Sarcofago di sant'Elena

Da Cathopedia, l'enciclopedia cattolica.
100%Decrease text sizeStandard text sizeIncrease text size
Share/Save/Bookmark
MuVa MuPio-Clementino SarcofagoS.Elena 320 bis.jpg
Ambito orientale, Sarcofago di sant'Elena (320 ca.), porfido rosso
Sarcofago di sant'Elena
Reperto Archeologico
Stato

bandiera Città del Vaticano

Regione [[]]
Regione ecclesiastica [[|]]
Provincia
Comune

bandiera Città del Vaticano

Località
Diocesi Roma
Vicariato Generale dello Stato della Città del Vaticano
Parrocchia o Ente ecclesiastico
Ubicazione specifica Museo Pio-Clementino (Musei Vaticani)
Uso liturgico nessuno
Comune di provenienza Roma
Luogo di provenienza Mausoleo di Sant'Elena
Oggetto sarcofago
Soggetto Cavalieri romani vincitori sottomettono i prigionieri barbari
Datazione 320 ca.
Datazione
Datazione Fine del {{{fine del}}}
inizio del {{{inizio del}}}
Ambito culturale Ambito orientale
Autore

anonimo

Altre attribuzioni
Materia e tecnica porfido rosso
Misure h. 242 cm
Iscrizioni
Stemmi, Punzoni, Marchi
Note
Collegamenti esterni

Il Sarcofago di sant'Elena venne realizzato nel 320 d.C. circa, in porfido rosso, in ambito orientale, proveniente dal Mausoleo di Sant'Elena ed ora conservato presso il Museo Pio-Clementino (Musei Vaticani). Questo fu presumibilmente realizzato non per sant'Elena (248 - 329), ma per suo figlio, l'imperatore romano Costantino (274337).

Descrizione

Coperchio

Il coperchio è decorato:

  • sui quattro spioventi con figure a tutto tondo di Genii e Vittorie, e di ghirlande, che sui lati lunghi incorniciano un Leone sdraiato, realizzato a bassorilievo;
  • sull'alta cornice vi sono altre ghirlande che sui lati lunghi sono sorrette da Eroti.

Cassa

La cassa liscia presenta figure scolpite a medio ed altorilievo, che in un'unica scena rappresentano:

  • Cavalieri romani vincitori sottomettono i prigionieri barbari: i protagonisti (tre su ciascun dei lati lunghi e due su ciascuno dei lati corti) vestiti di corta tunica ed elmo, armati di lancia e talvolta anche di scudo, sono raffigurati nell'atto di caricare i barbari in fuga o di trasportarli come prigionieri.

Il ritmo della composizione è ben calibrato e ricorda da vicino la Processione a cavallo della base della Colonna Antonina, con analoghi effetti di chiaroscuro dati dal contrasto tra l'altorilievo e lo sfondo liscio.

Notizie storico-critiche

Ambito orientale, Sarcofago di sant'Elena (320 ca.), porfido rosso

Il sarcofago era ubicato originariamente nel Mausoleo di Sant'Elena, presso Tor Pignattara, tra la Via Prenestina e la Via Labicana.

Nell'XI secolo, venne utilizzato da papa Anastasio IV (1073 - 1154) per la propria sepoltura presso la Basilica di San Giovanni in Laterano a Roma, fino al XVII secolo, quando venne collocato nel portico della stessa chiesa e dedicato nuovamente a sant'Elena.

Nel 1777 fu trasportato in Vaticano e dopo il restauro, curato da Gaspare Sibilla e da Giovanni Pierantoni, venne collocato su quattro leoni scolpiti da Francesco Antonio Franzoni.

Il sarcofago, che già le fonti antiche, collegavano a sant'Elena, la madre di Costantino, anche se in passato alcuni studiosi avevano formulato la teoria che, in base allo stile e al soggetto militare della decorazione a rilievo, fosse stato inizialmente predisposto per qualcun altro, forse Marco Aurelio o Costanzo Cloro mentre, più probabilmente, si tratta di un'arca preparata per Costantino stesso, che poi decise di destinarla alla madre.

L'opera, realizzata nel primo quarto del IV secolo, fu pesantemente restaurata nel XVIII secolo (in seguito ad alcuni gravi danni derivati da un incendio nel XIV secolo), anche se le linee generali delle scene, la composizione e lo stile sono chiaramente originali.

La scultura porfiretica era solitamente situata vicino alle cave egiziane o in mano a scultori originari di quei territori, per questo si ritiene che questo sarcofago sia stato realizzato da botteghe orientali.

Rispetto ad esempi precedenti del periodo tetrarchico (come il Gruppo dei Tetrarchi conservato al Museo di San Marco di Venezia) si assiste qui ad una ripresa dei modi più classicistici (panneggio elegante e ricchezza plastica dei corpi), tipica dell'arte costantiniana, dopo il consolidamento del potere, terminate le guerre civili, per questo la datazione, ormai ampiamente accettata, del sarcofago è attorno al 320.

Bibliografia
  • AA.VV., Guida ai Musei e alla Città del Vaticano, Editore Scala, Firenze 1989, p. 49
  • Ranuccio Bianchi Bandinelli, Mario Torelli, L'arte dell'antichità classica. Etruria-Roma,, Editore UTET, Torino 1986, nn. 197 - 198
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



Poni il mouse qui sopra per vedere i contributori di questa voce.