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Beati Joan Torres Torres e 19 Compagni

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Joan Torres Torres e 19 Compagni
Martiri

Don Joan Torres Torres
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Beati Joan Torres Torres e 19 Compagni furono martiri delle isole spagnole di Ibiza e Formentera (erano quasi la metà del clero locale dell'epoca, 53 sacerdoti), uomini dediti alla cura delle anime, professori di seminario e parroci, stimati dalla popolazione, uccisi tra il 7 agosto e il 13 settembre 1936 durante la persecuzione dei cristiani durante la guerra civile spagnola.

  • Juan Torres Torres, capofila della Causa è anche il più giovane del gruppo. Descritto come molto affettuoso, umile, premuroso e rispettoso verso i genitori. Fu ordinato sacerdote il 6 giugno 1936, appena due mesi prima della morte. Nominato Rettore di una parrocchia nell'isola di Formentera, evitava ogni questione politica e non apparteneva a nessuno dei gruppi contrapposti. Morì unicamente per essere il prete del paese. Nel momento in cui gli fu comunicata la condanna a morte, Juan esclamò: Viva Cristo Re!. Questo grido era il simbolo della resistenza cristiana contro l'ateismo militante dei persecutori. Fu ucciso il 7 agosto 1936.
  • Antonio Tur Costa, sacerdote della diocesi di Ibiza, incaricato come Rettore della parrocchia di San Carlos. Fu catturato e ucciso insieme al padre e uno dei suoi fratelli. Uomo di profonda pietà, dedito interamente alla sua missione pastorale nella parrocchia di San Carlos. Fu ucciso il 7 agosto 1936, subendo un trattamento particolarmente crudele. Fu sfigurato prima ancora di essere fucilato. Gli fu offerta la possibilità di salvarsi la vita se avesse rinnegato la fede o bestemmiato, ma egli rifiutò categoricamente, accettando la morte insieme ai suoi familiari. Oggi i suoi resti riposano nella Cattedrale di Ibiza insieme a quelli degli altri compagni martiri.
  • Antonio Roig Guasch, nato a Santa Eulalia il 16 dicembre 1896. Ordinato sacerdote il 18 dicembre 1920; coadiutore a Santa Eulalia, vicario a San Vicente ed economo a Nuestra Señora del Pilar, prima di approdare al suo ultimo incarico come parroco economo di San Francisco Javier a Formentera nel dicembre 1935. Dopo meno di un anno, tra il 7 e il 9 agosto 1936, fu catturato e rinchiuso in una prigione improvvisata, dove subì gravi torture. Trasferito a Ibiza, fu scortato tra gli insulti della folla verso il Castello; giunti in località Sa Carrossa, temendo una sua possibile liberazione da parte del tribunale rivoluzionario, tentarono invano di costringerlo a bestemmiare e, di fronte al suo fermo rifiuto, lo giustiziarono sul posto a colpi di arma da fuoco.
  • Altri sacerdoti furono arrestati tra l'agosto e il settembre del 1936. Il 9 agosto furono catturati Antonio Cardona Vingut, Antonio Marí Torres e José Ferrer Guasch nei loro domicili o parrocchie. Il 10 agosto seguirono Miguel Riera Bonet, José Ramón Escandell, José Riera Bonet e José Torres Torres. Nei giorni successivi furono arrestati Antonio Ramón Orvay (11 agosto), Andrés Tur Tur (12 agosto), Mariano Roig Marí e Joaquín Cirer Sala (14 agosto). Il 15 agosto fu la volta di José Tur Bennasar di 77 anni trasferito al Castello la notte del 13 settembre.

Le catture proseguirono con Ignacio Serra Riera (17 agosto), Mariano Escandell Roig (18 agosto) e José Serra Ribas (23 agosto). José Tur Ferrer, decise di presentarsi al comando militare nel tentativo di salvarsi la vita, venendo però immediatamente incarcerato. Infine, l'11 settembre fu arrestato il settantenne Miguel Planells Tur. Tutti questi sacerdoti furono rinchiusi nel Castello di Ibiza insieme ad altri quattro sacerdoti, che si salvarono miracolosamente, e a vari collaboratori laici come il sagrestano, il campanaro e i custodi della Cattedrale.

Il 13 settembre, a causa di un bombardamento che causò circa 20 morti, numerosi feriti e gravi distruzioni, fu deciso di giustiziare tutti i prigionieri trasferendo forzatamente ogni detenuto verso il Castello di Ibiza, compresi i malati trasportati in barella dagli ospedali.

Compiuto il massacro, i corpi rimasero insepolti all'interno del Castello. I resti furono poi trasferiti al vecchio cimitero cittadino dove furono ufficialmente identificati. Non fu possibile identificare il corpo di Mariano Escandell Roig a causa delle condizioni dei resti. Il 29 ottobre 1940, i resti delle vittime furono solennemente traslati dal cimitero municipale alla Cattedrale di Ibiza, dove riposano tuttora.

L'unico motivo per cui sono stati uccisi era la loro condizione di sacerdoti. Le testimonianze concordano nel negare qualsiasi altra motivazione.

Tutti loro si dedicarono esclusivamente al ministero pastorale, consapevoli della persecuzione religiosa in atto e dei rischi che correvano in quanto sacerdoti. Hanno acconsentito volontariamente alla morte dopo aver perseverato nella fede fino al momento stesso dell'omicidio.

La convinzione che i venti sacerdoti di Ibiza e Formentera fossero morti come martiri fu una certezza immediata che nacque nel cuore della comunità nello stesso istante della loro morte. Fin dal primo giorno, il popolo li definì “martiri” nel senso cristiano più stretto del termine.

Culto

Nonostante la loro memoria martiriale fosse ancora viva all'interno della Chiesa locale, il processo di beatificazione rimase fermo per decenni per evitare qualsiasi strumentalizzazione dal contesto politico. Ma il motivo più umano e profondo del ritardo della Causa era la volontà di riconciliazione sociale. In un territorio piccolo come quello di queste isole, dove tutti si conoscevano, si cercò di pacificare la società attraverso il perdono e l'oblio deliberato delle offese per evitare qualsiasi vendetta o risentimento in una comunità dove vittime e carnefici convivevano a stretto contatto. Questo periodo di prudenza terminò nel novembre 2008, quando si firmò il decreto per aprire la Causa. Fu nominata una Commissione Storica, che per anni ha cercato documenti e raccolto testimonianze.

Durante l’udienza concessa 18 giugno 2026 al cardinale prefetto Marcello Semeraro, papa Leone XIV ha autorizzato il Dicastero delle Cause dei Santi a promulgare i decreti relativi al riconoscimento del martirio di Juan Torres Torres e di 19 compagni, sacerdoti diocesani delle isole di Ibiza e Formentera, uccisi in odio alla fede in Spagna nell'estate del 1936.

Il 17 ottobre seguente a Ibiza si è tenuta la cerimonia di beatificazione presieduta dal cardinal Marcello Semeraro, in rappresentanza del pontefice.

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