Diaconato

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Diacono con la dalmatica
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In un grado inferiore della gerarchia stanno i diaconi, ai quali sono imposte le mani "non per il sacerdozio, ma per il servizio".
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Compete ai diaconi, tra l'altro, assistere il Vescovo e i presbiteri nella celebrazione dei divini misteri, soprattutto dell'Eucaristia, distribuirla, assistere e benedire il Matrimonio, proclamare il Vangelo e predicare, presiedere ai funerali e dedicarsi ai vari servizi della carità.
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(Ibid., n. 1570, che cita Lumen gentium, 29; Sacrosanctum Concilium, 35, 4; Ad Gentes, 16)

Il Diaconato è il primo grado del Sacramento dell'Ordine, ed è finalizzato all'aiuto e al servizio dei due gradi di partecipazione ministeriale al sacerdozio di Cristo: l'Episcopato e il presbiterato[1]. Chi lo riceve è detto diacono.

Nell'antichità classica

Il termine si trova anche nell'antico panorama greco extrabiblico, dove indica il servitore, colui che presta servizio ma che, a differenza degli schiavi, gode di una certa dignità e tutela della propria persona. Tale poteva essere il servitore domestico o il cameriere.

Nella Bibbia

Nella Chiesa apostolica il termine diacono ha il significato di "servitore", e come tale ha un significato generico, in forza del quale era applicata a tutti i credenti; anche gli apostoli e i presbiteri ne erano rivestiti: San Paolo e San Giacomo si chiamano servitori di Gesù Cristo (Rm 1,1; Fil 1,1; Tt 1,1; Gc 1,1).

Allo stesso tempo è attestato l'uso del termine per indicare gli inizi del ministero ordinato (1Tim 3,8-10.12-13).

Una consolidata tradizione ha visto l'inizio del diaconato nell'episodio dell'istituzione dei sette, di cui parla At 6,1-6. In questo racconto emerge bene il senso e lo scopo del ministero diaconale: collaborare con il ministero degli apostoli nella fedeltà ai suoi compiti essenziali: la predicazione della Parola di Dio (cfr. At 8,5-12) e nella sollecitudine per i bisogni più concreti delle persone.

Nella storia della Chiesa

Nei primi secoli

Numerosi padri della Chiesa attestano per i primi secoli la diffusione del diaconato, ne illustrano il significato teologico e ne propongono la figura spirituale.

L'antica Didascalia degli Apostoli raccomanda al diacono una comunione stretta e cordiale con il vescovo: "Egli sia l'orecchio del vescovo, la sua bocca, il suo cuore, la sua anima: due in una sola volontà".

La Tradizione Apostolica di Ippolito descrive il rito di ordinazione dei diaconi mediante l'imposizione delle mani da parte del solo vescovo, e spiega: "Perché il diacono non è ordinato per il sacerdozio, ma per il servizio del vescovo".

Con amore e devozione la Chiesa ha conservato la memoria di diaconi santi; tra di essi sono significativi:

A partire dal V secolo, vicende storiche complesse portarono ad un lento declino del diaconato, che alla fine rimase solo come tappa intermedia per i candidati all'ordinazione sacerdotale (diaconato transeunte).

Nel Concilio di Trento

Il Concilio di Trento[2] decretò che il diaconato venisse nuovamente ripristinato, in modo che "le funzioni dei sacri ordini" non apparissero inutili e fossero "esercitate solo da coloro che sono costituiti nei rispettivi ordini". Questa delibera rimase lettera morta.

Nel Concilio Vaticano II

Due diaconi durante il rito dell'ordinazione presbiterale: è visibile l'uso della stola a tracolla

Il Concilio Vaticano II ha rivalutato l'importanza del ministero diaconale per la vita della Chiesa come ruolo specifico in sé medesimo, sicché accanto al diaconato transeunte finora comunemente preso in considerazione, che riguarda la tappa obbligatoria per essere ordinati presbiteri, si è riscoperto il valore del diaconato permanente che consacra il battezzato a vita nel ruolo di servizio ministeriale e può essere conferito anche a coloro che hanno già contratto matrimonio.

La Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen Gentium, dedica al diacono il n. 29. Ad essi le mani vengono imposte "non per il sacerdozio, ma per il servizio"[3].

Il suo servizio è esercitato nella liturgia, nella predicazione e nella carità, in comunione col vescovo e con il suo presbiterio.

Ai diaconi il Concilio ricorda il monito di San Policarpo: "Essere misericordiosi, attivi, camminare secondo la verità del Signore, il quale si è fatto servo di tutti"[4].

Il Concilio stabilisce quindi che il ministero del diacono possa essere "ristabilito come proprio e permanente grado della gerarchia" (ibid.); l'attuazione di tale indicazione viene lasciata alle Conferenze Episcopali, sempre con l'approvazione del Papa.

Viene stabilito inoltre che, col consenso del romano Pontefice, il diaconato possa essere conferito a "uomini di età matura anche viventi nel matrimonio, e così pure a dei giovani idonei, per i quali però deve rimanere ferma la legge del celibato".

Nella Chiesa di oggi

L'ordinazione rende il diacono membro effettivo del clero e facente parte della gerarchia ecclesiastica di una specifica Diocesi (o Istituto Religioso) in cui è incardinato e non è escluso possa anche ricoprire ruoli di guida o direzione di una comunità.

I ministeri del diacono vengono presentati in maniera piana dal magistero conciliare:

« È ufficio del diacono, secondo le disposizioni della competente autorità, amministrare solennemente il battesimo, conservare e distribuire l'Eucaristia, assistere e benedire il Matrimonio in nome della Chiesa, portare il viatico ai moribondi, leggere la sacra Scrittura ai fedeli, istruire ed esortare il popolo, presiedere al culto e alla preghiera dei fedeli, amministrare i sacramentali, presiedere al rito funebre e alla sepoltura»
Note
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