Incenso

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Il papa Benedetto XVI incensa l'altare con il turibolo

L’incenso è una gommoresina che emana un gradevole profumo quando viene bruciata.

Il suo uso per il culto è molto antico in quasi tutte le religioni. Può essere usato in granuli o a bastoncini.

Secondo il vangelo di Matteo fu portato dai magi a Gesù bambino nato a Betlemme (Mt 2,11).

Nel Tempio di Gerusalemme vi era l’altare dell'incenso dove esso si bruciava davanti al Signore (cfr Lc 1,9-10):

« Nell'ora dell'offerta dell'incenso mentre il popolo era in preghiera»

Nell' insegnamento apostolico i credenti sono invitati a diventare il buon profumo di Cristo nel mondo intero (cfr. Fil 4,18 e Ap 8,4).

In questa bella immagine il profumo può derivare anche da essenze odorose come il nardo (cfr Gv 12,3 dove si parla di "libbra di profumo di puro nardo, assai prezioso" nell'unzione di Betania fatta da Maria la sorella di Lazzaro) oppure di "olio profumato" (cfr Lc 7,37 nel caso della peccatrice pentita che unge i piedi di Gesù).

Nella liturgia cristiana l'incenso è anche simbolo della preghiera che sale a Dio come sacrificio a lui gradito.

È prevista l'incensazione dell'altare, all'inizio della celebrazione eucaristica, del Vangelo prima della sua lettura, del pane e del vino da consacrare e dopo la consacrazione. Inoltre sono incensati: il celebrante, l' assemblea dei fedeli, la croce, le immagini sacre, il Santissimo Sacramento e le reliquie dei santi, così pure il feretro nel rito finale delle esequie.

Per l'uso liturgico cristiano dei riti, sia latino che orientale, sono previsti il turibolo, dove si brucia l'incenso, e la navicella, che contiene i granuli da bruciare. Questi oggetti liturgici hanno spesso forme artistiche molto raffinate.

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