Fortunato Redolfi

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Servo di Dio Fortunato Redolfi, B.
Presbitero
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Servo di Dio

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Titolo
Incarichi attuali
Età alla morte 72 anni
Nascita Zanano-Sarezzo
8 novembre 1777
Morte Monza
8 aprile 1850
Sepoltura
Appartenenza
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Ordinazione presbiterale Milano, 2 luglio 1802
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Attributi
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Servo di Dio Fortunato Redolfi (Zanano-Sarezzo, 8 novembre 1777; † Monza, 8 aprile 1850) è stato un presbitero, religioso ed educatore italiano.

Biografia

Nacque l'8 novembre 1777 in una benestante famiglia di Zanano nel Bresciano, figlio di un dottore in legge. Adolescente entrò nel convitto di Santa Maria degli Angeli in Monza, dove si distinse nello studio e rivelò buone attitudini artistiche. Era molto religioso, frequentava la chiesa di Santa Maria del Carrobiolo dove conobbe i Padri Barnabiti.

A diciassette anni ritornò in famiglia con grande gioia per i ragazzi del paese. Il giovane Fortunato, dopo lo studio, trovava il tempo di stare con loro, soprattutto la domenica, organizzando momenti di preghiera, ma anche di gioco, organizzando ad esempio alcuni spettacoli teatrali. A diciannove anni dovette arruolarsi e fu prima a Monza, poi a Milano e Brescia. Era serio, ma anche allegro e si rese subito simpatico ai commilitoni. Intanto gli austro-russi, approfittando della campagna d’Egitto di Napoleone, rioccuparono il lombardo-veneto abolendo la Repubblica Cisalpina. Venne sciolto l’esercito e Fortunato poté seguire il desiderio di diventare sacerdote.

Nel settembre 1799 entrò nella casa madre dei Barnabiti di Milano e due anni dopo fece la professione e il 24 luglio 1802 fu ordinato sacerdote. Fu inviato come insegnante in diversi istituti della congregazione: Cremona, Monza, Bologna e Lodi. Era un bravo professore, ma soprattutto era attento al doposcuola e alle necessità educative e morali dei giovani studenti.

La vita di tutte le congregazioni religiose l'Italia, venne sconvolta dal decreto napoleonico del 1810 che ne stabiliva la soppressione. Padre Fortunato andò presso lo zio don Lodovico Redolfi, parroco di Adro, e iniziò un'intensa attività pastorale. Divenne padre di molte anime e predicatore ricercato. Un giorno, mentre andava a Bagolino, al passo Maniva, una raffica di vento lo fece cadere. Sentì un forte dolore alle orecchie e iniziò per lui una progressiva sordità. Aveva trentotto anni. Si dedicò così maggiormente alla predicazione e amava ritirarsi a meditare in alcuni romitaggi. Faceva abitualmente uso del cilicio. Proverbiale divenne la sua carità verso i poveri, in particolare durante la carestia dell'anno senza estate 1817.

Nel 1821 l'imperatore d'Austria Francesco I concesse ai Barnabiti di ricostituirsi in Congregazione e Padre Redolfi, nel compianto generale del paese, fu tra i primi a tornare a Monza. Ricco dell'esperienza maturata, fondò un oratorio presso la chiesa di Santa Maria del Carrobiolo. Fu quello che seguì per più tempo, che in soli sei mesi contò oltre duecentocinquanta ragazzi per i quali scrisse pure alcuni atti comici e due drammi.

Decenni più tardi in quell'oratorio il beato Luigi Talamoni vi compirà gli studi elementari, riceverà la Prima Comunione e la Cresima. In una sua lettera Padre Redolfi scrisse:

« Tutte le sere, immancabilmente, io prego per la conservazione dell'oratorio, che, soprattutto se diretto da un sacerdote zelante, potrà in breve tempo cambiare l'aspetto di un paese »

Ne incoraggiò la nascita ovunque era chiamato a predicare: Legnano, Crema, Usmate, Arcore, Lissone, Desio, Brugherio, Vedano, Lesmo, Vailate.

Nella sua instancabile attività padre Fortunato incontrò anche degli ostacoli, a causa persino di sacerdoti. Veniva accusato di abusi verso l'autorità ecclesiastica, qualcuno chiamava gli oratori "congrega di scapestrati" e sconsigliavano i giovani a frequentarli. Il servo di Dio alla calunnia rispondeva con la preghiera. Accadde anche che un giovane, allontanato dall'oratorio, sfregiò l'effigie della Madonna conservata nella vicina edicola. Il Redolfi ne fece un'altra di terracotta che ancora si conserva.

Padre Fortunato ebbe nell'umiltà il fondamento della sua vita spirituale. Vestì per decenni lo stesso povero abito talare, non parlava mai della sue conoscenze letterarie e scientifiche o del francese. Era gentile e caritatevole, la sordità e un progressivo abbassamento della vista non turbarono il suo spirito e quando sentì avvicinarsi la morte, vi si preparò nella preghiera. Molti andarono a visitarlo, pregando e piangendo. Spirò l'8 aprile 1850.

La salma, vegliata dai suoi giovani, fu visitata da una folla enorme, durante i funerali qualcuno disse di aver ottenuto quel giorno delle grazie. Solenne fu anche la traslazione avvenuta nel 1883 alla chiesa del Carrobiolo, dove si trova tuttora. È in corso la causa di beatificazione.

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