Polittico dell'Agnello mistico (Jan van Eyck)

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Jan e Hubert van Eyck, Polittico dell'Agnello mistico (1426 - 1432), olio su tavola
Polittico dell'Agnello mistico o Pala di Gand
Opera d'arte
Stato

bandiera Belgio

Regione Fiandre
Regione ecclesiastica [[|]]
Provincia Fiandre Orientali
Comune

Gand

Località
Diocesi Gand
Parrocchia o Ente ecclesiastico
Ubicazione specifica Cattedrale di San Bavone
Uso liturgico quotidiano
Comune di provenienza Gand
Luogo di provenienza ubicazione originaria
Oggetto polittico
Soggetto Agnello mistico tra angeli e personaggi in adorazione tra buoni giudici, cavalieri di Gesù Cristo, eremiti e pellegrini; Gesù Cristo in trono, Maria Vergine, san Giovanni evangelista, angeli musicanti, Adamo ed Eva.
Datazione 1426 - 1432
Datazione
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Ambito culturale scuola fiamminga
Autori
  • Jan van Eyck
  • Hubert van Eyck
Altre attribuzioni
Materia e tecnica olio su tavola
Misure h. 258 cm; l. 375 cm
Iscrizioni
Stemmi, Punzoni, Marchi
Note
Collegamenti esterni
Virgolette aperte.png
Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
Virgolette chiuse.png

Il Polittico dell'Angello mistico, detto anche Pala di Gand, è un dipinto monumentale, eseguito tra il 1426 e il 1432, ad olio su tavola, da Jan van Eyck (1380 ca. – 1441), per la Cattedrale di San Bavone di Gand, dove è tuttora ubicato.

Descrizione

Il polittico è costituito da dodici scomparti, otto dei quali sono dipinti anche sul lato posteriore, in modo da essere visibili quando è chiusa; essi si dispongono su due registri.

Il tema iconografico del polittico è quello della Redenzione, con un prologo terreno per gli sportelli esterni e la conclusione nelle Scene dei beati in Paradiso nei pannelli interni.

Registro superiore

Jan e Hubert van Eyck, Polittico dell'Agnello mistico (part. Gesù Cristo benedicente in trono), 1426 - 1432, olio su tavola

Il registro superiore, di altezza maggiore, si articola in cinque scomparti:

  • sullo scomparto centrale:
    • al centro, Gesù Cristo benedicente in trono, con in testa una tiara ed in mano uno scettro. La ieratica figura di Cristo, in abiti pontificali, è presentato come l'ideale presidente dell'assemblea liturgica, il re-sacerdote-sposo in cuila maestà del Padre viene rivelata. Il seggio è coronato da archi a tutto sesto che riflettono la forma tradizionale dei polittico gotico, diviso in scomparti cuspidati, ed è decorato da una stoffa di broccato con il disegno ripetuto del pellicano che si becca il petto per nutrire i suoi figli, allusione al sacrificio di Gesù. Questa figura è oggetto di varie interpretazioni, per alcuni studiosi rappresenta Dio Padre, per altri Cristo Re e per altri una terza interpretazione ne vedrebbe rappresentata la Trinità[1].
    • a sinistra, Maria Vergine
    • a destra, San Giovanni evangelista.
  • scomparti laterali, a sinistra:
  • scomparti laterali, a destra:
    • Angeli musicanti
    • Eva raffigurata nuda entro una nicchia, sormontato da una scene con l'Uccisione di Abele. I due protogenitori sono le figure di congiunzione tra esterno e interno, poiché essi sono i responsabili della venuta del Messia, per lavare le colpe del peccato originale.

Gli scomparti laterali presentano:

  • interni, a forma ad arco che copre esattamente i troni laterali;
  • esterni, a forma di semilunette.

Sul retro degli scomparti, che si può vedere solo quando il polittico è chiuso, si trovano:

  • Annunciazione, che si svolge in un ambiente architettonicamente definito con precisione, e nelle lunette due profeti:

L'ambiente dell'Annunciazione è resa realisticamente grazie all'uso dell'unificazione spaziale di tutto il registro superiore, tramite linee ortogonali convergenti e tramite la presenza uniforme della luce sulle varie superfici. Grande virtuosismo illusionistico è la proiezione delle ombre dei montanti degli scomparti sul pavimento dell'ambiente, calibrata secondo la luce della finestra che naturalmente illumina la cappella.

Registro inferiore

Il registro inferiore si articola in cinque scomparti:

Sul retro degli scomparti, che si può vedere solo quando il polittico è chiuso, si trovano:

Da notare:

  • L'impostazione dello scomparto centrale è arcaica, con gruppi sovrapposti su un unico piano ascendente, al posto di disposizioni più naturali e conformi alla natura del paesaggio, come negli altri scomparti.
  • Ai lati dello scomparto centrale se ne trovano due per lato con altri gruppi di adoratori, composto in un paesaggio che riprende spazialmente lo sfondo del pannello centrale
  • Il numero quattro richiama i quattro angoli della Terra, da cui proverrebbero i santi e beati venuti ad adorare l'Agnello mistico.

Note stilistiche, iconografiche ed iconologiche

  • Nel polittico compaiono già i caratteri tipici della pittura di Jan van Eyck:
    • naturalismo analitico;
    • uso di colori luminosi;
    • cura per la resa del paesaggio;
    • grande lirismo, tutti elementi.
  • Non è chiara la motivazione per cui negli scomparti l'artista utilizzi scale di rappresentazione diverse, in particolare, nel lato interno, tra registro superiore e inferiore. La solenne monumentalità delle figure superiori contrasta con i paesaggi distesi e brulicanti di figure in azione nella parte inferiore, che farebbe quasi pensare a una monumentale predella.
  • Nel complesso, comunque, non si può parlare di disomogeneità eccessivamente marcate, infatti i colori, la luce e le composizioni spaziali risultano nel complesso sufficientemente unificate e l'altissima qualità pittorica del polittico mette in secondo piano anche i problemi attributivi.
  • La tecnica del colore a olio, perfezionata proprio da Jan van Eyck e ripresa dai suoi seguaci, permise la creazione di effetti di luce e di resa delle superfici mai viste prima: siccome i colori asciugavano molto lentamente era possibile procedere a successive velature, cioè strati di colore traslucidi e trasparenti, che rendevano le figure brillanti e lucide, permettendo di definire la diversa consistenza delle superfici fin nei più minuti particolari. La luce fredda e analitica è l'elemento che unifica e rende solenne e immobile tutta la scena, delineando in maniera "non selettiva" sia l'infinitamente piccolo sia l'infinitamente grande. Vengono sfruttate più fonti luminose, che moltiplicano le ombre e i rilessi, permettendo di definire con acutezza le diverse superfici: dei tessuti ai gioielli, dagli elementi vegetali al cielo terso.
  • In quest'opera, e nelle opere fiamminghe in generale, lo spettatore è incluso illusoriamente nello spazio della rappresentazione, tramite alcuni accorgimenti quali l'uso di una linea dell'orizzonte più alta, che fa sembrare l'ambiente "avvolgente", come se fosse in procinto di rovesciarsi su chi guarda.

Notizie storico-critiche

Jan e Hubert van Eyck, Polittico dell'Agnello mistico- chiuso (1426 - 1432), olio su tavola

La maggior parte delle informazioni sul polittico deriva dall'iscrizione sulla cornice e qualche riscontro indiretto. Sull'iscrizione si riporta come fosse stato iniziato dal pittore Hubert van Eyck e completato dal fratello Jan, su incarico di Josse Vijd, che glielo affidò il 6 maggio, mentre alcune lettere in rosso, se lette come cifre romane, compongono la data 1432. Dalla lastra tombale di Hubert, nell'antica Abbazia di San Bivone a Gand, sappiamo che egli morì nel 1426, ma questa figura ha assunto contorni leggendari, nell'impossibilità di distinguere la sua mano maio quo nemo repertus da quella di Jan, che invece è ben documentato.

La mancanza di opere certe di Hubert van Eyck ha, infatti, impedito di trovare risposte soddisfacenti alla questione della sua attribuzione. La critica sembra oggi propensa ad attribuire ad Hubert van Eyck la concezione ed in parte l'esecuzione della tavola con l'Adorazione e delle tre tavole sovrastanti, mentre tutto il resto venne eseguito da Jan van Eyck, che vi lavorò a fasi alterne; ciò spiegherebbe l'evidente carattere di disomogeneità tra i vari scomparti, che per essere pienamente apprezzati devono essere analizzati singolarmente.

La collocazione nell'angusta cappella di Josse Vijd non era forse il luogo di destinazione originario e, come suggerirebbero alcune discrepanze compositive, il polittico venne acquistato dal Vijd solo quando era completato solo per metà, facendo adattare quello che era stato pensato per un altro committente e un'altra collocazione.

Il pittore tedesco Albrecht Dürer (14711528) descrisse l'opera come:

« Immensamente preziosa e stupendamente bella. »

Il polittico, sebbene oggi sia collocato nello stesso luogo per cui venne dipinto, ha subito nel tempo varie vicissitudini. Smontato e spostato più volte, nel 1781 vennero ridipinti e spostati in sagrestia i "troppo conturbanti" nudi di Adamo ed Eva.

Nel 1816 alcuni degli scomparti laterali vennero acquistati dall'inglese Edward Solly, residente in Germania, e poi alienati al re di Prussia.

Durante la Prima Guerra Mondiale (1914 - 1918) altri scomparti vennero sottratti dalla Cattedrale di San Bavone di Gand, ma con il Trattato di Versailles tutti vennero restituiti al Belgio, anche quelli legalmente acquistati da Edward Solly, per contribuire al risarcimento che la Germania doveva versare agli Stati vincitori.

All'inizio della Seconda Guerra Mondiale (1939 - 1945), il Belgio decise di inviare in via preventiva il polittico nella Città del Vaticano, dove sarebbe stato al sicuro, ma l'arrivo della notizia della firma dell'Asse Roma-Berlino (22 maggio 1939), sopraggiunse durante il trasporto, per questo l'opera venne provvisoriamente ricoverata nel museo di Pau, cittadina sui Pirenei francesi.

Nel 1942 il dipinto venne sequestrato da Adolf Hitler (18891945) e destinato a un castello della Baviera, anche se poi, per ragioni di sicurezza, venne nascosto in una miniera di sale, dove venne ritrovato dalle truppe statunitensi, e restituito al Belgio alla fine della guerra, durante una cerimonia tenuta al Palazzo Reale di Bruxelles. Nessuna rappresentanza francese venne invitata alla cerimonia per la mancata opposizione da parte del Governo di Vichy (1940 - 1944) al sequestro del dipinto ad opera dei nazisti.

Galleria fotografica

Note
  1. (EN) Barbara G. Lane, The Altar and the Altarpiece, Sacramental Themes in Early Netherlandish Painting, Harper & Row, 1984, ISBN 0064301338 - p. 109
Bibliografia
  • Pierluigi De Vecchi, Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, vol. 2, Editore Bompiani, Milano 1999 ISBN 88-451-7212-0
  • Rosa Giorgi, Simboli, protagonisti e storia della Chiesa, col. "Dizionari dell'Arte", Editore Mondadori-Electa, Milano 2004, p. 99 ISBN 9788837027896
  • Boris A. Uspenskij, La pala d'altare di Jan Van Eyck a Gand, Editore Lupetti, 2002
  • Paolo Parlavecchia, Il Gotico in Europa: Notre Dame e Westmisnster: l'arte si lancia verso il cielo, col. "La Bellezza di Dio. L'Arte ispirata dal Cristianesimo", Editore San Paolo, Palazzolo sull'Oglio (BS) 2003, pp. 62 – 65
  • Rolf Toman (a cura di), Il Gotico: architettura, scultura e pittura, Editore Könemann, Colonia 1998, pp. 406 - 410 ISBN 9783829020404
  • Timothy Verdon, La bellezza nella Parola. L'arte a commento delle letture festive. Anno A, Editore San Paolo, Milano 2008, pp. 316 - 323 ISBN 9788821563106
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