Ascensione di Gesù

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Questa voce riguarda il fatto della vita di Gesù.
⇒  Se cercavi la voce sulla solennità della Chiesa, vedi Ascensione del Signore.
Giotto, Ascensione di Gesù Cristo (1303 - 1305), affresco; Padova, Cappella degli Scrovegni

L'Ascensione è l'ultimo episodio della vita terrena di Gesù: questi, quaranta giorni dopo la sua Morte e Risurrezione, secondo quanto riportato narrato dal Nuovo Testamento, ascese al cielo.

La ricorrenza è celebrata da tutte le confessioni cristiane e, insieme a Pasqua e Pentecoste, è una delle solennità più importanti del Calendario Ecclesiastico.

Il racconto biblico

Gesù salì al cielo con il suo corpo, alla presenza dei suoi Apostoli, per entrare in Comunione con il Padre, per non comparire più sulla Terra fino alla sua Seconda venuta (Parusìa) e alla Rivelazione.

I Vangeli non si dilungano molto su tale episodio. Marco scrive:

« Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio. » (16,19)

Luca, altrettanto stringatamente:

« Poi [Gesù] li condusse fuori [i discepoli] verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio. » (24,50-53)

Giovanni tratta dell'evento in maniera indiretta, riportando una testimonianza di Maria Maddalena:

« Gesù le disse: "Non trattenermi, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli, e di' loro: 'Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro'". » (20,17)

Negli Atti degli Apostoli si trova altresì una cronaca più dettagliata dell'evento:

« Egli [Gesù] si mostrò ad essi [gli Apostoli] vivo, dopo la sua Passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio [...] Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n'andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: "Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo". » (1,3-11)

Nelle lettere canoniche non si parla del fatto in sé; vengono tuttavia descritte le conseguenze dell'Ascensione per il fedele (Ef 4,7-13; (1Tim 3,16; 1Pt 3,21-22).

Significato teologico

La comprensione teologica dell'Ascensione è legata alla comprensione dell'affermazione che Cristo ormai "siede alla destra del Padre"[1]. L'affermazione riprende l'annuncio profetico del Salmo 109, dove JHWH stabilisce il re alla sua destra, come segno della sua potenza.

Gesù applicò a sé l'espressione (Mt 22,24; 26,64; Mc 12,36; 14,62; Lc 20,42; 22,69), rivendicando così le prerogative messianiche. La predicazione apostolica e la dottrina della Chiesa affermano tale verità, asserendo così la dignità divina di Cristo.

Devozione

Nella Chiesa cattolica:

Diverse sono le tradizioni legate alla liturgia di questa festa, tra cui le processioni dell'Ascensione, con torce e stendardi raffiguranti Cristo risorto.

Luogo

Edicola dell'Ascensione

Sebbene il luogo dell'Ascensione non sia citato direttamente nella Bibbia, dagli Atti degli Apostoli sembrerebbe essere l'Orto degli ulivi, poiché dopo l'ascensione i discepoli

« ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in un sabato. » (1,12)

La tradizione ha consacrato questo luogo come il Monte dell'Ascensione.

I primi cristiani ricordavano l'Ascensione riunendosi in una grotta che si trova nei pressi, probabilmente per paura delle persecuzioni.

Roccia dell'Ascensione all'interno dell'edicola.

Dopo l'Editto di Constantino, la prima chiesa fu costruita in quel luogo (ca. nel 390) da Poimenia, una devota romana [2]. L'attribuzione di questa chiesa iniziale, è tuttavia non univoca. Secondo gli scritti di Eusebio, essa risalirebbe al 333, quando essa fu fatta costruire da Costantino I su desiderio della madre, Elena[3] [4]. La basilica, detta Eleona Basilica, deve il suo nome alla parola eleon che in greco significa olivo, ma ricorda anche il suono di eleison, pietà, misericordia. Tale basilica fu distrutta dai Sasanidi nel 614 guidati da Cosroe II, come il Santo Sepolcro, ma diversamente dalla Natività di Betlemme, risparmiata alla visione dei dipinti che ritraevano i Magi (persiani).

Fu ricostruita nell'VIII secolo, e distrutta nuovamente, per essere poi ricostruita dai Crociati. La basilica fu successivamente distrutta dai Musulmani, che lasciarono in piedi solo l'edicola ottagonale ancora presente.

Questo luogo fu comprato da due emissari del Saladino nel 1198 e da allora è rimasto di proprietà del waqf islamico di Gerusalemme.

Sulla roccia conservata nel santuario, la tradizione riconosce l'orma del piede destro di Gesù, lasciata nel momento in cui ascendeva al cielo. Essa è venerata dai cristiani. L'edificio costruito dai Crociati è stato convertito in una moschea, anche se non è usato per il culto a causa dei molti pellegrini cristiani.

Come segno di buona volonta, nel 1200 il Saladino ordinò la costruzione di una seconda moschea e di un mihrab nei pressi della basilica, in modo da consentire la visita dei pellegrini cristiani alla roccia dell'Ascensione. Gli scavi di p. Corbo ofm nel 1959 dimostrarono che il livello della memoria originale resta 8 metri più in basso Ancora oggi la basilica è controllata dai musulmani e visitabile dietro pagamento di una cifra simbolica (meno di 10 NIS).

Il convento ortodosso dell'Ascensione è presente sulla cima del Monte degli ulivi.

Note
  1. At 2,33; cfr. il Simbolo Apostolico e il Simbolo Niceno-Costantinopolitano
  2. Jerome Murphy-O'Connor: The Holy Land: An Oxford Archaeological Guide from Earliest Times to 1700, Oxford University Press, 1998
  3. Eusebio: Vitae Costantini
  4. E.D.Hunt: Holy Land Pilgrimage in the Later Roman Empire: AD 312-460, Oxford University Press, 1984
Bibliografia
  • Louis Duchesne, Christian Worship. Its Origin and Evolution. A Study of the Latin Liturgy Up to the Time of Charlemagne, ed. cit. London 1903 (in inglese), Whitefish, Kessinger, [1903], 2007, ISBN 0-548-11982-1
Voci correlate
Collegamenti esterni

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