Parresia

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Parresia (dal greco παρρησία, parresía, composta di πᾶν, pān, "tutto", e di ρῆσις, rhēsis, "discorso") letteralmente significa "libertà di dire tutto".

È frequente nel testo greco del Nuovo Testamento dove indica il "coraggio e la sincerità della testimonianza". È stato molto usato nella tradizione cristiana, specie agli inizi, come contrario di ipocrisia[1].

Dal momento che l'esercizio di questa libertà comporta inevitabilmente scontri e resistenze, il significato del termine si allarga anche a quello di imperturbabilità, sincerità[2]. Nelle fonti cristiane ha due significati fondamentali: franchezza nel parlare, e fiducia nel giudizio.[3]

Nell'Antico Testamento

L'uso del termine e degli altri della stessa famiglia è piuttosto raro nell'Antico Testamento dei LXX: compare solo dodici volte come sostantivo e sei volte come verbo:

Nel Nuovo Testamento

Nel Nuovo Testamento il sostantivo compare 31 volte. È la dinamica ordinaria della vita di chi segue Gesù ed è quello che Gesù chiede ai suoi. La parresia, prima personale e poi in assemblea diventa l'ultima istanza di recupero della dinamica con il fratello: in Mt 18,15-17 la correzione fraterna è resa possibile proprio dalla franchezza nel parlare.

Nel corpus giovanneo

Negli scritti attribuiti a Giovanni[4] il sostantivo compare 13 volte.

Giovanni afferma che Gesù opera παρρησίᾳ, parrēsía (dativo), e cioè che la sua predicazione si svolge nella sfera pubblica (7,26; 11,14.54; 18,20; cfr. Mc 8,32), però in un senso diverso da quello che intendevano i suoi fratelli (7,3-5): Gesù parla apertamente e senza sottintesi, cioè non solo per allusioni (11,14; cfr. 10,24-25) o in parabole enigmatiche (cfr. 16,29).

C'è da dire però che Gesù si esprime con franca apertura solo nei confronti del credente (16,25-29); al mondo egli parla in parabole, che il mondo non può capire, poiché non vive nella fede.

Negli Atti

Negli Atti degli Apostoli il sostantivo compare 5 volte, il verbo 7 volte.

Gli Atti mostrano come alla parrēsía di Gesù corrisponde la franca testimonianza degli Apostoli: essi, soprattutto Pietro, Paolo, ma anche altri, si presentano e annunciano con tutta franchezza le opere di Dio davanti a giudei e pagani (2,29; 4,13; 9,27; ecc.).

La franchezza degli Apostoli suscita meraviglia (4,13), divisione (14,3-4), persecuzione (cfr. 9,27).

Tale atteggiamento non è un qualcosa che l'uomo possa produrre da sé: esso è frutto dello Spirito Santo (4,31).

In San Paolo

Il sostantivo compare 8 volte in Paolo, il verbo solo 2 volte.

Paolo vede nella franchezza del testimone l'attuazione dell'autentica predicazione dei misteri di Dio (Ef 6,19) e la glorificazione di Cristo con l'anima e il corpo (Fil 1,20).

La franchezza deve essere mantenuta in ogni momento, anche nella prigionia (cfr. Ef 6,20): per questo parrēsía diviene in certi casi sinonimo di audacia, coraggio (1Ts 2,2): è un coraggio però che all'uomo è dato da Dio (ibid.), o in Cristo (Fm 8).

Parrēsía come fiducia

C'è poi molto presente, un altro significato di parrēsía: essa è la fiducia in Dio, che significa certezza della salvezza, superamento del sentimento di colpa.

Il credente pertanto attende con fiducia il giudizio: perché il futuro non sia sotto il segno della paura occorre rimanere in Cristo (1Gv 2,28; Eb 3,6; 10,35), che ha già pubblicamente (en parrēsía) trionfato sulle potenze (Col 2,14) e ha aperto una via d'accesso al santuario (Eb 10,19; cfr. 4,16).

Chi esprime la fede in cristo in un amore concreto (1Gv 4,17; 1Tim 3,13, che sottolinea la dipendenza della parrēsía dalle buone opere), e perciò non è giudicato dal proprio cuore (1Gv 3,21), potrà rivolgersi a Dio nella preghiera in tutta franchezza e fiducia, e non sarà svergognato da Cristo alla sua venuta (1Gv 5,14; 2,28).

Note
  1. Dal greco hypòcrisis, "recitare una parte": capacità di simulare sentimenti e intenzioni benevoli, moralmente buone, allo scopo di ingannare qualcuno per ottenerne la simpatia o i favori.
  2. Esiste anche il significato negativo, impertinenza, sfacciataggine, nel senso di abuso della libertà di parlare.
  3. Hans-Cristoph Hahn, Franchezza, parresia, in Dizionario dei Concetti Biblici del Nuovo Testamento (1976), p. 729.
  4. Il Vangelo secondo Giovanni, l'Apocalisse, e tre lettere attribuite allo stesso Giovanni, formano il «corpo giovanneo».
Bibliografia
Voci correlate

Suggerimenti



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