Papa Niccolò V

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Nota di disambigua - Se stai cercando l'antipapa dal 1328 al 1330, vedi Antipapa Niccolò V.
Niccolò V
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Papa
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al secolo Tomaso Parentucelli
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Pieter Paul Rubens, Papa Niccolò V (1612 - 1616), olio su tavola; Anversa (Belgio), Museum Plantin-Moretus
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Titolo
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Età alla morte 57 anni
Nascita Sarzana
15 novembre 1397
Morte Roma
24 marzo 1455
Sepoltura Grotte vaticane
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Ordinazione presbiterale 1422 dall'arcivescovo Niccolò Albergati
Appartenenza
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Consacrazione vescovile 17 marzo 1447
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Creazione
a Cardinale
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Creazione
a Cardinale
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Creazione
a Cardinale
16 dicembre 1446 da Eugenio IV (vedi)
Cardinale elettore
Ruoli ricoperti
prima dell'elezione
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Creazione a
pseudocardinale
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Emblem of the Papacy SE.svg Informazioni sul papato
208° vescovo di Roma
Elezione
al pontificato
6 marzo 1447
Consacrazione 19 marzo 1447
Fine del
pontificato
24 marzo 1455
(per decesso)
Segretario {{{segretario}}}
Predecessore papa Eugenio IV
Successore papa Callisto III
Extra Immagini
Anni di pontificato
Nomine
Cardinali 11 creazioni in 4 concistori
Proclamazioni Santi
Antipapi {{{antipapi}}}
Eventi Giubileo del 1450
Venerato da {{{venerato da}}}
Venerabile il [[{{{aV}}}]]
Beatificazione [[{{{aB}}}]]
Canonizzazione [[{{{aS}}}]]
Ricorrenza [[{{{ricorrenza}}}]]
Altre ricorrenze
Santuario principale {{{santuario principale}}}
Attributi {{{attributi}}}
Devozioni particolari {{{devozioni}}}
Patrono di {{{patrono di}}}
Collegamenti esterni
(EN) Scheda su gcatholic.org
(EN) Scheda su catholic-hierarchy.org
(EN) Scheda su Salvador Miranda
Scheda su santiebeati.it
Niccolò V, al secolo Tomaso Parentucelli (in latino: Nicolaus V; Sarzana, 15 novembre 1397; † Roma, 24 marzo 1455) è stato il 208° vescovo di Roma e papa italiano dal 1447 alla morte.

Origini e formazione

Nacque nella Repubblica di Genova a Sarzana, dove suo padre esercitava la professione di medico. La madre fu Andreola Bosi della Verrucola di Fivizzano[1]. Il padre morì quando Tomaso era ancora giovane, ma recatosi a Firenze Parentucelli divenne tutore per le famiglie Strozzi e Albizzi, dove fece la conoscenza dei principali studiosi umanisti. Tomaso studiò a Bologna, conseguendo la laurea in teologia nel 1422. Il vescovo Niccolò Albergati fu così colpito dalle sue capacità che lo prese a servizio e gli diede la possibilità di approfondire i suoi studi, mandandolo in viaggio attraverso Germania, Francia ed Inghilterra. Egli fu così in grado di raccogliere numerosi libri, per i quali nutriva una sincera passione intellettuale, ovunque si recò. Alcuni di questi sono sopravvissuti fino ai nostri giorni, con le sue note a margine in bella grafia. Tomaso si distinse al Concilio di Ferrara/Firenze, e nel 1444, quando morì il suo patrocinatore, venne nominato vescovo di Bologna al suo posto. A causa dei prolungati disordini civici a Bologna, Papa Eugenio IV lo nominò come uno dei suoi legati inviati a Francoforte sul Meno per negoziare un'intesa tra Santa Sede e Sacro Romano Impero, circa l'abolizione o almeno il contenimento dei decreti di riforma del Concilio di Basilea. La sua azione diplomatica, coronata dal successo, gli fece ottenere come ricompensa, al suo ritorno a Roma, il titolo di cardinale prete di Santa Susanna (dicembre 1446).

Al Soglio Pontificio

Venne eletto Papa come successore di Eugenio IV il 6 marzo dell'anno successivo, prendendo il nome di Niccolò in onore del suo benefattore.

Gli otto anni del suo pontificato furono importanti per la storia politica, scientifica e letteraria del mondo. Dal punto di vista politico, fu responsabile del Concordato di Vienna, o Aschaffenburg (17 febbraio 1448), con il Re tedesco Federico III del Sacro Romano Impero, tramite il quale vennero abrogati i decreti del Concilio di Basilea contrari alle prerogative papali per quanto concerneva la Germania. Nell'anno seguente si assicurò un ancor maggiore trionfo tattico, con la rinuncia dell'antipapa Felice V (7 aprile) e il suo riconoscimento da parte del Concilio di Basilea, riunito a Losanna.

Nel 1450, Niccolò tenne un giubileo a Roma, e le offerte dei numerosi pellegrini che vi si recarono gli fornirono i mezzi per portare avanti la causa della cultura in Italia, che gli stava molto a cuore. Nel marzo 1452 incoronò imperatore Federico III, nella Basilica di San Pietro. Fu l'ultima circostanza in cui un imperatore venne incoronato a Roma.

Beato Angelico, Consacrazione di san Lorenzo come diacono (1447 - 1450), affresco; Cappella Nicolina: il pontefice viene ritratto come Sisto II

Niccolò V introdusse a Roma il nuovo spirito del Rinascimento. Il suo progetto era quello di abbellire la città con nuovi monumenti degni della capitale del mondo cristiano. La sua prima preoccupazione fu pratica: rinforzare le mura della città, ripulire e pavimentare le strade principali e ripristinare le forniture d'acqua (la fine della Roma antica viene talvolta datata alla distruzione dei suoi magnifici acquedotti da parte degli invasori del VI secolo). Nel medioevo i romani dipendevano per la fornitura d'acqua da pozzi e cisterne, mentre i poveri sfruttavano le acque gialle del Tevere. L'acquedotto dell'"Aqua Virgo", originariamente costruito da Agrippa, venne restaurato da papa Niccolò, e portava l'acqua in un semplice bacino, progettato da Leon Battista Alberti, che fu il predecessore della Fontana di Trevi.

Ma i lavori a cui dedicò particolarmente la sua attenzione furono la ricostruzione del Vaticano e della Basilica di San Pietro, dove si sarebbero concentrate le glorie rinate del papato. Si spinse fino a far abbattere parti dell'antica basilica, e apportò alcune modifiche, di cui sono testimonianza alcuni affreschi del Beato Angelico (Cappella Niccolina). Per provvedere i materiali di costruzione, Niccolò non esitò a spogliare le costruzioni di Roma antica, asportando, per esempio, le decorazioni dalla basilica di Nettuno.

Sotto il generoso patronato di Niccolò fece progressi anche l'umanesimo. Infatti fino al suo pontificato, i nuovi studi umanistici erano stati guardati con sospetto a Roma, come possibili fonti di scismi ed eresie, per il loro sospetto ed insano interesse verso il paganesimo. Niccolò invece impiegò Lorenzo Valla come notaio e tenne numerosi copisti e studiosi con lo scopo preciso di una traduzione integrale in latino delle opere greche, sia pagane che cristiane, arrivando a pagare diecimila fiorini per la traduzione metrica di Omero. Questa impresa, avviata poco prima della nascita della stampa, contribuì enormemente all'espansione dell'orizzonte intellettuale. Niccolò fondò una biblioteca con novemila volumi. Egli stesso fu uomo dalla vasta erudizione, e il suo amico Enea Silvio Piccolomini (il futuro Papa Pio II) disse di lui: "ciò che non sa è al di fuori del campo della conoscenza umana". Fu però anche costretto ad aggiungere che il lustro del suo pontificato sarebbe stato per sempre offuscato dalla caduta di Costantinopoli, che i Turchi presero nel 1453. Il Papa sentì amaramente questa catastrofe come un doppio colpo alla Cristianità e alla letteratura greca. "È una seconda morte," scrisse Piccolomini, "per Omero e Platone".

É difficile ricostruire gli aiuti forniti da papa Niccolò V. Dalla lettura di un'iscrizione risulta che nel 1452 Niccolò V mandò denaro per fortificare le mura di Galata, insediamento genovese sul Corno d'Oro. In più ci è conosciuta la sua dichiarazione nel letto di morte, nell'aprile del 1455. Ai cardinali raccolti intorno a sé Niccolò V dichiarò che, ricevuta la notizia dell'assedio di Costantinopoli, egli aveva deciso di venire in aiuto dei bizantini, ma era anche consapevole che da solo poteva fare ben poco contro le sovrabbondanti forze militari dei Turchi.

Statua del papa sulla facciata del duomo di Sarzana
Busto bronzeo del pontefice presso Fivizzano

Agli inviati di Costantino XI di Bisanzio, giunti a Roma nel 1452 per chiedere aiuto, egli pertanto aveva dichiarato in modo «chiaro ed aperto» che quanto possedeva in oro, navi e uomini, era a disposizione dell'imperatore, ma gli consigliava altresì di cercare aiuto anche presso altri principi italiani. Gli inviati bizantini si recarono fiduciosi presso le signorie italiane, ma tornarono dal papa senza aver concluso niente di concreto. Il pontefice, dunque, non poté fare altro che dare ai bizantini il suo aiuto così quale era.

Conformemente a questo il 28 aprile 1453 Niccolò V diede ordine all'arcivescovo di Ragusa, Jacopo Veniero di Recanati, di accompagnare come legato a Costantinopoli 10 galere pontificie ed un certo numero di navi fornite dal Regno di Napoli e dalle Repubbliche di Genova e Venezia. Questa flotta italiana unita, che partì con grandi speranze, tuttavia non arrivò a entrare in azione poiché il 29 maggio si era già deciso il destino della capitale bizantina.

In seguito alla caduta di Costantinopoli, Niccolò predicò una Crociata, e si impegnò a riconciliare le mutue animosità tra gli stati italiani, ma senza molto successo. Non visse abbastanza a lungo da vedere gli effetti prodotti dagli studiosi, armati di manoscritti inimmaginabili, che iniziarono a farsi largo in Italia.

Nell'intraprendere queste opere Niccolò fu mosso "per rafforzare la debole fede del popolo con la grandezza si ciò che vede". Il popolo di Roma, comunque, non apprezzò né le sue ragioni né i suoi risultati, e nel 1452 venne scoperta e repressa una formidabile congiura per rovesciare il governo pontificio, guidata da Stefano Porcari. Questa manifestazione di disaffezione, assieme alla caduta di Costantinopoli, gettò ombra sugli ultimi anni di Papa Niccolò; "Come Tomaso di Sarzana," disse, "ho avuto più felicità in un giorno che ora in un anno intero".

Morì il 24 marzo 1455.

Arte sotto Niccolò V

Beato Angelico, San Lorenzo distribuisce le elemosine ai confratelli poveri (1447 - 1450), affresco; Cappella Nicolina

Fu con Niccolò V che le trasformazioni sporadiche dei suoi predecessori assunsero una fisionomia organica, preparando il terreno agli ambiziosi sviluppi successivi. Il piano di riassetto della città verteva essenzialmente su cinque punti fondamentali[2]:

  1. Ripristino delle mura
  2. Restauro o ricostruzione delle quaranta chiese presenti in città
  3. Risistemazione del rione Borgo
  4. Ampliamento di San Pietro
  5. Ristrutturazione del Palazzo Apostolico

L'intento era quello di ottenere una cittadella religiosa sul colle Vaticano, esterna alla città laica che aveva il suo fulcro attorno al Campidoglio. A questo progetto si legava indissolubilmente quello di esaltare la potenza della Chiesa, dimostrando inequivocabilmente la continuità tra Roma imperiale e Roma cristiana[2].

Per la brevità del pontificato di Niccolò l'ambizioso progetto non poté essere portato a termine, però fece convergere in città artisti di più scuole (soprattutto toscani e lombardi), che avevano in comune l'interesse per l'antichità e il fascino verso i resti classici, che finiro per determinare, in qualche modo, una certa omogeneità dei loro lavori[2].

La presenza di Leon Battista Alberti, sebbene non direttamente collegabile a cantieri effettivi (verso i quali si dimostrò molto critico), fu importante per ribadire il valore del retaggio della Roma antica e il suo collegamento col papato. Nel 1452 dedico a Niccolò V il trattato De re aedificatoria, dove venivano teorizzate le basi per il riutilizzo della lezione degli antichi, attualizzata con un rigoroso recupero anche di elementi derivati dalla tradizione medievale[2].

Palazzo Venezia, cortile del Palazzetto
Palazzo Venezia, loggia del cortile principale

Un esempio paradigmatico del gusto sviluppatosi in quel periodo in architettura è palazzo Venezia, avviato nel 1455 inglobando costruzioni preesistenti. Nel progetto del cortile del Palazzetto (del quale non si conosce l'autore) si trovano elementi ripresi dall'architettura romana, combinati però senza rigore filologico, privilegiando la funzionalità all'aderenza rigida al modello. Esso riprende il modello del viridarium e si ispira al Colosseo negli ordini architettonici sovrapporti e nel cornicione con fregio a mensole. L'ampiezza degli archi però è diminuita e semplificata, per non farli sembrare troppo imponenti rispetto agli spazi che racchiudono. Nel palazzo vero e proprio (costruito dal 1466) si ebbe una ripresa più fedele dei modelli antichi, che testimonia una graduale comprensione più in profondità: per esempio il vestibolo ha una volta a lacunari in calcestruzzo (ripresa dal Pantheon o dalla Basilica di Massenzio) o nella loggetta del cortile principale, con gli ordini sovrapposti e le semicolonne addossate sui pilastri come nel Colosseo o nel Teatro di Marcello[2].

La committenza papale esercitò un'azione di amalgama ancora più forte in pittura, dove la tradizione non forniva modelli vincolanti. Il rinnovo del palazzo Apostolico ebbe una prima tappa nella decorazione della cappella privata del pontefice, la cappella Niccolina, alla quale lavorò Beato Angelico e aiuti, tra cui Benozzo Gozzoli. La decorazione prevedeva storie di san Lorenzo e santo Stefano, che vennero interpretate dall'Angelico con uno stile ricco di dettagli, di citazioni colte e di motivi più vari, dove il suo "umanesimo cristiano" tocca uno dei suoi vertici espressivi. Le scene sono ambientate in architetture maestose, nate da suggestioni della Roma antica e paleocristiana, ma non legate a citazioni pedisseque, forse memori dei progetti che allora circolavano alla corte papale per il rifacimento di San Pietro. Le figure sono solide, i gesti pacati e solenni, il tono generale più aulico dell'abituale sinteticità meditativa dell'artista[3].

In vista del giubileo del 1450 vennero avviati numerosi lavori e gli introiti che garantirono le celebrazioni permisero di richiamare in città un gran numero di artisti anche molto diversi tra loro. Al papa non interessava l'omogeneità stilistica, infatti chiamò a lavorare per lui i Vivarini, Bartolomeo di Tommaso, Benedetto Bonfigli, Andrea del Castagno, Piero della Francesca, un Luca detto "tedesco", forse Rogier van der Weyden, ecc. Questa ricchezza di spunti preparò il terreno a quella sintesi che, verso la fine del secolo, sfociò nella creazione di un linguaggio propriamente "alla romana"[3].

Predecessore: Vescovo di Bologna Successore: BishopCoA PioM.svg
Nicolò Zanolini, C.R.L.
(1444 - 18 maggio 1444)
27 novembre 1444 - 6 marzo 1447 Giovanni del Poggio (22 marzo 1447 - 13 dicembre 1447) I
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Nicolò Zanolini, C.R.L.
(1444 - 18 maggio 1444)
{{{data}}} Giovanni del Poggio (22 marzo 1447 - 13 dicembre 1447)
Predecessore: Cardinale presbitero di Santa Susanna Successore: Stemma cardinale.png
Louis de La Palud de Varembon 1446-1447 Filippo Calandrini I
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Louis de La Palud de Varembon {{{data}}} Filippo Calandrini
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Papa Eugenio IV 6 marzo 1447 - 24 marzo 1455 Papa Callisto III I
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Papa Eugenio IV {{{data}}} Papa Callisto III
Note
  1. Memorie storiche d'illustri scrittori e di uomini insigni dell'antica e moderna Lunigiana par Emanuelle Gerini publié par Frediani, 1829
  2. 2,0 2,1 2,2 2,3 2,4 De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 76.
  3. 3,0 3,1 De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 77.
Voci correlate
Bibliografia
  • Giovanni Sforza, La patria, la famiglia e la giovinezza di papa Nicolò V, Lucca, Giusti, 1884.
  • Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 2, Bompiani, Milano 1999. ISBN 88-451-7212-0
  • Massimo Miglio, Enciclopedia dei Papi, II, Roma, 2000, pp. 644-658.
  • Stefano Zuffi, Il Quattrocento, Electa, Milano 2004. ISBN 8837023154
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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