Risurrezione di Gesù Cristo

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La Risurrezione di Gesù[1] è l'evento centrale del Nuovo Testamento e in particolare dei Vangeli: la testimonianza apostolica annuncia che, al terzo giorno dalla sua morte in croce, Gesù risorse lasciando il sepolcro vuoto e mostrandosi vivo, inizialmente ad alcune discepole, e quindi anche ad altri apostoli e discepoli.

È il principio e il fondamento della fede, ricordato annualmente nella Pasqua e settimanalmente nella Domenica.

La tradizione cristiana considera unanimemente l'evento della risurrezione di Gesù come storico[2].

Sinossi evangelica

Secondo la testimonianza concorde dei vangeli, dopo tre giorni nel sepolcro Gesù è risorto. I vangeli non descrivono l'evento, che non ha avuto testimoni diretti, ma solo la testimonianza della tomba vuota e le visioni delle discepole alle quali apparve. La scoperta avvenne all'alba del giorno dopo il sabato, cioè domenica mattina, quando le discepole (di numero variabile a seconda dei vangeli) si recarono al sepolcro per completare l'imbalsamazione del cadavere, lasciata in sospeso il venerdì sera per il sopraggiungere del tramonto, inizio del sabato.

Come avviene solitamente per molti altri eventi evangelici, i resoconti sono concordi per gli elementi fondamentali dell'evento, ma dissentono quanto ai particolari secondari.

Storicità

Gli argomenti adottati a favore della non storicità e la loro confutazione

Secondo vari filoni di esegesi liberale e di anticristianesimo, i resoconti evangelici sono non credibili[8]. Il fatto della risurrezione è considerato da molti impossibile.

Varie tesi sono state formulate riguardo alla risurrezione:

  • Viene letta come una truffa volontaria: così Reimarus[9]. I discepoli avrebbero rubato il cadavere di Gesù e ne avrebbero sostenuto falsamente e coscientemente la risurrezione. Tale tesi riprende quanto sostenuto già in epoca apostolica dagli Ebrei (Mt 28,11-14).
    • Martin Dibelius osserva però che prima della risurrezione gli apostoli e i discepoli se ne stavano nascosti e impauriti, mentre dopo le apparizioni di Gesù risorto diventano audaci. Una truffa volontaria o un'allucinazione non può aver spinto i primi cristiani a rischiare la vita e a morire per una menzogna. La risurrezione è stata la causa di questo radicale cambiamento, proporzionata all'effetto ottenuto.
  • Da altri viene interpretata come un'allucinazione: così David Friedrich Strauss[10]. I discepoli, delusi per il fallimento di Gesù, si sarebbero auto-illusi che fosse ancora vivo e di averlo visto. Il resoconto della tomba vuota non sarebbe quindi storico.
    • Di fatto però i dati dei racconti evangelici mettono in evidenza come sia stato difficile da parte del Risorto convincere i suoi discepoli della sua risurrezione; tale interpretazione non può quindi sostenersi senza mettere tra parentesi i racconti evangelici, cioè supponendo, gratuitamente, che i resoconti dei Vangeli vadano riveduti e corretti.
  • Per Rudolf Bultmann la risurrezione è una verità di fede storicizzata[11]. La fede dei primi cristiani vedeva in Gesù il salvatore atteso che liberava l'umanità dal male, dal peccato e dalla morte. Questa convinzione sarebbe stata storicizzata nella credenza della risurrezione.
    • Questa interpretazione, al pari della precedente, cozza contro la sostanza e il tono delle affermazioni del Nuovo Testamento, le quali suppongono sempre che la risurrezione di Gesù sia un fatto reale.
  • James George Frazer[12] la legge come la storicizzazione di un mito. La risurrezione di Gesù sarebbe la storicizzazione del mito della divinità che muore e risorge, in analogia con i miti di Osiride, ma anche con quelli di Mitra, Dioniso, Attis. Tali obiezioni furono presentate già nei primi secoli da Celso, e abbiamo testimonianza di ciò nei padri apologeti.
    • In realtà un'ipotesi come questa suppone che chi ha storicizzato il mito conoscesse i miti pagani, dal momento che non si può storicizzare ciò che non si conosce; ora tale conoscenza da parte degli apostoli non è dimostrabile in alcuna maniera, e l'ipotesi rimane quindi nel campo dell'immaginario; suppone poi che ci sia effettivamente un parallelismo tra Gesù e qualcuna delle divinità mitiche, il che è altrettanto insostenibile[13].

Formulazione positiva della storicità

I resoconti evangelici sono sostanzialmente concordi nell'evento della risurrezione, testimoniato dalla tomba vuota e dalle apparizioni alle discepole prima e poi ad altri. La differenza fra le varie tradizioni, spiegabili con redazioni diverse quanto a cronologia e zona geografica, è a favore della storicità: se i primi cristiani avessero voluto a posteriori inventare la risurrezione, sarebbero stati attenti a renderla credibile.

L'evento non può essere stato inventato dai discepoli in base alla loro fede in Gesù Messia: la risurrezione di Gesù non è riducibile in maniera semplice a quanto annunciato nell'Antico Testamento. Il compimento dell'Antico Testamento rappresentato da Gesù si trova in questo caso a un livello ulteriore, fuori dalle stesse categorie dell'Antico Testamento.

« Il mistero della Risurrezione di Cristo è un avvenimento reale che ha avuto manifestazioni storicamente constatate, come attesta il Nuovo Testamento. Già verso l'anno 56 san Paolo può scrivere ai cristiani di Corinto: "Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici"(1Cor 15,3-4). L'Apostolo parla qui della tradizione viva della Risurrezione che egli aveva appreso dopo la sua conversione alle porte di Damasco (cfr. At 9,3-18). »

Il corpo di Cristo risorto

Il risorto stabilisce con i suoi discepoli rapporti diretti, attraverso il contatto[14] e la condivisione del pasto[15], allo scopo di far loro capire che non è un fantasma (cfr Lc 24,39), ma soprattutto perché capiscano che il corpo risuscitato con il quale si presenta a loro è il medesimo che ha subito la passione e la Crocifissione: esso infatti porta ancora i segni della passione (Lc 24,40; Gv 20,20.27)[16].

Questo corpo autentico e reale possiede però al tempo stesso caratteristiche nuove, proprio di un corpo glorioso; esso non è più situato nello spazio e nel tempo, ma può rendersi presente a suo modo dove e quando vuole[17]: la sua umanità non può più essere trattenuta sulla terra, e ormai appartiene al dominio divino del Padre (cfr Gv 20,17. Anche per questa ragione Gesù risorto è sovranamente libero di apparire come vuole: sotto l'aspetto di un giardiniere (a Maria Maddalena, Gv 20,14-15) o sotto altre sembianze (cfr. Mc 16,12) che erano familiari ai discepoli, e ciò per suscitare la loro fede (cfr. Gv 20,7.14.16; 21,4).

La Risurrezione di Cristo si differenzia dalle risurrezioni operate da Cristo: la figlia di Giairo (Mc 5,22-24.35-43; Lc 8,41-42.49-56), il giovane di Nain (Lc 7,11-16), Lazzaro (Gv 11,1-53). Tutte queste furono ritorni alla vita terrena "ordinaria", di carattere miracoloso; ma ad un certo momento esse sarebbero morte di nuovo. La Risurrezione di Cristo è essenzialmente diversa: nel suo Corpo risuscitato egli passa dallo stato di morte ad un'altra vita al di là del tempo e dello spazio. Il Corpo di Gesù è, nella Risurrezione, colmato della potenza dello Spirito Santo; partecipa alla vita divina nello stato della sua gloria, sì che san Paolo può dire di Cristo che egli è "l'uomo celeste" (cfr. 1Cor 15,35-50.

La Risurrezione come evento trascendente

Nessuno è stato testimone oculare dell'avvenimento stesso della Risurrezione, e nessun evangelista lo descrive. Nessuno ha potuto dire come essa sia avvenuta fisicamente. Ancor meno fu percettibile ai sensi la sua essenza più intima, il passaggio di Cristo dalla morte ad un'altra vita.

Anche se il fatto ha i suoi riscontri storici constatabili (il sepolcro vuoto, la realtà degli incontri degli Apostoli con il Risorto), la Risurrezione resta tuttavia un fatto che supera la storia, appartenente al cuore stesso del Mistero della fede.

Per questo motivo Cristo risorto non si manifesta al mondo, ma ai suoi discepoli (cfr Gv 14,22), "a quelli che erano saliti con lui dalla Galilea a Gerusalemme", i quali "ora sono i suoi testimoni davanti al popolo" (At 13,31)[18].

L'Exultet della liturgia di Pasqua esprime tale convinzione dove dice:

« O notte, tu solo hai meritato di conoscere il tempo e l'ora in cui Cristo è risorto dagli inferi. »

Approfondimento teologico

La risurrezione di Gesù va compresa all'interno del Mistero Pasquale di Gesù. Esso è nella sua completezza di morte e risurrezione causa della giustificazione dei credenti (Rm 4,25; 6,4), e permette all'umanità riscattata di ricevere l'adozione filiale[19], cioè di partecipare alla vita divina propria del Figlio (1Cor 15,20-22)[20].

La Risurrezione, opera della Trinità

Nella Risurrezione di Cristo le tre Persone divine agiscono insieme, e al tempo stesso ognuna di esse manifesta la loro propria originalità[21]:

  • La risurrezione si è compiuta per la potenza del Padre che "ha risuscitato" (At 2,24) Cristo, suo Figlio. In questo modo egli introduce in maniera perfetta nella Trinità l'umanità di Cristo, il suo corpo; Gesù viene definitivamente "costituito Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santificazione mediante la Risurrezione dai morti" (Rm 1,3-4). San Paolo insiste sulla manifestazione della potenza di Dio[22] per l'opera dello Spirito Santo, che ha vivificato l'umanità morta di Gesù e l'ha chiamata allo stato glorioso di Signore.
  • Il Figlio, da parte sua, opera anch'egli la sua propria Risurrezione in virtù della sua potenza divina. Dobbiamo affermare ciò in forza di quanto Gesù annunzia riguardo al Figlio dell'uomo che dovrà molto soffrire, morire ed in seguito risuscitare: il verbo della risurrezione è usato qui in senso attivo (cfr. Mc 8,31; 9,9-31; 10,34). Altrove Gesù afferma esplicitamente: "Io offro la mia vita, per poi riprenderla. (..) ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla" (Gv 10,17-18). L'apostolo Paolo afferma poi: "Noi crediamo (..) che Gesù è morto e risuscitato" (1Ts 4,14).

La risurrezione come sigillo sull'opera e l'insegnamento di Gesù

La Risurrezione costituisce anzitutto la conferma di tutto ciò che Cristo stesso ha fatto e insegnato. Tutte le verità, anche le più inaccessibili allo spirito umano, trovano la loro giustificazione se, risorgendo, Cristo ha dato la prova definitiva, che aveva promesso, della sua autorità divina[23].

La Risurrezione di Cristo è compimento delle promesse dell'Antico Testamento (Lc 24,26-27.44-48) e di Gesù stesso durante la sua vita terrena (cfr.Mt 28,6; Mc 16,7; Lc 24,6-7). L'espressione "secondo le Scritture" (1Cor 15,3-4; cfr. il Simbolo di Nicea-Costantinopoli) indica che la Risurrezione di Cristo realizzò queste predizioni[24].

« Se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione e vana anche la vostra fede»

La verità della divinità di Gesù è confermata dalla sua Risurrezione. Egli aveva detto: "Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che Io Sono" (Gv 8,28). La Risurrezione del Crocifisso dimostrò che egli era veramente "Io Sono", cioè il Figlio di Dio e Dio egli stesso.

San Paolo, appoggiandosi sull'autorità del salmo secondo (Sal 2,7)), ha potuto dichiarare ai Giudei:

« La promessa fatta ai nostri padri si è compiuta, poiché Dio l'ha attuata per noi (..) risuscitando Gesù, come anche sta scritto nel Salmo secondo: 'Mio Figlio sei tu, oggi ti ho generato. »

La Risurrezione di Cristo è infine strettamente legata al Mistero dell'Incarnazione del Figlio di Dio. Ne è il compimento secondo il disegno eterno di Dio[25].

Risurrezione di Gesù e giustificazione dei credenti

Vi è un duplice aspetto nel Mistero pasquale: con la sua morte Cristo ci libera dal peccato, con la sua Risurrezione ci dà accesso ad una nuova vita (cfr. Rm 4,25). Questa è dapprima la giustificazione che ci mette nuovamente nella grazia di Dio "perché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova" (Rm 6,4). Essa consiste nella vittoria sulla morte del peccato e nella nuova partecipazione alla grazia (cfr. Ef 2,4-5; 1Pt 1,3). Essa compie l'adozione filiale poiché gli uomini diventano fratelli di Cristo, come Gesù stesso chiama i suoi discepoli dopo la sua Risurrezione: "Andate ad annunziare ai miei fratelli" (Mt 28,10; Gv 20,17). Fratelli non per natura, ma per dono della grazia, perché questa filiazione adottiva procura una reale partecipazione alla vita del Figlio unico, la quale si è pienamente rivelata nella sua Risurrezione[26].

Risurrezione di Cristo e risurrezione universale

La Risurrezione di Cristo - e lo stesso Cristo risorto - è principio e sorgente della risurrezione futura[27]:

« Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti (..); e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo. » (1Cor 15,20-22)

Nell'attesa di questo compimento, Cristo risuscitato vive nel cuore dei suoi fedeli. In lui i cristiani gustano "le meraviglie del mondo futuro" (Eb 6,5), e la loro vita è trasportata da Cristo nel seno della vita divina (cfr. Col 3,1-3):

« Egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro. » (2Cor 5,15)
Note
  1. Sebbene sia ampiamente diffusa la dicitura "resurrezione", più latineggiante, il termine corretto in lingua moderna è "risurrezione", dal verbo "risorgere"; vedi la voce del dizionario De Mauro.
  2. Alcuni teologi protestanti considerano la risurrezione di Gesù un evento spirituale o allegorico. Gli studiosi non credenti considerano l'evento come non storico, spiegandolo come una frode, un'allucinazione o una leggenda successiva.
  3. L'originale greco "il chiarore del primo giorno della settimana" (per gli ebrei il giorno cominciava al tramonto) può indicare l'inizio della notte tra sabato e domenica, cf. Bibbia TOB, nota a Mt 28,1
  4. Giovanni mette in scena esplicitamente la sola Maddalena ma nel versetto successivo (20,2) questa riferisce "non sappiamo dove l'hanno posto", confermando la presenza di più donne al sepolcro.
  5. È il più antico riferimento relativo alla risurrezione e alle apparizioni di Gesù, databile alla primavera del 56 (vedi Bibbia TOB, p. 2608).
  6. I versetti 9-11 sono aggiunte successive alla originale redazione del Vangelo di Marco e riassumono sommariamente le varie apparizioni di Gesù.
  7. Tradizionalmente inteso come lo stesso Giovanni evangelista.
  8. Vengono considerati non veridici e contraddittori gli elementi soprannaturali: terremoto, angeli, apparizioni.
  9. Renan lascia aperta questa possibilità.
  10. Renan lascia aperta anche questa possibilità.
  11. Dice Bultmann: "La risurrezione non è un evento della storia passata", un qualche "fatto della storia passata suscettibile di verifica storica" (Kerigma e mito, in Teologia del Nuovo Testamento, Queriniana, Brescia 1985). Si tratta, piuttosto, di "una realtà che concerne la nostra esistenza" qui e ora (Theologische Literaturzeitung, 65, 1940, 245).
  12. Il ramo d'oro. Studio sulla magia e sulla religione, Newton Compton 2006, pp. 609-610.
  13. Cfr. l'esposizione più dettagliata in Gerald O'Collins (1989), pp. 118-120.
  14. Cfr Lc 24,39; Gv 20,27.
  15. Cfr Lc 24,30; 41-43; Gv 21,9.13-15.
  16. CCC, n. 645
  17. Cfr. Mt 28,9.16-17; Lc 24,15.36; Gv 20,14.19.26; 21,4.
  18. CCC, n. 647.
  19. Cfr Rm 5,14; 5,15; vedi in particolare il rapporto fra la funzione salvifica della morte di Cristo e la trasgressione di Adamo.
  20. Cfr. Catechismo della Chiesa cattolica, nn. 651-655
  21. CCC, n. 648.
  22. Cfr Rm 6,4; 2Cor 13,4; Fil 3,10; Ef 1,19-22; Eb 7,16.
  23. CCC, n. 651.
  24. CCC, n. 652.
  25. CCC, n. 653.
  26. CCC, n. 654.
  27. CCC, n. 655.
Bibliografia
Voci correlate

Suggerimenti



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