Chiesa Cattolica in Corea

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Cattedrale di Myeongdong in Seul.jpg
Anno
Cristiani
Ichthus.svg
ca. 15.000.000 (26,3%)
Cattolici ca. 5.000.000 (6,6%)
Ebrei
Protestanti
Anglicani
Luterani
Pentecostali/carismatici
Ortodossi
Mussulmani sunniti
Mussulmani sciiti
Altri
Animisti
Buddisti 23,2%
Induisti
Lamaisti
Scintoisti
Taoisti
Sikh
Atei & agnostici 49,3% (1995)
Popolazione 48,75 milioni
(stime del luglio 2011[1])
Parrocchie
Presbiteri
Seminaristi
Diaconi Permanenti
Religiosi
Religiose
Primate
Presidente della Conferenza Episcopale Peter Kang Uil
Nunzio apostolico Osvaldo Padilla
Rappresentante apostolico non residente
Codice KR
Note Unica nazione divisa tra due stati, costituisce un relitto della Guerra fredda
Korea (orthographic projection).png
classifica


Si può parlare di Chiesa cattolica in Corea perché essa è considerata dalla Chiesa cattolica come un unico paese. Di fatto esiste una gerarchia ecclesiastica soltanto nella Corea del Sud mentre nel Nord non è riconosciuta la libertà di culto per i cattolici se non tramite l'Associazione dei cattolici nordcoreani costituita dal governo sull'esempio dell'Associazione patriottica cattolica cinese e, come questa, non riconosciuta dalla Chiesa cattolica.

Storia della Chiesa cattolica in Corea

La storia della Chiesa cattolica in Corea è relativamente recente e ha un inizio singolare, quando, alla fine del XVIII secolo, alcuni eruditi entrarono in contatto con i testi biblici occidentali tradotti in cinese da alcuni missionari ed iniziarono a studiare da soli la dottrina cattolica.

Nel 1784 uno di loro, Lee Seung Hun, fu inviato a Pechino per essere battezzato dai missionari cattolici; tornato in patria battezzò gli altri membri del suo gruppo, dando vita così alla Chiesa coreana senza l'apporto diretto di missionari.

Nell'Ottocento la neonata Chiesa fu colpita da persecuzioni. Nel 1850, ad esempio, morirono martiri gli antenati dell'attuale vescovo Andrew Yeom Soo-jung. Nel 1866, i cristiani coreani subirono il martirio più doloroso della loro storia: più di diecimila furono massacrati, la metà di tutti quelli esistenti nel Paese[2].

La libertà di professare il cattolicesimo fu ottenuta nel 1886, a seguito di un trattato tra Corea e Francia. Le persecuzioni però non terminarono: nel maggio del 1901 venne compiuto un altro massacro di 700 cristiani.

Nel 1910 l'invasione giapponese portò nuove limitazioni alla professione della fede cristiana.

Alla fine della Seconda guerra mondiale il paese però fu diviso in due stati, che scesero in guerra tra loro.

Chiesa cattolica nella Corea del nord

Alla metà del secolo il 30% degli abitanti della capitale Pyongyang professava la fede cattolica, contro l'1% del resto del Paese[3]. Durante la Guerra di Corea (1950-1953) le truppe comuniste penetrano nel Sud e rastrellano missionari, religiosi stranieri e cristiani coreani. Il regime nordcoreano intendeva distruggere ogni presenza cristiana[4]. Al nord vennero distrutti tutti i monasteri e le chiese; i monaci e i sacerdoti furono arrestati e condannati a morte.

Nel corso della guerra fu arrestato anche il delegato apostolico di Corea, Patrick James Byrne. Vescovo e cittadino statunitense, fu condannato a morte ma la sentenza non venne eseguita. Fu deportato in un campo di concentramento e qui morì, dopo anni di stenti e privazioni.

Di cosa successe ai cristiani negli anni seguenti non si hanno più notizie perché il regime coreano è tra i più chiusi verso l'esterno. Ancora non si conosce la sorte dei 166 sacerdoti e religiosi presenti nel Nord alla fine della guerra. Secondo testimonianze attendibili, quarant'anni dopo la nascita del regime rimangono ancora numerosi cristiani (cattolici e protestanti) nei campi di concentramento[5]

Secondo i dati ufficiali, i cattolici nordcoreani sono circa 4.000, oltre a circa 11.000 protestanti.

In tutta la Corea del Nord esistono solamente tre luoghi di culto autorizzati per la fede cristiana: due protestanti e uno cattolico (la chiesa di Changchung nella capitale Pyongyang, per molti una "vetrina" a uso del regime[6]). Ad oggi l'annuario pontificio continua ad indicare come vescovo di Pyongyang, monsignor Francis Hong Yong-ho, che avrebbe ormai superato il secolo di vita, ma del quale non si hanno più notizie.

La comunità cristiana è sottoposta ad una dura repressione da parte delle autorità. Un cristiano è doppiamente malvisto: accusato di slealtà verso il regime e sospettato di rapporti con la Cina. La maggioranza dei fedeli è costretta ad esprimere la propria fede in segreto. Nel Paese comunista, essere "scoperti" mentre si partecipa ad una messa in un luogo non autorizzato può comportare pene detentive e, nei casi peggiori, tortura e anche la pena capitale.

Anche il solo fatto di possedere una Bibbia è considerto un reato che può portare alla pena di morte. Il 16 giugno 2009 una cristiana di 33 anni, Ri Hyon-ok, è stata condannata a morte e giustiziata per aver "messo in circolazione delle Bibbie".

Chiesa cattolica nella Corea del Sud

Nel Sud la Chiesa gode di libertà religiosa ed è governata da vescovi locali. Dal 1962, infatti, i vescovi europei hanno lasciato il posto a vescovi coreani.

Attualmente la Corea del Sud è il terzo paese asiatico per numero di cattolici, superato soltanto da Filippine e Vietnam.

Suddivisione della Chiesa cattolica in Corea

La Chiesa cattolica in Corea è divisa in 17 diocesi (suddivise in 3 province ecclesiastiche), un'abbazia territoriale e un'ordinariato militare.

Provincia ecclesiastica di Daegu

Cattedrale di Daegu.

Provincia ecclesiastica di Kwangju

Provincia ecclesiastica di Seoul

Immediatamente soggette alla Santa Sede

Nunziatura apostolica

La delegazione apostolica per la Corea è istituita il 7 aprile 1949 con il breve A Missionibus longissime di papa Pio XII.

La nunziatura apostolica di Corea è stata istituita il 5 settembre 1966 con il breve Haud multum di papa Paolo VI.

Delegati apostolici

Nunzi apostolici

Note
  1. CIA WORLD FACTBOOK: South Korea - People & Society
  2. Andrea Riccardi, Il secolo del martirio, Mondadori, 2009, pag. 203.
  3. Frédéric Dalban, Avvenire, 17 gennaio 2010.
  4. Andrea Riccardi, Il secolo del martirio, Mondadori, 2009, pag. 254.
  5. Andrea Riccardi, op. cit., pag. 257.
  6. Secondo Frédéric Dalban, nelle chiese aperte al culto vengono celebrate messe-farsa, con comparse che fingono di pregare. Avvenire, 17 gennaio 2010.
Voci correlate
Collegamenti esterni


Suggerimenti



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