Licet ab initio
| Licet ab initio Costituzione apostolica di Paolo III | |
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| Data |
21 luglio 1542 (VIII di pontificato) |
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| Traduzione del titolo | Anche se dall'inizio |
| Argomenti trattati | istituzione dell'Inquisizione romana |
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Licet ab initio (Anche se dall'inizio) è una costituzione apostolica promulgata, 21 luglio 1542, da papa Paolo III.[1] È il documento fondativo della Congregatio Romanae et universalis Inquisitionis Congregazione della sacra romana e universale Inquisizione o Sant'Uffizio, divenuta poi l'attuale Dicastero per la Dottrina della Fede.
Con questa Costituzione il pontefice decise di accentrare presso la Santa Sede il controllo sulla diffusione dell'eresia protestante e organizzò la Congregazione del Sant'Uffizio, la cui giurisdizione avrebbe dovuto ricoprire tutta la cristianità con l'esclusione dei territori spagnoli e portoghesi, ma di fatto si limitò all'Italia e a poche altre zone. Il papa nominò una commissione di sei cardinali inquisitori, cui attribuì i più ampi poteri, annullando ogni esenzione e privilegio precedenti.
I primi cardinali della nuova struttura furono: Giampietro Carafa (poi Paolo IV), Juan Álvarez y Alva de Toledo, Pierpaolo Parisio, Bartolomeo Guidiccioni, Dionisio Laurerio e Tommaso Badia.
Il compito di questa commissione cardinalizia era quello di giudicare tutti i delitti contro la fede nel mondo cattolico e di riorganizzare e coordinare i tribunali dell'Inquisizione. I cardinali potevano prendere provvedimenti contro ogni tipo di eresia e i suoi seguaci all'interno della Chiesa cattolica. Avevano l'autorità di pronunciare ovunque la sentenza definitiva, compresa la pena capitale. La commissione era autorizzata a chiedere l'assistenza delle autorità secolari, se necessario. Ovunque lo ritenessero necessario, i cardinali potevano nominare degli inquisitori.
La commissione in tal modo risultò competente a giudicare tutti i delitti contro la fede nel mondo cattolico: essa veniva istituita come un organo burocratico, un tribunale centrale e sovrastatale, in grado di colpire ai massimi livelli la gerarchia politica ed ecclesiastica compromessa con l'eresia.
La Commissione era l'organo di appello contro le sentenze di altri tribunali.[2] Tuttavia, l'estensione dell'Inquisizione romana si limitò nella pratica all'Italia, in cui erano ricomprese Avignone, exclave pontificia, Capodistria e Zara, soggette a Venezia, Chio, soggetta alla repubblica di Genova, Annecy soggetta al duca di Savoia, e Malta. Fuori dall'Italia operò a Besançon, nella Franca Contea, a Carcassonne e a Tolosa e a Colonia in Germania, mentre i possedimenti spagnoli in Italia, il ducato di Milano, il regno di Napoli e il regno di Sicilia rimasero soggetti all'autorità dei inquisitori generali della corona spagnola e lusitana.[3]
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