Genere letterario

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I generi letterari sono forme stilistiche e tipi di testo che si possono classificare in modi diversi e con una terminologia diversa secondo particolari caratteristiche o diverse situazioni di partenza. Per generi letterari s’intendono anche alcune forme e modi diversi di scrittura in uso presso le popolazioni.

Nella Bibbia ci sono molti generi letterari, tutti molto importanti per capire il senso del testo. La conoscenza dei diversi generi è importante per capire il contesto nel quale un libro biblico o un brano è nato e il messaggio che esso vuole comunicare, utilizzando quella determinata forma: questo era infatti l’intento di ogni autore biblico.

Tra i vari generi letterari biblici (se ne contano più di 100) possiamo evidenziare:

Componenti del genere letterario

Un genere letterario si caratterizza per tre elementi:

  1. contenuto
  2. forma stilistica
  3. Sitz im leben, ovvero situazione vitale ove il genere nasce

Ad esempio il genere innico si riconosce dal contenuto di lode al re, una forma tipica di invocazione e lo stesso Sitz im leben, ovvero l'intronizzazione del Re.

I vari generi letterari

Il genere apocalittico

Il termine deriva dal greco "apocalypticós = rivelatore, illuminante" ed identifica gli scritti, per lo più appartenenti alla tradizione giudaica, che contengono rivelazioni riguardanti la fine dei tempi.

Caratteristica di questo genere è che la rivelazione avviene spesso mediante sogni e visioni da parte di qualche grande personalità e viene espressa con simboli appartenenti alla natura, al mondo animale ed ai numeri aritmetici; l’insieme di questi elementi crea, a volte, non poche difficoltà interpretative.

Composti in periodi di persecuzione, tentano di leggere gli eventi alla luce della visione religiosa biblica; la storia, di conseguenza, è vista come il luogo di un conflitto drammatico tra la potenza del bene e quella del male, che comunque non sfugge alla signoria di Dio.

I primi testi apocalittici sono contenuti nei libri biblici dei grandi profeti sorti a partire dal V secolo a.C., dopo l'esilio di Babilonia: Ezechiele (capitoli 38-39), Isaia (capitoli 24-27 e 34-35) e soprattutto Daniele, che è il testo dell'Antico Testamento più caratterizzato in questo senso. Testi apocalittici sono presenti anche nel Nuovo Testamento; oltre all'Apocalisse di san Giovanni, molto noto è anche il discorso escatologico di Gesù, detto anche "apocalisse sinottica" (Mt 24,1-44 Mc 13,1-31; Lc 21,5-36).

Ci sono poi molti altri testi apocalittici che non sono entrati a far parte del canone biblico (per esempio, il Libro di Enoch etiopico) e numerose apocalissi apocrife.

La parabola

La parabola, dal greco parabolé = paragone, è un racconto particolare costruito in maniera strategica per ottenere un "effetto sorpresa". Per comunicare il suo insegnamento, Gesù si è servito delle parabole che troviamo riportate nei Vangeli. (Più in dettaglio, vedi la voce parabola).

L'oracolo

Il termine oracolo (derivante dal verbo latino orare), identifica un linguaggio espresso in forma di responso, sentenza o profezia. Può identificare una fonte di consiglio o anche profetica e comunque rappresenta una parola spirituale autorevole ed infallibile.

All’interno della Bibbia troviamo molti oracoli in diversi libri dell’Antico Testamento; data la tipologia del genere letterario è molto lunga l’elencazione degli oracoli presenti nei libri profetici, soprattutto Geremia, Isaia ed Ezechiele (dei quali quindi è raccomandata la consultazione direttamente dalla Bibbia), con qualche presenza anche in Zaccaria, Aggeo, Amos, Sofonia, Osea, Abacuc, Naum, Malachia. Sono presenti poi oracoli nei libri storici (ad esempio: 1Sam 2,30; 2Re 22,19) e nei libri del Pentateuco (Gn 22,16; Nm 24,3-4; 24,15-16).

La preghiera

La preghiera biblica ha la forma di una relazione tra due persone/realtà, di un dialogo: è ascolto della Parola di Dio e risposta ad essa in una molteplicità di variazioni. La preghiera è dunque espressione della fede.

Nell'Antico Testamento, il libro dei Salmi è l’esempio migliore del dialogo uomo-Dio; i Salmi mostrano al meglio le varie tipologie della preghiera (lode, benedizione, ringraziamento, supplica, invocazione, domanda e intercessione): sono la risposta dell’uomo alla Parola di Dio che lo raggiunge.

Per il resto, l’Antico Testamento è caratterizzato da una scarsità di testimonianze sulla preghiera nella sua dimensione personale; abbondano, invece, i brani circa la preghiera nella sua dimensione comunitaria. La forma di preghiera più diffusa è sicuramente quella di intercessione, che ci è presentata soprattutto attraverso alcune figure bibliche (Abramo, Mosè, Samuele, Geremia). Ci sono poi alcuni passi che richiamano specifiche preghiere (Abacuc capitolo 3; la preghiera di Azaria contenuta in Dn 3,24-45; una preghiera penitenziale in Baruc 1,15-3,8; una preghiera di supplica in Lamentazioni 5,21 ed una preghiera di lode che attraversa tutto il racconto del libro di Tobia e si esprime nella preghiera finale di Tobi, al capitolo 13).

Nel Nuovo Testamento, con la venuta di Gesù Cristo, Figlio unigenito e manifestazione del Padre, Parola di Dio fatta carne, la preghiera assume un’altra priorità: ci si rivolge a Dio Padre attraverso la mediazione di Cristo e dello Spirito Santo. "Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me", dice Gesù nel Vangelo di Giovanni (14,6).

La preghiera di Gesù è segno del suo particolare rapporto di figliolanza col Padre, la preghiera dei cristiani esprime lo stesso rapporto di relazione attraverso la fede nel Figlio. Nel Vangelo troviamo scritto che Gesù pregava secondo la liturgia giudaica del suo tempo; lo troviamo frequentemente ritirato in solitudine a pregare (Mt 14,23; Mc 1,35; 6,46; Lc 5,16). Il vertice dell'insegnamento di Gesù circa la preghiera lo si ha nel ''Padre nostro'', presente nelle due versioni differenti dei Vangeli di Matteo (6,9-13) e di Luca (11,2-4). Il Padre nostro è il programma di un legame in cui ogni cristiano deve entrare, partendo dal primato dell’ascolto della Parola di Dio.

Particolare risalto e grande valore per la Chiesa assume anche il Magnificat (Lc 1,46-55), la preghiera con cui Maria risponde a Elisabetta, in quanto è considerato "la più antica teologia mariana" (R. Schnackenburg).

I racconti di vocazione

I racconti di vocazione sono tra le pagine più forti della Bibbia.

Nell’Antico Testamento troviamo i racconti di persone strappate alle loro certezze che diventano le grandi figure che portano a termine il piano di salvezza divino: la vocazione di Abramo (Gen 12), la rivelazione a Mosè della sua missione al roveto ardente (Es 3), la vocazione di Isaia nel Tempio (Is 6), il dialogo tra JHWH e il giovane Geremia (Ger 1). A volte Dio, per manifestare meglio questo cambiamento di esistenza, dà un nome nuovo al suo prescelto, che sta ad indicare il nuovo ruolo che gli viene assegnato. "Non ti chiamerai più Abram, ma ti chiamerai Abraham, perché padre di una moltitudine di popoli ti renderò" (Gen 17,5).

Nel Nuovo Testamento i racconti di vocazione hanno come protagonista Gesù che chiama anzitutto i dodici apostoli (la chiamata di Simone/Pietro in Lc 5,1-10; quella di Levi/Matteo in Lc 5,27). La chiamata viene poi estesa a tutti gli uomini, anche se prevede rifiuti: "Molti sono chiamati, ma pochi eletti" (Mt 22,14). Anche dopo la morte/risurrezione di Gesù, agli inizi della Chiesa, l'argomento della vocazione è forte: "Considerate la vostra chiamata, fratelli!... Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti!" (1Cor 1,26).

Il genere didattico

Il genere profetico

Il genere giuridico

Il genere epistolare

Voci correlate

Suggerimenti



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