Pala di San Vincenzo d'Annalena (Beato Angelico)

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Angelico, pala di annalena con predella.jpg
Beato Angelico, Pala di San Vincenzo d'Annalena (1430 - 1435 ca.), tempera su tavola
Pala di Annalena
Opera d'arte
Stato

bandiera Italia

Regione Stemma Toscana
Regione ecclesiastica Toscana
Provincia Firenze
Comune

Stemma Firenze

Località
Diocesi Firenze
Parrocchia o Ente ecclesiastico
Ubicazione specifica Museo Nazionale di San Marco
Uso liturgico nessuno
Comune di provenienza Firenze
Luogo di provenienza Convento di San Vincenzo d'Annalena
Oggetto dipinto
Soggetto Madonna con Gesù Bambino in trono tra san Pietro martire, santi Cosma e Damiano, san Giovanni Evangelista, san Lorenzo e san Francesco d'Assisi
Datazione 1430 - 1435 ca.
Datazione
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Ambito culturale
Autore

Beato Angelico (Guido di Pietro)
detto Beato Angelico

Altre attribuzioni
Materia e tecnica tempera su tavola
Misure h. 180 cm; l. 202 cm
Iscrizioni
Stemmi, Punzoni, Marchi
Note

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Collegamenti esterni

La Pala di San Vincenzo d'Annalena (o semplicemnte Pala di Annalena) è un dipinto, eseguito tra il 1430 e il 1435 circa, a tempera su tavola, da Guido di Pietro, detto Beato Angelico (1395 - 1455 ca.), proveniente dal Convento di San Vincenzo d'Annalena a Firenze e conservato nel Museo Nazionale di San Marco nella stessa città toscana.

Descrizione

Scomparto centrale

Nel scomparto centrale è presente una Sacra conversazione, dove compaiono:

L'opera è una dei primi dipinti del XV secolo, nel quale il pittore abbandona il formato del polittico per prediligere la sagoma rettangolare, più adatta alla nuova costruzione spaziale basata sulla prospettiva, facendo sì che i santi appaiano tutti presenti contemporaneamente in un unico ambiente, scambiandosi sguardi e gesti come in una vera e propria conversazione, invece di essere accostati paratatticamente. Il Beato Angelico si rendeva conto che tale cambiamento poteva non essere inizialmente accettato dalla committenza e da un pubblico abituato alla suddivisione dei santi entro più scomparti, per questo mascherò la portata rivoluzionaria dell'innovazione, cercando di recuperare artificiosamente alcune peculiarità del polittico, come il fondale spartito da archi che danno l'impressione di una teoria di scomparti centinati.

Predella

Il dipinto è completato da un predella, dove sono raffigurate le Storie dei santi Cosma e Damiano, protettori della famiglia Medici, composta di otto scomparti originali se ne conoscono solo sette, di cui sei sono conservati al Museo Nazionale di San Marco:

  • Guarigione di Palladia: i due santi erano fratelli e medici che ponevano la loro arte al servizio di Dio e curavano le persone gratuitamente. Palladia, la cui guarigione non è rappresentata, prega cono insistenza san Damiano di accettare un dono in denaro. San Cosma, venutolo a sapere, rimprovera san Damiano per aver accettato l'offerta.
  • Santi Cosma e Damiano davanti al proconsole Lisia: l'episodio raffigura l'interrogatorio dei due santi da parte del governatore Lisia, qui seduto a destra su una panca di pietra. La Legenda aurea nomina soltanto i tre fratelli dei santi, mentre in questo dipinto Beato Angelico li rappresenta più giovani, anzi il più piccolo sembra spiegare al proconsole che, come cristiani, non sono disposti ad offrire un sacrificio agli dei romani.
  • Santi Cosma e Damiano salvati dall'annegamento da un angelo: Lisia fa gettare i due santi in mare per annegarli, ma un angelo li salva e li conduce di nuovo davanti al giudice. Nello scomparto sono rappresentati due diversi momenti dell’episodio:
    • gli sbirri piegati gettano in mare i santi Cosma e Damiano, uno cade in acqua producendo molti spruzzi, l’altro è ancora in caduta libera;
    • l'angelo (in primo piano) li conduce a riva, uno è uscito completamente dal mare, l’altro solo a metà. interamente.
  • Santi Cosma e Damiano vanamente condannati al rogo: nella scena, accanto ai santi Cosma e Damiano, vi sono di nuovo raffigurati i fratelli. Tutti e cinque pregano sul rogo. Essi non vengono bruciati dalle fiamme, bensì i loro aguzzini che fuggono terrorizzati. Lisia osserva l'avvenimento da un muro cha fa da sfondo alla scena.
  • Santi Cosma e Damiano vanamente crocefissi e lapidati: nello scomparto sono rappresentati due diversi avvenimenti della vita dei santi Cosma e Damiano che si succedono immediatamente l’uno dietro l’altro. I due medici vengono prima crocifissi e quindi il popolo li deve lapidare, ma per miracolo sono colpiti solo gli aguzzini. I tre fratelli sono prelevati dal carcere; gli sbirri scoccano le frecce contro i santi Cosma e Damiano, ma anche questi proiettili tornano indietro. I lanciatori di pietre e gli arcieri sono in piedi gli uni vicino agli altri, formando un gruppo unico. I sassi attraversano l’aria come palle rotonde, inoltre per indicarne il ritorno la freccia nell’arco è già curvata indietro.
  • Santi Cosma e Damiano vengono decapitati: nello scomparto, a sinistra ed a destra, sono rappresentati in piedi due soldati, pilastri della composizione. Uno dei martiri giace già a terra decapitato, l’altro è raffigurato di spalle. I fratelli sono inginocchiati gli uni accanto agli altri, nell’attesa del martirio.
  • Santi Cosma e Damiano vengono sepolti': questo scomparto è purtroppo andato perduto.
  • Guarigione del diacono: lo scomparto è conservato nella Kunsthaus a Zurigo.

Forse esisteva uno scomparto centrale con la Pietà, come nella Pala di San Marco (1440 circa).

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Beato Angelico, Storie dei santi Cosma e Damiano (1430 - 1435 ca.), tempera su tavola

Pilastrini della cornice

I pilastrini della cornice erano decorati con alcuni santi a figura intera, oggi sparsi in vari musei del mondo:

  • National Gallery di Washington,
  • National Gallery of Ireland,
  • Museo del Louvre.

Notizie storico-critiche

L'opera prende il nome dalla sua precedente ubicazione, lo scomparso Convento di San Vincenzo d'Annalena a Firenze, e fu spostata a San Marco dopo la soppressione ottocentesca del monastero. Va, in ogni modo, evidenziato che il dipinto non fu sicuramente eseguito per il Convento di San Vincenzo d'Annalena, poiché esso fu edificato solo dopo il 1453, perciò l'opera venne lì trasferita solo in un secondo momento.

Nel 1993, W. Hood[1], notando che i sei santi raffigurati sono tutti protettori della famiglia Medici, ha ipotizzato una commissione per la Sagrestia Vecchia della Basilica di San Lorenzo, databile a dopo il rientro di Cosimo il Vecchio dall'esilio (1434), o forse a prima della sua cattura. Infatti, si conserva un documento del 1429, data dei funerali solenni di Giovanni di Bicci, iniziatore delle fortune della dinastia, in cui Cosimo e suo fratello Lorenzo versarono la somma di 800 fiorini come sostegno delle spese sostenute dal Capitolo per la festa annuale di san Giovanni evangelista, dei santi Cosma e Damiano[2]. La commissione di un'opera raffigurante appunto i tre santi sarebbe stata un'iniziativa idonea per l'occasione e quella del Beato Angelico una scelta non casuale, dati gli stretti rapporti che lo legavano alla famiglia Medici.

Mentre, secondo John Pope-Hennessy l'opera sarebbe più tarda, risalente a poco prima della partenza per Roma dell'artista (1445), sulla base di raffronti stilistici che la farebbero derivare dalle innovazioni della Pala di San Marco (1440 circa).

Note
  1. W. Hood, Angelico at San Marco, Londra 1993, pp. 102 - 107
  2. I. Ciseri, San Lorenzo, 1993, p. 75
Bibliografia
  • Gabriele Bartz, Beato Angelico, col. "Maestri dell'Arte italiana", Konemann Editore, Colonia 2000, pp. 37 - 39 ISBN 9783829045476
  • Carlo Bertelli et. al., Storia dell'Arte Italiana, vol. 2, Electa - Bruno Mondadori Editore, Firenze 1991, p. 180 ISBN 9788842445227
  • Guido Cornini, Beato Angelico, col. "Art Dossier", Giunti Editore, Firenze 2000, pp. 22 - 25 ISBN 9788809016026
  • John Pope-Hennessy, Fra' Angelico, Scala Editore, Firenze 1974, pp. 211 - 212
Voci correlate
Collegamenti esterni