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Filioque

Filioque

L'espressione latina filioque significa "e dal Figlio", e deve la sua importanza al fatto di essere stata aggiunta dalla Chiesa cattolica al testo del Credo Niceno-Costantinopolitano, nella parte relativa allo Spirito Santo: qui ex patre (filioque) procedit, cioè "che procede dal Padre (e dal Figlio)". Tale aggiunta fu ritenuta eretica dal patriarca di Costantinopoli, e fu una delle ragioni del Grande Scisma d'Oriente del 1054.

Significato

Nel Credo, parlando della Trinità, si dice che il Figlio è generato dal Padre e che lo Spirito Santo "procede dal Padre" (nella redazione senza il filioque) oppure che "procede dal Padre e dal Figlio" (nella redazione con il filioque).

L'aggiunta del filioque, nella visione della Chiesa Ortodossa, modifica la relazione tra le persone della Trinità, aggiungendo alla precedente dottrina per cui lo Spirito Santo procede solamente dalla persona del Padre, quella secondo cui, invece, procede anche dalla persona del Figlio.

Nel Simbolo Niceno-Costantinopolitano tradotto in latino il termine procedit traduce con un verbo in forma attiva il verbo ἐκπορευόμενον, ekporeuómenon, che è un participio passivo: τὸ ἐκ τοῦ Πατρὸς ἐκπορευόμενον, tò ek toû Patròs ekporeuómenon, "Colui che viene emesso, viene scaturito, dal Padre". Nel testo greco la frase è in concordanza con la frase seguente, τὸ σὺν Πατρὶ καὶ Υἱῷ συμπροσκυνούμενον καὶ συνδοξαζόμενον, tò sỳn Patrì kaì Yhiô symproskynoúmenon kaì syndoxazómenon, "Colui che è adorato e glorificato con il Padre e il Figlio"; qui anche in latino i verbi sono in forma passiva: adoratur et conglorificatur.

Nel credo in greco abbiamo la successione passivo+passivo+attivo, in cui si trova alla forma attiva solo il verbo λαλῆσαν, lalêsan = "ha parlato". In latino invece abbiamo la successione attivo+passivo+attivo: lo Spirito Santo ha una funzione attiva non solo nell'Antico Testamento (mediante il verbo λαλῆσαν, lalêsan, locutus est "ha parlato"), come nel credo ortodosso, ma anche all'interno della Chiesa.

Nella traduzione latina, quindi, la persona dello Spirito Santo compie attivamente lo scaturire da Dio, sia dalla persona del Padre che dalla persona del Figlio. Nel testo greco del Simbolo, invece, il verbo indica lo "scaturire come da un unico principio", e viene riferita solo al Padre.

Sviluppo storico

Il filioque fu inserito per la prima volta nel Concilio di Toledo (Spagna) nel 587. In quell'epoca, l'arianesimo era molto diffuso, soprattutto nelle alte sfere della nobiltà visigotica spagnola. L'eresia ariana toccava esattamente l'ambito trinitario. L'uso si diffuse poi in Francia, una roccaforte del cattolicesimo, anche se tra alcune incertezze. Infatti fu temporaneamente ripudiato al concilio di Gentilly del 767. Qualche anno dopo Carlo Magno convocò un concilio ad Aix-la-Chapelle nell'809 nel quale papa Leone III proibì l'utilizzo del filioque sotto minaccia di anatema per chi lo volesse utilizzare in futuro e ordinò che il Credo niceno venisse scolpito su tavole d'argento cosicché il testo non subisse variazioni. Si diffuse poi poco per volta in tutte le liturgie latine di rito romano.

La disputa sul filioque e la condanna per eresia

La disputa sul filioque fu una delle ragioni dello scisma d'Oriente, addotta dal patriarca di Costantinopoli Fozio nel conflitto con il papa, ed è considerata come dottrina eretica dalla Chiesa Ortodossa[1]. In verità, lo scisma di Fozio venne però in breve tempo risolto.

A Roma il filioque appare per la prima volta nel 1014 nella liturgia di incoronazione dell'imperatore Enrico II da parte di papa Benedetto VIII e fu aggiunto ufficialmente nel 1274 nel Secondo concilio di Lione, nel quale venne sancita una unione di breve durata fra oriente ortodosso e occidente cattolico.

La disputa fu affrontata anche nel Concilio di Ferrara del 1438: qui i vescovi occidentali, come Luigi Pirano di Forlì, sostennero la legittimità dell'azione della Chiesa di aggiungere chiarimenti o spiegazioni al Simbolo.

Uso attuale

Attualmente, nella Chiesa cattolica, il filioque è utilizzato nelle liturgie latine (rito romano e ambrosiano), mentre nei riti orientali si utilizza la versione del Credo senza l'aggiunta, come nelle Chiese ortodosse. La Chiesa dei Vecchi Cattolici utilizza la versione ortodossa del Credo senza il filioque. Il simbolo niceno con il filioque è utilizzato anche nelle liturgie luterane e calviniste, mentre fra gli anglicani la questione della sua rimozione è ancora aperta.

Note
  1. G. Romanides, Patriarch Athenagoras Memorial Lectures, Holy Cross Orthodox Press, 1981.
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