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Beato Francisco Gárate Aranguren

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Beato Francisco Gárate Aranguren, S.J.
Religioso

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battezzato
Beato
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Titolo
Incarichi attuali
Età alla morte 72 anni
Nascita Azpeitia
3 febbraio 1857
Morte Deusto
9 settembre 1929
Sepoltura
Conversione
Appartenenza Gesuiti
Formazione
Insegnamento
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Professione religiosa 2 febbraio 1876
Ordinato diacono
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Extra Anni di pontificato


Cardinali creazioni
Proclamazioni
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Eventi

Iter verso la canonizzazione

Venerato da Chiesa cattolica
Venerabile il 11 febbraio 1982, da Giovanni Paolo II
Beatificazione 6 ottobre 1985, da Giovanni Paolo II
Canonizzazione [[]]
Ricorrenza 9 settembre
Altre ricorrenze
Santuario principale
Attributi
Devozioni particolari {{{devozioni}}}
Patrono di
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Incoronazione
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Erede
Successore
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Onorificenze
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Coniuge

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Consorte
Consorte di

Figli
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Collegamenti esterni
Scheda su santiebeati.it
Invito all'ascolto
Firma autografa
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Nel Martirologio Romano, 9 settembre, n. 10:
« A Bilbao nella Guascogna in Spagna, beato Francesco Gárate Aranguren, religioso della Compagnia di Gesù, che svolse per quarantadue anni con cristiana umiltà l’ufficio di portinaio. »
(Santo di venerazione particolare o locale)

Beato Francisco Gárate Aranguren (Azpeitia, 3 febbraio 1857; † Deusto, 9 settembre 1929) è stato un religioso spagnolo, non si fece conoscere per prodigi, né per visioni celesti, né per guarigioni, né per la gravità del suo parlare, né per le opere più belle e illustri. Al contrario, il disegno della sua vita fu tale che... preferì sempre vivere una vita umile con gli umili nel modo più amichevole... La sua fede, la sua speranza, la sua carità e le altre virtù... risplendevano in questo umile compimento e perfezione del suo lavoro quotidiano, al quale si sforzò sempre con ammirevole costanza, senza mai indulgere nel suo ingegno né risparmiare la sua fatica. Un'impresa davvero grandiosa! (Giovanni Paolo II, lettera apostolica Iesus Christus).

Cenni biografici

Nacque il 3 febbraio 1857 nel casale Recarte, nel territorio di Azpeitia, diocesi di Vitoria, a brevissima distanza dalla casa torre di Loyola, luogo legato alla nascita di sant'Ignazio di Loyola. Era il secondo di sette figli di Francesco Gárate e María Bautista Aranguren, una famiglia di modesti agricoltori.

Nel 1874 decise di entrare nella Compagnia di Gesù. La situazione politica spagnola rendeva però impossibile compiere il noviziato in patria. Dopo la rivoluzione del 1868, i gesuiti spagnoli erano stati espulsi e il noviziato era stato trasferito a Poyanne, nel sud della Francia.

Francesco raggiunse Poyanne insieme ad altri due giovani aspiranti. Secondo la documentazione di Deusto, il viaggio fu compiuto in gran parte a piedi, in un periodo nel quale i Paesi Baschi erano inoltre coinvolti nella terza guerra carlista. Il 2 febbraio fu ammesso al noviziato e il 2 febbraio 1876 emise i primi voti religiosi.

La sua formazione gesuita fu caratterizzata soprattutto dalla disciplina religiosa, dalla preghiera e dalla disponibilità al servizio. Non intraprese il percorso sacerdotale: appartenne alla categoria dei fratelli coadiutori. Il 15 agosto 1887 emise gli ultimi voti religiosi a La Guardia.

Nel 1877 Francesco fu destinato al collegio dell'Apostolo Santiago a La Guardia, in Galizia, presso la costa atlantica e non lontano dal confine con il Portogallo. Qui svolse soprattutto il compito di infermiere, occupandosi degli studenti malati, ma prestò anche servizio come sacrestano. Rimase a La Guardia per circa dieci anni. Le testimonianze raccolte nel corso della causa ricordarono in particolare la sua pazienza e la sua attenzione verso i malati.

Alla fine di marzo del 1888 fratel Gárate fu inviato al Collegio degli Studi Superiori di Deusto, destinato a diventare una delle più importanti istituzioni universitarie dei Paesi Baschi. Gli fu affidata la portineria, incarico che avrebbe mantenuto per quarantuno anni, fino alla morte.

Per più di quattro decenni passò davanti alla sua portineria un'intera generazione di studenti. Gárate conosceva molte delle loro difficoltà e cercava di aiutarli con discrezione. Accoglieva gli studenti, li incoraggiava nei momenti di difficoltà, ascoltava i loro problemi e offriva consigli. La sua attenzione si estendeva anche alle persone povere che si presentavano alla porta, alle quali procurava, secondo le testimonianze, cibo o indumenti.

Gli studenti finirono per chiamarlo Fratello Finuras, espressione spagnola che alludeva alla sua delicatezza, alla correttezza dei modi e alla finezza del tratto umano. Anche papa Giovanni Paolo II nella lettera apostolica di beatificazione Iesus Christus ricorda l'appellativo di Fratel Gentilezza, sottolineando la particolare bontà che caratterizzava il suo modo di rapportarsi con gli altri.

Il 8 settembre 1929 fratel Gárate cominciò a sentirsi indisposto. Le sue condizioni peggiorarono rapidamente. La mattina del giorno seguente, 9 settembre, ricevette l'estrema unzione nella comunità e morì nella sua stanza presso l'Università di Deusto, intorno alle sette del mattino.

Culto

La fama di santità portò all'avvio dell'inchiesta diocesana. La prima fase informativa si svolse nella diocesi di Vitoria dal 14 dicembre 1939 al 29 luglio 1940. La documentazione fu quindi trasmessa a Roma. Il 26 febbraio 1950 papa Pio XII autorizzò l'introduzione della causa. A Bilbao si svolse quindi la fase relativa all'esame della vita e delle virtù del religioso, iniziata nel 1951 e conclusa nel 1953. I consultori teologi della Congregazione competente riconobbero l'eroicità delle virtù il 16 luglio 1981. La decisione fu confermata dai cardinali il 10 novembre dello stesso anno e Giovanni Paolo II promulgò quindi il decreto sulle virtù eroiche l'11 febbraio 1982. Con questo atto Francesco Gárate divenne Venerabile.

Francesco Gárate fu beatificato il 6 ottobre 1985 nella Basilica Vaticana da papa Giovanni Paolo II, insieme ad altri due gesuiti spagnoli: Diego Luis de San Vitores e José María Rubio. La Santa Sede stabilì per fratel Gárate la celebrazione liturgica al 9 settembre.

Nell'omelia Giovanni Paolo II presentò Gárate come esempio di una santità costruita attraverso il servizio umile e silenzioso. Il Papa sottolineò in particolare il significato della sua vita interiore come anima dell'apostolato e mostrò come anche un'attività quotidiana e apparentemente marginale potesse diventare una forma concreta di testimonianza cristiana. Il contrasto con gli altri due nuovi beati rendeva particolarmente evidente il carattere della sua vocazione: mentre Diego Luis de San Vitores rappresentava la figura del missionario e José María Rubio quella del sacerdote impegnato nell'apostolato urbano, Gárate rappresentava la santità del servizio ordinario.

Collegamenti esterni

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