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Utente:Elvezio Del Pietro/5

Da Cathopedia, l'enciclopedia cattolica.
Salmo 137

Incipit del salmo nel Salterio di St Albans (XII secolo)
Lingua originale he
Ambito culturale {{{ambitoculturale}}}
Serie Libro dei Salmi
Datazione III secolo a.C.
Genere poesia
Libro precedente Salmo 136
Libro successivo Salmo 138

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Il Salmo 137 (numerazione greca: salmo 136) è un capitolo molto conosciuto del Libro dei Salmi.

Non è particolarmente utilizzato nella liturgia cattolica novus ordo per via delle parole forti contenute nell'ultimo versetto:

« (1) Lungo i fiumi di Babilonia,

là sedevamo e piangevamo

ricordandoci di Sion.

(2) Ai salici di quella terra

appendemmo le nostre cetre,

(3) perché là ci chiedevano parole di canto

coloro che ci avevano deportato,

allegre canzoni, i nostri oppressori:

«Cantateci canti di Sion!».

(4) Come cantare i canti del Signore

in terra straniera?

(5) Se mi dimentico di te, Gerusalemme,

si dimentichi di me la mia destra;

(6) mi si attacchi la lingua al palato

se lascio cadere il tuo ricordo,

se non innalzo Gerusalemme

al di sopra di ogni mia gioia.

(7) Ricòrdati, Signore, dei figli di Edom,

che, nel giorno di Gerusalemme,

dicevano: «Spogliatela, spogliatela

fino alle sue fondamenta!».

(8) Figlia di Babilonia devastatrice,

beato chi ti renderà quanto ci hai fatto.

(9) Beato chi afferrerà i tuoi piccoli

e li sfracellerà contro la pietra. » (137 )


Il Salmo 137 esprime il dolore nell'esilio babilonese, la nostalgia per Gerusalemme e la tensione tra memoria, identità ferita e desiderio di giustizia.

Contesto storico

Il salmo nasce dall'esperienza dell'esilio a Babilonia (VI secolo a.C.), quando il popolo d'Israele, deportato, viveva lontano dalla propria terra e dal Tempio. È uno dei testi biblici più intensi nel descrivere il dolore dell'esilio.

Struttura e temi principali

  • Nostalgia e dolore: Sui fiumi di Babilonia, là sedevamo piangendo al ricordo di Sion. L'immagine dei fiumi richiama un luogo straniero e ostile, dove la memoria diventa ferita.
  • Identità e fede: Gli esiliati rifiutano di cantare i canti del Signore in terra straniera, perché il canto liturgico appartiene alla relazione con Dio nella terra promessa. È un atto di resistenza spirituale.
  • Fedeltà a Gerusalemme: Il salmista giura di non dimenticare Sion, simbolo della presenza di Dio che è il centro dell'identità del popolo.
  • Invocazione di giustizia: Le dure righe finali non sono un invito alla violenza, ma un linguaggio tipico dei salmi imprecatori che esprimono il desiderio che Dio ristabilisca la giustizia contro chi ha distrutto Gerusalemme. La Bibbia conserva anche queste parole per mostrare la verità dei sentimenti umani davanti a Dio.

Significato spirituale

Il salmo parla della memoria come forza, della fedeltà nelle prove e della speranza che Dio intervenga nella storia. È un testo che unisce dolore, identità e fiducia, ricordando che la fede può sopravvivere anche lontano da casa.

Nel Rito Romano

Nel Rito Romano il Salmo 137 è proclamato come salmo responsoriale con il ritornello Signore, il tuo amore è per sempre. Mentre nel Rito Ambrosiano (Super flumina Babylonis) è usato soprattutto nella Liturgia delle Ore, in particolare nei Vespri, mentre non compare come salmo responsoriale ordinario nel Messale Ambrosiano.

Nella musica sacra

Il Salmo 137, celebre per l’incipit Super flumina Babylonis, è uno dei testi biblici più musicati nella tradizione sacra, soprattutto in forma di mottetto polifonico e di salmo liturgico.

Tra gli esempi più significativi:

  • Giovanni Pierluigi da Palestrina — autore di un celebre mottetto Super flumina Babylonis, composto dopo la perdita della moglie nel 1580 in cui i bassi aprono il canto con una linea grave e dolorosa, seguiti progressivamente dalle altre voci.
  • Tomás Luis de Victoria, per due cori a quattro voci.