Vicente López Portaña Ritratto di Fernando VII con uniforme di capitán general,(c. 1814-1815). Olio su legno, 107,5 x 82,5 cm. Museo del Prado (Madrid).
(ES) Fernando María Francisco de Paula Domingo Vicente Ferrer Antonio José Joaquín Pascual Diego Juan Nepomuceno Genaro Francisco Francisco Xavier Rafael Miguel Gabriel Calixto Cayetano Fausto Luis Ramón Gregorio, Lorenzo Jerónimo de Borbón[1]
Ferdinando di Borbone crebbe sviluppando un forte astio nei confronti della madre e di Manuel Godoy, primo ministro e amante della regina e marito della sorella del cardinale e primate di Spagna Luis María de Borbón y Vallábriga. Fin da giovane Ferdinando cospirò contro entrambi i suoi genitori regnanti e contro Godoy, incoraggiato dal suo precettore, il canonico Juan de Escoiquiz.[2] Intorno al giovane principe delle Asturie si era formato un nucleo di oppositori composto dai membri dell'alta nobiltà che desideravano la caduta di Godoy. Nel 1807 si attuò una prima cospirazione. L'ammutinamento venne scoperto e Ferdinando subì un processo ricordato come il "Processo dell'Escorial". Durante i dibattimenti il principe denunciò tutti i suoi collaboratori, chiese perdono ai suoi genitori e fu graziato.
Invasa la Spagna dalle truppe francesi, Ferdinando fu a furor di popolo contrapposto al padre, che il 20 marzo1808 fu costretto ad abdicare in suo favore, ma nel convegno di Baiona dell'aprile 1808 si trovò privato del trono e costretto a partire per la Francia. Trascorse l'intera guerra d'indipendenza imprigionato a Valençay, dove avrebbe persino chiesto a Napoleone Bonaparte di divenire suo figlio adottivo. Nonostante ciò continuò ad essere riconosciuto come il legittimo re di Spagna dai vari Consigli di Governo, dal Consiglio di Reggenza e dalle Corti di Cadice.
Fu reintegrato nel trono nel 1814 e si rivelò sovrano reazionario e tirannico, perseguitando gli stessi patrioti doceañistas che nel 1812 lo avevano sostenuto, e instaurando un regime di terrore. Fu costretto dall'insurrezione popolare di Cadice del gennaio 1820 a ripristinare l'abolita costituzione del 1812 e, dopo la vittoria delle truppe inviate dalle potenze della Santa Alleanza nel 1823, ritornò al più feroce assolutismo.
Non ebbe eredi maschi dalle quattro mogli: Maria Antonietta Teresa di Napoli, sposata nel 1802; Isabella di Braganza nel 1816; Maria Giuseppa Amalia di Sassonia nel 1819; Maria Cristina di Napoli nel 1829. Abrogò nel 1829 la legge salica a favore della figlia Isabella II, e diede così origine alle guerre carliste.