelte più specifiche: la comunione e l'unità i Focolari e Sant'Egidio, la preghiera ispirata il Rinnovamento, l'impegno nelle università e nel mondo economico-lavorativo CL.
  • La fuga di molti giovani nei movimenti giovanili originati dal Sessantotto.
  • Infine, il distacco dall'Azione Cattolica della Fuci e del Centro Sportivo Italiano (CSI), oltre che la totale separazione con le ACLI e la CISL.

Nel 1976 Vittorio Bachelet venne eletto vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Gli anni settanta si conclusero tragicamente con l'assassinio di Aldo Moro (presidente della FUCI dal 1939 al 1942) e di Bachelet da parte delle Brigate Rosse.

Dal 1998 ad oggi

Nel 1998 venne eletta la prima donna alla guida dell'Azione Cattolica: Paola Bignardi. Appoggiata dalla Conferenza Episcopale Italiana, ha guidato l'associazione in un forte processo di rinnovamento, conclusosi con l'aggiornamento dello Statuto avvenuto nel settembre del 2003. Le revisioni statutarie hanno suscitato un grande dibattito interno e alcuni ex-dirigenti nazionali e locali pubblicarono, all'apertura dei lavori dell'assemblea straordinaria dell'associazione, una lettera aperta in cui si esponevano alcuni dubbi su quale ruolo i laici e l'associazione avrebbero dovuto avere in futuro. Nonostante le accese discussioni, il nuovo Statuto associativo fu approvato dall'assemblea dei responsabili diocesani con oltre l'80% dei consensi. Durante la presidenza Bignardi gli iscritti all'associazione si stabilizzarono in 350.000.

La ratifica del nuovo Statuto dell'Associazione avvenne lo stesso anno durante l'Assemblea generale della CEI (Assisi, 17-20 novembre). Il 13 e 14 marzo 2004 venne poi approvato dal Consiglio Nazionale il Regolamento Nazionale.

L'anno seguente un altro episodio segnò polemicamente la presidenza Bignardi. In occasione dell'incontro nazionale di Loreto (settembre 2004) ad uno dei convegni organizzati dalla presidenza nazionale e dal Centro Sportivo Italiano fu invitato a parlare su una recente legge relativa agli oratori giovanili l'allora Vicepresidente del Consiglio dei Ministri Gianfranco Fini. L'invito provocò la secca replica di alcuni ex-presidenti nazionali, dirigenti e dell'ex presidente della Repubblica (ed ex presidente diocesano di AC) Oscar Luigi Scalfaro.

L'azione di rinnovamento guidata dalla Bignardi e culminata nell'approvazione del nuovo Progetto formativo dell'Associazione ha dato nuova vitalità e visibilità pubblica ed ecclesiale all'associazione, che ha portato nel 2006, sotto la presidenza di Luigi Alici, ad un aumento delle adesioni, il primo dopo molti anni segnati da una generalizzata difficoltà dell'associazionismo.

Nel 2008, in occasione del suo 140° anniversario, l'Azione Cattolica ha presentato il Manifesto al Paese[5], un documento in cui sono affermati i valori non negoziabili dell'AC, che si fa sentinella di quell'ethos condiviso in cui afferma si possono riconoscere tutti gli italiani. Il Manifesto è stato consegnato il 2 aprile 2008 al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel corso di un'udienza concessa dal Capo dello Stato al presidente nazionale dell'associazione. Le celebrazioni per i 140 anni dell'associazione sono poi culminate, il 4 maggio seguente, in un incontro dell'associazione con papa Benedetto XVI in piazza San Pietro a Roma, al quale hanno partecipato 150.000 soci dell'Ac.

Settori dell'Azione Cattolica

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Azione Cattolica dei Ragazzi e Settore Giovani di Azione Cattolica.
  • L'Azione Cattolica dei Ragazzi (abbrev. ACR): è un'articolazione dell'Azione Cattolica che traduce l'attenzione dell'Associazione verso i ragazzi dai 4 ai 14 anni, aiutandoli ad essere protagonisti del loro cammino di fede. È definita nell'articolo 16 dello Statuto dell'Azione Cattolica Italiana. Il Responsabile Nazionale attualmente è Mirko Campoli della Diocesi di Tivoli. L'ACR è a sua volta suddivisa in archi di età: i 4-5, i 6-8, i 9-11 e i 12-14.
  • Settore Giovani: si occupa dei soci dell'associazione tra i 15 e i 18 anni ("giovanissimi") e tra i 19 e i 30 anni ("giovani").
  • Settore Adulti: riunisce i soci sopra i 30 anni.

Movimenti legati all'Azione Cattolica

Elenco dei presidenti nazionali

Giunta Centrale dal 1922

Presidenza Nazionale (dal nuovo statuto del 1969)

Elenco Assistenti Generali dell'Azione Cattolica

Personalità legate all'Azione Cattolica

Santi, beati, venerabili e servi di Dio

Altre figure

Note
  1. Con il nome di Azione Cattolica
  2. C. Falconi La Chiesa, cit. pag. 339 e in I comunisti italiani tra Hollywood e Mosca di Stephen Gundle, riprende cit. Falconi a pag. 107
  3. Sito ufficiale
  4. Francesco Rositano, «Le classi dirigenti italiane sono nate tutte qui», Liberal, 27 maggio 2008.
  5. Manifesto al Paese dell'Azione Cattolica Italiana[1]
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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