Giorgio Ambrosoli

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Giorgio Ambrosoli
Laico
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Giorgio Ambrosoli
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Titolo
Incarichi attuali
Età alla morte 45 anni
Nascita Milano
17 ottobre 1933
Morte Milano
11 luglio 1979
Sepoltura
Appartenenza
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Collegamenti esterni

Giorgio Ambrosoli (Milano, 17 ottobre 1933; † Milano, 11 luglio 1979) è stato un laico e avvocato italiano. Fu assassinato l'11 luglio 1979 da un sicario ingaggiato dal banchiere siciliano Michele Sindona, sulle cui attività Ambrosoli indagò nell'ambito dell'incarico di commissario liquidatore della Banca Privata Italiana.

Biografia

Ambrosoli era un avvocato esperto in liquidazioni coatte amministrative.

Dopo aver ricevuto, in famiglia, "un'educazione fondata su una robusta fede cattolica"[1], in gioventù aveva militato nell'Unione monarchica italiana[2]. Nel settembre 1974 fu nominato dal governatore della Banca d'Italia Guido Carli, commissario liquidatore della Banca Privata Italiana.

Antefatto

Nel 1971 si addensarono sospetti sulle attività del banchiere siciliano Michele Sindona. La Banca d'Italia, attraverso il Banco di Roma, investigò sulle attività di Sindona nel tentativo di evitare il fallimento degli Istituti di credito da questi gestiti: la Banca Unione e la Banca Privata Finanziaria. Le scelte dell'allora governatore Guido Carli erano chiaramente motivate dalla volontà di non provocare il panico nei correntisti. Fu quindi accordato un prestito al Sindona, anche in virtù della benevolenza dell'amministratore delegato dell'istituto romano Mario Barone. Quest'ultimo fu cooptato come terzo amministratore, modificando appositamente lo statuto della banca stessa, che ne prevedeva solo due: nel caso specifico, Ventriglia e Guidi.

Fu accordato tale prestito con tutte le modalità e transazioni necessarie e fu incaricato il direttore centrale del Banco di Roma, Giovanbattista Fignon, di occuparsi della vicenda. Le banche di Sindona vennero fuse e prese vita la Banca Privata Italiana di cui Fignon divenne vice presidente de amministratore delegato. Contro tutte le aspettative, Fignon andò a Milano a rivestire la carica e comprese immediatamente la gravità della situazione. Stese numerose relazioni, ricostruì le operazioni gravose messe in piedi da Sindona e dai suoi collaboratori e ne ordinò l'immediata sospensione.

Il lavoro di Fignon non poteva essere sufficiente; nel settembre del 1974 consegnò a Giorgio Ambrosoli la relazione sullo stato della Banca. Fignon continuò nel suo operato, tanto da essere citato anche nelle agende dell'avvocato Ambrosoli, che nulla poteva immaginare di ciò che sarebbe seguito. Ciò che emerse dalle investigazioni indusse, nel 1974, a nominare un commissario liquidatore. Per il compito fu scelto Giorgio Ambrosoli.

Commissario liquidatore

In questo ruolo, Ambrosoli assunse la direzione della banca e si trovò a esaminare tutta la trama delle articolatissime operazioni che il finanziere siciliano aveva intessuto, principiando dalla controllante società "Fasco", l'interfaccia fra le attività palesi e quelle occulte del gruppo. Nel corso dell'analisi svolta dall'avvocato emersero le gravi irregolarità di cui la banca si era macchiata e le numerose falsità nelle scritturazioni contabili, oltre alle rivelazioni dei tradimenti e delle connivenze di ufficiali pubblici con il mondo opaco della finanza di Sindona.

Contemporaneamente a questa opera di controllo Ambrosoli cominciò a essere oggetto di pressioni e di tentativi di corruzione. Queste miravano sostanzialmente a ottenere che avallasse documenti comprovanti la buona fede di Sindona. Se si fosse ottenuto ciò lo Stato Italiano, per mezzo della Banca d'Italia, avrebbe dovuto sanare gli ingenti scoperti dell'istituto di credito. Sindona, inoltre, avrebbe evitato ogni coinvolgimento penale e civile.

Ambrosoli non cedette, sapendo di correre notevoli rischi. Nel 1975 indirizzò una lettera alla moglie in cui scrisse[3]:

« Anna carissima,

è il 25.2.1975 e sono pronto per il deposito dello stato passivo della B.P.I., atto che ovviamente non soddisferà molti e che è costato una bella fatica. Non ho timori per me perché non vedo possibili altro che pressioni per farmi sostituire, ma è certo che faccende alla Verzotto e il fatto stesso di dover trattare con gente dì ogni colore e risma non tranquillizza affatto. È indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l'incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un'occasione unica di fare qualcosa per il paese. Ricordi i giorni dell'Umi, le speranze mai realizzate di far politica per il paese e non per i partiti: ebbene, a quarant'anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito. Con l'incarico, ho avuto in mano un potere enorme e discrezionale al massimo ed ho sempre operato - ne ho la piena coscienza - solo nell'interesse del paese, creandomi ovviamente solo nemici perché tutti quelli che hanno per mio merito avuto quanto loro spettava non sono certo riconoscenti perché credono di aver avuto solo quello che a loro spettava: ed hanno ragione, anche se, non fossi stato io, avrebbero recuperato i loro averi parecchi mesi dopo. I nemici comunque non aiutano e cercheranno in ogni modo di farmi scivolare su qualche fesseria e purtroppo, quando devi firmare centinaia di lettere al giorno, puoi anche firmare fesserie. Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori [scilicet, cristiani] nei quali noi abbiamo creduto [... ] Abbiano coscienza dei loro doveri verso sé stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa. Riuscirai benissimo, ne sono certo, perché sei molto brava e perché i ragazzi sono uno meglio dell'altro.. Sarà per te una vita dura, ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai come sempre il tuo dovere costi quello che costi (...) Giorgio  »

Ai tentativi di corruzione fecero presto seguito minacce esplicite. Malgrado ciò, Ambrosoli confermò la necessità di liquidare la banca e di riconoscere la responsabilità penale del banchiere.

Nel corso dell'indagine emerse, inoltre, la responsabilità di Sindona anche nei confronti di un'altra banca, la statunitense Franklin National Bank, le cui condizioni economiche erano ancora più precarie. L'indagine, dunque, vide coinvolta non solo la magistratura italiana, ma anche l'FBI.

Nella sua indagine sulla banca di Sindona, Ambrosoli poté contare solo su Ugo La Malfa come referente politico, mentre il maresciallo della Guardia di Finanza Silvio Novembre gli fece da guardia del corpo. Nonostante le minacce di morte, infatti, ad Ambrosoli non fu accordata alcuna protezione da parte dello Stato. In Bankitalia, poté contare sul sostegno di Paolo Baffi, il governatore e di Mario Sarcinelli, capo dell'Ufficio Vigilanza, ma solo fino al marzo del 1979, quando entrambi furono incriminati per favoreggiamento e interesse privato in atti d'ufficio nel corso di un'inchiesta sul mancato esercizio della vigilanza sugli istituti di credito legata al caso Roberto Calvi-Banco Ambrosiano.[4] Baffi si dimise il 16 agosto 1979, lasciando l'incarico di Governatore a Carlo Azeglio Ciampi, mentre per Sarcinelli fu eseguito il mandato di arresto in carcere. [5]

In un clima di tensione e di pressioni anche politiche molto forti, Ambrosoli concluse la sua inchiesta. Avrebbe dovuto sottoscrivere una dichiarazione formale il 12 luglio 1979.

L'omicidio

La sera dell'11 luglio 1979, rincasando dopo una serata trascorsa con amici, Ambrosoli fu avvicinato sotto il suo portone da uno sconosciuto. Questi si scusò e gli esplose contro quattro colpi con una "357 Magnum". A ucciderlo fu William Joseph Aricò, un sicario fatto appositamente venire dagli Stati Uniti e pagato con 25.000 dollari in contanti e un bonifico di altri 90.000 dollari su un conto bancario svizzero.

Nessuna autorità pubblica presenziò ai funerali di Ambrosoli, a eccezione di alcuni esponenti della Banca d'Italia.

Nel 1981, con la scoperta delle carte di Licio Gelli a Castiglion Fibocchi, si ha la conferma del ruolo della loggia massonica P2 nelle manovre per salvare Sindona.

Il 18 marzo 1986 a Milano, Michele Sindona e Roberto Venetucci (un trafficante d'armi che aveva messo in contatto Sindona col killer) furono condannati all'ergastolo per l'uccisione dell'avvocato Ambrosoli.

In memoria di Giorgio Ambrosoli

Giorgio Ambrosoli non ebbe grandi riconoscimenti, nonostante il sacrificio estremo con cui aveva pagato la sua onestà e il suo zelo professionale.

Secondo Carlo Azeglio Ciampi, «Ambrosoli era il cittadino italiano al servizio dello Stato che fa con normalità e semplicità il suo compito e il suo dovere» [5]. Giulio Andreotti ha invece dichiarato: «è una persona che in termini romaneschi "se l'andava cercando"»[6], per poi precisare di voler «fare riferimento ai gravi rischi ai quali il dottor Ambrosoli si era consapevolmente esposto con il difficile incarico assunto»[7].

Il primo omaggio alla figura di Ambrosoli fu il libro di Corrado Stajano, intitolato Un eroe borghese. Dal libro è stato tratto nel 1995 il film omonimo di Michele Placido.

Nell'anno 2000 il comune di Milano, durante il primo mandato del Sindaco Gabriele Albertini, dedicò una piccola piazza a Giorgio Ambrosoli in zona Corso Vercelli e tre borse di studio di 5163,33 euro l'una.

Nel 2009, Umberto Ambrosoli, figlio di Giorgio, anch'egli educato nella fede cattolica, tanto che i genitori lo avevano mandato a studiare presso i Padri Rosminiani di Domodossola, pubblicò Qualunque cosa succeda, ricostruzione della vicenda del padre «sulla base di ricordi personali, familiari, di amici e collaboratori e attraverso le agende del padre, le carte processuali e alcuni filmati dell'archivio RAI» (dalla quarta di copertina). Nello stesso anno è morto l'altro figlio, Filippo, a causa di un malore[8]

Il comune di Roma, durante il primo mandato del sindaco Walter Veltroni gli dedicò un Largo, in zona Nomentana. Anche altri Comuni dedicarono vie, piazze e larghi ad Ambrosoli, tra cui Alessandria, Arcene, Bolzano, Corbetta, Cornate d'Adda, Desio, Firenze, Forlì, Nova Milanese, Ravenna, Rodano, Reggiolo, San Donato Milanese, Scanzorosciate, Scandicci, Seveso, Treviso, Varese, Volvera[9] e altri. Il Comune di Ghiffa (sul Lago Maggiore), dove Giorgio Ambrosoli è sepolto, ha dedicato all'avvocato milanese il proprio lungolago.

A Giorgio Ambrosoli sono intitolati:

Onorificenze

Medaglia d'oro al valor civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor civile
«Commissario liquidatore di un istituto di credito, benché fosse oggetto di pressioni e minacce, assolveva all'incarico affidatogli con inflessibile rigore e costante impegno. Si espose, perciò, a sempre più gravi intimidazioni, tanto da essere barbaramente assassinato prima di poter concludere il suo mandato. Splendido esempio di altissimo senso del dovere e assoluta integrità morale, spinti sino all'estremo sacrificio.[10]»
— Milano, 12 luglio 1999
Note
  1. Giorgio Ambrosoli
  2. Biografia su sito del Governo italiano
  3. Libera.it
  4. Entrambi furono integralmente prosciolti in istruttoria nel 1981.
  5. 5,0 5,1 Corriere della Sera, 9 settembre 2010
  6. [1] 8 settembre 2010, nel corso della registrazione di una puntata di "La storia siamo noi" di Giovanni Minoli, su Rai Due
  7. Ansa, 10 settembre 2010
  8. [2]
  9. L'elenco è in ordine alfabetico; in neretto sono evidenziati i capoluoghi di provincia.
  10. Giorgio Ambrosoli Medaglia d'oro al valor civile su quirinale.it in Presidenza della Repubblica. URL consultato il 22-05-2010
Bibliografia
  • Corrado Stajano. Un eroe borghese. Il caso dell'avvocato Ambrosoli assassinato dalla mafia politica, Torino, Einaudi, 1995. ISBN 978-88-06-17763-8.
  • Carlo Lucarelli. Misteri d'Italia. I casi di Blu notte. Torino, Einaudi, 2002. ISBN 978-88-06-15445-5.
  • Umberto Ambrosoli. Qualunque cosa succeda. Giorgio Ambrosoli oggi, nelle parole del figlio. Sironi, 2009. ISBN 978-88-51-80120-5.
Filmografia
  • Un eroe borghese. Regia di Michele Placido, con F. Bentivoglio, M. Placido, Italia, (1995).
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