Ultima Cena (Andrea del Castagno)

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Firenze CenacoloS.Apollonia A.Castagno UltimaCena 1447.jpg
Andrea del Castagno, Ultima Cena (1447), affresco
Ultima Cena
Opera d'arte
Stato

bandiera Italia

Regione Stemma Toscana
Regione ecclesiastica Toscana
Provincia Firenze
Comune

Stemma Firenze

Località
Diocesi Firenze
Parrocchia o Ente ecclesiastico
Ubicazione specifica Cenacolo di Sant'Apollonia, parete occidentale
Uso liturgico nessuno
Comune di provenienza Firenze
Luogo di provenienza ubicazione originaria
Oggetto dipinto murale
Soggetto Ultima Cena
Datazione 1447
Datazione
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Ambito culturale
Autore

Andrea del Castagno (Andrea di Bartolo di Bargilla)

Altre attribuzioni
Materia e tecnica affresco
Misure h. 421 cm; l. 975 cm
Iscrizioni
Stemmi, Punzoni, Marchi
Note

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Collegamenti esterni
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21Dette queste cose, Gesù si commosse profondamente e dichiarò: «In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà». 22I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse. 23Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. 24Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: «Di', chi è colui a cui si riferisce?». 25Ed egli reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». 26Rispose allora Gesù: Rispose allora Gesù: «È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone. 27E allora, dopo quel boccone, satana entrò in lui. Gesù quindi gli disse: «Quello che devi fare fallo al più presto».
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L’Ultima Cena è un dipinto murale, eseguito nel 1447, ad affresco, da Andrea di Bartolo di Bargilla detto Andrea del Castagno (1421 ca. - 1457), ubicato nella parete occidentale del Cenacolo di Sant'Apollonia di Firenze.

Descrizione

Ambientazione

La scena dell'Ultima Cena è ambientata in una sala decorata con raffinata eleganza e concepita come un triclinium romano di epoca imperiale, come lo immaginavano gli intellettuali dell'epoca basandosi sui trattati dell'architetto Leon Battista Alberti (14041472) e e sulle loro conoscenze dell'architettura classica. La sala non presenta la parete anteriore, in modo da permettere allo spettatore la visione dell'interno.

L'ambientazione è curata nei minimi dettagli: dalle tegole del tetto, al soffitto a quadrati bianchi e neri, dal pavimento alle pareti laterali, fino ai due muri in laterizio che racchiudono la scena a destra e a sinistra. Tutto è inquadrato in una prospettiva rigorosa, con un forte scorcio laterale, dove tutti gli elementi hanno una precisa collocazione geometrica.

In alto corre un fregio formato da un intreccio di trentatré occhielli e mezzo: una raffinata allusione all'età di Cristo al momento della morte. In basso il lungo banco marmoreo è decorato alle estremità da sfingi a tutto tondo ed anfore a bassorilievo: un evidente richiamo all'arte classica. Alle spalle degli apostoli si vedono una serie di riquadri con finte specchiature in marmi policromi, che accrescono, con il loro rigore geometrico e coloristico, la staticità e la solennità della scena. Esse sono molto più cupe, e per questo realistiche, delle specchiature marmoree usate in opere coeve di pittori come Filippo Lippi o Beato Angelico. Fa eccezione il pannello più screziato alle spalle di Gesù, che sembra agata e richiama subito l'occhio dello spettatore verso il fulcro del dipinto, tra le figure di san Pietro, Giuda Iscariota e Cristo.

Sul lato destro si trovano due finestre, che giustificano l'illuminazione da destra, mentre la luce naturale oggi proviene da sinistra.

Soggetto

Nel dipinto murale, intorno ad una lunga tavola imbandita con una tovaglia bianca, compaiono:

  • Gesù Cristo, seduto fra san Pietro e san Giovanni, ha già annunciato con amarezza l'imminente tradimento e rivolge con serena rassegnazione il suo sguardo al giovane apostolo.
  • Apostoli affiancano Gesù, stando seduti su un lungo banco marmoreo coperto da un drappo con motivi floreali e rialzato da una pedana, e prendono posto tutti dalla stessa parte del tavolo. Le figure degli apostoli sono intensamente caratterizzate con fisionomie realistiche e varie, colti in vari atteggiamenti ed espressioni. Si notano (da sinistra a destra):
    • San Filippo, all'estremità sinistra della tavola, sta discutendo con l'apostolo seduto alla sua destra.
    • San Tommaso appare raffigurato in atteggiamento di chiaro scetticismo, con il capo rivolto verso l'alto e la mano sul mento a sostenerlo: questi è, infatti, l'apostolo che nel Vangelo afferma la sua esigenza di vedere per credere (Gv 20,25).
    • San Giacomo tiene un bicchiere tra le due mani ed è come immobile e pensieroso.
    • San Pietro, seduto affianco a Gesù, appare stupito e interrogativo e rivolge lo sguardo preoccupato verso Cristo.
    • San Giovanni, seduto affianco a Gesù, che piega la testa accostandosi al suo petto ed appoggiandosi sul tavolo visibilmente addormentato.
    • Sant'Andrea con la folta capigliatura bianca riccioluta e la barba che discende abbondante come cascata si rivolge ad incontrare lo sguardo rattristato e intimidito di san Bartolomeo che forse pone a se stesso la domanda se non sia lui in qualche modo il traditore del Maestro.
    • San Taddeo sembra quasi voler allontanare con il gesto delle mani questo annuncio che a lui appare un peso troppo grande da sopportare.
    • San Simone, all'estremità sinistra della tavola, si copre la faccia con la mano in un gesto sconsolato quasi a dire l'impossibilità di quanto sta per avvenire.
    • Ultimo apostolo, a destra, ha il volto con uno sguardo quasi impietrito.
  • Giuda Iscariota, seduto su uno sgabello che appoggia (non a caso) al di sotto della pedana, è l'unico ad occupare il lato opposto del tavolo ed è solo davanti a Gesù. La collocazione di Giuda separato dal resto degli apostoli è tipica di questo tema iconografico (anche se di solito si trova a destra, piuttosto che a sinistra di Cristo). La sua figura, senza aureola, con la chioma nera, la barba scura, lo sguardo penetrante ed il naso adunco assomiglia a quella di un satiro della mitologia romana, dalla quale i cristiani avevano mutuato molte delle caratteristiche fisiche del diavolo.

Iscrizioni

Nel dipinto figurano undici iscrizioni, in lettere capitali, poste nella pedana ai piedi di ciascun apostolo, per identificarli:

  • a sinistra:
« […] »
« PHILIPUS »
« THOMAS »
« IACOBUS »
« PETRUS »
  • a destra:
« IOANNES »
« ANDREAS »
« BARTOLOMEUS »
« THADEUS »
« SYMON »
« […] »

Notizie storico-critiche

L’Ultima Cena venne realizzata nel 1447 da Andrea del Castagno sulla parete occidentale del refettorio del monastero benedettino di Sant'Apollonia, fondato nel 1339: così le monache, mentre mangiavano, dovevano percepirsi come "estensione" della vita comunitaria istituita da Gesù alla cena.

A causa della clausura delle religiose, il dipinto era sono inaccessibile e quindi fu completamente ignorato dalle fonti antiche, infatti sia Giorgio Vasari che Giuseppe Richa non ne parlano nei loro scritti su Firenze.

La scoperta si ebbe solo dopo la soppressione e la requisizione del cenobio nel 1866 per uso militare. Attualmente, l'utilizzo del complesso è ripartito fra l'Università di Firenze e le Forze Armate.

Inizialmente, la scena venne attribuita a Paolo Uccello, ma lo storico dell'arte Giovanni Battista Cavalcaselle e Crowe l'assegnarono ad Andrea del Castagno. Dopo la scoperta, nel 1891, nell'antico refettorio venne istituito il Museo di Andrea del Castagno.

Bibliografia
  • Bernard Berenson, Italian Pictures of the Renaissance - Florentine School, vol. 1, Editore Phaidon, Londra 1963, p. 46
  • Carlo Bertelli et. al., Storia dell'Arte Italiana, vol. 2, Editore Electa-Bruno Mondadori, Milano 1990, pp. 228, 230 - ISBN 9788842445227
  • Luciano Berti, Andrea del Castagno, Editore De Agostini, Novara 1966
  • Giorgio Cricco et. al., Itinerario nell'arte, vol. 2, Editore Zanichelli, Bologna 1999, p. 388 - ISBN 9788808079503
  • M. Horster, Andrea del Castagno. Complete edition with a critical catalogue, Londra 1980, pp. 23 - 27, 175 - 177
  • Rossana Caterina Proto Pisani (a cura di), Luce e disegno negli affreschi di Andrea del Castagno, Editore Sillabe, Livorno 2000 - ISBN 9788883470202.
  • Touring Club Italiano (a cura di), Firenze, col. "Guide Rosse", Touring Editore, Milano 2007, p. 322 - ISBN 9788836543458
  • Rolf Toman (a cura di), Arte italiana del Rinascimento: architettura, scultura e pittura, Editore Könemann, Colonia 1998, p. 266 ISBN 9783829020404
  • Timothy Verdon, La bellezza nella Parola. L'arte a commento delle letture festive. Anno A, Editore San Paolo, Milano 2008, pp. 112 - 115 ISBN 9788821560361
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