Miracolo eucaristico di Bolsena

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Il miracolo eucaristico di Bolsena avvenne nel 1263 nell'omonima cittadina in provincia di Viterbo: mentre un sacerdote celebrava la messa, l'ostia consacrata iniziò a sanguinare.

La Chiesa ha riconosciuto ufficialmente il miracolo; da tale avvenimento ha avuto origine la festa cattolica del Corpus Domini e fu costruito il Duomo di Orvieto, dove è conservato il cosiddetto corporale.

Vicenda ed il culto

A Bolsena, nella chiesa di Santa Cristina, è conservata l'epigrafe in marmo, attribuita a Ippolito Scalza, realizzata nel 1573, con la descrizione dell'episodio.[1] Nella tarda estate dell'anno 1263 (o 1264) un sacerdote boemo, Pietro da Praga, fu assalito dal dubbio sulla reale presenza di Cristo nel pane e nel vino consacrati.

In un periodo di controversie teologiche sul mistero eucaristico, il sacerdote intraprese un pellegrinaggio verso Roma, per pregare sulla tomba di Pietro e placare nel suo animo i dubbi di fede che, in quel momento, stavano mettendo in crisi la sua vocazione. La preghiera, la penitenza e la meditazione nella basilica di San Pietro rinfrancarono l'animo del sacerdote, che riprese quindi il viaggio di ritorno verso la sua terra.

Reliquiario contenente la tavola di marmo macchiata dal sangue del miracolo eucaristico; Bolsena, Basilica di Santa Cristina

Percorrendo la via Cassia, si fermò a pernottare nella chiesa di Santa Cristina a Bolsena.

Il ricordo della martire Cristina, la cui fede non aveva vacillato di fronte all'estremo sacrificio del martirio, turbò nuovamente il sacerdote e, il giorno dopo, chiese di celebrare messa nella chiesa. Di nuovo tornò l'incertezza di quello che stava facendo; pregò intensamente la santa perché intercedesse presso Dio, affinché anche lui potesse avere «quella fortezza d'animo e quell'estremo abbandono che Dio dona a chi si affida a lui».

Durante la celebrazione, dopo la consacrazione, alla frazione dell'Ostia, apparve ai suoi occhi un "prodigio" al quale da principio non voleva credere: l'Ostia che teneva tra le mani era diventata carne, da cui stillava miracolosamente abbondante sangue. Impaurito e confuso ma, nello stesso tempo, pieno di gioia, cercò di nascondere ai presenti quello che stava avvenendo: concluse la celebrazione, avvolse tutto nel corporale di lino usato per la purificazione del calice, che si macchiò immediatamente di sangue, e fuggì verso la sacrestia. Durante il tragitto alcune gocce di sangue caddero anche sul marmo del pavimento e sui gradini dell'altare.

Il culto

Il sacerdote andò subito da Papa Urbano IV, che si trovava ad Orvieto, per riferirgli l'accaduto. Il Papa inviò a Bolsena Giacomo, vescovo di Orvieto, per verificare la veridicità del fatto e riportare le reliquie. Il presule fu accompagnato dai teologi Tommaso d'Aquino e Bonaventura da Bagnoregio. Tra la commozione e l'esultanza di tutti, il vescovo di Orvieto tornò dal Papa con le reliquie del miracolo. Urbano IV ricevette l'ostia e i lini intrisi di sangue, li mostrò al popolo dei fedeli e li depose nel sacrario della cattedrale orvietana di Santa Maria.

Corpus Domini

A seguito di ciò e delle rivelazioni della liegina Santa Giuliana di Cornillon, che aveva già proposto al suo Vescovo una solennità in onore del Santissimo Sacramento, nel 1264, con la bolla Transiturus de hoc mundo, Urbano IV istituì la solennità del Corpus Domini, e fu affidato a Tommaso d'Aquino il compito di preparare i testi per la liturgia delle ore e per la Messa della nuova festività, stabilendo che questa venisse celebrata il giovedì dopo l'ottava di Pentecoste.

A Orvieto fu innalzato un tempio sul luogo più alto (1290), al quale si aggiunse la cappella del Corporale (1350) e la Cappella Nuova (1408). Il Duomo venne disegnato da Arnolfo di Cambio in forme tardo romaniche. I lavori proseguirono in stile gotico sotto la guida di Lorenzo Maitani.

Le reliquie

Le reliquie che testimoniano il miracolo sono conservate ancora oggi:

  • nella Cappella del Corporale nel duomo di Orvieto sono custoditi l'Ostia, il corporale e i purificatoi; l'ostia e il corporale, dal 1337, vennero conservati nel reliquiario di Ugolino di Vieri, capolavoro dell'oreficeria senese del Trecento;
  • l'altare dove avvenne il prodigio fu collocato fin dalla prima metà del XVI secolo nel vestibolo della Basilichetta Ipogea di Santa Cristina a Bolsena;
  • quattro lastre di marmo macchiate di sangue sono venerate dal 1704 nella Cappella Nuova del Miracolo, costruita come dimora delle reliquie rimaste a Bolsena. Una quinta, nel 1574, fu donata alla parrocchia di Porchiano del Monte.
Note
  1. http://www.zenit.org/article-7792?l=italian
Bibliografia
  • Pietro Tamburini, Bolsena: il miracolo eucaristico, Città di Bolsena Editore, 2005
  • Marcello Moscini, Il miracolo di Bolsena, Città di Bolsena Editore
  • Filippo Gentili, Il Miracolo Eucaristico di Bolsena, Editrice Elledici, 2003
  • Andrea Lazzarini, Il miracolo di Bolsena. Testimonianze e documenti dei secc.XIII e XIV, Ediz. Storia e Letteratura, 1952
  • Mario Rigetti, Storia liturgica, Editrice Ancora, Milano, 1946
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