Crocifissione di Gesù Cristo (Tintoretto)

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Venezia ScuolaGr.S.Rocco Tintoretto CrocifissioneCristo-part 1565.jpg
Tintoretto, Crocifissione di Gesù Cristo (part. Gesù Cristo crocifisso), 1565, olio su tela
Crocifissione di Gesù Cristo
Opera d'Arte
Stato

bandiera Italia

Regione Stemma Veneto
Regione ecclesiastica Triveneto
Provincia Venezia
Comune

Stemma Venezia

Località
Diocesi Venezia
Parrocchia o Ente ecclesiastico
Ubicazione specifica Scuola Grande di San Rocco, Sala dell'Albergo, parete di fronte all'ingresso
Uso liturgico nessuno
Comune di provenienza Venezia
Luogo di provenienza ubicazione originaria
Oggetto dipinto
Soggetto Crocifissione di Gesù Cristo
Datazione 1565
Datazione
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Ambito culturale
Autore

Tintoretto (Jacopo Robusti)

Altre attribuzioni
Materia e tecnica olio su tela
Misure h. 536 cm; l. 1224 cm
Iscrizioni INRI
Stemmi, Punzoni, Marchi
Note
opera datata e firmata
Collegamenti esterni
Virgolette aperte.png
35Dopo averlo quindi crocifisso, si spartirono le sue vesti tirandole a sorte. 36E sedutisi, gli facevano la guardia. 37Al di sopra del suo capo, posero la motivazione scritta della sua condanna: «Questi è Gesù, il re dei Giudei». 38Insieme con lui furono crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra. 39E quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo e dicendo: 40«Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!». 41Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano: 42«Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. È il re d'Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo. 43Ha confidato in Dio; lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio!».
Virgolette chiuse.png

La Crocifissione di Gesù Cristo è un dipinto, realizzato nel 1565, ad olio su tela, da Jacopo Robusti, detto Tintoretto (1518 - 1594), collocato nella Sala dell'Albergo[1] della Scuola Grande di San Rocco a Venezia.

Descrizione

Soggetto

La scena del dipinto si svolge sullo sfondo di un cielo torvo, percorso solo da alcuni bagliori e gonfio di nubi minacciose all'orizzonte, che dà all'osservatore la sensazione di una sciagura imminente, dove compaiono:

  • Gesù Cristo crocifisso si erge vistosamente proteso in avanti, anziché adagiato sulla spalla. La sua figura appare isolata, circondata da un alone luminoso ma irrimediabilmente sola, lontana da tutti i presenti. Le braccia spalancate di Gesù, che sembrano abbracciare il mondo e irraggiare insieme dolore e luce, sono l'unica chiara linea orizzontale che rompe la piramide centrale e che contrastano in modo significativo con le braccia abbandonate delle pie donne in deliquio.
  • Maria Vergine, insieme a san Giovanni evangelista ed alle pie donne, raccolte sotto la croce, piangono attorno alla Madre straziata dal dolore.
  • Due ladroni stanno per essere issati sulle croci:
    • a sinistra, Disma, il buon ladrone sta per essere sollevato con delle funi da alcuni aguzzini;
    • a destra, il cattivo ladrone viene disteso per essere legato alla croce.
  • Soldati ed aguzzini, spettatori del supplizio o intenti a varie mansioni, tra i quali si notano:
    • un gruppo, a destra, vicino al terrapieno, sta scavando per preparare il foro che dovrà sostenere la terza croce;
    • due soldati, in basso a destra, che rintanati in una buca si giocano a dadi la veste di Cristo;
    • alcuni uomini a cavallo guardano indifferenti o compiaciuti la scena.

Note stilistiche, iconografiche ed iconologiche

  • L'opera, brulicante di personaggi, risulta apparentemente caotica, come se il dramma della morte di Gesù si propagasse non solo intorno a lui, ma anche in mezzo a noi che stiamo osservando il dipinto. In realtà intorno alla croce di Cristo, fulcro geometrico dell'opera, tutte le figure sono collocate a gruppi, quasi a formare una grande ruota della quale la scala e le erigende croci dei due ladroni costituiscono altrettanti raggi.
  • Lo spazio del dipinto è costruito intrecciando due composizioni, l'una che si allarga verso l'orizzonte, l'altra che converge verso l'osservatore (fedele), coinvolgendolo direttamente nel dramma, entrambe concentrate sulla croce al centro: da questa partono fasci di luce che illuminano la scala posata a terra, la croce di un ladrone ancora adagiata, l'altra che si sta sollevando, sulla destra due soldati che si giocano ai dadi la veste del condannato. Il pittore crea con cura corrispondenze formali sapienti: a sinistra c'è il gesto del personaggio che tira la fune per sollevare la croce del ladrone e che è riflesso in quello che scava, sulla destra; in primo piano s'impongono con evidenza figure chiaroscurate e plastiche, definite da una linea di contorno energica, con alcuni volti il cui realismo fa pensare a veri e propri ritratti, e sullo sfondo comparse tracciate solo con piccoli tocchi di pennello; i personaggi a cavallo sono disposti specularmente ai lati della scena, formando un piano prospettico che scivola verso l'orizzonte.
  • Gli episodi e i dettagli sparsi alla rinfusa non sono né secondari né irrilevanti. Infatti, Tintoretto è consapevole di dover spiegare contenuti dottrinali complessi, ma non ricorre a intellettualismi complicati: egli vuole soprattutto presentare al fedele la storia della Redenzione e lo vuol fare coinvolgendolo emotivamente; a questo servono i numerosi dettagli che riproducono scene di vita vissuta e gli effetti luministici di grande suggestione. Così facendo rinnova l'iconografia sacra e si adegua al nuovo clima religioso richiesto e suggerito dalle conclusioni del Concilio di Trento (1545 - 1563): Attraverso le storie dei misteri della nostra Redenzione (uccisione di Gesù, inizio del suo ritorno al cielo e della redenzione umana), raffigurate nei quadri, il popolo viene istruito e confermato nel ricordare e rimeditare assiduamente gli articoli di fede. Lo spettatore (fedele) è chiamato, di volta in volta, ad una fruizione attiva, a muoversi da un'opera all'altra per seguire le scene, a contemplare in silenzio, a parlare con Dio.
  • La luce definisce le figure ritagliandole da un fondo scuro ed impastato, che ben si accorda con la penombra della Sala dell'Albergo. In effetti Tintoretto prima di dipingere le sue opere studiava a fondo il luogo dove sarebbero state collocate, cercando di comprendere al meglio il gioco delle luci e delle ombre per ottenere effetti sempre più intensi ed emozionanti.

Iscrizioni

Nel dipinto si trovano due iscrizioni, in lettere capitali, collocate:

(LA) (IT)
« I(esus) N(azarenus) R(ex) I(udaeorum) » « Gesù il Nazareno, Re dei Giudei »
  • in basso a sinistra, figura la data di esecuzione dell'opera e la firma del pittore:
« MDLXV TEMPORE MAGNIFICI DOMINI HIERONYMl ROTAE ET COLLEGARUM IACOBUS TINCTORECTUS FACEBAT »

Notizie storico-critiche

La Confraternita di San Rocco, una delle maggiori congregazioni veneziane (chiamate appunto anche "Scuole"), volendo affrescare le sale, dove si svolgevano le varie attività, indisse un concorso aperto ai migliori artisti della città. Tintoretto con uno stratagemma, realizzando a tempo di record un'opera per il soffitto raffigurante San Rocco in gloria e donandola alla confraternita in segno di devozione, riuscì non senza provocare la collera di altri artisti ad assicurarsi la committenza dell'intero lavoro. Questa vicenda testimonia come il pittore teneva per sé e per la sua bottega il lavoro per la confraternita, divenendo anche membro della stessa.

Il 16 agosto 1565 in occasione della festa di San Rocco, Tintoretto consegna alla Scuola, l'enorme dipinto con la Crocifissione di Gesù Cristo, facente parte del ciclo di quattro dipinti, che decorano le pareti della Sala dell'Albergo, raffiguranti Storie della Passione di Gesù Cristo, ispirati all'artista dal libro Monte Calvario (1530 ca.), una rievocazione appassionata ed emozionante degli ultimi giorni della vita di Gesù, scritto dal frate francescano e vescovo spagnolo Antonio de Guevara (1481 - 1545), che era stato pubblicato a Venezia nel 1555 e più volte ristampato negli anni successivi. Tintoretto lo aveva letto e qui, nei suoi quattro dipinti, ne interpreta alcuni episodi, colpito dall'insistenza descrittiva, dall'attenzione figurativa, dalla ricchezza delle citazioni e dall'ampiezza dell'interpretazione allegorica. Gli altri tre dipinti eseguiti tra il 1566 ed 1567 e collocati sulla parete d'ingresso, che completano il ciclo delle Storie della Passione di Gesù Cristo raffigurano:

Note
  1. La Sala dell'Albergo, così chiamata in quanto vi "albergavano", cioè vi alloggiavano, gli infermi soccorsi dalla confraternita.
  2. Scheda dell'opera nel Catalogo della Fondazione "Federico Zeri"
  3. Ibidem
  4. Ibidem
Bibliografia
  • Carlo Bertelli et. al., Storia dell'Arte Italiana, vol. 3, Editore Electa-Bruno Mondadori, Milano 1991, pp. 234 - 236 ISBN 9788842445234
  • Giorgio Cricco et. al., Itinerario nell'arte, vol. 2, Editore Zanichelli, Bologna 1999, pp. 466 - 467 ISBN 9788808079503
  • Rodolfo Pallucchini, Paola Rossi, Tintoretto: le opere sacre e profane, vol. I, Editore Alfieri, Venezia 1982, pp. 189 - 191
  • Paola Rossi, Tintoretto, col. "Art e Dossier", Editore Giunti, Firenze 1994 - ISBN 9788809761855
  • Paola Rossi e Lionello Puppi (a cura di), Jacopo Tintoretto nel quarto centenario della morte, Editore Il Poligrafo, Padova 1996, pp. 207 - 211
  • Stefano Zuffi, Tintoretto, col. "Pockets", Editore Electa, Milano 1993 - ISBN 9788843543660
  • Stefano Zuffi, La pittura italiana, Editore Mondadori-Electa, Milano 1997, p. 224 ISBN 9788843559114
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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