Melisma

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Georg Friedrich Händel, Messiah, Oratorio: si nota un melisma di 56 note nelle parti dei soprani e degli alti sulla parola born, "nato"

Nella musica vocale, viene detto melisma (dal greco: μέλος, melos, "aria, melodia, canto") quel tipo di ornamentazione melodica che consiste nel caricare su di una sola sillaba testuale una successione di note ad altezze diverse. La vocale della sillaba viene, per così dire, "spalmata" sulle varie note, e quindi cantata modulando l'intonazione ma, in linea di principio, senza interrompere l'emissione vocale.

La musica con queste caratteristiche viene detta melismatica, in contrapposizione con la musica in stile cosiddetto sillabico, in cui ad ogni nota corrisponde una sillaba.

Il melisma viene solitamente impiegato con funzione espressiva, oltre che virtuosistica.

Viene talvolta chiamato anche jubilus[1].

Nella liturgia ebraica

Nella tradizione ebraica, il melisma è ancora attualmente usato nella lettura della Torah e nel corso della liturgia.

Nel Testo massoretico i primi melismi compaiono a partire dal VII secolo.

Nella storia della musica sacra

Storicamente,esiste una lunga tradizione legata all'utilizzo frequente di melismi anche composti di molte note.

La musica delle culture antiche usava tecniche melismatiche per indurre una sorta di ipnosi nell'ascoltatore, utile, per esempio, per i riti di iniziazione (come i misteri eleusini). Questa complessa tecnica è ancora rinvenibile, per citare un esempio famoso, nella musica araba, la cui scala consiste di "quarti toni". Anche il canto bizantino ha alcuni elementi che richiamano tale caratteristica.

Nella musica occidentale, un esempio notabile di stile melismatico è il canto gregoriano, ma svariati esempi si possono trovare anche in altri tipi di canti liturgici e nella musica profana.

Si possano trovare numerosi esempi di melisma anche nella musica moderna e contemporanea, anche se solitamente sono improvvisazioni su una melodia semplice e comprendono non più di due o tre note. Sono comunque rari i brani che ne prevedano un utilizzo intenso.

Nel canto gregoriano

Due esempi di stile melismatico nel canto gregoriano
L'ultima ripresa del Kyrie eleison "Fons bonitatis"

Nel canto gregoriano il melisma è un modo di ornamentazione estremo, di tradizione antichissima, dove su una sola sillaba vengono sviluppati numerosi neumi, che possono comprendere parecchi incisi. Solitamente la presenza di melismi denota un'origine antica del canto (probabilmente radicata nel canto gallicano, che ci viene tramandato come più "floreale").

In una composizione di canto gregoriano, lo stile melismatico amplifica una sillaba con dei neumi composti, che possono essere costituiti da pochi elementi neumatici fino ad una frase musicale completa.

Il melisma ha un preciso significato liturgico: vuole richiamare ed esprimere la gioia eterna e divina. Questa gioia è inesprimibile e per liberarla dall'imperfezione delle parole, viene rappresentata da un lungo melisma melodico senza parole[2].

Per questo motivo, le parti della Messa che più caratteristicamente sono melismatiche sono il Graduale e l'Alleluia. Per esempio, nel graduale Clamaverunt iusti ("I giusti grideranno") si trovano melismi composti da numerosissime note, addirittura fino a 66.

Per contro, il tratto, canto che sostituisce l'Alleluia in nei periodi penitenziali, è tipicamente sillabico.

Nella musica religiosa non gregoriana

Il termine melisma si può applicare correttamente anche a musica di qualsiasi genere, compresa la musica barocca, il canto gospel e la musica popolare.

Esempio "cristiano" di musica barocca può essere l'Oratorio "Messiah" di Händel: il brano "For Unto Us a Child Is Born"[3] ("Perché per noi è nato un Bambino"), contiene numerosi esempi di melisma[4].

Il canto natalizio popolare francese "Les anges dans nos campagnes", conosciuto in italiano come "A Betlemme di Giudea" grazie al testo di Eugenio Costa jr. con cui è presente nei più comuni repertori, presenta una delle più esemplari sequenze melismatiche della musica popolare cristiana: è quella sulla "o" nella frase "Gloria in excelsis Deo".

Note
  1. In modo più preciso si può dire che il termine jubilus si riferisce al sentimento, mentre il termine melisma alla sua realizzazione melodica.
  2. Sant'Agostino insegnava: "Chi gioisce non può esprimersi con parole".
  3. Parte I, Num. 12.
  4. Vedi l'immagine iniziale.
Voci correlate
Collegamenti esterni

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