Arca dell'Alleanza

L'Arca dell'Alleanza (in ebraico ארון הברית, ʾĀrôn habbərît, pronuncia moderna /aˌʀon habˈʀit/), conosciuta anche come l'Arca di Alleanza, l'Arca della Testimonianza o l'Arca del Signore, è una sacra reliquia della tradizione ebraica, descritta come una cassa laminata interamente d'oro e sormontata da un coperchio chiamato propiziatorio.[1][2][3]
Descrizione
L'Arca consisteva essenzialmente in una cassa di legno d'acacia, lunga cubiti 2½ e alta cubiti 1½: se si suppone impiegato il cubito minore - com'è più probabile - equivalendo esso a circa m. o,45, abbiamo la lunghezza di circa m.1,12 e la larghezza di circa m. 0,67. All'interno e all'esterno il legno della cassa era ricoperto dì oro puro, applicatovi probabilmente in forma di sfoglie o sottili lamine: una specie di orlatura a forma di ghirlanda, egualmente d'oro, ne ricingeva la parte superiore. Ai quattro piedi dell'Arca erano apposti quattro anelli d'oro, due per ogni fianco: attraverso ad essi passavano due stanghe di legno d'acacia, ricoperte parimente d'oro, che servivano per il trasporto dell'Arca; ciò nonostante era prescritto che tali stanghe rimanessero dentro gli anelli anche quando l'Arca era in sede (anche nel Tempio di Gerusalemme, secondo III [I] Re, VIII, 8; tuttavia cfr. Numeri, IV, 6).
Poggiato sulla cassa, ma distinto da essa, stava il propiziatorio, che era un oggetto (probabilmente una semplice lastra) di oro puro dai contorni rettangolari ed esattamente corrispondenti a quelli della cassa; l'orlatura a forma di ghirlanda, ch'era nella parte superiore della cassa, doveva forse servire da incastro al propiziatorio, affinché questo non si spostasse durante i viaggi dell'Arca. Il nome ebraico del propiziatorio è kapporeth, reso dai Settanta quasi sempre con ἰλαστήριον (Eb 9,5 cfr. Ebrei, IX, 5) e dalla Vulgata con propitiatorium, mentre in Filone, Giuseppe Flavio e un paio di volte nei Settanta lo troviamo tradotto con ἐπίδημα: la prima traduzione cioè lo deriva dalla forma "pi'el" della radice kpr, col senso di espiare (un peccato) ed è quindi preferita dai moderni come molto più probabile; la seconda invece, derivandolo da un supposto primitivo senso della stessa radice coprire, porta ad attribuire al nome il significato di coperchio, che non sembra essere il preciso scopo del propiziatorio rispetto alla cassa dell'Arca.
Ai due lati sopra il propiziatorio erano due simboliche figure di Cherubi (cherubini), di oro puro e formanti tutt'un pezzo col propiziatorio; essi erano rivolti l'uno verso l'altro e muniti di ali stese in alto e adombranti il propiziatorio, verso il quale erano anche'inclinate le facce delle due figure. Di che forma fossero queste figure, se umana o beluina o mista, non è accennato in alcun passo della Bibbia. Tenendo conto del profondo influsso che la civiltà egiziana esercitò sulla Palestina e sugli Ebrei antichissimi, le credono di forma umana, eretta o inginocchiata, come è mostrata da quei monumenti.
Nell'interno dell'Arca era contenuta la Testimonianza, cioè le due tavole della Legge. Secondo 1Re 8,9 non era, ivi dentro, null'altro che queste tavole; in Eb 9,4 invece si afferma che vi era un vaso d'oro contenente la manna e la verga fiorita d'Aronne: le quali due cose, secondo Es 16,33-34 , Nm 17,25-26 , stavano invece al di fuori, davanti all'Arca.
L'Arca era per gl'Israeliti il centro del culto divino. Secondo la Bibbia il propiziatorio, e più esattamente lo spazio fra le ali dei due Cherubi, era il luogo ove era assiso Jahvè Dio (1Sam 4,4 ; 2Sam 6,2 , ecc.); ivi Dio appariva nella nube (Lev 16,2 ) e parlava a Mosè (Es 25,22 Nm 7,89 ), Aronne; Giosuè, ecc. In altri passi l'Arca è detta lo sgabello dei piedi di Dio: 1Cr 28,2 .
Dai ritrovamenti archeologici più recenti è stata recata molta luce sul significato simbolico dell'Arca, specialmente in quanto composta di due parti, la cassa in basso e il propiziatorio sopra. Si è infatti assodato che era diffusa la costumanza, sia in Babilonia sia in Siria (Hittiti) e in Egitto, di deporre sotto i piedi di qualche statua di divinità nel suo tempio i testi di trattati di alleanza, amicizia, ecc., stretti fra re o nazioni, quasi per rendere il dio mallevadore o testimonio della bilaterale osservanza. Questa costumanza si troverebbe osservata esattamente nell'Arca. Jahvè infatti, Dio degl'Israeliti, era assiso sui Cherubi del propiziatorio: sotto i suoi piedi, dentro la cassa, era stato deposto il testo dell'alleanza per cui Jahvè era diventato il Dio della nazione, cioè le tavole della Legge. Donde il nome di Arca dell'Alleanza ('ārōn ha-bĕrīth).
Da Es 35,30 . risulta che l'Arca fu costruita da un artefice della tribù di Giuda, di nome Besalèl (con, Ooliàb e tutti gli artisti che il Signore aveva dotati di saggezza e d'intelligenza per eseguire i lavori della costruzione del santuario fecero ogni cosa secondo ciò che il Signore aveva ordinato.Es 36,1-8 ), nei primi mesi dopo l'uscita degli Ebrei dall'Egitto: questa circostanza di tempo spiegherebbe bene la dipendenza della concezione artistica dell'Arca da forme egiziane. Fu quindi inaugurata da Mosè nel Tabernacolo dell'accampamento, e da quel giorno in poi essa fu sempre trasportata dagl'Israeliti nelle loro peregrinazioni attraverso il deserto. Prima dei viaggi l'Arca veniva ricoperta col velo che stava steso all'entrata del Tabernacolo, sopra di esso si poneva un involucro di pelli di tasso, e il tutto infine veniva ricoperto da un panno di porpora viola Nm 4,11 ; essa apriva la marcia, precedendo tutto il popolo; la sua presenza era particolarmente necessaria nei fatti d'arme contro popoli nemici.
Conquistata la Palestina, l'Arca fu deposta stabilmente a Silo (Gs 18,1 ) nel territorio della tribù di Efraim, cioè quasi nel centro della regione conquistata; tuttavia anche dopo, in casi eccezionali, specialmente in vista d'importanti battaglie, veniva tolta di là e recata sul posto. Così avvenne che, alla fine della giudicatura di Eli, l'Arca fu recata all'accampamento degli Ebrei per l'imminente battaglia contro i Filistei; se non che costoro, vincitori, s'impadronirono dell'Arca e la collocarono come trofeo nel tempio del loro Dio Dagon in Ašdod. Restituita spontaneamente dopo sette mesi, rimase per venti anni a Cariath-iarim (Qirjath-jearim); quindi David, che aveva fatto da poco Gerusalemme capitale politica, vi trasportò l'Arca per assicurare alla città anche la supremazia religiosa: ivi fu deposta nel padiglione che David le aveva preparato (2Sam 6,1-5 ). Edificato infine il Tempio di Gerusalemme da Salomone, l'Arca fu depositata nella sua parte più interna, chiamata Santo dei Santi (o dĕbhīr): ivì rimase definitivamente, preclusa dallo sguardo di tutti i mortali, salvo che del Gran Sacerdote, il quale un sol giorno dell'anno, nella festa della Propiziazione (Kippurīm), poteva entrare nel Santo dei Santi e contemplarla.
Quale fosse la fine dell'Arca, non è detto esplicitamente dalla Bibbia. Nel primo libro delle Cronache ben dieci capitoli sono dedicati al trasporto dell'Arca dell'Alleanza in Gerusalemme ed alle disposizioni del re a proposito della costruzione del Tempio, come se a suo figlio Salomone non fosse rimasto che mettere in atto le disposizioni paterne. Essa esisteva ancora nel Tempio sotto il re Giosia: si è anzi pensato che questo re la facesse riporre nel Santo dei Santi, donde l'avrebbe rimossa il precedente re Manasse per collocarvi l'idolo di Ascera (2Re 21,7 ; 2Cr 33,7 ). Essa è nominata ancora in Ger 3,16 ma non si può concludere con sicurezza che se ne parli come di oggetto ancora esistente. Molti quindi stimano che andasse perduta nel 586 a.C., quando Nabucodonosor prese e distrusse Gerusallemme e il Tempio; tuttavia non è improbabile che l'Arca si perdesse anche prima, cioè nella prima depredazione che lo stesso Nabucodonosor fece di Gerusalemme nove anni prima. Certo è che nel Tempio ricostruito da Zorobabel dopo l'esilio, il Santo dei Santi non conteneva più l'Arca, ma solo una pietra alta tre dita che ricordava l'antico posto dell'Arca; per il resto era vuoto (cfr. Tacito, Hist., V, 9: inania arcana). Nell'epistola dei Giudei palestinesi a quelli egiziani, contenuta nel secondo libro dei Maccabei, è riportata (2Mac 2, 1-6 ) una leggenda popolare secondo cui l'Arca durante la catastrofe di Gerusalemme sarebbe stata salvata da Geremia e nascosta in una spelonca del monte Nebo, il qual luogo dovrebbe restare ignoto sino al risorgimento della nazione ebraica.
La presenza di Dio in Israele
La presenza di Dio in Israele si manifesta in vari modi. L'arca ne è uno dei segni visibili a duplice titolo: - in una cassetta di 125 X 75 X 75 cm. sono racchiuse le dieci parole scritte dal dito di Dio sulla pietra (Dt 10, 1-5 ); - questa cassetta, ricoperta da una lamina d'oro, il « propiziatorio », e sormontata dai cherubini, è il trono e lo sgabello di Jahve (Sal 132,7 ; 1Cr 28,2 ). Così Jahve « che siede sui cherubini » (1Sam 4,4 ; Sal 80,2 ) custodisce sotto i suoi piedi la sua parola.
L'arca, riparata sotto la tenda, è come il santuario mobile che accompagna Israele dalle origini, alla partenza dal Sinai, fino alla costruzione del tempio dove sarà collocata. Da questo momento esso passa in primopiano e l'arca perde importanza e non se ne parla più nei testi; senza dubbio sparisce assieme al tempio al momento dell'esilio e caccompagnò il popolo di Israele per 600 anni. Sembra che nel secondo tempio il propiziatorio sia stato nel culto il sostituto dell'arca. Con l'arca il Dio dell'alleanza manifesta la sua presenza in mezzo al popolo - per guidarlo e proteggerlo, - per far conoscere la sua parola ed ascoltare la preghiera.
Dio presente mediante al sua azione
L'arca è il segno concreto della presenza attiva di Dio durante l'esodo e la conquista della terra promessa. L'annotazione più antica (Nm 10,33 ) mostra Dio che in tal modo guida egli stesso le marce del suo popolo nel deserto; lo spostamento dell'arca è accompagnato da un canto bellico (Sal 10,35 10,35; Sal 4,5 ): essa è l'emblema della guerra santa ed attesta la parte che Jahve stesso, « valente guerriero » (Es 15,3 Es 15, 3;Sal 24,8 Sal 24, 8), prende alla realizzazione della promessa: passaggio del Giordano, presa di Gerico, lotta contro i Filistei. A motivo di questa storia di guerre l'arca conserva un carattere sacro, ad un tempo terribile e benefico. La si identifica con Dio, dandole il suo nome (Nm 10,35 ; 1Sam 4,7 ). Essa è la «gloria di Israele», la forza del potente di Giacobbe (Sal 132,8 Sal 132, 8;Sal 78,61 78, 61), la presenza del Dio santo in mezzo al suo popolo; esigenza di santità in chi le si vuole accostare, essa manifesta la libertà di Dio, che non si lascia annettere dal popolo, pur continuando ad agire in suo favore (1Sam 4-6 1 Sam 4 - 6).
La storia dell'arca conosce nello stesso tempo il suo coronamento ed il suo termine quando Davide la fa entrare solennemente fra la gioia popolare in Gerusalemme (2Sam 6,12-19 ), dove trova il suo luogo di riposo (Sal 132 ; 2Cr 6,41 ), e quando infine Salomone la colloca nel tempio (1Re 8 1 Re 8). Fino allora l'arca mobile era in qualche modo a disposizione delle tribù; secondo la profezia di Nathan (2Sam 7 ) 1'alleanza passa attraverso la famiglia di David, che ha fatto l'unità del popolo: Gerusalemme ed il tempio erediteranno i caratteri propri dell'arca.
Dio presente mediante la sua parola
L'arca è nello stesso tempo il luogo della parola di Dio. Anzitutto perché, contenendo le due tavole della legge, perpetua in Israele la testimonianza che Dio rende a se stesso, la rivelazione che fa della propria volontà (Es 31,18 Es 31, 18) e la risposta che Israele ha dato a questa parola (Dt 31,26-27 Deut 31, 26-27).
Arca d'alleanza, arca della testimonianza, queste espressioni designano l'arca in relazione alle clausole dell’alleanza incise sulle tavole per le due parti. L'arca prolunga in certo qual modo, l'incontro del Sinai. Durante le marce nel deserto, Mosè, quando vuole consultare Jahvè, ottenere da lui una parola per il popolo (Es 25,22 Es 25, 22) o, viceversa, pregare in favore del popolo (Nm 14 Num 14), entra nella tenda; lì, al di sopra dell'arca, Jahvè gli parla e «conversa con lui come con un suo amico» (Es 33, 7-11 Es 33, 7-11; Es 34,34 34, 34; Nm 12, 4-8 Num 12, 4-8). Più tardi, Amos presenterà la sua predicazione derivante dall'arca come da un nuovo Sinai (Am 1,2 Am 1, 2), e proprio mentre prega davanti all'arca, Isaia riceve la sua vocazione profetica (Is 6 Is 6). Analogamente dinanzi all'arca il fedele viene ad incontrare Dio, sia per ascoltare la sua parola come Samuele (1Sam 3 1 Sam 3), sia per consultarlo tramite i sacerdoti, custodi e interpreti della legge (Dt 31 Deut 31, 9 ss), sia per pregarlo come Anna (1Sam 1,9 1 Sam 1, 9) o Davide (2Sam 7, 18 2 Sam 7, 18). Una specie di devozione all'arca che passerà anch'essa al tempio (preghiere di Salomone 1Re 8, 30 , e di Ezechia 2Re 19,14 2 Re 19, 14).
L'arca nella speranza di Israele e nel NT
Geremia, dopo il 587 a.c., invita a non rimpiangere l'arca sparita, perché la nuova Gerusalemme, divenuta il centro delle nazioni, sarà essa stessa il trono di Jahvè (Ger 3,16-20 ), e sotto il regime della nuova alleanza la legge sarà scritta nei cuori. Ezechiele si serve delle immagini dell'arca, sede mobile di Jahvè, per mostrare che la gloria lascia il tempio contaminato per raggiungere gli esiliati: Dio oramai sarà presente nel resto, nella comunità santa (Ez 9-11 Ez 9 -11). Sembra che il giudaismo abbia sperato in una riapparizione dell'arca alla fine dei tempi (2Mac 2,4-13 ), il che è rappresentato nell'Apocalisse (Ap 11,19 ). Effettivamente il NT mostra che l'arca ha trovato il suo compimento in Cristo, Verbo di Dio che abita tra gli uomini (Gv 1, 14 Gv 1, 14; Col 2, 9 ), che agisce per la loro salvezza (1Ts 2,13 ), si fa loro guida (Gv 8,12 ) e diviene il vero propiziatorio (Rm 3,25 ).
Note - ↑ (IT) ARCA DELL'ALLEANZA in "Enciclopedia Italiana" su treccani.it
- ↑ (IT) L'arca dell'alleanza su paoline.it
- ↑ (IT) Arca dell'Alleanza su Enciclopedia su sapere.it
Bibliografia (IT) ARCA DI ALLEANZA in "Dizionario di Teologia Biblica" su lezionidireligione.it (
), pp. 50-52
Collegamenti esterni Voce Arca dell'Alleanza di it.wiki: il materiale ivi presente è stato rielaborato in senso cattolico e integrato