Tentazione

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La tentazione è un'influsso ordinato a far cadere la persona tentata in una situazione di peccato. La Chiesa è convinta che il peccato è il frutto del consenso libero dell'uomo alla tentazione[1].

Antico Testamento

Nella Bibbia è proverbiale la tentazione del serpente ad Adamo ed Eva, con la conseguente caduta[2] (Gen 3). Tale tentazione è diventatata emblematica della fragilità umana e della potenza del male.

Il popolo d'Israele uscito dall'Egitto sperimenta nel deserto molteplici tentazioni: quella di ritornare all'antica schiavitù, la mormorazione contro YHWH e contro Mosè.

Nuovo Testamento

All'estremo opposto di Adamo ed Eva, la rivelazione ci presenta le tentazioni di Gesù, da lui superate (Mt 4,1-11; Mc 1,12-13; Lc 4,1-13). Gesù diventa quindi colui che salva l'uomo dal male e gli dà la possibilità di vincere le tentazioni.

Lo stesso Gesù nella preghiera del Padre Nostro ci ha insegnato a chiedere quotidianamente di essere liberati dalla tentazione e dal male (Mt 6,13). La traduzione dell'invocazione riguardante la tentazione è difficile: il termine greco significa "non permettere di entrare in"[3] "non lasciarci soccombere alla tentazione". La petizione chiede a Dio di non lasciare che i suoi figli prendano la strada che conduce al peccato. La domanda che Gesù ci pone sulla bocca acquista poi tutto il suo significato drammatico in rapporto alla tentazione finale del nostro combattimento quaggiù; implora la perseveranza finale (cfr. Ap 16,15). La Lettera di Giacomo assicura il credente che Dio non può essere tentato dal male e non tenta nessuno al male (1,13); al contrario, vuole liberarcene.

Nell'esistenza del credente lo Spirito Santo porta a discernere tra la prova, necessaria alla crescita dell'uomo interiore (cfr. Lc 8,13-15; At 14,22; 2Tim 3,12) in vista di una "virtù provata" (cfr. Rm 5,3-5) e la tentazione, che conduce al peccato e alla morte (cfr. Gc 1,14-15).

Il Padre ci indica al via d'uscita dalla tentazione e ci dà la forza per sopportarla (1Cor 10,13).

Il combattimento e la vittoria sulla tentazione sono possibili solo nella preghiera. Gesù è vittorioso sul tentatore grazie alla sua preghiera, fin dall'inizio (Mt 4,1-11) e nell'ultimo combattimento della sua agonia (Mt 26,36-44).

Precisazioni

Occorre distinguere anche tra "essere tentati" e "consentire alla tentazione": la prima espressione si riferisce allo stato di chi sente la spinta a commettere il peccato; la seconda a chi acconsente nel suo cuore e permette il peccato in sé.

La tentazione ha uno status di menzogna: apparentemente il suo oggetto è "buono, gradito agli occhi e desiderabile"[4], mentre, in realtà, il suo frutto è la morte.

« Dio non vuole costringere al bene: vuole persone libere [...]. La tentazione ha una sua utilità. Tutti, all'infuori di Dio, ignorano ciò che l'anima nostra ha ricevuto da Dio; lo ignoriamo perfino noi. Ma la tentazione lo svela, per insegnarci a conoscere noi stessi e, in tal modo, a scoprire ai nostri occhi la nostra miseria e per obbligarci a rendere grazie per i beni che la tentazione ci ha messo in grado di riconoscere. »
(Origene, De oratione, 29,15.17: GCS 3, 390-391; PG 11, 541-544)

La forza per resistere alla tentazione viene dallo Spirito Santo.

Note
  1. Catechismo della Chiesa cattolica, n. 2846.
  2. La teologia cristiana ha chiamato tale caduta "peccato originale".
  3. Cfr. Mt 26,41.
  4. Cfr. Gen 3,6.
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