Deserto

Da Cathopedia, l'enciclopedia cattolica.
100%Decrease text sizeStandard text sizeIncrease text size
Share/Save/Bookmark
Agar e l'Angelo nel deserto (Gen 21,14-19)

Il deserto, luogo fisico caratterizzato dall'aridità inospitale, dal caldo, dalla mancanza di vita, è, nella Bibbia e nella spiritualità successiva, il luogo dove l'uomo si ritrova solo e può incontrarsi con Dio. È altresì luogo di vita ascetica, di vita mistica e di preghiera contemplativa.

A partire dall'esperienza monastica, il deserto è divenuto anche sinonimo di eremitismo o di ritiro spirituale.

Nella Bibbia

Antico Testamento

Nell'Antico Testamento il deserto viene contrapposto alla terra coltivata o ricca di pascoli, abitata dall'uomo e trasformata dal suo lavoro: è un luogo non umanizzato. Ciononostante, i deserti di cui parla la Bibbia non erano totalmente disabitati, sia per la presenza di oasi, sia perché le piogge d'autunno e di primavera, entrambe abbondanti, facevano crescere l'erba, e offrivano ai beduini pascoli per i loro animali. In ogni caso in Palestina non vi erano grandi distese di sabbia. Il deserto è quindi associato primariamente a un evento storico: il periodo dell'Esodo antecedente l'ingresso nella terra di Canaan.

Il linguaggio biblico associa il deserto con il caos primordiale. Nel deserto regna infatti il disordine urlante della solitudine (Dt 32,10), simbolo del castigo di JHWH, che riduce a terra arida il deserto (Sof 2,13). Nel deserto abitano le fiere, i gufi, gli struzzi e i satiri (Is 13,21), i cani selvatici, le iene, e il demonio della notte, Lilit (Is 34,14).

La mancanza dell'acqua fa del deserto una regione arida, senza vita (Lev 16,22; Is 53,8; Ez 37,11).

Il giardino di Eden viene piantato da JHWH nel deserto, con acqua e vita abbondanti (Gen 2,8-14): l'azione della creazione è presentata come vittoria sul deserto inabitabile, sul caos primordiale.

Nel deserto JHWH interviene con amore a favore del suo popolo (Dt 32,10; Ger 31,12; Os 9,10) per legarlo a sé; lo guida perché passi sicuro attraverso la prova (Dt 8,15; 29,24; Am 2,10; Sal 136[135],16); lo porta sulle spalle come un padre porta il figlio.

Per Israele il deserto fu il periodo dell'innamoramento: Io ricordo di te la tua simpatica giovinezza, l'amore del tuo fidanzamento, il tuo venire dietro a me per il deserto, per una terra non seminata Ger 2,2. Tuttavia ciò non significa che il deserto fosse il tempo "ideale": esso non è mai visto come un tempo o un momento bello o attrattivo, quanto come un'esperienza dell'amore di JHWH.

Il profeta Osea auspica un ritorno al deserto, ma per esprimere il desiderio di un nuovo inizio della storia d'Israele dopo la contaminazione con i culti cananei: La ricondurrò al deserto e parlerò al suo cuore (2,16). Per questo profeta, come per Amos e per Geremia, il deserto non è un ideale di vita nomadica da contrapporre alla vita urbana[1]. La Bibbia non mostra mai nessuna passione per la vita nomadica del deserto[2].

Il deserto è quindi un luogo di passaggio verso la Terra Promessa: La ricondurrò al deserto e parlerò al suo cuore. Allora le restituirò i suoi vigneti e farò della valle di Acor la porta della speranza (Os 2,16-17). Il deserto non è il traguardo, ma il passaggio dalla schiavitù alla libertà.

Il tardo giudaismo

Il giudaismo sviluppò la convinzione che il Messia sarebbe apparso nel deserto. Così pensava quell'egiziano che condusse nel deserto quattromila sicari (At 21,38)[3].

Nuovo Testamento

Al tempo del Nuovo Testamento gli esseni di Qumran avevano posto il centro della loro comunità nel deserto. Per essi il deserto non era la dimora ideale, definitiva, ma soltanto un mezzo, quasi un rito di passaggio.

Neppure San Giovanni Battista, che probabilmente ha avuto contatti con Qumran, propone una mistica del deserto: non invita a ritirarsi nel deserto, ma, dopo il rito del battesimo e la conversione dai peccati rimanda ciascuno al suo lavoro (Lc 3,10-14).

Nei Vangeli

Gesù fu spinto nel deserto per essere tentato (Mt 4,1-11, Mc 1,12-13; Lc 4,1-13). Supera la tentazione con l'affidamento di sé a Dio e alla sua parola. Come per Israele, così anche per Gesù il deserto è il luogo della prova. La fedeltà di Gesù nella prova trasforma anche il deserto in un luogo paradisiaco: "Era con le fiere e gli angeli lo servivano" (Mc 1,13).

I Vangeli ci riferiscono anche che Gesù si ritirò varie volte in luoghi deserti (Mt 14,13; Mc 1,35.45; 6,31; Lc 4,42). Ma qui non si tratta più del deserto vero e proprio, quanto di luoghi solitari.

In generale, nei Vangeli non ricorre più il tema del deserto. Con Gesù è venuta l'ora della salvezza definitiva: non mancano né acqua, né cibo, né luce, né pace né prosperità: egli dà l'acqua viva (Gv 4,10), egli è il pane del cielo (Gv 6,51), egli è la luce del mondo (Gv 8,12; 9,5), egli è la nostra pace (Ef 2,14), la via e la vita (Gv 14,6). Anzi, il deserto non c'è più: Gesù moltiplica i pani "in un luogo deserto" (Mt 14,15-21; 15,32-39; Mc 6,35-44; Lc 9,12-17; Gv 6,1.15), e trasforma il deserto in luogo di prosperità e di abbondanza.

Nel resto del Nuovo Testamento

San Paolo insegna che ciò che accadde a Israele nel deserto "è stato scritto per ammonimento nostro, di noi per i quali è giunta la fine dei tempi" (1Cor 10,11).

Ebrei 3,8-11 riprende l'idea del deserto come luogo della disobbedienza e della ribellione a Dio. Ma in generale il Nuovo Testamento operò pian piano una certa idealizzazione e simbolizzazione del deserto come luogo di grazia e di miracoli (At 7,36), di assistenza di Dio (At 13,18), di rivelazione delle parole di vita (At 7,38), di presenza di Dio in mezzo al suo popolo (At 7,44). In realtà, però, è la salvezza di Dio, e non il deserto come tale, ad essere esaltata.

Nell'Apocalisse di Giovanni appare il tema del deserto come luogo di rifugio in attesa della venuta del Messia: la donna, che rappresenta la Chiesa, ripara "nel deserto, dove ha un luogo preparato da Dio per esservi nutrita" (Ap 12,6). In un altro passo si fa riferimento allo stesso fatto, e la donna è detta volare nel deserto con le due ali dell'aquila grande, dove è al sicuro dagli attacchi del serpente (Ap 12,14). Andare nel deserto, in questi passi, è rifugiarsi in Dio, sotto la sua protezione.

Nella storia della spiritualità

Nella storia della spiritualità cristiana il tema del deserto è sempre stato molto fecondo.

Al termine dell'epoca delle persecuzioni, l'ideale del martirio fu trasferito al martirio spirituale di chi si ritirava nel deserto, in solitudine, praticando la vita eremitica, l'anacoretismo, e poi la vita cenobitica. I primi monaci sono detti Padri del Deserto.

Alla fine del XIX secolo Charles de Foucauld si ritira nel deserto del Nordafrica, per vivere in mezzo alle popolazioni Tuareg.

Nel linguaggio corrente della spiritualità cattolica la parola deserto è sinonimo di "ritiro": per esempio si usa l'espressione "un giorno di deserto" per dire "una giornata di ritiro".

Note
  1. Tale visione era propria del gruppo dei Recabiti (Ger 35).
  2. Il nomadismo è sognato da Caino, da Ismaele, da Esaù, dai keniti: tutte popolazioni non israelitiche.
  3. Fa riferimento a tale credenza l'ammonizione di Gesù: "Se vi diranno: 'Ecco, è nel deserto', non ci andate" (Mt 24,26).
Bibliografia
Voci correlate

Suggerimenti



Poni il mouse qui sopra per vedere i contributori di questa voce.