Beata Giuseppina Gabriella Bonino

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Beata Giuseppina Gabriella di Gesù Bonino, I.S.F.
Religiosa
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al secolo Giuseppina Anna Maria Maddalena
Beata
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Titolo
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Età alla morte 62 anni
Nascita Savigliano
5 settembre 1843
Morte Savona
8 febbraio 1906
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Vestizione 1875
Professione religiosa 19 marzo 1877
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Extra Anni di pontificato
Nomine
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Proclamazioni
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Eventi

Iter verso la canonizzazione

Venerata da Chiesa cattolica
Venerabile il [[]]
Beatificazione 7 maggio 1995, da Giovanni Paolo II
Canonizzazione [[]]
Ricorrenza 8 febbraio
Altre ricorrenze
Santuario principale
Attributi
Devozioni particolari {{{devozioni}}}
Patrona di
Collegamenti esterni
Scheda su santiebeati.it
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 8 febbraio, n. 12:
« A Savigliano in Piemonte, beata Giuseppina Gabriella Bonino, vergine, fondatrice della Congregazione religiosa della Santa Famiglia di Nazareth per l'educazione degli orfani e l'assistenza ai poveri ammalati. »
(Santo di venerazione particolare o locale)

Beata Giuseppina Gabriella di Gesù Bonino, al secolo Giuseppina Anna Maria Maddalena (Savigliano, 5 settembre 1843; † Savona, 8 febbraio 1906) è stata una religiosa e fondatrice italiana della Congregazione religiosa della Santa Famiglia di Nazareth.

Biografia

Nacque a Savigliano Arcidiocesi di Torino, il 5 settembre del 1843 da Domenico Bonino, medico e Giuseppa nata Ricci fu battezzata il giorno seguente con i nomi di Anna Maria Maddalena Giuseppina. Figlia unica di famiglia agiata e profondamente religiosa, ricevette dai suoi genitori una solida educazione fatta più di esempi che di parole, rivelando un'intelligenza precoce, per l'istru­zione primaria i genitori vollero che frequentasse il regio Istituto delle "Rosine", aperto da madre Rosa Gavone nel 1757 nel suo paese natale. Giuseppina mise subito in evidenza le sue doti intellettuali. Durante delle scuole primarie ricevette, per speciale privilegio, la Prima Comunione a sette anni, anziché a dieci anni; l'anno dopo ricevette sacramento della Cresima. Queste tappe segnarono fortemente la piccola Giuseppina che sviluppò fin d'allora una forte devozione alla Madonna.

Dopo aver compiuto a Savigliano il ciclo obbligatorio delle classi elemen­tari, a 12 anni, nel 1855, si trasferì con la famiglia a Torino sia a motivo della professione medica del padre sia per la necessità d'una formazione più consona al suo rango sociale. Frequentò il corso superiore presso le Suore di San Giu­seppe. Per lo sviluppo della sua vita spirituale, s'affidò alla direzione di un sacerdote che concesse alla diciottenne di emettere il voto temporaneo di castità.

Nel 1869, a 26 anni, fece ritorno con la famiglia a Savigliano, ove la sua maggiore occupazione fu la cura del papà infermo, che assistette fino alla sua morte, avvenuta il 16 gennaio 1874.

Dopo la morte del padre si dedicò con maggiore impegno alle opere parrocchiali, divenendo anche rettrice e presidente della Pia Unione delle Figlie di Maria della sua parrocchia di San Pietro. Allo stesso tempo, spinta dal desiderio di vivere più distaccata dalle agiatezze famigliari, il 18 marzo 1875 vesti l'abito del Terz'Ordine Carmelitano con il nome di suor Gabriella di Gesù Maria e Giuseppe, e due anni dopo, il 19 marzo 1877, fece la professione. Nel 1876 si aggregò anche al Terz'Ordine della Penitenza di San Francesco.

Nel 1876, affetta da una neoplasia lungo la colonna vertebrale, subì un intervento chirurgico il 21 maggio 1876 praticamente da sveglia, non essendo stata efficace l'azione anestetica dei farmaci. All'infermiere disse:

« Da­temi il mio crocifisso e i chirurghi facciano con libertà il loro dovere. »

La guarigione da questa malattia fu considerata miracolosa ed attribuita ad uno speciale intervento della Madonna di Lourdes. Nel 1877 si recò con la mamma in pellegrinaggio a Lourdes per ringraziare la Madonna. Qui ricevette l'ispirazione di consacrarsi completamente al servizio dei poveri. Due mesi dopo il ritorno dal pellegrinaggio, la madre fu colta da una broncopolmo­nite e il 1° dicembre morì.

Essendo già benefattrice, fin dall'inizio dell'anno 1875, dell'"Opera Colom­bo" iniziata da Giovanna Colombo per le bambine orfane del paese, strinse allora più stretto il legame con quest'Opera alla quale affiancò, dietro consiglio del canonico Luigi Da Vicino, suo direttore spirituale, un Ospizio che chiamò della "Sacra famiglia", per raccogliervi bambine rifiutate dalle famiglie. Giuseppi­na era consapevole, che la famiglia è la prima cellula della società. Giuseppina spalancò le porte a chi era in difficoltà, per problemi familiari di vario genere, per dire che una famiglia c'è ancora per loro.

Nel 1880 su consiglio di don Luigi fece due esperienze di vita claustrale, soggiornando per brevi periodi nel monastero delle Carmelitane di Moncalieri ed in quello della Visitazione di Pinerolo, per prepararsi alla fonda­zione delle Suore della Sacra Famiglia. Tornò a casa da entrambi i luoghi con la nostalgia di quella vita, ma il direttore spirituale le ordinò di non pensare alla clausura, ma di dedicarsi alla fondazione del nuovo Istituto religioso finaliz­zato all'educazione ed all'istruzione delle orfane, al servizio dei poveri e degli anziani. Le religiose del suo Istituto dovevano prendere a modello la Sacra Famiglia di Nazareth, umile, laboriosa, modesta, caritatevole e con zelo per la gloria di Dio e la salvezza delle anime.

Nell'aprile del 1881, a 38 anni, divenne superiora del nascente Istituto delle Suore della Sacra Famiglia, ricoprendo questa carica con prudenza, dignità e saggezza fino alla sua morte. L'8 settembre 1887, l'Istituto ricevette l'approvazione canonica diocesana. Così, il 6 ottobre 1887, Giuseppina Bonino con altre undici compagne, vestì l'abito religioso ed emise i voti religiosi, pren­dendo il nome di suor Giuseppina Gabriella di Gesù.

Particolarmente sollecita della formazione delle sue suore, come fondatrice, madre Giuseppina si prodigò per il consolidamento e lo sviluppo dell'Istituto. A Savigliano costruì la Casa Madre della congregazione e l'attigua chiesa della Sacra Famiglia, superando con fortezza e pazienza non poche difficoltà ed ostacoli.

Per dare impulso alla sua spiritualità, incentrata e animata dagli esempi della Sacra Famiglia di Nazareth, volle, con le dovute approvazioni ecclesiastiche, l'apertura della prima casa a Loreto. La Santa Casa divenne l'oggetto principale delle sue premure e dei suoi doveri di fondatrice e di superiora generale e soprattutto il punto di riferimento della sua pietà mariana e della sua contem­plazione. Fu a Loreto venticinque volte nell'arco di circa sedici anni con soste prolungate, dimorandovi complessivamente per circa quattro anni, duran­te i quali le sue visite alla Santa Casa erano quotidiane. Scriveva alle sue conso­relle di Savigliano:

« Non siate tristi della mia lontananza: io vi ricordo tutte, vi porto ogni giorno nelle Santa Casa, ove ho grazia di assistere a più messe e meditare le sublimi virtù di Gesù, Maria e Giuseppe »

Ferma nella speranza, forte nella fede, cercando la sola gloria di Dio e il bene dei fratelli, consolidato la fondazione, Madre Bonino ampliò gli orizzonti della sua Opera, dando inizio ad altre quattro case. In tutte voleva che vi fosse autentica vita religiosa, spirito di sacrificio, dedizione assoluta al servizio dei più bisognosi di calore umano e domestico.

Morì la mattina dell'8 febbraio 1906, come aveva predetto, a Savona, colpita da polmonite fulminante all'età di 62 anni. Le sue ultime parole sono pieno di coerenza con la sua abituale disposizione alla volontà di Dio:

« Sono giunta a quel mo­mento? Mio Dio, si compia in me la tua volontà  »

Poi, rivolta alle sue figlie, disse ancora:

« Pregate per me »

Con queste parole Giuseppina adempì il suo proposito espresso nel testa­mento olografo del 1899:

« Lego l'anima mia a Dio, pregandolo a ricevere nel seno della sua Misericordia, ed interpongo l'intercessione di Maria Santissima, di San Giuseppe, dell'Arcangelo Gabriele, di sant'Anna, di San Francesco d'Assisi, di Santa Teresa, dell'Angelo Custode e di tutto la corte celeste »

La salma fu trasportata a Savigliano e sepolta nel cimitero della città. Fu poi traslata, 1'8 aprile 1961, nella cappellina a destra della chiesa della Casa Madre delle Suore della Sacra Famiglia, via San Pietro 9, Savigliano.

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