Bartolomeo Guidiccioni

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Bartolomeo Guidiccioni
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Cardinale
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Titolo cardinalizio
Incarichi attuali
Età alla morte 80 anni
Nascita Lucca
1469
Morte Roma
4 novembre 1549
Sepoltura
Appartenenza
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Consacrazione vescovile Roma, 28 agosto 1546 dal Cardinal Rodolfo Pio de Carpi
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19 dicembre 1539 da Paolo III (vedi)
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Bartolomeo Guidiccioni (Lucca, 1469; † Roma, 4 novembre 1549) è stato un cardinale italiano.

Cenni biografici

Bartolomeo nacque a Lucca nel 1469, figlio di Giovanni, gonfaloniere della città, e di Angela di Niccolò Pietro Burlamacchi. La famiglia apparteneva alla nobiltà cittadina.

Studiò giurisprudenza a Pisa e a Bologna conseguendo il dottorato. Nel 1495 tornò a Lucca ma, insoddisfatto delle prospettive professionali e delle discordie tra le famiglie dei suoi fratelli, si trasferì a Roma, dove si stabilì come procuratore in uno dei tribunali romani. Guidiccioni ricevette la tonsura nel 1499 e probabilmente anche gli altri ordini. Su raccomandazione del celebre canonista Felino Sandeo, entrò a servizio del cardinale Galeotto Franciotti della Rovere, nipote del papa Giulio II. Il cardinale aveva la commenda dell'abbazia di Farfa e il Guidiccioni ne divenne suo rappresentante per circa due anni. Pochi mesi prima della morte del suo protettore perse il favore del cardinale a causa di calunnie, fu licenziato e perse i suoi benefici.

Nel 1508 fu accolto al servizio del cardinale Alessandro Farnese, il futuro papa Paolo III, al quale rimase legato per tutta la vita. Gli fu assegnato l'incarico di uditore a Macerata e dopo poco meno di un anno fu richiamato a Roma. Nel marzo 1509 Farnese era divenuto vescovo di Parma, e Guidiccioni ne divenne suo vicario generale, assumendo la carica nel novembre dello stesso anno.

Con l'assunzione dell'ufficio pastorale, Guidiccioni si impegnò profondamente negli studi e compose scritti di argomento teologico. Nel 1516 proseguì la visita pastorale interrotta dal dal Farnese e lavorò alla sua grande opera, il De visitatione [1].

Rimase a Parma come vicario generale per 19 anni, in un periodo di grandi mutamenti politici. Nel 1528 si ritirò nella residenza di campagna di Carignano, presso Lucca, dove continuò a interessarsi di questioni teologiche, a rielaborare e ampliare i suoi scritti giovanili e a comporre opere di poesia, senza però dare nulla alle stampe. Questo non interruppe le relazioni amichevoli con il cardinale Farnese, che nel 1527 aveva assunto come segretario il nipote, Giovanni Guidiccioni, eletto nel 1534 vescovo di Fossombrone e che fu nunzio apostolico presso l'imperatore dal 1535 al 1539.

Non ambiva all'assunzione di un ufficio in Curia e in uno scritto molto dettagliato dichiarò al suo protettore che non si sentiva più all'altezza degli impegni alla corte papale e che avrebbe preferito limitarsi, in privato, alle fatiche della dottrina. Nel febbraio 1535 gli fu chiesto di partecipare alle consultazioni sul progetto di riforma della Chiesa. Trascorse quindi due mesi a Roma ed ebbe occasione di discutere con il papa della convocazione di un nuovo concilio generale. Questo scambio di opinioni gli diede occasione di iniziare, dopo il suo ritorno, la composizione di una vasta opera, il De concilio.[2] Anche negli anni seguenti si interessò alla preparazione del concilio in alcuni scritti, raccolti nell'opera De Ecclesia.[3]

Nel 1539 fu nuovamente offerta al Guidiccioni la carica di datario, che egli ancora rifiutò, ma quando il 28 novembre Paolo III gli offrì l'incarico di vicario generale di Roma, non poté tirarsi indietro. Il 12 dicembre gli fu assegnata inoltre la diocesi di Teramo e nel concistoro del 19 dicembre 1539 fu creato cardinale. Ricevette la berretta rossa e il titolo di cardinale presbitero di san Cesareo in Palatio il 28 gennaio 1540. Fu membro di una commissione di tre cardinali per studiare il riconoscimento della congregazione della Compagnia di Gesù. Fermo oppositore della costituzione di nuovi ordini religiosi, nei suoi scritti auspicava anzi la riduzione dei già presenti a un numero massimo di quatto. Acettò di buon grado le decisioni papali divenendo in seguito un sostenitore del nuovo ordine. Nel 1542, pur già molto anziano, fu nominato membro del Sant'Uffizio. Divenne uno dei membri della commissione per la riforma della Chiesa il 5 gennaio 1543. L'11 maggio 1543 divenne membro di una commissione composta di otto cardinali per gli affari del Consiglio. Il 24 settembre 1543 optò per il titolo di santa Prisca. Nel 1546 divenne vescovo della sua città natele, facendosi assegnare per coadiutore il nipote Alessandro Guidiccioni, che poi gli succedette. Morì a Roma il 4 novembre 1549.

Genealogia episcopale

Successione degli incarichi

Predecessore: Vescovo di Teramo Successore: CardinalCoA PioM.svg
Francesco Cherigatto 12 dicembre 1539 - 22 marzo 1542 Bernardino Silverii-Piccolomini I
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con
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Francesco Cherigatto {{{data}}} Bernardino Silverii-Piccolomini
Predecessore: Cardinale presbitero di San Cesareo in Palatio Successore: CardinalCoA PioM.svg
Louis de Gorrevod de Challand 28 gennaio 1540 - 24 settembre 1543 Pier Francesco Ferrero I
II
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X
con
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Louis de Gorrevod de Challand {{{data}}} Pier Francesco Ferrero
Predecessore: Cardinale presbitero di Santa Prisca Successore: CardinalCoA PioM.svg
Rodolfo Pio 24 settembre 1543 - 4 novembre 1549 Federico Cesi I
II
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con
con
Rodolfo Pio {{{data}}} Federico Cesi
Predecessore: Vescovo di Lucca Successore: CardinalCoA PioM.svg
Francesco Riario Sforza 26 maggio 1546 - 4 novembre 1549 Alessandro Guidiccioni I
II
III
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con
con
Francesco Riario Sforza {{{data}}} Alessandro Guidiccioni
Note
  1. Biblioteca apostolica Vaticana, Barb. lat., 1179-1182; una successiva redazione, ibid., 1167
  2. ibid., 1165, 1175
  3. estratti in Concilium Tridentinum, XII, pp. 226-256, e in Tacchi Venturi, I, 2, pp. 208-214
Bibliografia
  • Rotraud Becker Dizionario Biografico degli Italiani, Vol. 61, (2004), online
  • Lorenzo Cardella Memorie storiche de' cardinali della Santa Romana Chiesa. Roma : Stamperia Pagliarini, 1793, vol. 4, p. 227 e seg. online

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