Ducato romano

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Il ducato romano (3) nell'impero bizantino del 717.

Il ducato romano fu un'istituzione politica e militare bizantina che occupava, nell'Esarcato d'Italia, buona parte dell'odierno Lazio e una zona molto circoscritta dell'Umbria meridionale (Amelia e zone limitrofe). Si estendeva all'incirca da Narni e Viterbo (alto Lazio) fino a Gaeta e Atina (ai confini con la Terra di Lavoro).

Origini

Le origini del ducato sono sconosciute. Fra le prime testimonianze vi sono una lettera di Gregorio Magno (592) in cui viene menzionato un non ben identificato duca di Roma[1] e, successivamente, una lapide rinvenuta presso Terracina in cui è scolpito il nome di un certo Georgius dux Romae. Il duca era di nomina imperiale, aveva, con ogni probabilità, un incarico di durata triennale e rivestiva le funzioni di capitano delle forze militari nel territorio di sua competenza.

Più ancora della presenza a Roma di un senato decimato e disperso a seguito delle guerre gotiche, fu la figura del pontefice ad impedire ai funzionari imperiali di trasmettere per diritto dinastico il titolo ducale, come invece stava avvenendo altrove (Ducato di Gaeta, ducato di Napoli); anzi accadde spesso che nel Lazio fosse lo stesso esercito bizantino, in caso di carica vacante, ad eleggere il proprio dux. Il Papa, infatti, fin dall'epoca di Gregorio Magno, o ancor prima, era divenuta la massima autorità civile, (oltreché religiosa) di Roma e del suo ducato[2].

I vari duchi, in qualità di massimi responsabili militari del territorio, restarono sempre esponenti della fazione bizantina, quindi schierati con l'imperatore nei frequenti contenziosi che sorgevano fra il pontefice romano e Costantinopoli. Nel 640 il dux nonché carthularius Maurizio, con l'esarca Isacco, condusse l'assalto contro papa Severino. Troviamo dei duces anche fra i presunti congiurati contro papa Gregorio II.

Nel 702 il duca di Benevento Gisulfo I sottrasse al ducato romano la valle del Liri.

Liutprando e la donazione di Sutri

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Donazione di Sutri.

Quando i Longobardi di Liutprando mossero guerra contro l'Esarcato di Ravenna, sposando la causa anti-iconoclasta del papa Gregorio II, occuparono l'intera Pentapoli bizantina e ai Bizantini restarono solo il porto di Classe, la città e la pianura intorno a Ravenna. Nel Lazio Liutprando si spinse fino alle porte di Roma, ma senza occupare la città: donò quindi i territori dell'antico ducato romano al pontefice, nell'atto conosciuto in storiografia come "Donazione di Sutri", primo nucleo dello Stato Pontificio (728), decretando l'inizio del patrimonium Sancti Petri indipendente dall'autorità di Costantinopoli.

Con la nomina a papa di Zaccaria Liutprando tornò a cercare il consenso pontificio: i due si incontrarono a Terni dove il re longobardo fece atto di rinuncia al possesso di alcune città umbre occupate nel 742, allorché aveva annesso i ducati di Spoleto e di Benevento, donando al ducato romano Narni, Blera, Orte, Bomarzo e Terni. Per la seconda volta è il pontefice il rappresentate supremo degli ex-territori bizantini nel Lazio[3]

(LA) (IT)
« Veniens itaque ad civitatem Interamnis, ubi tunc dictus rex cum suis exercitibus erat, cum rex audiret eius adventum, omnes duces exercituum suorum maiores usque ad octo miliaria misit obviam illi. Sed et ipse rex usque ad medium miliare processit obvia Zachariae summo pontifice, illumque cum gaudio magno et summa reverentia intra civitatem suscepit. Cumque in ecclesia beati valentini ambo consedissent.....huius autem sanctis persuasionibus compunctus rex langobardus, ad mandatum pontificis civitates, quas Romanis abstulerat, restituit.  » « Mentre, così, stava giungendo [papa Zaccaria] nella città di Interamna [Teramo], dove il re si era già attestato con tutto il suo esercito, il re, che era venuto a sapere del suo arrivo, mandò tutti i suoi comandanti di grado più alto fino all'ottavo miglio per accoglierlo. Ma lo stesso re procedette incontro al sommo pontefice Zaccaria e lo accompagnò all'interno della città con grande gioia e massimo rispetto. Dopo essersi assisi ambedue nella chiesa del Beato Valentino.....colpito dalle sante parole persuasive di costui [papa Zaccaria] il re longobardo restituì al pontefice le città che aveva tolto ai Romani  »
(Pauli Continuationes, III , 9-18, )

Il falso della donazione di Costantino

Probabilmente al papato di Zaccaria (o di Gregorio III) risale il documento noto come donazione di Costantino. Il potere del pontefice, dopo i problemi politici avuti con Leone III l'Isaurico, non era più sostenuto dall'impero e né poteva considerarsi il papa un feudatario longobardo, vista la superiorità politica e morale con cui era considerata la sede romana agli occhi degli italici e dei cristiani rispetto al potere longobardo. L'incertezza politica in cui versava il ducato romano in quegli anni portò alla produzione di una legittimazione storica dell'indipendenza pontificia, la donazione di Costantino, secondo cui dal primo imperatore cristiano, appunto Costantino, veniva il diritto del Papa a governare il territorio e il senato romano, nonché il primato sugli altri patriarchi della cristianità (in quegli anni Leone aveva spostato sotto il patriarcato di Costantinopoli le diocesi di Puglia, Calabria e Sicilia). In realtà il documento può essere definito come una vera e propria costituzione per cui uno stato si dichiara autonomo semplicemente aderendo ad un sistema giuridico e legislativo (a quell'epoca ancora non distinto da quello religioso).

Il patrimonium Sancti Petri dopo la donazione di Pipino e di Carlo Magno (Populonia, Ronciglione e Viterbo).

La donazione di Pipino

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Promissio Carisiaca.

Con l'ascesa di Astolfo al titolo di Re d'Italia e dei Longobardi i germani ripresero una politica espansionistica ai danni dei "romani" (intesi come la somma di latini e bizantini). Nel 751 Astolfo conquistò l'Istria e Ravenna insediandosi nella sede dell'esarcato e acquisendo i titoli palatini connessi. Le minacce di re Astolfo raggiunsero anche Roma: egli pretese infatti dal papa Stefano II il pagamento dei tributi per le donazioni ricevute dai suoi predecessori, e qualche anno più tardi arrivò a conquistare Ceccano, in Ciociaria. Stefano II chiese allora l'intervento dei Franchi di Pipino il Breve. Benché Astolfo ebbe assediato poi più volte Roma, fu sconfitto dalla calata del sovrano d'oltralpe che lo costrinse a pagare un tributo al regno dei Franchi e a cedere sotto la sovranità del pontefice l'Esarcato di Ravenna, la Pentapoli e Perugia. Nacque così il Patrimonium Sancti Petri come stato sovrano autonomo, con quel nome che fino ad allora aveva indicato i latifondi gestiti dal vescovo di Roma, in contrapposizione al patrimonium publicum gestito dai militari (duces e magister militum) e ai latifondi dell'arcidiocesi di Ravenna e di Milano.
Tutti i poteri dell'Esarcato di Ravenna, della Pentapoli e del cosiddetto corridoio bizantino che si contrapponevano giuridicamente alle proprietà della diocesi di Roma furono così subordinati direttamente al pontefice, senza più la mediazione imperiale di Costantinopoli. Allo stesso tempo, i territori del nord Italia in mano ai longobardi furono definitivamente separati da quelli del centro-sud (756).

Note
  1. Cfr. Girolamo Arnaldi, Le Origini dello Stato della Chiesa, Torino, UTET Libreria, 1987, pag. 28, ISBN 88-7750-141-3
  2. «Con l'istituzione del ducato di Roma...cominciava a profilarsi una nuova antitesi fra una romanità, a un tempo ecclesiastica e civile, incarnata pressoché esclusivamente dal clero locale e dal suo capo, e una romanità militare, di frontiera, incarnata dal duca bizantino...». Cfr. Girolamo Arnaldi, op. cit., pag.28
  3. Sull'importanza storica dei contenuti dell'incontro si può vedere un vecchio saggio ancora molto importante come quello di Oreste Bertolini, Il problema delle origini del potere temporale dei papi nei suoi presupposti teoretici iniziali: il concetto di 'restitutio' nelle prime cessioni territoriali alla chiesa di Roma in Scritti scelti di storia medievale, vol. II, 'Il Telegrafo', Livorno 1968, pp. 487-550
Bibliografia
  • Bavant B., Le Duché byzantin de Rome, Mélanges de l’Ecole Française de Rome 1979.
  • Galasso G., Storia d'Italia, Vol I, Utet, Torino 1995.
Voci correlate
Collegamenti esterni

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