San Nicola di Flue

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San Nicola di Flüe
Laico
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Santo

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Titolo
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Età alla morte 70 anni
Nascita Sachseln
21 marzo 1417
Morte Ranft
21 marzo 1487
Sepoltura
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Extra Anni di pontificato
Nomine
Cardinali creazioni
Proclamazioni
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Eventi

Iter verso la canonizzazione

Venerato da Chiesa cattolica
Venerabile il [[]]
Beatificazione 1669, da Clemente IX
Canonizzazione 15 marzo 1947, da Pio XII
Ricorrenza 21 marzo
Altre ricorrenze 25 settembre nelle diocesi Svizzere
Santuario principale
Attributi
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Patrono di Svizzera
Collegamenti esterni
Scheda su santiebeati.it
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 21 marzo, n. 8:
« Sul dirupo montano di Ranft presso Sachseln in Svizzera, san Nicola di Flüe: chiamato da divina ispirazione a più grandi opere, lasciati la moglie e dieci figli, si ritirò tra i monti a condurre vita eremitica; celebre per lo stretto rigore di penitenza e il disprezzo del mondo, una sola volta uscì dalla sua piccola cella, sotto la minaccia di una guerra civile, per riconciliare con una breve esortazione le parti avverse. »

San Nicola di Flüe (Sachseln, 21 marzo 1417; † Ranft, 21 marzo 1487) è stato un contadino, eremita, politico, magistrato, deputato alla Dieta federale, soldato e ufficiale dell'esercito confederato svizzero, padre di dieci figli, visse gli ultimi anni dalla sua vita da eremita. È il patrono della Svizzera.

Vita

Nato in una famiglia di contadini di montagna, da Heinrich von Flüe e Hemma Ruobert, a Flüeli-Ranft, piccolo villaggio nel comune di Sachseln, passò gran parte della sua vita svolgendo questa attività.

Dopo aver partecipato come soldato e poi come ufficiale alle guerre che i confederati tennero contro gli Asburgo dal 1440 al 1444, sposò Dorotea Wiss di Schwendi, da cui ebbe dieci figli. Fu anche giudice, consigliere e deputato alla Dieta federale.

Istruito alla mistica dal suo amico sacerdote Heimo am Grund, nel 1467 chiese alla moglie il permesso di lasciare la famiglia e di ritirarsi in solitudine. Il figlio più piccolo non aveva ancora un anno e il più grande, Hans ne aveva venti. Ottenuto il consenso dalla famiglia il 16 ottobre di quell'anno si ritirò a vita eremitica nella vicina valle del Ranft. Qui visse venti anni in meditazione e nelle più aspre penitenze.

In un brano riportato da Geiler di Kaisersberg egli racconta la discussione avuta con l'eremita. "Mio caro Nicola, voi conducete una vita dura, più dura, mi hanno detto, di quella di qualsiasi certosino e di qualsiasi sacerdote. Non avete paura di sbagliarvi, di essere sulla falsa strada?" la risposta di Nicolao fu: "Se ho umiltà e fede, non posso sbagliare rotta."

Ebbe molte visioni e si dice che rimase fino alla sua morte senza nutrirsi di null'altro che l'eucarestia.

Uomo politico

Pur essendo solo un contadino analfabeta, che aveva abbandonato il mondo per vivere da eremita, il mondo e i suoi concittadini vennero spesso da cercarlo, per ottenere consiglio. Molte sono le cronache del tempo che testimoniano questi suoi interventi. La più importante, per la nascente nazione svizzera, fu il suo contributo alla dieta di Stans del 22 dicembre 1481. Riportiamo la cronaca del contemporaneo lucernese Diebold Schilling.

« A quell'epoca, c'era a Stans, come curato, un sacerdote venerabile e pio, chiamato Heini am Brund; nato a Lucerna e molto caro al sant'uomo del Ranft, Nicola. Questo signore Heini si rese conto di quel che accadeva e capì che una sola cosa ne poteva derivare: la guerra. Durante la notte si alzò e, in tutta fretta, si recò da Bruder Klaus. Gli espose la situazione: raccontò come le discussioni si erano prolungate fintanto che era svanita qualsiasi speranza di intese, e che, nel pomeriggio, ognuno voleva tornarsene a casa, deciso a far prevalere la propria causa con le armi, poiché non c'era più altra soluzione che la guerra. L'indomani, mentre alcuni erano già per strada, pronti a partire, il signore Heini arrivò precipitosamente, tutto sudato, dalla dimora di Bruder Klaus, corse dappertutto, nelle locande, supplicando, con le lacrime agli occhi, i deputati di volersi riunire di nuovo in nome di Dio e di Bruder Klaus, per sentire la sua opinione ed il suo consiglio. Così fu fatto. Ma il messaggio che portava non fu rivelato a tutti, poiché Bruder Klaus aveva proibito di comunicarlo ad altri che ai deputati. E Dio ci concesse questa fortuna, che la situazione, critica al mattino, migliorasse di molto con questo messaggio; e, in un'ora, tutto fu regolato e sistemato. Fu dato ordine a Giovanni Schilling, mio padre, ora defunto, che era allora segretario dei Monsignori di Lucerna, e presso il quale io stavo, in qualità di sostituto, di redigere atto degli accordi già elaborati, cosa che fece immediatamente. Friburgo e Soletta furono ammesse nella alleanza di cui ora fanno parte. Il Traité de combourgeoisie tra queste due città venne annullato, ed un nuovo patto, chiamato Convenzione di Stans, fu redatto. Ecco perché le campane suonarono a festa. E tutto ciò accadde la sera del giorno di San Tommaso 22 dicembre nell'anno 1481. La Convenzione di Stans, munita dei sigilli di tutti i cantoni, fu accettata e giurata per sempre come le altre alleanze. Vi si aggiunse la Convenzione di Sempach, in cui è detto come ci si deve comportare in guerra. »

Di quanto Nicolao abbia veramente detto in quell'occasione, non ci sono pervenute testimonianze. Abbiano invece la risposta che Nicolao diede nel 1482 alla città di Costanza, in lite con la Confederazione a proposito dell'esercizio del diritto di suprema giustizia in Turgovia, e che aveva chiesto il suo intervento. Per quel che mi concerne, dice Bruder Klaus, mi auguro che le mie parole possano condurre alla pace e che gli Svizzeri vi accordino la vostra richiesta. Il mio consiglio è che voi diate prova di benevolenza in questo affare, poiché un bene ne porta un altro. Se l'amicizia non arriva a regolare le contese, allora la cosa migliore sarà il diritto.

Negli Annales de Hirsau, redatti tra il 1511 e il 1513, Giovanni di Trittenheim attribuisce a Nicola la seguente frase: Se rimanete entro le vostre frontiere, nessuno vi batterà mai; ma sarete in ogni epoca più forti di tutti i vostri avversari, e li vincerete. Ma se, sedotti dalla cupidigia e dalla passione di dominare, cominciate a dilatare il vostro impero nel mondo, la vostra forza vi abbandonerà presto.

Altra testimonianza ci giunge da Bernardino Imperiali, che nel 1483 fu inviato del duca di Milano, preoccupato per le relazioni tese con i Confederati, presso l'anacoreta. Bernardino porta in dono un auna di raso verde, e un messaggio del duca. Bernardino trascorre al Ranft una sera e il mattino seguente. Lo trova bene informato su ogni cosa. Nicolao fa portare al duca questo messaggio di non tener conto dei dettagli e di vivere in pace con gli Svizzeri. Al che il duca farà rispondere che le sue intenzioni sono pacifiche.

Teologia

Simbolo della ruota a sei raggi

San Nicolao contemplava il simbolo della ruota a sei raggi, che raffigurava l'attività interna (ad intra) della Trinità e l'attività esterna (ad extra). Un pellegrino che fece visita al santo così ne descrive la spiegazione che l'eremita gli diede.

« Se non ti dispiace, disse Nicola al pellegrino, ti farò anche vedere il mio libro; lì sopra studiò, e cercò l'arte di questa dottrina. Egli mi portò una figura disegnata come una ruota a sei raggi. (qui il pellegrino disegna due ruote concentriche, l'una circa tre volte più grande dell'altra, unite tra loro da sei angoli, tre diretti verso la ruota interna, e gli altri tre, che si alternano con i precedenti, diretti verso la ruota esterna). La sollevò e mi disse: Vedi questa figura? Così è l'Essenza divina. Allora cominciò a spiegarla con una sicurezza ed una dolcezza incomparabili. Vedi questa figura? Al centro è l'essenza divina, la Divinità indivisa, in cui si rallegrano tutti i santi. Le tre punte che vanno verso il cerchio interno, sono le tre Persone: esse escono dall'unica divinità, abbracciano il cielo ed anche il mondo intero, che dipendono dalla loro potenza. E come escono con una forza divina, così rientrano; ed esse sono unite, e inseparabili in eterna potenza. Ecco il significato di questo disegno. Ora, ti parlerò anche della pura ancella Maria, che è una regina del cielo e della terra. Ella è stata prevista dalla divina Sapienza. Fu investita da questa divina Sapienza dal momento in cui Dio decise di crearla. È stata dapprima concepita nel pensiero del Dio altissimo, prima di esserlo nel seno della sua propria madre. E tutta la grazia che le era destinata in anticipo è entrata in lei come un potente aiuto nel momento in cui fu concepita. Per questo è pura, delicata e immacolata. Quindi la virtù dell'Altissimo è uscita, l'ha avvolta, l'ha colmata con forza dello Spirito Santo. Vedi, nella ruota, il raggio che parte dal cerchio interno: è largo all'interno, e termina con una punta; ora, secondo il significato e secondo la forma dei raggi, immaginati il Dio onnipotente: egli copre e abbraccia tutti i cieli; tuttavia, come un fanciullino, ecco che egli entra nella Vergine altissima e nasce da lei senza rompere la sua verginità.

Ed ecco che il suo corpo delicato, ce lo ha dato come nutrimento, unito alla divinità che ne è inseparabile. Guarda questo altro raggio che è anche lui largo vicino al cerchio interno e piccolo contro il cerchio esterno, all'infuori: così la grande potenza del Dio onnipotente è contenuta sotto le apparenze della piccola ostia. Ed ora osserva l'ultimo raggio della ruota, che è anche esso largo vicino al cerchio interno e piccolo verso l'esterno: è il simbolo della nostra vita, breve e passeggera. In questo breve tempo, potessimo noi con l'amore divino meritare una gioia indicibile che mai avrà fine. Ecco il significato della mia ruota. »

Diversa fu l'interpretazione data a questa ruota dal protestantesimo. Mattia Flacio Illirico, padre della storia ecclesiastica protestate, nel 1556 la interpreta in questo modo nel suo Catalogo dei testimoni della verità che, nei tempi andati, hanno protestato contro il papato:

« L'eremita svizzero Nicola, il quale come è certo, visse venti anni senza alcun nutrimento, vide una testa papale coronata, circondata da tre spade volte al di fuori, e da altre tre spade volte all'interno; il che significa, senza alcun dubbio, da una parte gli errori con i quali il papa devasta la Chiesa, e d'altra parte le calamità con le quali Dio lo perderà. »


La preghiera

Questa preghiera veniva recitata giornalmente da Nicolao.

Mein Herr und mein Gott, (Mio Signore e mio Dio)
nimm alles mir, (togli da me)
was mich hindert zu dir. (tutto quello che mi divide da Te)
Mein Herr und mein Gott, (Mio Signore e mio Dio)
gib alles mir, (dammi)
was mich führet zu dir. (tutto quello che mi conduce a Te)
Mein Herr und mein Gott, (Mio Signore e mio Dio)
nimm mich mir (togli tutto me)
und gib mich ganz zu eigen dir. (e dammi tutto a Te)
Bibliografia
  • Nicola di Flüe, il politico della pace, Città nuova, tradotto dal testo francese di Charles Journet
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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