Prima Comunione

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Papa Francesco amministra la Prima Comunione sotto le due specie a un bambino
La prima Comunione di papa Benedetto XVI

« [..] Mi ricordo bene del giorno della mia Prima Comunione. Era una bella domenica di marzo del 1936, quindi 69 anni fa. Era un giorno di sole, la chiesa molto bella, la musica, erano tante le belle cose delle quali mi ricordo. Eravamo una trentina di ragazzi e di ragazze del nostro piccolo paese, di non più di 500 abitanti. Ma nel centro dei miei ricordi gioiosi e belli sta questo pensiero [..], che ho capito che Gesù è entrato nel mio cuore, ha fatto visita proprio a me. E con Gesù Dio stesso è con me. E che questo è un dono di amore che realmente vale più di tutto il resto che può essere dato dalla vita; e così sono stato realmente pieno di una grande gioia perché Gesù era venuto da me. E ho capito che adesso cominciava una nuova tappa della mia vita, avevo nove anni, e che adesso era importante rimanere fedele a questo incontro, a questa Comunione. Ho promesso al Signore, per quanto potevo: "Io vorrei essere sempre con te" e l'ho pregato: "Ma sii soprattutto tu con me". E così sono andato avanti nella mia vita. Grazie a Dio, il Signore mi ha sempre preso per la mano, mi ha guidato anche in situazioni difficili. E così questa gioia della Prima Comunione era un inizio di un cammino fatto insieme. »
(Papa Benedetto XVI, Incontro di catechesi..., 2005)
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La prima Comunione eucaristica. Divenuto figlio di Dio, rivestito dell'abito nuziale, il neofita è ammesso "al banchetto delle nozze dell'Agnello" e riceve il nutrimento della vita nuova, il Corpo e il Sangue di Cristo. Le Chiese Orientali conservano una viva coscienza dell'unità dell'iniziazione cristiana amministrando la santa Comunione a tutti i neo-battezzati e confermati, anche ai bambini piccoli, ricordando la parola del Signore: "Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite" (Mc 10,14). La Chiesa latina, che permette l'accesso alla santa Comunione solo a coloro che hanno raggiunto l'uso di ragione, mette in luce che il Battesimo introduce all'Eucaristia accostando all'altare il bambino neo-battezzato per la preghiera del "Padre nostro".
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La Prima Comunione è il momento nel quale il fedele battezzato partecipa per la prima volta in maniera piena alla celebrazione eucaristica, accostandosi così per la prima volta alla mensa dell'Eucaristia, mangiando il Corpo di Cristo ed eventualmente bevendo il suo Sangue.

Nelle Chiese Orientali la Prima Comunione viene conferita ai bambini piccoli insieme al Battesimo e alla Cresima. Tale è la prassi antica e recente di quelle Chiese.

Nella Chiesa Latina i bambini battezzati da piccoli ricevono la Prima Comunione all'età della ragione; in Italia ciò avviene intorno ai dieci anni, dopo tre anni di catechismo e dopo aver celebrato il Sacramento della Riconciliazione.

Visione sintetica dello sviluppo storico

Il cristiano dei nostri giorni abituato al percorso catechistico con la tappa della Prima Comunione fa fatica a pensare a un cammino di iniziazione cristiana senza questa tappa. Di fatto però la prima Comunione - con la corrispettiva festa - come noi la conosciamo non ha più di tre secoli. Come avveniva l'iniziazione alla mensa eucaristica prima di quell'epoca?

  • Nell'antichità gli adulti venivano ammessi alla Comunione eucaristica subito dopo il Battesimo e la Cresima (come è anche la prassi attuale); nei confronti dei bambini il I millennio è passato dal conferirla al momento del Battesimo al proibirla verso il IX secolo.
  • A partire dal Concilio Lateranense IV (1215) prevalse la preoccupazione di portare i battezzati a fare il precetto pasquale, e si precisarono età e condizioni in cui questo dovere doveva e poteva essere assolto in modo conveniente.[1] Le iniziative catechistiche erano quasi inesistenti.
  • Dal XVIII secolo si accentuarono le preoccupazioni di istruzione della dottrina cristiana e di formazione spirituale; in quel contesto la prima Comunione non veniva ormai più considerata come punto di arrivo e coronamento della preparazione alla vita cristiana; nella Messa di prima Comunione ai fanciulli si iniziò a far rinnovare le promesse del battesimo, e in alcune regioni apparvero formulari per una Missa in renovatione promissionum baptismi ("Messa nel rinnovamento delle promesse battesimali").
  • Nel XIX secolo, specialmente nelle nazioni che più avevano risentito dell'ondata secolarizzante della Rivoluzione francese, si fu portati ad accrescere i contenuti e le esigenze della preparazione catechistica, rimandando considerevolmente l'età della ammissione alla mensa eucaristica; in compenso si anticipò e si rese frequente la Confessione sacramentale; la prima Comunione si pone ancora come tappa di una iniziazione alla vita cristiana.
  • Il decreto Quam Singulari di Pio X (1910) abbassa verso i sette anni l'età della prima Comunione: questa decisione ha motivazioni più devozionali che pastorali.[2]; la prima Comunione non è considerata più come momento sacramentale di un itinerario iniziatico alla vita cristiana, ma la teologia eucaristica dell'epoca, centrata sulla presenza eucaristica da adorare e sulla Comunione come mezzo di grazia, non consentiva una adeguata catechesi.
  • Il rinnovamento liturgico, almeno nei paesi di lingua tedesca e francese, riuscì a far comprendere nuovamente la Comunione come partecipazione alla celebrazione eucaristica e ad orientare in questo senso il catechismo.[3]

Evoluzione dettagliata della prima Comunione lungo i secoli in Occidente

La Prima Comunione come celebrazione a sé stante per i bambini/ragazzi si è sviluppata e diffusa a cominciare dalla Francia, verso la fine del XVII secolo, in un contesto fortemente devozionale, individualista e intimista[4]. L'espressione prima Comunione nasceva in un contesto che non solo prescindeva dalla stretta relazione dell'Eucaristia con gli altri due Sacramenti dell'iniziazione cristiana, ma considerava la Comunione eucaristica indipendentemente dalla stessa celebrazione della Messa.[5]

La Comunione agli adulti nell'antichità

Nell'antichità gli adulti ricevevano per la prima volta l'Eucaristia subito dopo il Battesimo e la Cresima: ricevuto Battesimo e Cresima erano condotti nell'assemblea, partecipavano al sacrificio eucaristico e si comunicavano[6]. Questa entrata dei neofiti ricevette in seguito un carattere solenne: in alcune Chiese essa era accompagnata dal canto del Salmi 23[22] o del Salmi 43[42].

Ippolito († 235) ricorda che, in occasione della loro prima Comunione, si distribuiva ai battezzati, oltre al pane e al vino eucaristico, un miscuglio di latte e miele e dell'acqua[7]. A Roma questo rito era ancora in uso all'inizio del VI secolo; Giovanni Diacono (IX secolo)[8] collega il latte e il miele alla "terra della risurrezione" che era stata presentata agli ebrei come una terra in cui scorrevano latte e miele; dandoli ai battezzati la Chiesa insegnava loro che essi erano l'oggetto della promessa di Dio.

La Comunione ai bambini nel I millennio

Nei primi secoli non era inusuale che anche i bambini piccoli ricevessero la Comunione immediatamente dopo essere battezzati[9]: fa riferimento a tale pratica, tra gli altri, San Cipriano[10][11]. In Occidente la Comunione dei bambini piccoli non era così generale; per lo più essa si limitava all'occasione del Battesimo e di malattie pericolose. Probabilmente essa ebbe origine da una errata concezione dell'assoluta necessità dell'Eucaristia per la salvezza (cfr. Gv 6,54).

In ogni caso, quando i Battesimi degli adulti divennero rari il rituale dell'iniziazione cristiana fu organizzato in funzione dei bambini; anche in tale situazione si continuò a lungo a dare la Comunione subito dopo il Battesimo o dopo la Cresima.[12] Ma poiché non era facile far comunicare i neonati sotto le due specie, ci si accontentò, dopo il X secolo, di dare loro il Sangue di Cristo, di cui si deponeva qualche goccia sulla lingua con il dito o con una foglia[13]. Questo uso era ancora in vigore alla fine dell'XI secolo, e scomparve intorno all'anno 1200.

Sacramenti dell'iniziazione ed educazione alla fede nell'antichità

La generalizzazione del Battesimo dei bambini agli inizi del III secolo non aveva comportato iniziative specifiche di educazione alla fede[14]; vi sopperiva la famiglia nella sua partecipazione alla vita della Chiesa. Ma nella seconda metà dello stesso secolo si poterono vedere i frutti di questa prassi: numerosi apostati durante le persecuzioni e il rilassamento della vita cristiana e del ministero pastorale.[15] Il IV secolo, il secolo della massa che vuole entrare nella Chiesa, vede un irrigidimento da parte di numerosi vescovi, che consigliano di differire il battesimo, mentre si dedicano a una intensa predicazione catechetica, in Quaresima, rivolta a chi si prepara al Battesimo. Ma questa prassi pastorale ha breve durata, e ben presto il gran numero di bambini da battezzare sommerge ogni tentativo di seria catechesi.

Tutto il medioevo non si pone il problema dell'iniziazione cristiana delle nuove generazioni, se non in termini rituali: Si ha fiducia nell'azione formativa del contesto della societas christiana; l'educazione è vista più come una specie di impregnazione che come un'operazione intellettuale".[16] Di fatto però il contesto culturale trasmette le credenze religiose popolari e le pratiche rituali e devozionali insieme o più che la fede cristiana e il comportamento ispirato dalla fede.

La prassi della Comunione eucaristica data ai bambini fa porre il problema di una conveniente preparazione catechetica e morale alla fine del I millennio.

L'inizio della proibizione della Comunione ai bambini piccoli

Se fino alla fine del I millennio il neonato battezzato veniva anche comunicato col Corpo e Sangue di Cristo, alcuni preti, nel timore di irriverenza verso il santo Sacramento da parte di soggetti che non possono intendere e volere, cominciano ad astenersi da questa antica prassi; per non scontentare i genitori, poi, spesso danno al neobattezzato pane e vino non consacrati.

Fu in questa linea che durante il regno di Carlo Magno un Concilio di Tour dell'813 pubblicò un editto che proibiva la ricezione della Comunione da parte dei bambini a meno che non fossero in pericolo di morte[17]; Odo, vescovo di Parigi, rinnovò tale proibizione nel 1175; ne troviamo traccia ancora in Ugo di San Vittore[18] († 1141), e Edmond Martène[19] († 1739) attesta che sopravviveva ancora ai suoi giorni.

I motivi che hanno fatto passare dalla prassi della Comunione ai bambini piccoli alla sua proibizione non sono chiaramente noti[20]; oltre ai disordini e alle irriverenze, così facili nei bambini, forse vi concorsero abusi e trascuratezze in chi avrebbe dovuto vigilare alla distribuzione della Comunione; può aver influito anche l'abolizione della Comunione ai laici sotto la specie del vino: sarebbe sembrato per lo meno singolare continuare a distribuirla in quella maniera, come era uso, ai bambini piccoli.

In questa situazione ci si pose il problema dell'età e del modo di ammettere per la prima volta i battezzati alla mensa eucaristica.

Quanto al modo, per molto tempo ci si accontentò di esigere la conoscenza mnemonica del Credo e del Pater; quanto all'età, non vi è uniformità di indicazioni.

In questa situazione, e contro la decadenza della pratica della Confessione e della Comunione, il Concilio Lateranense IV (1215) emise un decreto nel quale determinava che ogni fedele "dell'uno e dell'altro sesso [..] deve confessarsi almeno una volta all'anno e ricevere con devozione il Sacramento dell'Eucaristia"; stabiliva inoltre che ciò dovesse avvenire a partire dall'età della discrezione.[21] Il conferimento dell'Eucaristia è così ormai sganciato dall'amministrazione del Battesimo.[22] Il decreto ebbe rapida divulgazione.

Le disposizioni del Lateranense IV furono poi confermate dal Concilio di Trento nel 1562[23]; tale concilio insegna tra l'altro che è contrario alla dottrina cattolica sostenere che questo Sacramento è necessario per la loro salvezza[24].

L'interpretazione dell'età della discrezione

Il Concilio Lateranense IV parlava di età della discrezione, ma non determinava a quale età si riferisse l'espressione; ciò portò, nei secoli a seguire, a controversie che durarono fino all'inizo del XX secolo.

Tommaso d'Aquino († 1274) indicò l'età per riceve la Comunione eucaristica ai 14 anni per i ragazzi e ai 12 per le ragazze. Il Concilio di Tarragona (1321) confermò questa indicazione. San Antonino, vescovo di Firenze († 1459) la indicò invece verso gli 11 o 12 anni.

Alla tendenza di risolvere l'età della discrezione in indicazioni numeriche di anni reagì la Sede apostolica; nei documenti lungo i secoli ricordò continuamente che l'età della prima Comunione è quella della discrezione, da determinarsi dalla capacità d'intendere a giudizio del confessore. Questi è ritenuto il responsabile della decisione ed anche della preparazione, insieme ai genitori.

La maggior parte dei teologi ha sempre ritenuto che l'espressione "età della discrezione" vada intesa non come una definita età in anni, quanto un certo stadio di crescita mentale, quando i bambini diventano capaci di distinguere l'Eucaristia dal pane ordinario, di comprendere in qualche misura la dignità ed eccellenza del Sacramento, di credere nella Presenza Reale, di adorare Cristo presente sotto le sacre specie. Il teologo Juan De Lugo[25] († 1660) afferma che il fatto che i bambini partecipano alla Messa con devozione e attenzione è un segno che sono giunti alla discrezione richiesta.

Però vi fu anche chi, partendo da una non retta interpretazione delle parole "anni della discrezione" e dell'inciso "ricevere con devozione" che il Lateranense IV usa in riferimento al Sacramento dell'Eucaristia, "e sotto l'influsso di alcune ragioni dedotte dalle pene comminate dal decreto contro i renitenti e dalla loro applicabilità secondo le norme generali del diritto, si vollero distinguere due età della discrezione: una per la Confessione, l'altra per la Comunione"[26], richiedendo per la Confessione l'età in cui si può discernere il bene dal male, l'età cioè in cui si può commettere peccato, e richiedendo invece per la Comunione un'età maggiore, in cui la conoscenza della dottrina cristiana fosse più piena e più matura. Per questo si stabilirono via via i dieci, dodici, quattordici anni.

Il Giansenismo, più tardi, esasperando oltre ogni limite la necessità di una buona preparazione, cercò di procrastinare la Prima Comunione fin verso i diciotto e i venti anni. Esso richiedeva per la ricezione dell'Eucaristia la purezza anche dal più piccolo peccato veniale e il purissimo amore di Dio.[27]

Contemporaneamente ci si posero i problemi circa l'adeguata preparazione catechistica per la ricezione della Comunione:[28] la preparazione non doveva riguardare solamente i fondamenti della fede e la devozione verso il santo Sacramento, ma informare anche sugli elementi della dottrina cristiana. Parrocchie ed istituti religiosi si fecero perciò promotori di corsi catechistici che concludevano con una celebrazione solenne, addirittura sfarzosa, della prima Comunione. Questa divenne una festa familiare e un avvenimento sociale, entrando a far parte del costume religioso popolare. Per i battezzati la preparazione alla prima Comunione fu l'unica occasione per ricevere una istruzione catechistica, ma spesso segnò (e segna) anche la fine della pratica religiosa regolare. Nelle regioni ove era dominante la scuola cattolica spesso la festa di prima comunione viene a segnare la conclusione degli studi, e assunse il carattere di rito di iniziazione sociale al mondo degli adulti.

In termini più precisi, fu verso la fine del XVI secolo che si sviluppò in Francia l'uso della Prima Comunione data intorno ai 12-13 anni con diverse solennità anche esterne[22].

L'abbassamento dell'età ad opera di Pio X

Fu Papa Pio X, con il decreto Quam Singulari (8 agosto 1910), a ripristinare la prassi raccomandata dai concili Lateranense IV e Tridentino, e a ribadire che la prima comunione e la prima confessione dei bambini dovevano essere celebrate all'età dell'uso della ragione, cioè intorno ai sette anni, e che la ricezione del Santo Sacramento dovesse essere preceduta da un periodo di preparazione.[29] Ciò comportò che la Cresima venisse conferita dopo la Prima Comunione, in difformità dalla prassi di sempre della Chiesa che ha sempre visto nella partecipazione alla mensa eucaristica il completamento dell'iniziazione cristiana.[30]

Questo autorevole e deciso anticipo dell'età della prima Comunione mette in questione concezioni, abitudini, pratiche; di fatto suscitò nei pastori il timore che venisse meno il motivo per cui le famiglie mandavano i loro figli ai corsi catechistici fino ad un'età in cui fosse possibile istruire meglio i fanciulli.

In Francia il problema venne risolto ammettendo ad una comunione privata i bambini un po' preparati e di famiglie praticanti, e facendo concludere la formazione catechistica con la comunione solenne, vera festa familiare e sociale, con il tentativo di far evolvere tale momento come quello in cui il ragazzo faceva la sua professione di fede nella comunità parrocchiale.[31]

Il Codice piano benedettino recepisce la disciplina già fissata dal Concilio Lateranense IV e dal quello di Trento[32] e recita:

(LA) (IT)
« § 1. Pueris, qui propter aetatis imbecillitatem nondum huius sacramenti cognitionem et gustum habent, Eucharistia ne ministretur.

§2. In periculo mortis, ut sanctissima Eucharistia pueris ministrari possit ac debeat, satis est ut sciant Corpus Christi a communi cibo discernere illudque reverenter adorare. »

« § 1. Ai bambini, che stante la debolezza della loro età, non hanno ancora la cognizione e il gusto del Sacramento, non si dia la Comunione.

§ 2. La possono però ricevere in punto di morte, qualora sappiano distinguere il Corpo di Cristo dal cibo comune e adorarlo con riverenza. »

Lo stesso Codice confermava che la determinazione del momento in cui ammettere i fanciulli alla prima comunione è di competenza del confessore e dei genitori e non del parroco.[33]

Norme attuali

Benedetto XVI conferisce la Prima Comunione a una bambina

L'istruzione Redemptionis Sacramentum (25 marzo 2004) della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti dà alcune indicazioni normative per la Prima Comunione:[34]

Considerazioni teologico-pastorali

La Prima Comunione non consiste semplicemente nel "ricevere Gesù", anche se tale aspetto resta pienamente vero: consiste soprattutto nel realizzare e manifestare chiaramente l'aggregazione piena alla Chiesa, l'appartenenza al corpo di Cristo, dimensione fondamentale di tutta l'iniziazione cristiana[38]. Non si deve dimenticare poi che si è iniziati non semplicemente al rito eucaristico, ma soprattutto dal rito eucaristico; tale aspetto è talvolta dimenticato sia nella riflessione teologica che nella prassi pastorale.

Nell'iniziazione degli adulti

La Prima Comunione, prima che nel cammino catechistico dei bambini, va vista anzitutto all'interno del percorso di iniziazione cristiana degli adulti. Al riguardo il Rito dell'Iniziazione Cristiana degli Adulti evita volutamente l'espressione "prima Comunione" a favore della più corretta "prima partecipazione all'Eucaristia".[39][5]. Con questa prima celebrazione e partecipazione eucaristica piena il battezzato che è già stato confermato fa esperienza piena della Chiesa, la cui principale manifestazione si ha appunto nella partecipazione piena e attiva alla medesima Eucaristia[40].

Nell'iniziazione dei bambini

Per quanto riguarda invece l'iniziazione dei bambini in età del catechismo, nella Chiesa Latina la concreta situazione pastorale fa in molti luoghi - tra i quali l'Italia - precedere la piena partecipazione all'Eucaristia alla Confermazione.

In realtà sia il Rito del Battesimo dei Bambini che il Rito della Confermazione presentano i tre Sacramenti dell'iniziazione richiamando e lasciando intuire la sequenza antica: Battesimo, Confermazione, Eucaristia.

Nel Rito del Battesimo dei Bambini la formula di introduzione al Padre nostro, al termine della celebrazione del Battesimo, rimanda alla futura celebrazione della Confermazione e alla partecipazione piena all'eucaristia[41]. La celebrazione della Confermazione, d'altro canto, presuppone la ricezione del battesimo[42] e ne rinnova la professione di fede[43]; il Rito della Confermazione non fa alcun riferimento ad una precedente partecipazione all'Eucaristia.

L'inversione dell'ordine della Confermazione e della Comunione eucaristica rischia di inserire i tre primi Sacramenti, che sono fondamentali e costitutivi dell'identità cristiana, in un contesto privato, intimistico e devozionale, per cui ogni Sacramento finisce per essere interpretato in chiave moralistica:

L'ammissione all'Eucaristia di chi non è ancora stato confermato, oltre che dalla separazione della Confermazione dal Battesimo, dipende molto dal fatto che nell'Eucaristia ci si è abituati a vedere prevalentemente un Sacramento di santificazione soggettiva, per cui per accedere ad esso sarebbe necessario e sufficiente essere in grazia di Dio. Quando un battezzato riceve l'Eucaristia senza aver prima ricevuto la Confermazione, si potrebbe dire che per lui l'Eucaristia è piuttosto un nutrimento che sostiene il suo essere-cristiano, il suo essere figlio adottivo di Dio; quando invece ha ricevuto la Confermazione, la sua partecipazione all'Eucaristia diventa più positiva e impegnativa: è l'offrire con Cristo il sacrificio dell'alleanza per la salvezza del mondo.

Note
  1. Luigi Della Torre (1976) 66-67.
  2. Ha motivazioni più devozionali che pastorali anche l'incoraggiamento, tipico della prima metà del XX secolo, alla Comunione quotidiana presentata al di fuori di una partecipazione alla celebrazione della Messa.
  3. Henry Fischer, Catechesi eucaristica e rinnovamento liturgico, Edizioni Paoline, Alba 1961.
  4. Cfr. Jean Delumeau (a cura di), La première communion, Desclée de Brouwer, Parigi 1987.
  5. 5,0 5,1 Rapporto Cresima - Prima Comunione.
  6. Cfr. San Giustino, I Apologia:
    « Noi allora, dopo aver così lavato chi è divenuto credente e ha aderito, lo conduciamo presso quelli che chiamiamo fratelli, dove essi si trovano radunati, per pregare insieme fervidamente, sia per noi stessi, sia per l'illuminato, sia per tutti gli altri, dovunque si trovino, affinché, appresa la verità, meritiamo di essere nei fatti buoni cittadini e fedeli custodi dei precetti, e di conseguire la salvezza eterna. [..]

    Dopo che il preposto ha fatto il rendimento di grazie e tutto il popolo ha acclamato, quelli che noi chiamiamo diaconi distribuiscono a ciascuno dei presenti il pane, il vino e l'acqua consacrati e ne portano agli assenti.

    Questo cibo è chiamato da noi Eucaristia, e a nessuno è lecito parteciparne, se non a chi crede che i nostri insegnamenti sono veri, si è purificato con il lavacro per la remissione dei peccati e la rigenerazione, e vive così come Cristo ha insegnato. »

    (65,1.5; 66,1, online)
  7. Tradizione Apostolica, a cura di Bernard Botte, p. 53-55.
  8. Lettera a Senario, 12.
  9. Patrick Morrisroe (1908) 170.
  10. De lapsis, 9: parlando dei bambini traditi dai parenti nella persecuzione mette loro in bocca parole che essi pronunciano al cospetto del Giudice divino:
    « Noi non abbiamo fatto nulla di male; né abbandonammo il cibo e il calice del Signore per volgerci spontaneamente alle contaminazioni profane. »
    (PL 4, 473)

    Anche Epistola 63 ad Caecilium, 8: PL 4, 380; Sant'Agostino, Epistola 98, 4: PL 33, 361; Contra duas epistolas Pelagianorum, l. II: PL 44, 576; Constitutione Apostolicae l. VIII, 13: PG 1,1109; Canones Hippolyti, n. 112; Ordo Romanus XI. In Oriente tale pratica era praticamente universale.

  11. Dopo questa prima Comunione i bambini continuavano a comunicarsi spesso, dapprima sotto le specie del vino, e poi anche sotto quelle del pane. Cfr. San Cipriano, De lapsis, 25: PL 4, 485; Sant'Agostino, Sermo de verbis apostoli, 6: PL 38, 944. In alcuni giorni, poi, venivano convocati fuori del tempo delle funzioni per consumare quello che rimaneva del pane consacrato, dopo la Comunione dei fedeli; cfr. Niceforo, Historia Ecclesiastica, l. XVII, 25: PG 147, 280; Evagrio, Historia Ecclesiastica, l. IV, 36: PG 86, 2769.
  12. Ordo Romanus II, 11.
  13. Pasquale II, Epistula 85 ad Pontium, PL 162, c. 442.
  14. Luigi Della Torre (1976) 64.
  15. Pier Cesare Bori, Chiesa primitiva, Paideia, Brescia 1974, riporta le informazioni sulla situazione delle Chiese, specialmente a partire dalle testimonianze di Origene e Cipriano.
  16. Régine Pernoud, L'initiation au Moyen àge, in Communion solennelle et profession de foi, Vanves, 1951, p. 45.
  17. Francesco Antonio Zaccaria, Bibliotheca ritualis, II, p. 161.
  18. De Sacramentis, I, c. 20.
  19. De antiquis ecclesiae ritibus, I libro, I, c. 15.
  20. Celestino Testore (1950) 132.
  21. Cap. 21, DS 812. Il testo del Lateranense IV stabilisce precisamente:
    (LA) (IT)
    « Omnis utriusque sexus fidelis, postquam ad annos discretionis pervenerit, omnia sua solus peccata saltem semel in anno fideliter confiteatur proprio sacerdoti, et iniunctam sibi paenitentiam pro viribus studeat adimplere, suscipiens reverenter ad minus in Pascha Eucharistiae sacramentum, nisi forte de consilio proprii sacerdotis ob aliquam rationabilem causam ad tempus ab eius perceptione duxerit abstinendum. » « Ogni fedele, dell'uno e dell'altro sesso, dopo che ha raggiunto gli anni della discrezione, fedelmente, da solo, confessi tutti i suoi peccati, almeno una volta all'anno, al proprio sacerdote, e procuri di compiere, con tutta la diligenza possibile, la penitenza che gli è stata imposta; riceva con devozione, almeno a Pasqua, il sacramento dell'Eucaristia, salvo che, per consiglio del proprio sacerdote, non abbia giudicato bene astenersene, per un certo periodo di tempo, mosso da una ragionevole causa. »
  22. 22,0 22,1 Cosimo Scordato, Il settenario sacramentale, Il pozzo di Giacobbe, Vol. 1/2: Excursus storico-teologico e dogmatico, Trapani 2007, ISBN 9788861240360, p. 190, online.
  23. Sessione XXI, Doctrina de communione sub utraque specie et parvulorum, 1562, c. IV, DS 1730, onlne in italiano.
  24. Concilio di Trento, Sessione XXI, can. IV: DS 1734:
    (LA) (IT)
    « Si quis dixerit, parvulis, antequam ad annos discretionis pervenerint, necessariam esse Eucharistiae communionem: anathema sit. » « Se qualcuno dicesse che la Comunione eucaristica è necessaria ai bambini non ancora giunti all'età della discrezione: sia anatema»
  25. De Eucharistia, disp. XIII, n. 36; cfr. Benedetto XIV, De Synodo, VII.
  26. Celestino Testore (1950) 133.
  27. Lo spirito giansenista comportò anche un crollo generale della frequenza alla Comunione eucaristica. Tra l'altro, pur con il proliferare di tante pratiche di pietà eucaristica,
    « l'Eucaristia fu piegata verso una concezione più individualistica; diventò quasi un affare privato e personale (tra l'altro prese piede anche la pratica della comunione extra Missam), compiuto allo scopo prevalente di raggiungere la propria santificazione e solo in via secondaria allo scopo di partecipare alla morte oblatrice e propiziatrice di Cristo per la gloria di Dio e la salute delle anime»
    (Vincenzo Bo, Storia della Parrocchia. Vol. V: La Parrocchia tridentina, EDB, Bologna 2004, p. 194)
  28. Luigi Della Torre (1976) 65.
  29. Più precisamente, il decreto Quam Singulari stabilisce i seguenti principi informatori per la prima Comunione:
    • l'età della discrezione è quella nella quale il fanciullo comincia a ragionare e cioè verso il settimo anno;
    • per la prima Comunione non è necessaria una piena e perfetta conoscenza della dottrina cristiana, ma
    • basta che il fanciullo comprenda - nel modo che gli consente la sua intelligenza - i misteri della fede necessari di necessità di mezzo, che sappia distinguere il pane eucaristico da quello comune e materiale e possa appressarsi alla mensa con la devozione di cui è capace la sua età;
    • il padre, o chi ne fa le veci, e il confessore sono qualificati a giudicare se il bambino abbia i requisiti per essere ammesso alla prima Comunione.
  30. All'inizio questa posticipazione venne accettata come un'eccezione. Nel 1967 i Vescovi italiani, riuniti nella II Assemblea Generale, ratificarono questa dilazione, proponendo di conferire abitualmente la Cresima ai fanciulli dopo la Prima Comunione, all'età di 11 anni. Nella XXII Assemblea della CEI (1983), i Vescovi italiani posticiparono ulteriormente la data della Confermazione all'età di "dodici anni circa", pur raccomandando ai catechisti di porre in evidenza che "il sacramento della piena maturità cristiana resta sempre l'Eucaristia e la vita nuova che da essa scaturisce". Cfr. La Prima Comunione all'età dell'uso di ragione (2010).
  31. Tale prassi ha suscitato numerose polemiche e ricerche; cfr. Dossier sur la communion solennelle, Apostolat liturgique, Bruges 1958; Serge Bonnet, Augustin Cottin, La commumìon solennelle, folklore païen ou féte chrétienne, Le Centurion, Parigi 1969.
  32. Sessione XXI, cap. 4, can. 4.
  33. Cfr. cann. 854, 462.
  34. N. 87, testo online.
  35. Cfr. Codice di Diritto Canonico, can. 914; Sacra Congregazione per la Disciplina dei Sacramenti, Dichiarazione Sanctus Pontifex, 24 maggio 1973: AAS 65 (1973) p. 410; Sacra Congregazione per i Sacramenti e per il Culto Divino e Sacra Congregazione per il Clero, Lettera ai Presidenti delle Conferenze dei Vescovi, In quibusdam, 31 marzo 1977: Enchiridion Documentorum Instaurationis Liturgicae, II, Roma 1988, pp. 142-144; Sacra Congregazione per i Sacramenti e per il Culto Divino e Sacra Congregazione per il Clero, Responsum ad propositum dubium, 20 maggio 1977: AAS 69 (1977) p. 427.
  36. Cfr. Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica Dies Domini, 31 maggio 1998, nn. 31-34: AAS 90 (1998) pp. 713-766, qui pp. 731-734.
  37. Cfr. Codice di Diritto Canonico, can. 914.
  38. Cfr. Rito dell'Iniziazione Cristiana degli Adulti, n. 27.
  39. Il Rito dell'Iniziazione Cristiana degli Adulti parla della prima partecipazione alla mensa eucaristica dove descrive la celebrazione di Sacramenti dell'Iniziazione Cristiana (nn. 27-36):
    « Tutto si conclude con la celebrazione dell'Eucaristia, alla quale i neofiti in questo giorno partecipano per la prima volta e a pieno diritto e nella quale portano a compimento la loro iniziazione. In essa infatti i neofiti, promossi alla dignità del sacerdozio regale, hanno parte attiva alla preghiera dei fedeli e, per quanto possibile, alla presentazione delle offerte all'altare; con tutta la comunità diventano partecipi dell'azione del sacrificio e riconsegnano il "Padre nostro", preghiera con la quale manifestano lo spirito di adozione a figli, ricevuto con il Battesimo. Infine, nella comunione al Corpo immolato e al Sangue sparso, confermano i doni ricevuti e pregustano i doni eterni»
    (n. 36)
  40. Cfr. Sacrosanctum Concilium, n. 41.
  41. N. 76.
  42. Rito della Confermazione, nn. 28 e 29.
  43. nn. 26-27.
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni
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Il contenuto di questa voce è stato firmato il giorno 1 dicembre 2014 da don Paolo Benvenuto, baccelliere in Teologia.

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