Utente:Elvezio Del Pietro/Santa Cristina

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Agiografia

La Passio di Santa Cristina è giunta a noi in varie redazioni di epoche diverse. La più antica, ad oggi conosciuta, risale alla prima metà del V secolo ed è contenuto in un frammento di un papiro proveniente da Oxjrhynchos, in Egitto, e pubblicato nel 1911. Molto più tardiva quella latina del IX secolo del cosiddetto codice Farfense 29.

La santa di Bolsena è stata citata da vari autori del cristianesimo medioevale tra cui: Aldelmo di Malmesbury (†709); Beda il Venerabile († 735); ; Adone di Vienne († 876): Rabano Mauro († 856) e Giuseppe l'Innografo († 886).

Mosaico della processione delle vergini in Sant'Apollinare Nuova

Il martirologio Geronimiano, al 24 luglio riporta la commemorazione di santa Cristina martire di Tyro mentre il martirologio Romano celebra, lo stesso giorno, il dies natalis di Santa Cristina, martire nei pressi del lago di Bolsena.

Molti studiosi si sono chinati sulla problematica della nazionalità della Santa. A sostegno di Cristina, martire occidentale, si fa notare che nel più antico monumento del suo culto e della sua celebrità: il mosaico in Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna, del VI secolo, nella processione delle vergini e martiri, Santa Cristina viene dopo Sant'Anatolia e Santa Vittoria, martiri di Trebula Mutuesca e di Tora, in un territorio non lontano da Bolsena,ed è seguita dall'umbra Santa Sabina e dalla romana Sant'Eugenia.

Il racconto narra di una giovane undicenne di nome Cristina, che per la straordinaria bellezza venne segregata in una torre dal padre Urbano, ufficiale dell'imperatore, in compagnia di dodici ancelle. A nulla valsero i tentativi del padre di costringere la figlia, divenuta cristiana, a rinunciare alla sua fede; il padre passò allora dalle blandizie alle percosse: la fece flagellare e rinchiudere in carcere e in seguito la consegnò ai giudici che le inflissero vari e terribili supplizi. Nel carcere, dove fu gettata a languire, venne consolata e guarita da tre angeli. Venne poi condotta al supplizio finale: legatale una pesante pietra al collo, la gettarono nelle acque del lago; la pietra però, sorretta dagli angeli, galleggiò e riportò a riva la fanciulla.

A quella vista Urbano non resse a tanto dolore e morì. Cristina fu ricondotta in prigione e a Urbano successe un altro persecutore di nome Dione. I giudici tornarono a infierire su di lei condannandola a terrificanti quanto inefficaci torture fino a quando non la uccisero con due colpi di lancia.

Culto

Le reliquie ebbero un destino avventuroso, furono ritrovate nel 1880 nel sarcofago dentro le catacombe poste sotto la basilica dei Santi Giorgio e Cristina, chiesa consacrata da Papa Gregorio VII nel 1077. Parte di esse sono conservate in una teca, parte furono trafugate nel 1098 da due pellegrini diretti in Terrasanta. La tradizione racconta che quando giunsero a Sepino, cittadina molisana in provincia di Campobasso, non riuscirono più a lasciare la città con il loro prezioso carico, per cui le donarono agli abitanti. Da allora il culto fu molto vivo a Sepino, le reliquie costituite oggi solo da un braccio, sono conservate nella chiesa a lei dedicata; le altre reliquie furono traslate tra il 1154 e 1166 a Palermo dove la santa divenne sua patrona celeste; la devozione durò almeno fino a quando vi fu il ritrovamento nel XVII secolo delle reliquie di santa Rosalia, diventata poi patrona principale. A Sepino, santa Cristina viene ricordata dai fedeli ben quattro giorni durante l'anno.

A Bolsena, santa Cristina viene festeggiata con una grande manifestazione religiosa, la vigilia della festa il 23 luglio sera, nella oscurata piazza antistante la basilica, viene portata in processione la statua della santa, contemporaneamente sulla destra del sagrato si apre il sipario di un palchetto illuminato, dove un quadro vivente rappresenta in silenzio una scena del martirio e ciò si ripete, al passaggio dell'effige della santa, in ogni piazza su piccoli palchi. La manifestazione è chiamata I Misteri di santa Cristina [1] La processione cui partecipa una folla di fedeli, si svolge per strade e piazze di Bolsena, finché arriva in cima al paese nella chiesa del Santissimo Salvatore, lì la statua si ferma tutta la notte e la mattina del 24, giorno della festa liturgica, si riprende la processione di ritorno con le stesse modalità e giungendo infine di nuovo nella basilica a lei dedicata.

Va ricordato che la Basilica di santa Cristina possiede l'altare formato dalla pietra del supplizio della martire. Su quest'altare nel 1263 un sacerdote boemo, che nutriva dubbi sulla verità della presenza reale del Corpo e Sangue di Gesù nell'Eucaristia, mentre celebrava la Messa, vide delle gocce di sangue sgorgare dall'ostia consacrata, che si posarono sul corporale e sul pavimento, l'evento fu riferito al Papa Urbano IV, che si trovava ad Orvieto, il quale istituì l'anno dopo la festa del Corpus Domini.

Nell'arte

La passione di santa Cristina ha costituito un soggetto privilegiato da parte degli artisti di ogni tempo, come: Signorelli, Cranach, Veronese, Dalla Robbia, Lorenzo Lippi, spesso rappresentata in in scene del suo martirio con i suoi simboli, la mola, i serpenti, le frecce.

Note
  1. I Misteri sono una manifestazione religiosa che sin dal Medioevo, sono tenute in onore di alcuni santi patroni in varie città d'Italia specie del Centro.
Bibliografia
  • Pio Paschini Ricerche agiografiche: santa Cristina di Bolsena, nella Rivista di Archeologia Cristiana, 1925
  • Moscini Marcello, Cristina di Bolsena, culto e iconografia p. 15/32, 2002
Collegamenti esterni