Scivias

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Scivias
Hildegard.jpg
Ildegarda disegna le sue visioni al suo confessore
Titolo originale
Altri titoli
Nazione bandiera Germania
Lingua originale
Traduzione
Ambito culturale
Autore Sant'Ildegarda di Bingen
Note sull'autore
Pseudonimo
Serie
Collana
Editore
Datazione 1141 - 1150
Datazione italiana
Luogo edizione
Numero di pagine
Genere
Ambientazione
Ambientazione Geografica
Ambientazione Storica

Personaggi principali:

Titoli dei racconti
Libro precedente
Libro successivo
Adattamento teatrale
Adattamento televisivo
Adattamento cinematografico
Note
Premi:
Collegamenti esterni:
ID ISBN

Scivias è un'opera composta da Sant'Ildegarda di Bingen tra il 1141 e il 1150. Solo nel 1138, quando Ildegarda aveva quarant'anni, una voce divina le comandò di scrivere quello che vedeva e udiva.

Nacquero così tre grandi ed eccezionali opere, i racconti delle sue visioni: tra il 1141 e il 1150, Scivias (cioè sci vias: "conosci le vie"), tra il 1158 e il 1163 il Liber vitae meritorum e tra il 1163 e la morte il Liber divinorum operum.

Nel Scivias vengono descritte le ventisei visioni che la santa ha avuto.

L'opera è piuttosto lunga, consta infatti di circa 150.000 parole raccolte in un testo di circa seicento pagine, ed è completata da trentacinque illustrazioni miniate delle visioni; nelle opere successive il numero è maggiore.

Il testo è diviso in tre parti, che richiamano la Trinità. La prima e la seconda sono quasi della stessa lunghezza, mentre la terza parte è pari alla somma delle prime due.

Nel testo le visioni sono dapprima descritte secondo quanto visto, poi vi è riportato il commento che una voce dal cielo faceva delle stesse.

Manoscritti dell'opera

Dio datore di Luce e umanità (I capitolo, I visione)
Dio cosmo e umanità (I capitolo, III visione)

Scivias è arrivata fino a noi attraverso dieci manoscritti, due dei quali andati persi in epoca moderna.

Il manoscritto più prestigioso, redatto nel 1165, quando la santa era ancora in vita, nel monastero di Rupertsberg, era conservato presso il Wiesbaden, Hessische Landesbibliothek fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, quando venne per sicurezza portato a Dresda. Dal 1945 se ne sono perse le tracce.

Di questo testo di duecentotrentacinque fogli di pergamena riccamente miniato, è rimasta solo una documentazione fotografica in bianco e nero, mentre negli anni 1927-33 ne è stata fatta una copia fedele nell'Abbazia di Hildegard Eibingen

Il testo latino con le illustrazioni a colori della Hessische Landesbibliothek, è stato pubblicato dalla Casa editrice Brepols, a cura di A.Führkötter con l'aiuto di A. Carlevaris: Hildegardis Scivias, Turnholti 1978 (CCCM XLIII e XLIII A).

Altri manoscritti dell'opera sono presenti nella Biblioteca Vaticana; altre copie, pure composte a Rupertsberg a Heidelberg, risalgono al XII secolo e si trovano a Oxford; più tardi, nel XII-XIII secolo ne vennero fatte altre e a Treviri è custodita una copia del 1487.

La prima traduzione moderna di Scivias, in tedesco, venne pubblicata nel 1928 ad opera di suor Maria dell'abbazia di Hildegard. Un' edizione critica venne pubblicata nel 1978 da Adelgundis Führkötter e Angela Carlevaris, dalla quale sono state tratte altre riduzioni del testo originale.

Genesi dell'opera

L'anima umana (I capitolo, IV visione)
Cori degli angeli, (I capitolo, VI visione)

Secondo quanto scritto dalla stessa Ildegarda nella prefazione di Scivias, nel 1141 quando aveva quarantadue anni, una visione Dio le ordinò di farne parte con le sue consorelle. A quel tempo lei era superiora della monastero di Disibodenberg da cinque anni.

La santa aveva sperimentato il dono delle visioni fin dall'età di cinque anni, cosa che lei aveva confidato soltanto ai suoi confessori, Jutta e Volmar.

Aveva esitato per lungo tempo prima di mettere per iscritto quanto da lei vissuto, sia per umiltà che per paura; tuttavia, una malattia la indusse a pensare che la stessa fosse una punizione per il suo rifiuto a condividere il dono delle visioni e la convinse a cambiare idea.

Con l'aiuto del suo confessore Volmar e di una monaca, Richardis von Stade, redasse l'opera, non prima di riceverne il permesso da Kuno, abate di Disibodenberg. Essa si consultò anche con San Bernardo di Chiaravalle nel 1146, per avere la conferma che quanto sperimentato provenisse da Dio.

Inoltre, una delegazione di Disinbodenberg portò alcuni testi scritti della santa al Sinodo di Treviri (novembre 1147- febbraio 1148) dove furono letti ad alta voce e Papa Eugenio III ne autorizzò la pubblicazione.

Non è chiaro se a Treviri si ebbe modo di prender visione anche delle miniature.

Nel 1148 la santa ebbe un'apparizione che le ordinò di fondare un monastero a Rupertsberg, vicino a Bingen, dove si trasferì nel 1150 e dove completò la miniatura dello scritto.

Non è chiaro quale fosse il ruolo della santa nella composizione delle miniature, ma è verosimile che vi abbia partecipato direttamente. Ne resta come prova una miniatura del frontespizio, dove Ildegarda è rappresentata mentre realizza su una tavoletta di cera degli schizzi, che mostra a Volmar.

Secondo Madeline Caviness ella avrebbe dato le indicazioni di massima di quanto aveva visto nella apparizioni, e che poi, un miniaturista componeva e realizzava su pergamena.

Struttura dell'opera

Creazione del mondo in 6 giorni e il Redentore (II capitolo, I visione)

All'inizio e alla fine di ogni sezione dell'opera vi è riportata un' indicazione della natura profetica delle visioni contenute nella sezione.

Al termine di ogni visione si trova una frase di chiusura, diversa nei tre gruppi, ma dello stesso tipo, per tutte le visioni di ogni singolo capitolo.Rispettivamente i tre capitoli terminano con le seguenti frasi:

  • "Ho sentito di nuovo la voce dal cielo che mi parlava",
  • "E di nuovo udii una voce dall'alto del cielo parlando a me"
  • "E udii quella luce che sedeva sul trono di parola".

Le quattordici canzoni incluse nella visione finale sono tutte antifone e responsori.

I testi sono scritti in uno stile criptico, ermetico, simile al trobar clus dei trovatori contemporanei.

Le canzoni sono organizzate gerarchicamente per argomento, a coppie: due per Maria Vergine, due per gli angeli, due per i santi, poi due per i patriarchi e ancora due per i profeti, due per gli apostoli, due per i martiri, due per i confessori e infine due per le vergini.

Il rapporto tra le visoni e il contenuto del dramma musicale risulta non chiaro. Secondo Margot Fassler, il tutto è stato concepito da Ildegarda come un programma educativo. Se l'interpretazione è corretta questa è l'unica opera medioevale pervenutaci di questo tipo.

Temi

Dio uno e trino, (II capitolo, II visione)

La suddivisione del libro segue a grandi linee l'edizione critica di Adelgundis Führkötter che ha dato un titolo a ogni miniatura, cosa questa che manca nel testo originale.

Ogni visione è seguita da commentari divisi in sezioni, il cui numero è indicato in parentesi.

  • Prefazione
  • Parte I
    • Dio Datore di Luce e umanità (6)
    • La caduta dell'uomo (33)
    • Dio, Cosmo e l'umanità (31)
    • L'anima umana (32)
    • Sinagoga (8)
    • I cori degli angeli (12)
  • Parte II
    • Il Redentore e la creazione del mondo in 6 giorni (17)
    • Dio uno e trino (9)
    • La Chiesa come madre dei credenti - il Battesimo (37)
    • Uniti nella Virtù - la conferma (14)
    • Il corpo mistico della Chiesa (60)
    • Il sacrificio di Cristo e della Chiesa; continuazione del Mistero nella partecipazione al Sacrificio (102)
    • Lotta dell'umanità contro il male, il tentatore (25)
  • Parte III
    • L'Onnipotente spegne le stelle (18)
    • Il Palazzo (28)
    • La Torre di preparazione, le virtù divine nella Torre di preparazione (13)
    • Il pilastro della Parola di Dio, la conoscenza di Dio (22)
    • La zelo di Dio (33)
    • Il triplo muro (35)
    • Il pilastro della Trinità (11)
    • Il pilastro dell'umanità del Salvatore (25)
    • La torre della Chiesa (29)
    • Il Figlio dell'Uomo (32)
    • La fine dei tempi (42)
    • Il giorno della Grande Rivelazione; Nuovo Cielo e Nuova Terra (6)
    • Elogio del Santo (16)

Sintesi

Il corpo mistico della Chiesa (II capitolo, V visione)

Scivias può essere considerata essenzialmente un'opera istruttiva e di direzione spirituale.

Le questioni teologiche sono presenti nel testo e vengono in parte sviluppate, spesso usando il metodo dell'analogia, cioè con le immagini, piuttosto che utilizzando la logica o la dialettica.

Ildegarda concepisce, o meglio vede e descrive Dio come una «luce vivente»; una luce non statica ma in eterno movimento, che crea, conserva e rinnova il cosmo e l'uomo. In questa luce una fiamma azzurra (il Verbo che s'incarna diventando uomo) brucia perennemente:lo Spirito santo.

All'interno di questa Trinità dinamica, che tutto muove attraverso vis, virtus, viriditas, cioè con la propria energia, la propria forza, il proprio eterno germogliare (viriditas non ha corrispondenti linguistici diretti in italiano), il Cristo è al centro della divinità e dell' umanità. Egli è la plenitudo fructuositatis, cioè la pienezza del manifestarsi di Dio, e insieme il pulcherrimus et amantissimus vir.

Nel Verbo-fatto-uomo Ildegarda comprende come tutta l'opera divina, anzi Dio nella sua più intima natura, si riveli e manifesti nell'uomo; dunque, l'uomo, in analogia con Cristo, è un essere insieme umano e divino; Cristo nasce dall'incontro tra la luce e le tenebre; le tenebre (l'ombra azzurra) fanno parte della bianca luce divina; la luce di Dio fa parte dell'uomo (Ildegarda chiama sé stessa «ombra della luce vivente»).

La sua cristologia non è una soteriologia (sebbene nei suoi scritti il tema della salvezza sia sempre presente), ma un'antropologia dove Cristo rappresenta, piuttosto che la mediazione, la continuità tra uomo e Dio. Per questo i fenomeni e i rapporti fisici e fisiologici tra gli uomini (uomini e donne) non hanno bisogno di allegorie per essere spiegati: la natura, come l'uomo, porta le impronte della divinità, è a suo modo divina; descrivendola significa intenderla come è concepita in Dio.

La profezia di Ildegarda è legata a questo annuncio; la realtà umana e quella divina sono una medesima realtà. Una realtà d'amore che la donna impersona. Infatti Ildegarda trasferisce nel suo linguaggio teologico la tradizione iconografica che vede nello Spirito santo una donna. E giustifica profeticamente questo trasferimento con la constatazione che la Chiesa, condotta dai maschi, ha tradito per molti aspetti la sua missione. Anche per questo concepisce la Chiesa una raccolta esclusivamente intorno all'eucarestia, pieno segno storico del Cristo.

La profezia, da secoli ai margini della vita ecclesiastica e spirituale, torna con Ildegarda nella Chiesa a pieno titolo. È un grande evento per la Chiesa e per la donna.

Bibliografia
  • Claudio Leonardi (a cura di), Il Cristo, vol. V, Testi teologici e spirituali da Riccardo di San Vittore a Caterina da Siena, Fondazione L. Valla-A. Mondadori Editore, Milano 1992 (su Ildegarda di Bingen, ivi, pp. 17-75
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