Sant'Ida di Herzfeld

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Sant'Ida di Herzfeld
Laica
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Josef Meurer, Sant'Ida di Herzfeld con il cervo (XVIII secolo), olio su tela
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Titolo
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Età alla morte {{{età}}} anni
Nascita Westfalia
tra il 770 e il 775
Morte Herzfeld
4 settembre 825
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Nomine
Cardinali creazioni
Proclamazioni
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Eventi

Iter verso la canonizzazione

Venerata da Chiesa cattolica
Venerabile il [[]]
Beatificazione [[]]
Canonizzazione 980
Ricorrenza 4 settembre
Altre ricorrenze
Santuario principale
Attributi cervo
Devozioni particolari {{{devozioni}}}
Patrona di gestanti, poveri e deboli
Collegamenti esterni
Scheda su santiebeati.it
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 4 settembre, n. 5:
« A Heresfeld nella Sassonia, in Germania, santa Ida, vedova del duca Ecberto, insigne per la carità verso i poveri e l'assiduità nella preghiera. »
(Santo di venerazione particolare o locale)

Sant'Ida di Herzfeld, il lingua tedesca Ida von Herzfeld (Westfalia, tra il 770 e il 775; † Herzfeld, 4 settembre 825), è stata una vedova tedesca e fondatrice della prima chiesa in Westfalia. Il suo culto è particolarmente diffuso in Germania.

Biografia

Le origini di Ida sono storicamente controverse.[1] Sono tutti d'accordo sul fatto che Ida fosse in stretta parentela con i carolingi. Secondo uno dei punti di vista, Ida è ritenuta figlia della badessa Theodrada di Soissons (sorella degli abati sant'Adelardo e Wala),[2] che da parte sua era stata una nipote diretta di Carlo Martello attraverso il figlio di quest'ultimo, Bernardo. In questa interpretazione storica, il padre sarebbe stato il conte Teodorico, figlio di Childerico III, ultimo re merovingio. Secondo un'altra tesi[3] Ida sarebbe stata la figlia di Carlomanno e della moglie Gerberga.

Entrambe le tesi portano però alla conclusione che Ida, o attraverso il presunto genitore Carlomanno, fratello di Carlo Magno, o attraverso la sua possibile madre Theodrada, dev'essere vista come nipote o pronipote di Carlo Martello, quindi, in linea collaterale, stretta parente di Carlomagno.

Secondo un'interpretazione minoritaria Ida potrebbe essere stata figlia della vedova di Carlomanno, Gerberga, e di un non identificato conte franco, nel qual caso Ida non avrebbe avuto alcun legame di parentela con i carolingi.

Dopo il suo matrimonio con il duca sassone Ecberto (della famiglia degli Ecbertini) ella lasciò la sua terra e si trasferì nel 786 nelle proprietà del coniuge in Westfalia, che si trovavano nelle vicinanze dell'attuale città di Osnabrück.

Lungo la via essi attraversarono il fiume Lippe e presso Hirutveldun, sulla riva destra del fiume, posero il loro accampamento. La notte successiva ad Ida apparve in sogno un angelo, che le avrebbe ordinato di erigere in quel luogo una chiesa e Ida si preoccupò di erigere questa chiesa che divenne il centro della prima comunità cristiana del Münsterland.

Il viaggio verso la Westfalia cadde nel periodo della trentennale guerra fra Sassoni e Franchi ed ella prese allora sotto la sua protezione i primi. Il cervo, con il quale ella viene spesso rappresentata, è l'immagine dei Sassoni incalzati dai Franchi ed ancor oggi il cervo si trova nell'emblema di Herzfeld.

Nell'811 il marito di Ida, Ecberto, morì e trovò la sua sepoltura nella chiesa. Sulla tomba venne eretto un portico, dove la vedova abitò, in prossimità dell'altare e si dedicò interamente alla preghiera ed alla cura della comunità.

Il sarcofago fungeva da cassapanca per le offerte, che secondo la leggenda dovevano essere suddivise due volte il giorno fra gli indigenti.

Le attività descritte però non sono storicamente provate: medioevali "vite di santi", come quella del monaco Uffing dell'Abbazia di Werden (che ebbe sempre la proprietà della chiesa fondata da Ida, le cui spoglie mortali furono traslate colà due volte) presso Essen. Egli scrisse nel 980, in occasione proprio della traslazione delle spoglie di sant'Ida, una sua agiografia, che costituì un primo esempio letterario di narrazione novellistica,[4] ma il cui contenuto sa più di esaltazione della figura che di rigore biografico. Gli sviluppi per la sua canonizzazione contribuirono alla nascita di leggende.

Una delle figlie di sant'Ida, Ida la Giovane, sposò Asig (Esiko), capostipite degli Esikon, che furono signori della contea di Hessengau.

Culto

Reliquiario a sarcofago di sant'Ida di Herzfeld

Appena si sparse la notizia del suo decesso, il portico con la sua tomba fu subito meta di pellegrinaggi. 155 anni dopo, il 26 novembre 980, Dodo, vescovo di Münster, portò Ida agli onori degli altari. Oggi lo scrigno con le sue reliquie, può essere ammirato nella cripta della chiesa da lei edificata.

Ida è venerata come santa patrona delle gestanti, degli indigenti e dei più deboli. Pellegrinaggi sulla sua tomba vengono effettuati ancor oggi. Ad Herzfeld si festeggia ogni anno, a settembre, in sua memoria, la "Settimana di Santa Ida". In quella settimana, nel quadro del cosiddetto "costume folkloristico di Ida" (Identracht), le spoglie di santa Ida vengono portate in processione per le vie della località ed al termine viene impartita la cosiddetta "benedizione di Ida" (Ida-Segen).[5][6]

Santuario di Santa Ida

Già nell'VIII secolo esisteva ad Herzfeld un santuario eretto in onore di santa Ida. Con questa prima chiesa ebbero inizio i numerosi edifici di culto che, nell'arco di un millennio, furono dedicati ad Ida. Nel XIII secolo fu eretto un nuovo santuario, che all'inizio del XX secolo (tra il 1900 ed il 1903) fu sostituito da quello attuale in stile neogotico.

Particolarmente significativi sono gli altari scolpiti che sono prodotti, come gli altri arredi, dalla cosiddetta Wiedenbrücker Schule. Il fonte battesimale risale al 1520. Punto focale della chiesa è la cripta funeraria con le reliquie di santa Ida.

Note
  1. Confrontare Eduard Hlawitschka, Zur Herkunft der Liudolfinger und zu einigen Corveyer Geschichtsquellen e Franz Josef Jakobi, Zur Frage der Nachkommen der heiligen Ida und der Neuorientierung des sächsischen Adels in der Karolingerzeit. In: Jászai, Géza (Hrsg.), Heilige Ida von Herzfeld 980-1980, Festschrift zur tausendjährigen Wiederkehr der Heiligsprechung der heiligen Ida von Herzfeld, Münster 1980, S. 53 ff.
  2. Così all'incirca Hüsing, Die Genealogie der hl. Ida, in: Zeitschrift f. vaterländische Geschichte und Altertumskunde (Westfalen) , Bd. 38, 1880, S. 10; Krumwiede, der Stift Fischbeck a. d. Weser, 1955, S. 49, 51, 53, 56
  3. Eduard Hlawitschka, Zur Herkunft der Liudolfinger und zu einigen Corveyer Geschichtsquellen
  4. (DE) Die Heiligenvita als hohe literarische Form, pubblicato in der WELT il 23 luglio 2002 (Consultato il 22 ottobre 2010)
  5. (DE) Der Soester Anzeiger über die Identracht 2010 in Herzfeld, pubblicato il 13 agosto 2010. (Consultato il 22 ottobre 2010)
  6. (DE) Identracht 2010 in Herzfeld bei youtube (Consultato il 22 ottobre 2010)
Bibliografia
  • Eduard Hlawitschka: Zur Herkunft der Liudolfinger und zu einigen Corveyer Geschichtsquellen, Rheinische Vierteljahrsblätter, 38, 1974, Seiten 92 ff. [147 ff.].
  • Franz Josef Jakobi, Zur Frage der Nachkommen der heiligen Ida und der Neuorientierung des sächsischen Adels in der Karolingerzeit in: Géza Jászai (Hrsg.), Heilige Ida von Herzfeld 980-1980, Festschrift zur tausendjährigen Wiederkehr der Heiligsprechung der heiligen Ida von Herzfeld, Münster 1980, S. 53 ff
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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