Creator Omnium

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1leftarrow.png Voce principale: Schiavitù e cristianesimo.

Creator Omnium
Bolla pontificia di Eugenio IV
C o a Eugenio IV.svg
Data 17 dicembre 1434
(IV di pontificato)
Traduzione del titolo Il creatore di tutte le cose
Argomenti trattati Condanna della schiavitù nelle isole Canarie
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Creator Omnium è una bolla di Papa Eugenio IV del 17 dicembre 1434, nella quale viene condannata la schiavitù degli abitanti delle isole Canarie, e viene imposta la liberazione degli schiavi pena la scomunica entro 15 giorni dalla conoscenza della lettera.

La bolla viene spesso, ma non correttamente, indicata dalla storiografia come Sicut Dudum con data 13 gennaio 1435, titolo che rappresenta l’incipit del terzo paragrafo, riprendendo la versione abbreviata riportata negli Annali Ecclesiastici di Baronio.[1]

La bolla, promulgata in concomitanza con le grandi colonizzazioni e conquiste moderne, costituisce un precedente importante circa la condanna cattolica della schiavitù degli indigeni, poi ribadita in numerosi (e poco efficaci) documenti papali nel 1462, 1537, 1591, 1639, 1741, 1839, 1888, 1890, 1912 (cf. Condanne moderne alla schiavitù).

Contesto

Le isole Canarie, già note in epoca greco-romana, erano state riscoperte in seguito all'esplorazione del genovese Lanzerotto Maloncello, databile tra il 1310-1339. Questo permise la progressiva evangelizzazione del territorio, abitato da gente negroide, e aprì un contenzioso tra Spagna e Portogallo sul possesso delle isole. L'incertezza giurisdizionale la rese meta di razzie di predoni iberici, che non si curavano del fatto se gli indigeni fossero cristiani o meno. Negli anni 1430, quando le isole erano formalmente spagnole, il vicario delle isole Juan de Baeza e il vescovo locale Fernando de Talmonte segnalarono a Papa Eugenio le razzie di schiavi chiedendo di intervenire.[2] Il Papa accolse la richiesta promulgando la bolla Creator Omnium (17 dicembre 1434), indirizzata ai competenti vescovi spagnoli.

Contenuto

La bolla impone la scomunica immediata e irrevocabile degli schiavisti che non avessero liberato gli schiavi entro 15 giorni. Nella versione più breve (Sicut Dudum) spesso riportata dalla storiografia, oltre alla preoccupazione per la libertà dei fedeli o neofiti cristiani, accompagnata dal giudizio negativo sulla schiavitù e sulle azioni degli schiavisti (diversa illicita et nefaria commiserunt), le motivazioni addotte contro la schiavitù sono pastorali ed ecclesiali: si sottolinea come le razzie dei predoni "cattolici" potevano inibire conversioni e battesimi dei pagani (ab suscipiendi Baptismatis proposito retrahentes) mettendo in cattiva luce la fede cristiana (ac Christianae religionis non modicum detrimentum).

Nella versione integrale (Creator Omnium) sono premesse motivazioni antischiaviste di ordine teologico:

  • Dio è ugualmente creatore di tutti gli uomini che sono fatti a sua immagine;
  • il giogo della schiavitù è entrato nel mondo come conseguenza del peccato;
  • il sacrificio di Cristo ha restituito alla libertà l'intero genere umano (genus humanum uotiue restitueret libertati);
  • pur nelle imperfezioni del mondo presente, Papa e fedeli devono cercare di ripristinare lo stato di libertà degli uomini voluto da Dio.

Alcuni moderni storici con piglio anticattolico sminuiscono l'universalità della condanna ritenendola attinente solo a chi schiavizza indigeni battezzati o neofiti. In effetti la seconda enunciazione di scomunica (qui eosdem Canarios baptizatos, aut ad Baptismum voluntarie venientes) porta a pensare in tal senso. D'altro canto la prima enunciazione non pone distinguo religiosi nelle vittime (omnes et singulos utriusque sexus dictarum insularum olim habitatores Canarios nuncupatos), portando dunque a considerare la condanna come relativa alla prassi schiavistica in sé. E anche se fosse rivolta a tutelare solo i battezzati e coloro che si apprestano al battesimo (ad Baptismum voluntarie venientes), proteggerebbe comunque qualunque indigeno anche pagano, dato che virtualmente potrebbe anelare al battesimo.

Testo


Note
  1. Vol. 28, p. 219, online.
  2. Bibliografia Henriquina, vol. 1, Lisboa 1960, p. 118-119, online.
  3. Testo latino in Bibliografia Henriquina, vol. 1, Lisboa 1960, p. 119-123, online.
  4. Tr. it. a cura di Filippo Zanini, in Roberto Reggi, Filippo Zanini, La Chiesa e gli schiavi, EDB, Bologna 2016, pp. 179-182.
Bibliografia
Voci correlate

Suggerimenti



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