Tentazioni di Gesù

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Tentazioni di Gesù
Temptation-of-Christ-in-the-Wilderness.jpg
Juan de Flandes, Tentazioni di Gesù Cristo (1500 ca.), olio su tavola; Washington, National Gallery
Conosciuta anche come:
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Passi biblici
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Insegnamento - Messaggio teologico
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Gesù è il nuovo Adamo, rimasto fedele mentre il primo ha ceduto alla tentazione. Gesù compie perfettamente la vocazione d'Israele: contrariamente a coloro che in passato provocarono Dio durante i quaranta anni nel deserto (cfr. Sal 95[94],10), Cristo si rivela come il Servo di Dio obbediente in tutto alla divina volontà. Così Gesù è vincitore del diavolo: egli ha legato l'uomo forte per riprendergli il suo bottino (cfr. Mc 3,27). La vittoria di Gesù sul tentatore nel deserto anticipa la vittoria della passione, suprema obbedienza del suo amore filiale per il Padre.
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Le Tentazioni di Gesù sono narrate dai Vangeli sinottici: Mt 4,1-11; Mc 1,12-13; Lc 4,1-13: dopo il suo battesimo al Giordano Gesù va nel deserto dove rimane quaranta giorni tentato dal diavolo.

Le tentazioni di Gesù mostrano il nocciolo di ogni tentazione: la rimozione di Dio dalla vita dell'uomo[1].

Il racconto di Marco è notevolmente diverso da quella di Matteo e Luca, e sembra riportare la tradizione più arcaica, formatasi nella Chiesa primitiva.[2]

Contesto

In tutti e tre i sinottici le tentazioni di Gesù sono la parte finale del trittico di preparazione al suo ministero pubblico, che comprende:

In Marco il trittico è preceduto dal solo versetto iniziale (1,1), mentre in Matteo e Luca dai Vangeli dell'infanzia (Mt 1-2; Lc 1-2).

Matteo poi inserisce tra il racconto del battesimo e le tentazioni la genealogia di Gesù, per sottolinearne la funzione di capostipite della nuova umanità.[3]

Tutti e tre i sinottici fanno seguire al trittico di preparazione l'inizio della predicazione di Gesù con l'annuncio del compimento del tempo e della prossimità del Regno di Dio.

I particolari dei tre racconti

Miniatura che illustra la seconda tentazione di Gesù

I tre sinottici sono concordi nel parlare di quaranta giorni (Mt 4,2; Mc 1,13; Lc 4,2)[4] passati nel deserto, dopo il suo Battesimo al fiume Giordano.

È lo Spirito a "condurre" (Mt 4,1), "sospingere" (Mc 1), "guidare" (Lc 4,1-13) Gesù nel deserto.

Nel deserto Gesù digiuna (Mt 4,2), ovvero non mangia nulla (Lc 4,2); Marco non menziona il digiuno.

Le tentazioni sono opera del "diavolo" (Mt 4,1.5.8.11; Lc 4,2.3.5.13); Marco indica invece il tentatore con l'appellativo "Satana" (Mc 1,13).

Le tre tentazioni

Matteo e Luca parlano di tre tentazioni:

  • La prima tentazione riguarda il cibo, con l'invito a trasformare le pietre in pane (Mt 4,3; Lc 4,2). La tentazione ha un tono di sfida: "Se sei figlio di Dio". Essa cerca di indurre Gesù all'uso inutile dei suoi poteri soprannaturali per il sostentamento.
    • Gesù risponde citando Dt 8,3: "Non di solo pane vive l'uomo" (Mt 4,4; Lc 4,4), e Luca riporta il resto della citazione: "Ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio"[5].
  • La seconda tentazione riportata da Matteo, corrispondente alla terza di Luca, è un invito a buttarsi giù dal punto più alto del Tempio di Gerusalemme, con la certezza del soccorso degli angeli di Dio (Mt 4,5-6; Lc 4,9-11). Qui il diavolo cita, a sproposito, il Sal 90[89],11-12. Si tratta di un invito a ostentare il suo potere: il popolo d'Israele, vedendolo cadere illeso e scendere dal cielo (cfr. ) lo acclamerà Messia.
    • La risposta di Gesù è ispirata liberamente a Dt 6,16: "Non tentare il Signore Dio tuo"[6].
  • Nella terza tentazione di Matteo, corrispondente alla seconda di Luca, il diavolo mostra a Gesù tutti i regni della terra, e glieli promette se lo adorarerà (Mt 4,8-9; Lc 4,7). Matteo precisa che il diavolo chiede a Cristo di prostrarsi davanti a lui, mentre in Luca il diavolo allega che tutti i regni del mondo sono nelle sue mani.

Gli esegeti notano che l'inversione della seconda e terza tentazione in Luca corrisponde alla volontà di farle terminare a Gerusalemme. E di fatto Luca termina il racconto notando che il diavolo aveva esaurito ogni tentazione, e si allontana "per ritornare al tempo fissato" (Lc 4,13): tale annotazione viene interpretata in riferimento alle tentazioni che Gesù sperimenterà nell'imminenza della sua passione.

Marco non specifica le tentazioni, ma si limita ad accennare ad esse in maniera sintetica (1,13).

Dopo le tentazioni

Matteo termina facendo seguire all'allontanamento del diavolo l'avvicinamento degli angeli che lo servono (4,11).

Anche Marco parla di un generico servizio di angeli dopo aver accennato al fatto che Gesù sta con le bestie selvatiche (1,13).

Il luogo

Il monte della quarantena, dove secondo la tradizione Gesù passò i quaranta giorni

I dati dei Vangeli non permettono di identificare il luogo delle tentazioni.

Una tradizione, che risale forse al IV secolo, le pone sul monte chiamato oggi dagli arabi "della quarantena" (Ğebel Qaramtāl) ad ovest di Gerico.[7]

Messaggio teologico

In Marco il breve racconto delle tentazioni non è un dettaglio biografico o parenetico: l'evangelista intende presentare il messianismo sofferente attuato da Gesù.[8] Questi, appena consacrato Messia, viene sottoposto alla prova come i giusti dell'Antico Testamento. È lo stesso Spirito che gli fa imboccare la via del Servo sofferente, in contrasto con la comune attesa trionfalistica del Messia.

L'accento del racconto di Marco cade comunque sulla vittoria di Gesù su satana. In conseguenza di essa Gesù può convivere pacificamente con le fiere ed è servito dagli angeli: questi due particolari sembrano alludere alla situazione di Adamo nel paradiso terrestre, secondo la predizione di Is 11,1-9 che è relativa al discendente di Davide ricolmo dei doni dello Spirito di Dio.

Nel racconto di Matteo il messaggio teologico va ricercato anzitutto nel significato messianico della tentazione di Gesù, e secondariamente nel suo valore esemplare per ogni credente:[9]

  • Per quanto riguarda il suo messianismo, Gesù reagisce vittoriosamente alla suggestione del diavolo, che cerca di metterlo in dissidio con il Padre. La missione di salvezza che a Gesù è stata assegnata comporta l'esclusione di un messianismo opportunistico, spettacolare, basato sul potere e sul prestigio terreno: Gesù doveva imboccare la via difficile del Servo sofferente di YHWH, contrassegnata dalle umiliazioni, dalla sofferenza e dal sacrificio della vita.
  • Il valore parenetico rimane secondario, ma è presente: Gesù non finge di essere tentato, egli è messo realmente alla prova, e per questo è diventato il Salvatore degli uomini.

Il racconto di Luca non si discosta sostanzialmente da quello di Matteo se non per l'inversione della seconda e terza tentazione: nel terzo Vangelo la tentazione del buttarsi giù dal pinnacolo del Tempio è all'ultimo posto invece che al secondo. In Luca ciò avrebbe il significato di far convergere il punto d'arrivo del racconto su Gerusalemme:[10] la tentazione a Gerusalemme, sul pinnacolo del tempio, prefigurava l'assalto definitivo del diavolo nel dramma della passione, quando Gesù avrebbe portato a compimento il progetto salvifico di Dio.[11]

L'interpretazione primaria delle tentazioni riportate da Matteo e Luca è quella che le mette in relazione con analoghi momenti della vita di Gesù:

Significato morale

In senso più ampio le tre tentazioni si prestano a un'interpretazione diretta in riferimento alle tentazioni quotidiane di tutti gli uomini:

  • la tentazione dei piaceri biologici dell'uomo: la gola, ma anche la soddisfazione dell'istinto sessuale;
  • la tentazione del successo facile;
  • La tentazione del potere.

Nella letteratura spirituale si trovano interpretazioni delle risposte di Gesù riferite ai tre voti della vita consacrata: povertà, castità e obbedienza; tale interpretazione può essere sostenuta in senso lato, ma non è riconducibile alle intenzioni degli evangelisti.

Simbolismi

Il racconto delle tentazioni di Gesù, pur avendo un chiaro carattere di realtà, è fortemente intriso di simbolismo.

Il racconto di Marco mette in evidenza il parallelismo tra Gesù e Adamo[12] dove accenna alle fiere e agli angeli:

I quaranta giorni di digiuno nel deserto sono una reminiscenza dei quarant'anni durante i quali gli ebrei camminarono nel deserto dopo essere stati liberati dalla schiavitù d'Egitto (Nm 14,34; Dt 2,7; 8,4; 29,4) e dei quaranta giorni che Mosè passò sul Monte Sinai quando ricevette le tavole della legge (Es 24,18). Il deserto è luogo che non avendo in sé vita avvicina il popolo all'esperienza della necessità e anche della morte, e quindi all'esperienza della dipendenza da Dio.

Storicità

In epoca moderna il protestantesimo cominciò a mettere in dubbio la storicità del racconto delle tentazioni:[13]

Tali interpretazioni nascono nell'ambito del razionalismo, e, nella loro soggettività, sono arbitrarie: partono dall'aprioristica negazione del soprannaturale, della divinità di Cristo e del valore delle fonti.[14]

Marco

L'origine del racconto di Marco, che è il più arcaico, forse risale a Gesù stesso, poiché nessuno fu testimone della sua tentazione nel deserto.

Di fatto, che Gesù sia stato provato risulta da altri passi del Nuovo Testamento (cfr. Lc 22,28; Eb 4,15; 5,7), e non è improbabile che proprio all'inizio del suo ministero Satana abbia cercato di metterlo in dissidio con la volontà del Padre, che gli aveva indicato la via del Servo sofferente; Gesù respinse energicamente la suggestione diabolica di un messianismo terreno più gratificante, fatto di onori e di ricchezze. Quando Pietro gli propose lo stesso cammino, Gesù ebbe una forte reazione e lo rimproverò duramente (Mc 8,33). Potrebbe essere stato in quella circostanza che Gesù colse l'occasione per confidare ai discepoli la prova subita all'inizio della sua missione.

Ancora oggi però vi sono esegeti, anche cattolici, che ritengono che l'episodio delle tentazioni non trasmetta un fatto realmente accaduto, quanto l'interpretazione ecclesiale del messianismo sofferente attuato da Gesù, in contrapposizione con l'attesa trionfalistica del Messia, considerata una tentazione diabolica.

Matteo e Luca

La storicità del racconto di Matteo va studiata alla luce del mirabile lavoro di cesellatura biblica con il quale il racconto interpreta le tentazioni di Gesù alla luce delle prove d'Israele durante l'esodo: Gesù è il figlio "amato" (cfr. 3,17) fedele al volere di Dio.[15]

Il racconto di Luca concorda sostanzialmente con quello di Matteo, perciò dipende dalla fonte Q, ma con qualche contatto con Marco nei vv. 1-2.[16] Perciò vale anche per esso quanto detto per Matteo.

Note
  1. Joseph Ratzinger (2007) 50.
  2. Angelico Poppi (1990) 192.
  3. Angelico Poppi (1990) 310.
  4. Matteo aggiunge "e quaranta notti" (4,2).
  5. Il brano citato si trova tra le esortazioni che Mosè rivolge al popolo d'Israele in procinto di entrare nella Terra Promessa: il periodo del deserto, con tutte le prove, è stato segnato dal dono della manna, uscita dalla bocca di YHWH:
    « Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l'uomo non vive soltanto di pane, ma che l'uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore»
  6. Dt 6,16 fa riferimento alla tentazione della mormorazione quando mancava l'acqua nel deserto: "Non tenterete il Signore vostro Dio come lo tentaste a Massa".
  7. Vincenzo Carbone (1953) 1918.
  8. Angelico Poppi (1990) 191.
  9. Angelico Poppi (1990) 73.
  10. È nota l'importanza che ha per Luca la città di Gerusalemme, verso la quale fa convergere tutta la vita di Gesù, e da cui fa partire la missione della Chiesa.
  11. Angelico Poppi (1990) 311.
  12. Joseph Ratzinger (2007), p. 49.
  13. Vincenzo Carbone (1953) 1919.
  14. Vincenzo Carbone (1953) 1919.
  15. Angelico Poppi (1990) 74.
  16. Angelico Poppi (1990) 310.
Bibliografia
Voci correlate
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