Storie di san Lorenzo (Beato Angelico)

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Beato Angelico, San Lorenzo riceve da papa Sisto II i beni della Chiesa (part.), 1447 - 1449, affresco
Storie di san Lorenzo
Opera d'arte
Stato

bandiera Città del Vaticano

Regione [[]]
Regione ecclesiastica [[|]]
Provincia
Comune

bandiera Città del Vaticano

Località
Diocesi Roma
Vicariatus Urbis
Parrocchia o Ente ecclesiastico
Ubicazione specifica Appartamento di Giulio II, Cappella Niccolina, registro inferiore
Uso liturgico nessuno
Comune di provenienza
Luogo di provenienza ubicazione originaria
Oggetto ciclo di dipinti murali
Soggetto Storie della vita di san Lorenzo
Datazione 1447 - 1449
Datazione
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Ambito culturale ambito fiorentino
Autore

Beato Angelico (Guido di Pietro)

Altre attribuzioni
Materia e tecnica affresco
Misure h. 271 cm; l. 1080 cm (misura totale dei tre dipinti)
Iscrizioni
Stemmi, Punzoni, Marchi
Note
Collegamenti esterni


Le Storie di san Lorenzo sono un ciclo di tre dipinti murali, eseguito tra il 1447 ed il 1449, ad affresco, da Guido di Pietro, detto Beato Angelico (1395 ca. - 1455), realizzato sul registro inferiore delle pareti (nord, est ed ovest) nella Cappella Niccolina dell'Appartamento di Giulio II, attualmente parte integrante dei Musei Vaticani.

Il registro superiore è decorato con le Storie di santo Stefano, opera dello stesso Angelico.

Descrizione

Il ciclo è formato da tre dipinti murali ad affresco che raffigurano, entro altrettanti riquadri due episodi della vita di san Lorenzo (225 - 258), divisi nel campo pittorico tramite l'espediente di un muro di separazione verticale al centro, ma anche se l'ambientazione generale è la medesima. Le scene della vita del Santo presentate sono:

I dipinti illustrano gli eventi di maggior rilievo della vita di san Lorenzo, dalla consacrazione alla distribuzione di elemosine, fino alla condanna al martirio.

Parete occidentale

Nella parete occidentale è raffigurato:

  • San Lorenzo ordinato diacono da papa Sisto II [1] [2] ; questa è l'unica scena del ciclo a non essere affiancata da un'altra nella stessa parete, per la presenza delle finestre, si erge isolata al centro. Essa va, comunque, messa in diretta relazione con la scena del registro superiore con Santo Stefano ordinato diacono da san Pietro apostolo. La scena è ambienta in una basilica con la navata rappresentata di scorcio, in una complessa costruzione prospettica con cinque colonne per lato che sorreggono un architrave (riferimento all'architettura paleocristiana delle chiese romane), recedendo fino ad una nicchia centrale. Le figure non occupano esattamente il centro, ma il solo elemento che si trovi sulla verticale del punto di fuga è il calice che papa Sisto II sta porgendo a san Lorenzo. Nella scena compaiono:
    • san Lorenzo inginocchiato di fronte al papa, nell'atto di ricevere la sua Ordinazione diaconale, veste una tunicella da suddiacono - l'ordine inferiore del diaconato - che si distingue semplicemente per le maniche più strette di quelle della tunica.
    • papa Sisto II (257 - 258) con indosso il triregno, decorato con perle, smalti e pietre preziose, è seduto su un faldistorio ed è colto nell'atto di consegnare il calice e la patena a san Lorenzo, durante l'ordinazione diaconale; di particolare pregio è anche il suo seggio, decorato da borchie e incisioni. Nella figura del papa è probabilmente ritratto Niccolò V (1397 - 1455). Questo ritratto, nell'immortalare il pontefice, stabilisce il precedente per tutti i dipinti contemporanei.
    • otto uomini (sacerdoti, diaconi e religiosi), disposti a semicerchio, che assistono alla scena, ciascuno caratterizzato da vesti ricche di dettagli ed oggetti preziosi tenuti in mano, tra cui si distinguono:
      • prelato, alle spalle pontefice, pronto a prendere con un velo omerale di stoffa trasparente il triregno, che il papa non porterà sul campo durante la liturgia eucaristica;
      • diacono che si avvicina al pontefice porgendogli il libro per le orazioni sul neordinato. Dall'ampia manica sinistra si vede uscire il manipolo;

Parete settentrionale

Nel dipinto murale sono presentati due episodi della vita del Santo, separati da una cornice:

Beato Angelico, San Lorenzo riceve da papa Sisto II i beni della Chiesa (1447 - 1449), affresco
  • a sinistra: San Lorenzo riceve da papa Sisto II i beni della Chiesa [3]: l'episodio è ambientato in un edificio dall'architettura rinascimentale, divisibile idealmente in due parti:
    • a sinistra, si vede l'esterno di una struttura architettonica con l'altana che si affaccia in alto e con il portale d'ingresso sormontato da un timpano decorato con la figura di Gesù Cristo redentore entro una conchiglia e due medaglioni con Testine di fanciulli. Il fregio con le foglie è un'invenzione dell'artsita che ricorre anche in altri dipinti della Cappella Niccolina e che non ha analogie né con l'architettura classica, né con quella rinascimentale del secondo quarto del XV secolo. Nella scena compaiono:
      • due soldati, inviati dall'imperatore romano Valeriano (200 ca. - post 260), che battono minacciosi sulla porta sbarrata, resi con grande rilievo plastico e con esperimenti di lustro metallico sulle armature.
    • a destra, è mostrato uno spaccato interno dell'edificio con un cortile porticato formato da massicce colonne corinzie, sulla sinistra, a cui corrispondono esili colonne sullo sfondo, che presenta una porta aperta su un chiostro interno, dove s'intravede uno zoccolo su cui poggiano le colonne e sullo sfondo il lato opposto del porticato. Le linee scure verticali, al centro, del chiostro sono i tronchi dei cipressi che spuntano, in alto a destra, dal soffitto. Nella scena compaiono:
      • papa Sisto II, vestito con uno slpendido mantello damascato e con un ricco triregno tempestato di perle, smalti e pietre preziose, colto nell'atto di affidare i beni della Chiesa al Santo diacono e lo benedice. Nei lineamenti si cela un ritratto del papa Niccolò V, secondo un uso iniziato da Beato Angelico che divenne, successivamente comune per altri artisti presenti nella corte papale;
      • san Lorenzo, inginocchiato di fronte al pontefice, con indosso ladalmatica rosa, ricamata con fili d'oro;
      • inserviente porta uno scrigno ed un vassoio colmo di suppellettile in argento.
      • due personaggi, alle spalle del pontefice, completano la scena, tra cui quello a sinistra, sembra preoccupato per l'assalto dei soldati alla porta, verso la quale rivolge uno sguardo timoroso.
Beato Angelico, San Lorenzo distribuisce le elemosine ai poveri (1447 - 1449), affresco
  • a destra: San Lorenzo distribuisce le elemosine ai poveri: l'episodio rappresenta è tratta dalla Leggenda di san Lorenzo, riportata anche da sant'Ambrogio, dove si narra che il Santo diacono, ricevuti i beni da papa Sisto II, prima di essere ucciso, li distribuì ai poveri per evitare che gli fossero requisiti dall'imperatore Valeriano. La scena è ambientata in un edificio dall'architettura rinascimentale, che è un ulteriore versione dalla veduta in prospettiva della scena corrispondente con Santo Stefano che distribuisce le elemosine ai poveri. Anche in questo caso, infatti, il diacono, è presentato sul sagrato di una chiesa, ma dietro di lui è visibile, attraverso l'audace rettangolo del portale, la fuga prospettica di tutta la navata, con colonne che reggono architravi ed una grande abside centrale, la quale enfatizza la figura di san Lorenzo. Nella scena compaiono:
    • san Lorenzo, vestito con la dalmatica rosa ricamata con fili d'oro, dona alcune monete ai poveri della comunità, attingendole da un sacchetto che ha ricevuto da papa Sisto II nella scena precedente;
    • variegata folla di poveri e malati circonda il Santo diacono, fra cui uno zoppo con bastone, un uomo privo delle gambe che si muove strascicandosi con appoggi di legno, un cieco, un pellegrino, un mendicante, due madri con i figli, due piccoli orfani con abiti laceri. I poveri possiedono tratti individuali, la miseria di vecchi, malati e madri viene sottolienata con una chiarezza stupefacente. Sono commoventi i due bambini che si dividono il dono ricevuto.

Parete orientale

Nel dipinto murale sono presentate due scene della vita del Santo, collegate tra loro attraverso un personaggio dell'episodio, a sinistra, che sporge oltre il confine rappresentato ed unica cornice, e sono separate da un diverso colore dell'architettura e grazie ad una "scena-cuscinetto" che si svolge nelle carceri, visibile da una finestra con grata:

Le due scene presentano:

  • a sinistra: San Lorenzo davanti all'imperatore romano Valeriano [4] la scena è ambienta all'interno di un architettura, caratterizzta da una splendida policromia che ricorda gli splendori dell'antica Roma che Niccolò V si proponeva di rinnovare. Il trono dell'imperatore, rialzato di alcuni gradini, è posto sotto una nicchia dorata, affiancata da paraste rosate decorate con motivi fitomorfi, sormontata da un attico con una ghirlanda che incornicia l'aquila imperiale, e girali d'acanto. La parete è costituita da pilastri tra specchiature marmoree, nascoste da un prezioso drappo dorato, appeso ai capitelli, mentre in alto si vedono alcuni vasi poggiati sulla trabeazione e cespugli arborei che spuntano, tra cui una palma, simbolo del martirio. Nella scena compaiono:
  • a destra: Martirio di san Lorenzo, la scena più danneggiata del ciclo, è organizzata in modo piuttosto tradizionale, nel quale compaiono:
    • santo Stefano, nudo, è disteso sopra la graticola rovente;
    • carnefici attizzano il fuoco sotto la graticola e tengono fermo con la forza il Santo diacono, bloccandolo al collo;
    • Valeriano, assiste alla scena da un'alta tribuna, affiancato dai suoi funzionari.

Nel dipinto con San Lorenzo davanti all'imperatore romano Valeriano si trova un'iscrizione collocata sui gradini del trono dell'imperatore, dove si legge:

(LA) (IT)
« CC L III » « 253 »
Beato Angelico, San Lorenzo davanti all'imperatore romano Valeriano e Martirio di san Lorenzo (1447 - 1449), affresco

Note stilistiche, iconografiche ed iconologiche

  • Sulle pareti della cappella sono illustrati gli episodi della vita dei due Santi diaconi, che sono due coraggiose testimonianze di vita cristiana, espressi in parallelo, secondo la legge retorica delle corrispondenze: santo Stefano, ordinato da san Pietro apostolo, che rimproverò gli anziani di Gerusalemme la loro ignoranza delle Sacre Scritture; san Lorenzo, uno dei più venerati martiri di Roma. Le storie dei due Santi comprendono le rispettive ordinazioni diaconali, la distribuzione delle elemosine ai poveri e la generosa testimonianza di fede, culminata nel martirio.
  • Le composizioni si svolgono su due registri - superiore ed inferiore - delimitati da una sporgenza del muro: uno dedicato a santo Stefano, l'altro a san Lorenzo; gli episodi raffigurati si snodano su tre pareti (ovest, nord, est), mentre la parete meridionale è priva di apparato decorativo ed è occupata da un altare.[5]
  • La prospettiva centrale, introdotta a Roma da Beato Angelico, e la rappresentazione di una fuga prospettica di colonne all'interno di una basilica o di una struttura architettonica, sono utililzzate per la prima volta su scala monumentale nei dipinti delle Storie di San Lorenzo, dopo alcuni esperimenti in opere di piccolo formato come la Presentazione al Tempio nella predella dellAnnunciazione (1430 ca.), conservata presso il Museo Diocesano di Cortona o San Pietro apostolo e san Paolo appaiono a san Domenico nella predella con lIncoronazione di Maria Vergine (1434 - 1435 circa) esposta nel Museo del Louvre a Parigi.
  • Gli affreschi della Cappella Niccolina sono profondamente diversi da quelli del Convento di San Marco a Firenze (1440 - 1445 ca.), in particolare per la ricchezza dei dettagli, delle citazioni colte e della struttura compositiva, ma, com'è stato sottolineato dallo storico dell'arte inglese John Pope-Hennessy (1913 - 1994), le differenze non sono solo da imputare ad uno sviluppo dello stile pittorico di Beato Angelico, quanto piuttosto alla diversa destinazione della decorazione: infatti, mentre nel Convento fiorentino i dipinti erano concepiti per accompagnare il raccoglimento e la meditazione dei monaci, quelli presenti in Vaticano illustrano scene di carattere narrativo tratte dalle vite dei due diaconi, santo Stefano e san Lorenzo.
  • I due periodi di permanenza del Beato Angelico a Roma (1446 - 1450, 1453 - 1455) introdussero il pittore in una clima culturale, profondamente differente da quello fiorentino, al quale egli si adeguò prontamente. Sicuramente papa Niccolo V vide in lui l'interprete aristico più qualificato per fondere i nuovi principi dell'Umanesimo con quelli della fede. Influenzato dall'ambiente ed anche dalla visione diretta dei monumenti antichi, lo stile del Beato Angelico acquistò un inedito piglio classico. Nelle Storie di san Lorenzo e di santo Stefano
    • l'affabile narrativa fiorentina lascia il campo ad una nobile retorica oratoria;
    • le figure si fanno più ferme e monumentali;
    • il paesaggio naturale è sostituito da strutture architteonici imponenti, ricchi di allusioni classiche.

Notizie storico-critiche

Beato Angelico, San Lorenzo riceve i beni della chiesa da papa Sisto II (part.), 1447 - 1449, affresco

Il 6 marzo 1447 veniva eletto al soglio pontificio Niccolò V, il quale, nell'autunno dello stesso anno, affidava al Beato Angelico la decorazione di un modesto sazio, all'interno di una torre del XIII secolo, che aveva poco prima trasformato in una cappella privata e uno studiolo nel proprio appartamento, situato al secondo piano del Palazzo Apostolico. Tale commissione è attestata da due ordini di pagamento, che documentano la decorazione ad affresco della Cappella Niccolina:

La cappella ha subìto, nell'arco dei secoli, diversi danneggiamenti seguiti da rifacimenti, talvolta anche inopportuni. Si deve arrivare al 1947, quando importanti restauri - protrattisi per circa quattro anni - hanno rimosso le notevoli ridipinture, facendo venire alla luce la decorazione pittorica originale e restituendo una migliore comprensione iconografica ed estetica.

Note
  1. Scheda dell'opera nel Catalogo della Fondazione "Federico Zeri"
  2. Rosa Giorgi, Simboli, protagonisti e storia della Chiesa, col. "Dizionari dell'Arte", Editore Mondadori Electa, Milano 2004, p. 39 ISBN 9788837027896
  3. Ibidem
  4. Ibidem
  5. L'altare sicuramente non è più quello originale, in cui era dipinta una Deposizione di Gesù Cristo, sempre di Beato Angelico, menzionata da Giorgio Vasari, Vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori italiani, da Cimabue insino à tempi nostri (1568).
  6. ASV, Introitus et Exitus Cam. Apost., n. 414, apr - ago. 1448
  7. ASV, Diversorum Nicolai V, 1447 - 1452, fol. 68
Bibliografia
  • AA.VV., Guida ai Musei e alla Città del Vaticano, Scala Editore, Firenze 1989, pp. 83 - 84
  • Gabriele Bartz, Beato Angelico, col. "Maestri dell'Arte italiana", Konemann Editore, Colonia 2000, pp. 94 - 97 ISBN 9783829045476
  • Carlo Bertelli et. al., Storia dell'Arte Italiana, vol. 2, Editore Electa-Bruno Mondadori , Firenze 1991, pp. 182 - 183 ISBN 9788842445227
  • Francesco Buranelli (a cura di), Il Beato Angelico e la Cappella Niccolina. Storia e restauro, col. "Monumenti, Musei e Gallerie Pontificie", Edizioni Istituto Geografico De Agostini, Novara 2001
  • Guido Cornini, Beato Angelico, col. "Art Dossier", Giunti Editore, Firenze 2000, pp. 40 - 43 ISBN 9788809016026
  • John Pope-Hennessy, Fra Angelico, Scala Editore, Firenze 1974, pp. 212 - 214
Voci correlate
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Il contenuto di questa voce è stato firmato il giorno 3 agosto 2013 da Teresa Morettoni, esperta in museologia, archeologia e storia dell'arte.

Il firmatario ne garantisce la correttezza, la scientificità, l'equilibrio delle sue parti.

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