Chiesa Cattolica in Iraq

Da Cathopedia, l'enciclopedia cattolica.
100%Decrease text sizeStandard text sizeIncrease text size
Share/Save/Bookmark
(Reindirizzamento da Chiesa cattolica in Iraq)
Mappa dei cristiani in Iraq

La Chiesa cattolica in Iraq comprende Chiese di rito latino e Chiese di rito orientale.

La Chiesa cattolica Caldea rappresenta il gruppo più numeroso che comprende i tre quarti di tutti i cristiani iracheni. Capo della Chiesa cattolica caldea è il Patriarca di Babilonia dei Caldei.

La lingua utilizzata nella liturgia caldea è derivata dall'aramaico che si parlava in Palestina ai tempi di Gesù.

Esistono inoltre comunità Siro-Cattoliche, Armeno-Cattoliche, Greco-Cattoliche e latine.

Attualmente nella capitale Baghdad ci sono sessanta chiese, oltre ai conventi. Circa metà delle chiese sono cattoliche.

Diffusione del cristianesimo

Secondo la tradizione, la presenza dei cristiani in Iraq trae origine dalla predicazione di san Tommaso, che giunse in Mesopotamia dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 d.C.

Le più antiche testimonianze storiche ed archeologiche certe relative alla presenza di cristiani risalgono ai primi decenni del II secolo.

Durante il III secolo la Chiesa della Mesopotamia perse i collegamenti con le Chiese dell'Impero romano e passò definitivamente sotto la dominazione persiana.

Nel IV secolo ebbe luogo il primo concilio interno alla Chiesa di Mesopotamia, oggi definita "Assira".

I cristiani in Iraq hanno organizzato le loro comunità soprattutto in città quali Baghdad, Kirkuk, Mossul e Bassora.

Nel 1979 Saddam Hussein instaura un regime personale brutalmente repressivo verso tutte le opposizioni politiche, e contro le minoranze etniche e religiose. Nazionalizza le scuole cristiane controllandone l'insegnamento.

Con la caduta del regime di Hussein nel 2003 ed il ritorno alla libertà la situazione dei cristiani non cambia sul piano legale, ma peggiora drasticamene su quello cella vita quotidiana, per l'aumentare delle violenze e degli attentati.

Persecuzioni anticristiane

Con l'operazione militare americana del 2003 la comunità cristiana si è ridotta drasticamente:

  • prima del 1987 contava 1.250.000 fedeli, soprattutto caldei;
  • attualmente i fedeli sono meno di 400.000, meno dell'1% della popolazione.

Uno dei grandi drammi è l'esodo dei cristiani a causa dell'insicurezza e delle violenze di cui sono vittime: la guerra ha scatenato violenze tra le correnti politiche e tra le confessioni religiose, e i cristiani sono stati tra le vittime principali, essendo la comunità più esigua e debole: sono oltre 65 le chiese attaccate o distrutte in una trentina di attentati.

Stime raccolte dall'agenzia Fides parlano di oltre 2.000 cristiani uccisi e 600 mila profughi negli ultimi 7 anni.

I recenti martiri della Chiesa irachena sono:

Il martirologio non si limita a queste personalità. Louis Sako, arcieparca di Kirkuk, ha affermato che, da quando il fondamentalismo ha preso piede nel Paese, si sono contati 710 martiri cristiani in tutto il Paese.[1] Sembra che le motivazioni siano sia religiose sia politiche: spingere i cristiani ad abbandonare il Paese o a spostarsi nelle zone abitate da Curdi.[2] Occorre ricordare che milizie fondamentaliste hanno preso a imporre la tassa che, per il Corano, devono pagare i fedeli di altre religioni. Questo rende la vita dei cristiani ancora più difficile e precaria.

Chiesa della Madonna del Perpetuo Soccorso a Baghdad

Si sono verificati anche alcuni sanguinosi attentati a danno dei cristiani:

  • Il 1° agosto 2004, alcune autobombe presso diverse chiese tra Baghdad e Mosul hanno causato almeno 12 morti;
  • Nella zona di Mosul, tra ottobre 2008 e gennaio 2009 almeno 40 cristiani sono stati uccisi, posti di fronte all'alternativa se convertirsi all'Islam o morire;
  • Il 31 ottobre 2010, un attacco a una chiesa cattolica siriaca di Baghdad ha causato 58 morti.

Nel luglio 2014 la situazione ha visto un deciso peggioramento[3] a causa dell'avanzata dei miliziani fondamentalisti dell'autoproclamatosi califfo Abu Bakr al-Baghdadi, provenienti dalla Siria. Alla minoranza cristiana della città conquistata di Mosul, secondo l'antica prassi islamica, è stata concessa l'alternativa tra conversione, esilio o "protezione" (dhimmitudine), col pagamento di una tassa (jizya) di 450 dollari al mese.

Nell'agosto 2014 la conquista da parte delle truppe del califfo della principale città cristiana irachena, Qaraqosh, ha causato un esodo forzato di circa 100 mila cristiani, secondo il patriarca di Babilonia dei caldei, monsignor Louis Sako.[4]

Aspetti pastorali

Il cristianesimo ha sempre costituito un aspetto fondamentale della vita sociale, culturale e religiosa delle popolazioni che abitano il paese.

Saddam Ussein ebbe un cristiano nel suo governo, Mikhail Yuhanna, anche se egli tenne sempre nascosta la sua fede, giungendo ad islamizzare il suo nome in quello di Tariq Aziz per motivi di sicurezza personale .

La Costituzione vigente garantisce il rispetto della libertà religiosa, ma nello stesso tempo afferma che non si possono promulgare leggi contrarie alla religione musulmana.

Dopo il crollo della dittatura, nel 2003, ed il ritorno alla democrazia è venuto meno il divieto di stampare libri delle religioni non musulmane, e attualmente si possono stampare libri cristiani, Bibbie e opere religiose.

Si è però, accresciuto in tutto il Paese il fondamentalismo islamico e, con esso, l'intolleranza religiosa.

Sono stati soprattutto gli sciiti a colpire i cristiani. Gli attacchi, inizialmente isolati, si sono trasformati in una persecuzione.

Il 9 febbraio 2010 i capi religiosi di tutte le Chiese cristiane presenti nel Paese hanno istituito il Consiglio dei capi delle comunità cristiane in Iraq. Finalità dell'iniziativa è creare una linea unitaria di dialogo col paese. Il Consiglio, quindi, parlerà a nome di tutti i cristiani dell'Iraq. Primo segretario generale è stato eletto mons. Avak Asadorian, vescovo della Chiesa armena; vice-segretario è mons. George Casmoussa, vescovo siro-cattolico di Mosul.

I temi principali che affronterà il Consiglio sono la diaspora cristiana e il dialogo coi musulmani.

I cristiani fuggiti dall'Iraq si sono rifugiati in Kurdistan, nella capitale Erbil e nel sobborgo cristiano di Ankawa che in quattro anni, dal 2005 al 2009, ha raggiunto 35.000 abitanti cristiani.

Ad Ankawa si sono trasferiti anche il seminario e la facoltà teologica di Baghdad.

Alle elezioni locali del 2009, sono stati riservati ai cristiani solo un seggio nel distretto di Baghdad, uno a Mossul ed uno a Bassora.

Diocesi

Ci sono 15 diocesi ed eparchie cattoliche in Iraq, suddivise fra quattro chiese di diverso rito:

Bibliografia
  • Giuseppe Caffulli, Fratelli dimenticati. Viaggio tra i cristiani del Medio Oriente, Àncora, Milano 2007
Note
  1. Luca Geronico, Avvenire, 22 marzo 2009.
  2. L. Brunelli, Iraq, chi c'è dietro quelle bombe contro i cristiani.
  3. Il Foglio, "Nel Califfato bruciano le chiese, l’esodo cristiano da Mosul è compiuto", 22 luglio 2014, online; Avvenire, "Mosul, la gente a fianco dei cristiani", 22 luglio 2014, online.
  4. Avvenire, "Qaraqosh, cacciati 100mila cristiani", 7 agosto 2014, online.
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



Poni il mouse qui sopra per vedere i contributori di questa voce.