Gloria

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Tiziano Vecellio, Trinità in gloria (1551 - 1554 ca.), olio su tela; Madrid, Museo del Prado

Il termine gloria è applicato dalla Bibbia principalmente a Dio; applicato alle creature indica ogni partecipazione gratuita alla vita gloriosa di Dio, cioè ogni trasformazione spirituale che fa entrare gli uomini nello spazio vitale della Trinità[1].

Nella Bibbia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Gloria (Bibbia).

L'Antico Testamento parla della gloria di Dio usando il termine kabōd, derivato del verbo kbd, "essere pesante, importante", che i LXX traducono il più delle volte con dóxa.

La gloria di Dio si manifesta ora sotto forma di aiuto, ora di castigo (Lev 9,6-23.24); il suo carattere trascendente è affermato dall'immagine del fuoco (Es 24,17; 40,34-35); riempie "il cielo e la terra" (Is 6,3), e riempie di meraviglia Israele e i popoli pagani (Es 15,1-3; Sal 114[113],1); si fa contemplare da Ezechiele sotto forma di una visione celeste (Ez 1,27-28) o nel Tempio di Gerusalemme (9,3), specialmente nel tempio escatologico (43,3-5).

I sinottici concludono volentieri i racconti dei miracoli di Gesù menzionando la gloria di Dio o la sua glorificazione (Mt 9,8; 15,31; Lc 13,13; 17,15.18). La gloria (dóxa) risplende nella trasfigurazione di Gesù come un fenomeno luminoso (Lc 9,31-32).

Il Vangelo secondo Giovanni annuncia che in Cristo, Lógos e Figlio incarnato del Padre, la gloria di Dio è visibilmente presente (Gv 1,14).

Nelle Lettere di San Paolo Cristo è il "Signore della gloria" (1Cor 2,8), ed egli è la promessa viva che il nostro "misero corpo" sarà un giorno "conformato al suo corpo glorioso" (Fil 3,21): l'uomo è destinato a partecipare alla gloria manifestata da Dio in Cristo (Rm 8,18.20.30; 2Cor 3,18; 4,4-6).

Nei Padri della Chiesa

I Padri Apostolici

I Padri Apostolici tematizzano la gloria di Dio in numerosi testi.

Nella Didaché il sapore è dossologico: "Tua è la potenza e la gloria nei secoli", "A te la gloria nei secoli", "Poiché tua è la gloria e la potenza per Gesù Cristo nei secoli", "A te la gloria nei secoli" (8-10).

Altri testi si trovano in un contesto cristologico e patrocentrico, come quelli del Martirio di Policarpo: "(il Signore) A lui, che può condurre tutti noi, per sua grazia e suo dono nel regno eterno, mediante suo Figlio l'unigenito Gesù Cristo, gloria, onore, potenza e grandezza per sempre"; "(Gesù Cristo) A lui gloria, onore, grandezza, trono eterno di generazione in generazione. Amen" (20-21)[2].

Sant'Ignazio d'Antiochia vuole che i credenti glorifichino Dio in risposta all'azione con cui egli li glorifica (Lettera agli Efesini 2,2).

I Padri successivi

Secondo un'antica usanza liturgica si rende gloria al Padre "per Cristo e lo Spirito Santo"[3] o "per Cristo nello Spirito Santo"[4]. In seguito si rende sempre più gloria a Dio tenendo presente la sua Trinità[5].

Nel Magistero recente

Il Concilio Vaticano I ha dichiarato che "chi nega che il mondo e creato a gloria di Dio sia scomunicato"[6].

Note
  1. Pierre André Liégé, Il mistero della Chiesa, in Iniziazione Teologica, vol. IV, Morcelliana, Brescia 1956, p. 267.
  2. Cfr. la Lettera di Barnaba che, parlando dell'episodio del serpente di bronzo, afferma: "Hai di nuovo anche in ciò la gloria di Gesù, poiché ogni cosa è per lui e in lui" (12,7). Anche la Prima lettera di Clemente: "(Gesù Cristo) A lui la gloria e maestà nei secoli dei secoli. Amen" (20,12)
  3. Clemente Alessandrino, Quis dives 42,2.
  4. Origene, De oratione; Serapione, Euchologion 4.
  5. Josef Andreas Jungmann, in Lexikon für Theologie und Kirche, III vol. 535-536.
  6. DS 3025.
Bibliografia
Voci correlate

Suggerimenti



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