Primicerio della basilica di San Marco

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Capitolo ducale della basilica di San Marco
Chiesa latina

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Vescovo titolare {{{vescovo}}}
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Diocesi suffraganee
Diocesi suffraganea di
Nazione bandiera Italia
Regione ecclesiastica Veneto
Sede Venezia
Eretta 819
Soppressa 1807
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diocesi dipendente dalle prerogative vescovili del doge di Venezia


provincia
ecclesiastica
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collocazione
geografica
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Dati dall'annuario pontificio

Chiesa cattolica in Italia
Elenco delle sedi titolari
Diocesi soppresse

Il primicerio della basilica di San Marco era il primo canonico del capitolo della basilica di San Marco a Venezia. Era il reggente della cappella palatina del Doge, cioè la basilica, e delle Scole Marciane, come pure dei pievani ad essa collegate. Queste entità costituivano una Diocesi nullius: non soggetta al potere di un metropolita, ma dipendente direttamente dall'autorità dogale.

La Chiesa di San Marco

Da un punto di vista ecclesiastico, infatti, la chiesa marciana era rappresentata dal doge di Venezia, che aveva il titolo di "Capo della Chiesa di San Marco" e quindi con prerogative di Vescovo, sin dai tempi più antichi. Questa valenza religiosa del doge fu anche questione di dibattito nel Concilio di Trento svoltosi dal 1545 al 1563, nel quale, riconoscendo che il doge rappresentava la Chiesa ma non era né un vero e proprio vescovo consacrato (successore degli Apostoli), né solamente un principe, si dovettero modificare le formule conclusive per comprendere accanto ai vescovi e ai principi, il doge di Venezia. Per tanto, in analogia al re d'Inghilterra, capo della Comunione anglicana, il doge di Venezia era il "vescovo" della terra di San Marco, sebbene non fosse nominato dal papa e anzi riservasse per sé il diritto a nominare i vescovi del dogado.

Il primicerio, in qualità di suo rappresentante, celebrava pontificali, amministrava la prima tonsura e gli ordini minori e, per un certo periodo, anche ordinare presbiteri. Egli era una delle numerose figure episcopali presenti all'interno della città, che in un certo periodo comprendevano:

L'importanza capitale della basilica di San Marco nell'ordinamento politico e religioso veneziano risiede nel fatto che in essa dall'828 riposavano le spoglie dell'Evangelista, che secondo la tradizione per primo cristianizzò la Venetia.

La tradizione apostolica e l'enorme prestigio conseguente al possesso di una reliquia di simile portata, hanno fatto sì che l'intero corpo della nazione si identificasse nel santo protettore e che la terra di Venezia assumesse il nome di Terra di San Marco e che la sua Chiesa acquisisse un livello di autonomia del tutto particolare.

Già alla sua fondazione nell'828 la basilica San Marco figurava essere posta, unica chiesa, all'interno della giurisdizione dogale con i diritti ereditati dall'antica cappella ducale di San Todaro, primo patrono della città.

Ancora nel 982 la si chiamava libera a servitute Sanctae Matris Ecclesiae ("libera dalla servitù di Santa Madre Chiesa"): è l'epoca del dogado di Pietro I Orseolo, quando viene istituita la carica di Primicerio, di nomina ducale.

Tra la fine del XII secolo e gli inizi del XII secolo, la basilica estese la sua giurisdizione alle chiese di San Basso, San Zeminian e San Zulian.

Tuttavia è solo dalla metà del XIV secolo che si ha la piena certezza dell'esclusiva soggezione dei cappellani di San Marco al solo potere ducale e il godimento di particolari libertà dalla diocesi di Venezia.

Con la caduta della Repubblica nel 1797 e la fine della serie dei dogi di Venezia, il capitolo della basilica e il primicerio persero le basi della propria particolarità giurisdizionale. Nel 1807 si ebbe la soppressione della carica episcopale di primicerio e il trasferimento della sede del Patriarcato di Venezia dalla cattedrale di San Pietro di Castello alla basilica marciana, con la relativa unione dei due capitoli.

Lista dei Primiceri della basilica di San Marco

Bibliografia
  • A. Da Mosto, L'Archivio di Stato di Venezia, Biblioteca d'Arte editrice, Roma, 1937.
  • F. Mutinelli, Lessico Veneto, tipografia Giambattista Andreola, Venezia, 1852.
Collegamenti esterni

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