Paio Galvão

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Pelagio Galvani
Cardinale
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Titolo cardinalizio
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Nascita Guimarães
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Morte Montecassino
30 gennaio 1230
Sepoltura
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Pelagio Galvani, o Pelagio d'Albano, portoghese Paio Galvão (Guimarães, 1165 ca.; † Montecassino, 30 gennaio 1230), è stato un cardinale portoghese.

Cenni biografici

Nacque attorno al 1165 a Guimarães, piccola città vicino a Braga, Portogallo (1). Figlio di Pedro Galvâo e Maria Pires.

Entrò nell'Ordine benedettino nel 1178 nel monastero di San Gerónimo, a Santa Marinha da Costa. Fu mandato alla Sorbona per completare gli studi in teologia. Era maestro di teologia della Cattedrale di Parigi quando il re Sancho I del Portogallo lo inviò a Roma per portare al nuovo pontefice, Innocenzo III, l'atto di obbedienza del monarca lusitano. Rimase presso la Santa Sede dove per un breve periodo fu Vice-Cancelliere di Santa Romana Chiesa.

Fu creato cardinale diacono nel concistoro del 1205 di Santa Lucia in Septisolio nel 1210 optò per il titolo di cardinale-prete di Santa Cecilia. Nel 1212 fu elevato cardinale vescovo di Albano e l'anno seguente, Innocenzo III gli affidò una missione diplomatica a Costantinopoli con l'intento di riconciliare la Chiesa bizantina e quella latina. La missione fallì anche a causa dell'attegiamento intransigente e poco diplomatico del prelato.

Prese parte all'elezione papale del 1216 che pose sul Soglio di Pietro papa Onorio III.

La quinta crociata

Nel 1218, il papa Onorio III gli affida la direzione religiosa della Quinta crociata, destinata ad assediare Damietta, in Egitto. Egli vi sbarca alla fine del mese di settembre 1218, poco dopo che i Crociati erano riusciti a prendere la torre che controllava l'accesso al Nilo, permettendo ai navigli crociati di pattugliare le acque del braccio orientale del fiume. Pelagio pretende immediatamente di assumere la direzione della Crociata, sostenuto in ciò dai Crociati italiani, ed entra in urto con Giovanni di Brienne, re di Gerusalemme, che è appoggiato dai baroni di Siria e dai crociati francesi.

al-Malik al-Kamil, il sultano ayyubide d'Egitto, si trova in una posizione delicata e aveva offerto ai crociati 30 anni di cessate il fuoco, la restituzione di Gerusalemme e di gran parte del regno di Gerusalemme. Inoltre, la restituzione della vera croce che Saladino aveva catturato a Hattin, così come la liberazione di tutti i prigionieri di guerra nei regni del Cairo e Damasco. Offrì anche di pagare la ricostruzione delle mura di Gerusalemme. Pelagio, tuttavia, rifiutò di negoziare con i Saraceni per principio. Successivamente, persino papa Onorio lo rimproverò severamente per questa decisione.

Inizialmente contrario all'approccio che san Francesco d'Assisi voleva adottare con il sultano Al-Kamil, Pelagio finì per autorizzare al fraticello e al suo compagno Illuminato di passare nel campo saraceno e incontrare, disarmati, a loro rischio e responsabilità, lo stesso sultano ayyubide al-Malik al-Kamil, nipote di Saladino. Il cardinale rifiutò nuovamente una nuova offerta di scambio di città fatta da Al-Kamil, sperando nell'arrivo dell'esercito dell'imperatore Federico II. Nel maggio del 1221, arrivò solo un esiguo contingente, condotto dal duca Ludovico I di Baviera e il Gran maestro dell'Ordine teutonico Ermanno di Salza.

Pelagio decise comunque di partire all'offensiva e chiamò Giovanni di Brienne, che accorre in aiuto per evitare che gli fosse attribuita la responsabilità dell'eventuale fallimento dell'impresa. L'esercito lasciò Damietta il 7 luglio e si presenta sotto le mura di al-Manṣūra il 24 luglio, dopo qualche scaramuccia con le avanguardie musulmane queste arretrano, attuando la tattica della terra bruciata.

La piena del Nilo permise ai musulmani di rompere argini e dighe, inondando la pianura e isolando i Crociati su una stretta striscia di terra. Pelagio, contando su una rapida conquista di al-Manṣūra, aveva trascurato di far portare viveri sufficienti e la ritirata era impedita dalle galee musulmane che controllano il Nilo. I Crociati non poterono far altro che arrendersi e negoziare la loro stessa libertà in cambio del loro ritiro dal delta del Nilo.

La fine a Montecassino

Tornato a Roma, il 19 marzo 1227, partecipò all'elezione papale di quell'anno, in cui fu eletto papa Gregorio IX. Divenne decano del Sacro Collegio Cardinalizio.

Durante la Crociata contro Federico II, Pelagio fu a capo della roccaforte di Montecassino, espugnata nel 1229 all'abate Landolfo Sinibaldo e alle truppe di Enrico di Morra, quando il fronte papale si sfaldò a seguito del rientro dell'Imperatore dalla Terrasanta. Montecassino, subì l'assedio degli imperiali, opponendo una strenua resistenza. Ma a ottobre vi fu la resa. I difensori di Montecassino ricevono l'onore delle armi dopo l'ingresso di Federico II nella città e Pelagio rimase prigioniero fino a quando il cardinale legato Tommaso da Capua non ottiene la sua liberazione durante le trattative per la Pace di San Germano.

Morì a Montecassino il 30 gennaio 1230.


Successione degli incarichi

Predecessore: Vice-Cancelliere di Santa Romana Chiesa
Insieme al cardinale Giovanni da Ferentino
Successore:
Giovanni da Ferentino 1204 - 1205 Guido Pierleone
Giovanni dei conti di Segni
I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Giovanni da Ferentino {{{data}}} Guido Pierleone
Giovanni dei conti di Segni
Predecessore: Cardinale diacono di Santa Lucia in Septisolio Successore:
Leone Brancaleone, C.R.S.A. 1205 - 1210 Raniero, C.R.S.A. I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Leone Brancaleone, C.R.S.A. {{{data}}} Raniero, C.R.S.A.
Predecessore: Cardinale presbitero di Santa Cecilia Successore:
Pietro Diana 1210 - 1212 Simon de Sully I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Pietro Diana {{{data}}} Simon de Sully
Predecessore: Cardinale vescovo di Albano Successore:
Gerardo da Sessa, O.Cist. 1212 - 30 gennaio 1230 Pietro da Collemezzo I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Gerardo da Sessa, O.Cist. {{{data}}} Pietro da Collemezzo
Predecessore: Decano del Collegio Cardinalizio Successore:
Ugo dei conti di Segni 19 marzo 1227 - 30 gennaio 1230 Jean Halgrin d'Abbeville I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Ugo dei conti di Segni {{{data}}} Jean Halgrin d'Abbeville