Comunità di Sant'Egidio

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Comunità di Sant'Egidio
in latino '''''
Sant Egidio Logo quadrato.jpg

Associazioni di livello pontificio

Altri nomi
Sigla

Presidente

Marco Impagliazzo
Prima fondazione
Fondatore
Nome
Data
Luogo
Sigla
Fondazione
Fondatore Andrea Riccardi
Cofondatore
Luogo Roma
Data 7 febbraio 1968
Prima approvazione
Da
Luogo
Data
Documento
Approvazione
Da Pontificio Consiglio per i Laici
Luogo Roma
Data 18 maggio 1986
Documento
Soppressione {{{soppressione}}}
Filiali
Finalità
Preghiera ed evangelizzazione.
Costituzione interna
Data costituzione interna
Motto
Abito {{{abito}}}
Santo patrono
Collegamenti esterni

Sito ufficiale

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Avere speranza non vuol dire possedere una visione lucida di come sarà il domani. La speranza profonda viene dalla convinzione che la famiglia degli uomini e dei popoli non è stata abbandonata da un amore più grande.
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La Chiesa di Sant'Egidio, a Roma, in Trastevere, sede della Comunità di Sant'Egidio

La Comunità di Sant'Egidio è un movimento laicale di ispirazione cattolica, dedito alla preghiera e alla comunicazione del Vangelo, che si definisce come "associazione pubblica di laici della Chiesa".

Nata in Italia nel 1968, è oggi diffusa in più di 70 paesi in diversi continenti.

Storia

Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio

La Comunità di Sant'Egidio nasce a Roma il 7 febbraio 1968 per iniziativa di Andrea Riccardi che, nel clima di rinnovamento del Concilio Vaticano II, comincia a riunire un gruppo di liceali, com'era lui stesso, per ascoltare e mettere in pratica il Vangelo. Nel giro di pochi anni la loro esperienza si diffonde in diversi ambienti studenteschi e si concretizza in attività a favore degli emarginati.

Nei quartieri popolari della periferia romana inizia il lavoro di evangelizzazione che porta alla nascita di comunità di adulti. Il primo dei servizi della comunità, quando ancora non aveva preso il nome di Sant'Egidio, fu la scuola popolare per i bambini emarginati delle baraccopoli romane, come il "Cinodromo", lungo il Tevere, nella zona sud di Roma.

Dal 1973, nella Chiesa di Sant'Egidio in Trastevere, la prima chiesa della Comunità, si dà il via alla consuetudine della preghiera comunitaria serale, che da allora accompagna la vita di tutte le comunità.

Nella seconda metà degli anni Settanta, la Comunità comincia a radicarsi anche in altre città italiane e, poi negli anni Ottanta, a diffondersi in Europa, Africa, America e Asia. Sin dalle origini, il servizio ai poveri e il sostegno ai diritti e alla dignità della persona caratterizza, assieme alla preghiera e alla comunicazione del Vangelo, la vita della Comunità che ha costruito forme di aiuto e di amicizia per fronteggiare diverse situazioni di povertà e disagio (anziani soli e non autosufficienti, immigrati e persone senza fissa dimora, malati terminali e malati di Aids, bambini a rischio di devianza e di emarginazione, nomadi e portatori di handicap, tossicodipendenti, vittime della guerra, carcerati e condannati a morte).

La familiarità con le situazioni di povertà e la constatazione delle deprivazioni prodotte dalle guerre hanno la Comunità di Sant'Egidio a un impegno esplicito a favore della pace.

Il 18 maggio 1986 il Pontificio Consiglio per i Laici decreta l'elezione della Comunità di Sant'Egidio come associazione internazionale di fedeli di diritto pontificio.[1]

Identità

La Comunità di Sant'Egidio è una famiglia di comunità radicate in differenti Chiese locali. Il termine "comunità" intende rispecchiare, in particolare, un'esigenza di fraternità, tanto più sentita in quanto i membri della Comunità vivono da laici nel mondo e ne sperimentano la dispersione. L'amicizia è, così, un tratto caratteristico di Sant'Egidio, sia al proprio interno, sia all'esterno, traducendosi in un atteggiamento di apertura e attenzione verso la società e altre esperienze ecclesiali.

Riferimenti spirituali della Comunità sono dagli inizi la prima comunità cristiana narrati dagli Atti degli Apostoli, l'amore preferenziale della Chiesa per i poveri, il primato della preghiera. Il carattere laicale e la collocazione in grandi città ha portato a sviluppare una spiritualità più propriamente "urbana", che ricompone la normale dispersione della vita quotidiana e le proprie responsabilità (familiari, professionali, civili) attorno al primato dell'evangelizzazione e del servizio. Un passaggio decisivo in questa ricomposizione è la preghiera comune serale, aperta a tutti coloro che vogliano parteciparvi. La preghiera serale, accompagnata da quella personale e dall'ascolto quotidiano della Parola di Dio, hanno tra i propri temi centrali la misericordia di Dio per i malati e per i peccatori, la commozione di Gesù per le folle e l'invito ad annunciare il Vangelo.

Nel 1998 papa Giovanni Paolo II ha invitato la Comunità di Sant'Egidio a proseguire il suo servizio senza altri limiti e confini che "quelli della carità"[2].

La preghiera

La Comunità di Sant'Egidio pone in primo piano, tra le proprie attività, la preghiera, anzi la considera la sua prima "opera".

Proprio dall'incontro con le Scritture, messe al centro della vita, è nata una proposta personale e comune nuova per quei giovani del '68 alla ricerca di una vita più autentica: è l'antico invito a diventare suoi discepoli, che Gesù fa ad ogni generazione. È l'invito a convertirsi, smettendo di vivere solo per se stessi, e a iniziare, con libertà, ad essere strumenti di un amore più grande per tutti, uomini e donne, e soprattutto i più poveri. Ascoltare e vivere la Parola di Dio come la cosa più importante della propria vita vuol dire accettare di seguire non tanto se stessi, ma piuttosto Gesù. L'immagine più autentica è quella della comunità in preghiera, quando è riunita per ascoltare la Parola di Dio. È come la famiglia dei discepoli raccolta attorno a Gesù. Concordia e assiduità nella preghiera (At 2,42 ) sono la via semplice, offerta e richiesta a tutti i membri della comunità. La preghiera è un cammino in cui si diventa familiari con le parole di Gesù e la sua preghiera, con quella delle generazioni che ci hanno preceduto, come nei Salmi, mentre si portano al Signore le necessità proprie e dei poveri, i bisogni del mondo intero.

È per questo motivo che le comunità, a Roma e in altre parti d'Italia, d'Europa o del mondo, si riuniscono il più frequentemente possibile per pregare assieme. In molte città ogni sera c'è una preghiera comunitaria aperta a tutti. A ogni membro della comunità è chiesto anche di trovare uno spazio significativo nella propria vita per la preghiera personale e per la lettura delle Scritture, cominciando dai Vangeli. La lettura delle Scritture ha in questo ambito un ruolo centrale: l'idea è quella di riprendere l'esperienza dei discepoli raccolti attorno a Gesù per ascoltarne la parola.

La comunicazione del Vangelo

La seconda "opera" della Comunità, il suo secondo fondamento, è la comunicazione dei Vangelo. È il Vangelo stesso, infatti, la buona notizia da condividere con gli altri, il tesoro prezioso, la lanterna che non può essere nascosta. Il Vangelo non è un patrimonio esclusivo, ma è una responsabilità in più per i membri della Comunità, chiamati a comunicarlo. Nell'esperienza di Sant'Egidio essere discepoli e vivere e comunicare la Parola di Gesù sono sinonimi. Si tratta di un'esperienza di gioia e di festa, come nel Vangelo di Luca, quando i settantadue discepoli tornarono felici dicendo: "Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome" (Lc 10,17 ). È l'esperienza di ogni discepolo e di ognuno dei membri della Comunità di Sant'Egidio, che ha portato, in questi anni, a vivere una "fraternità missionaria" in molte parti del mondo.

Struttura

Il governo della Comunità è affidato al Presidente, coadiuvato dal Consiglio di presidenza e da un Assistente ecclesiastico. Il Presidente e il Consiglio di presidenza sono eletti ogni cinque anni dall'assemblea generale dei rappresentanti di tutti i nuclei di comunità. Nei Paesi in cui esistono più comunità è spesso nominato anche un Presidente nazionale.

La comunità di Roma, dove ha avuto origine il movimento, ha un ruolo di riferimento per le realtà più nuove. La rete internazionale di solidarietà e comunione spirituale della Comunità di Sant'Egidio intende riflettere un'idea di fratellanza che cerca di coniugare l'apertura a una dimensione mondiale con la condivisione di un'esperienza comunitaria cristiana.

Diffusione

La Comunità di Sant'Egidio è costituita da una rete di piccole comunità di vita fraterna diffuse in 72 Paesi così distribuiti:

I membri della comunità sono circa 50.000[3].

Opere

Amicizia con i poveri

Opera caratteristica di Sant'Egidio e autentico fondamento e impegno quotidiano fin dagli inizi è il servizio ai più poveri, vissuto nella forma dell'amicizia. I primi studenti che nel '68 presero a riunirsi attorno alla Parola di Dio, sentirono come il Vangelo non poteva essere vissuto lontano dai poveri: i poveri per amici e il Vangelo buona notizia per i poveri. Nacque così il primo dei servizi della comunità, quando ancora non aveva preso il nome di Sant'Egidio: la scuola per i bambini emarginati delle baraccopoli romane, come il "Cinodromo", lungo il Tevere, nella zona sud di Roma. Da allora le "scuole della pace" si sono moltiplicate, a Roma e in tutte le città in cui è presente la comunità, con un'attenzione particolare ai bambini più svantaggiati e in condizione più difficile.

Negli anni, secondo quanto si legge nel capitolo 25 del Vangelo di Matteo, questa amicizia si è allargata ad altri poveri: handicappati, fisici e mentali, persone senza fissa dimora, stranieri immigrati, malati terminali; e a diverse situazioni: carceri, istituti per anziani, campi nomadi [4], campi per rifugiati. Lungo questi anni si è sviluppata una sensibilità verso ogni forma di povertà, vecchia e nuova o emergente, come anche verso povertà non tradizionali, come quella rappresentata in molti Paesi europei da anziani soli anche quando benestanti.

Sant'Egidio si identifica con i suoi fratelli più piccoli in tutti i poveri, senza esclusione, che per questo sono a pieno titolo i familiari della Comunità. Dovunque c'è una Comunità di Sant'Egidio, da Roma a San Salvador, dal Camerun al Belgio, all'Ucraina o all'Indonesia, c'è sempre amicizia e familiarità con i poveri. Nessuna comunità, neppure la più giovane è cosi piccola o debole da non poter aiutare altri poveri. Per questo, ogni Comunità di Sant'Egidio è chiamata, anche se piccola, a dare il suo contributo di solidarietà, prendendo ispirazione dall'episodio evangelico dell'obolo della vedova (Mc 12,41 ).

Negli anni Novanta in seno alla Comunità sono sorti Il Paese dell'Arcobaleno (movimento per bambini e ragazzi), le Scuole del Vangelo (per adulti e famiglie), Viva gli Anziani (per la terza età), Gli Amici (per disabili e malati), Genti di pace (per i migranti). Alla Comunità sono anche collegate alcune organizzazioni non governative, che raccolgono iniziative di cooperazione allo sviluppo e di solidarietà, ad esempio in Kossovo, Albania, El Salvador, Guatemala.

Programmi per contrastare l'AIDS e il sostegno all'infanzia in Africa

A Sant'Egidio si devono la realizzazione di un ospedale per malati di tubercolosi in Guinea Bissau e porta avanti i programmi Bravo e Dream..

Il programma Dream (acronimo di Drug Resource Enhancement against AIDS and Malnutrition) consiste in una serie di centri di analisi e cura gratuita per HIV sieropositivi e malati di AIDS, accompagnati da centri nutrizionali, dedicati alla popolazione denutrita ed ai pazienti in terapia nei centri di cura, e da laboratori di analisi. Il programma, presente in dieci paesi africani, comprende inoltre corsi di formazione per il personale locale. Nel maggio 2012 sono già 180.000 le persone assistite, di cui 77.000 in terapia antiretrovirale. Viene posta particolare attenzione nella prevenzione del contagio verticale (dalla madre al figlio durante il parto), e sono già più di 17.000 (maggio 2012) i bambini nati sani da madre sieropositiva nell'ambito del programma. Molti dei 33 centri di cura sono gestiti in collaborazione con religiosi e religiose cattolici che hanno missioni nel continente africano.

Il programma Bravo (acronimo di Birth Registration for All Versus Oblivion) si pone l'obbiettivo di contrastare il fenomeno crescente dei bambini privi di registrazione anagrafica. Il numero di bambini non registrati all'anagrafe è stimato dall'UNICEF intorno ai 51 milioni all'anno. La mancata registrazione anagrafica esclude da qualunque servizio pubblico, compresi quelli scolastici e sanitari, nonché l'intervento delle forze dell'ordine in caso di scomparsa o rapimento. L'estrema vulnerabilità di questa fascia della popolazione alimenta instabilità e conflitti. All'interno del programma viene praticata la registrazione anagrafica dei bambini che non siano registrati, e che sarebbero altrimenti inesistenti dal punto di vista legale.

Il servizio alla pace e all'umanizzazione del mondo

L'amicizia con i poveri ha condotto Sant'Egidio a comprendere meglio come la guerra sia la madre di tutte le povertà. È così che amare i poveri, in molte situazioni, è diventato lavorare per la pace, per proteggerla dove è minacciata, per aiutare a ricostituirla, facilitando il dialogo, là dove è andato perduto. I mezzi di questo servizio alla pace e alla riconciliazione sono quelli poveri della preghiera, della parola, della condivisione di situazioni di difficoltà, l'incontro e il dialogo.

Anche dove non si può lavorare per la pace, la Comunità cerca di realizzare la solidarietà e l'aiuto umanitario alle popolazioni civili che più soffrono a causa della guerra. Sono questi, forse, gli aspetti più conosciuti di Sant'Egidio, quelli di cui anche i mass media a volte parlano senza metterne sempre in luce, come capita, la continuità con l'aiuto ai più poveri presente nella comunità fin dai suoi inizi e la radice evangelica.

Alcuni membri della Comunità sono stati facilitatori o mediatori veri e propri in conflitti fratricidi durati più di dieci anni, come in Mozambico, o più di trenta, come in Guatemala. L'Africa più povera attraversata dalla guerra, come anche i Balcani, ma non solo, sono nella memoria e al centro delle preoccupazioni e dell'impegno di Sant'Egidio. Anche attraverso esperienze di questo tipo è cresciuta la fiducia di Sant'Egidio nella "forza debole" della preghiera e nel potere di cambiamento della non violenza e della persuasione. Sono aspetti della vita dello stesso Signore Gesù, da lui vissuti fino alla fine.

In questa direzione la Comunità si pone costantemente al servizio del dialogo ecumenico e interreligioso. Dal 1987 in poi Sant'Egidio è impegnata a livello internazionale e di base per continuare in meeting, incontri e nella preghiera, il cosiddetto "spirito di Assisi".

È nel solco di questa urgenza evangelica che si colloca la recente battaglia per una moratoria mondiale di tutte le esecuzioni capitali dall'anno 2000, che la Comunità ha intrapreso a livello internazionale assieme ad altre organizzazioni. È un passaggio importante, che vede uno sforzo di particolare intensità di Sant'Egidio e di tutti i suoi membri in ogni parte dei mondo in cui sono presenti, per l'affermazione del valore della vita senza eccezioni, a tutti i livelli.

Hanno la medesima radice evangelica, mentre si esprimono come proposta a tutti gli uomini e a tutte le donne di buona volontà, indipendentemente dal credo religioso, anche altre iniziative umanitarie, come quella contro le mine anti uomo, ovvero il concreto aiuto ai profughi e alle vittime di guerre e carestie, come in Sud Sudan, Burundi, Albania e Cossovo, o le azioni a sostegno delle popolazioni colpite in Centro America dagli uragani, o per la liberazione di schiavi, dove questa pratica inumana è ancora utilizzata.

Riconoscimenti internazionali

Negli anni sono stati assegnati alla Comunità (o a persone ad essa appartenenti) alcuni riconoscimenti a livello internazionale. In particolare ricordiamo:

  • Premio Balzan per l'umanità, la pace e la fratellanza fra i popoli: assegnato nel 2004 alla Comunità di Sant'Egidio "per l'impegno della Comunità di Sant'Egidio nel rilanciare nel mondo la convivenza pacifica tra gruppi di etnia diversa e nel promuovere, indipendentemente dal credo religioso, l'azione umanitaria, di pace e di fratellanza fra i popoli, e in particolare per la realizzazione del suo programma DREAM di lotta all'AIDS e alla malnutrizione che si sta realizzando in Mozambico, modello concreto per altri paesi africani in difficoltà." [5];
  • Premio Carlo Magno: assegnato nel 2009 ad Andrea Riccardi[6];
  • Premio della fondazione Chirac per la prevenzione dei conflitti: assegnato nel 2010 a Mario Giro "per il suo lavoro con la Comunità di Sant'Egidio" [7].
Note
Voci correlate
Collegamenti esterni