Ipazia di Alessandria

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Ipazia
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Presunto ritratto di Ipazia in
Raffaello Sanzio, Scuola di Atene, 1509-1510.
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Età alla morte circa 60 anni
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Ipazia (greco Ὑπατία, Hypatía, latino Hypatia; Alessandria d'Egitto, 355 ca.; † marzo 415) è stata una matematica, astronoma e filosofa ellenista. Come per altri pensatori dell'antichità, di lei non ci è pervenuta nessuna opera, se non il titolo.

Stimata dagli intellettuali cattolici del suo tempo, con cui ebbe importanti scambi culturali, morì in tarda età, linciata da una gruppo di fanatici cristiani.

Le circostanze della sua morte hanno fatto sì che la sua figura fosse ripresa in epoca contemporanea in ambienti e con finalità anticristiane[1].

Indice

Fonti

Per quanto le informazioni disponibili non siano abbondanti né univoche, le fonti che ci presentano la figura di Ipazia sono molteplici, appartenenti sia alla cultura pagana, sia a quella cristiana[2].

Il più antico autore è l'avvocato della corte di Costantinopoli, il niceno Socrate Scolastico nella sua Storia Ecclesiastica (c.a 439-450)[3], che è ripreso da Cassiodoro (ca. 485-585) nella sua Storia ecclesiastica tripartita[4].

Brevi accenni sono contenuti nel compendio di Fozio della Storia ecclesiastica dell'ariano Filostorgio (c.a 425-433)[5], nella Cronografia di Giovanni Malalas (metà VI sec.)[6], nell'Onomatologo (o De Viris Illustribus, Sugli uomini illustri) di Esichio di Mileto (VI secolo)[7], nella Cronografia di Teofane il Confessore (c.a 810-815)[8], e in Niceforo Gregorio (c.a 1359)[9].

A questi si aggiungono il tardivo passo delle Cronache del copto Giovanni di Nikiu (VII secolo)[10] e dell'ancora più tardiva Storia ecclesiastica di Niceforo Callisto (inizio XIV sec.)[11], che riprende le informazioni già presenti in Socrate.

Di scrittori pagani ci sono pervenuti un breve epigramma attribuito al poeta alessandrino Pallada (V sec.)[12], che può essere però attribuito a un'altra Ipazia[13], e soprattutto un frammento tratto dalla Vita di Isidoro (filosofo neoplatonico alessandrino di fine V sec.) di Damascio, filosofo neoplatonico (462-dopo il 538). L'opera di Damascio è andata perduta nella sua interezza ma il passo in questione ci è pervenuto perché ripreso dal Suda (o Suida), enciclopedia bizantina del X secolo, dove è noto come Y 166 (greco, inglese). Il brano del Suda è però composito[14] e accosta (senza armonizzazione e con qualche errore grammaticale) il brano di Esichio a quello di Damascio.

Alcune informazioni sono desumibili dalle lettere che scrisse a Ipazia un suo discepolo, il vescovo Sinesio di Cirene (ca. 373 - 414)[15]. Sicuramente pseudoepigrafa (falsa) è la lettera pervenutaci di Ipazia a Cirillo[16]: in essa esprime simpatia per il pensiero di Nestorio, avversato da Cirillo, e si rammarica per il suo esilio, avvenuto però decenni dopo la sua morte (in seguito al Concilio di Efeso, 431).

Nascita e formazione

Ipazia (in greco "alta, suprema"[17]) nacque ad Alessandria d'Egitto. La data di nascita non è riportata dalle fonti storiche, e le stime degli studiosi variano tra il 355[18] e il 370[19]. Entrambe le date sono compatibili con l'indicazione che fiorì durante il regno di Arcadio (383-408, ma il regno effettivo iniziò dal 395). A favore di una datazione precoce giocano però l'indicazione che era un'anziana donna al tempo della sua morte (cf. dopo), attorno al 415, e il fatto che ebbe come studente (dunque verosimilmente più giovane) Sinesio di Cirene, la cui data di nascita viene comunemente posta attorno al 365-370. La diffusa datazione della nascita di Ipazia attorno al 370 può essere così riferita, più che alle fonti storiche, al desiderio di alcuni contemporanei di considerarla (relativamente) giovane e bella al momento della morte[20].

Suo padre, Teone di Alessandria (ca. 335-405), era un matematico, geometra e astronomo, e faceva parte del "museo"[21], l'istituzione culturale alessandrina che includeva la celebre biblioteca. Il nome della madre non è noto. Probabilmente ma non sicuramente Ipazia aveva come fratelli tali Epifanio[22] e Atanasio[23].

Problematica è l'informazione di Esichio (ripresa anche dal Suda) secondo la quale Ipazia era moglie di Isidoro alessandrino: la comune datazione della vita di Isidoro (circa 450 - 520) lo fa nascere decenni dopo la morte della filosofa, e l'ipotesi dell'anacronismo è rafforzata dall'indicazione di Damascio per cui visse in verginità, dall'accostamento simbolico che Pallada fa tra Ipazia (assumendone l'identificazione) e la costellazione della vergine, e dall'indicazione per cui Isidoro era invece sposato con una certa Domna[24]. Secondo Damascio "era assai bella e attraente". Riporta anche l'aneddoto per cui uno dei suoi studenti, del quale non è riportato il nome, si era invaghito di lei. Ipazia cercò di dissuaderlo indirizzandolo alla musica, quindi "gli gettò uno dei suoi panni mestruali e, avendo mostrato il segno della generazione impura, disse: Giovane, tu ami questi, non c'è niente di bello".

Inserita del culturalmente fecondo ambiente dell'Alessandria ellenista, col suo museo e la biblioteca, Ipazia ricevette dal padre una solida formazione relativa alle "filosofie" matematica, geometria, astronomia. Si dedicò però, diversamente dal padre, anche alle "altre filosofie", cioè a quei saperi che oggi sono considerati la filosofia vera e propria. Le fonti non riferiscono di viaggi in altre città come Roma o Atene.

Le fonti più antiche non riferiscono la sua religione, se cioè fosse pagana (come comunemente ritenuto da contemporanei), o cristiana nicena, o ariana (l'aver aderito al neoplatinismo, cf. dopo, non è incompatibile con la fede cristiana). Il tardivo Giovanni di Nikiu la indica però come pagana.

Pensiero e opere

La principale attività di Ipazia fu la divulgazione del sapere matematico, geometrico e astronomico. Filostorgio riporta che "introdusse molti alle scienze matematiche". Non sembra però che abbia elaborato teorie o intuizioni originali. In tale ambito, che oggi sarebbe definito scientifico (anche se all'epoca il confine tra astronomia e astrologia era molto sottile), scrisse alcune opere, nessuna delle quali ci è pervenuta[25]:

  • Commento all'aritmetica di Diofanto.
  • Commento sulle coniche di Apollonio.
  • Canone Astronomico, forse una revisione delle Tavole facili di Tolomeo[26].

Ha inoltre collaborato col padre Teone nella stesura di un commento a un'opera di Tolomeo[27].

Oltre a questi ambiti del sapere scientifico si dedicò, a quanto pare diversamente dal padre, anche alla filosofia vera e propria, relativa a pensatori come Platone, Plotino (fondatore del neo-platonismo) e Aristotele. Anche in questo caso non sembra che abbia elaborato un proprio sistema di pensiero. Non avendo composto testi a proposito, e non essendoci pervenuti i commentari matematici da lei redatti, è difficile capire la prospettiva con la quale affrontava il sapere filosofico dei grandi autori. "Dagli scritti del suo scolaro Sinesio di Cirene [...] pare che ella abbia esposta la dottrina neoplatonica secondo l'insegnamento di Giamblico"[28].

Alcuni contemporanei le attribuiscono l'invenzione dell'idroscopio o idrometro, un dispositivo per misurare la densità dell'acqua[29]. In realtà, nelle fonti storiche, l'unico accenno a riguardo è la Lettera 15 di Sinesio[30] nel quale il vescovo spiega a Ipazia come costruire il dispositivo, che non può dunque essere invenzione della filosofa. Altra presunta invenzione è l'astrolabio, lo strumento astronomico che permette di prevedere la posizione dei corpi celesti, dato che Sinesio afferma di averne costruito uno con l'aiuto della "riverita maestra" Ipazia[31]. Lo strumento però era già stato inventato da Ipparco (II sec. a.C.), come precisa lo stesso Sinesio, e il padre di Ipazia Teone ne scrisse anche un trattato[32].

Le fonti sono concordi nel riferire che, nonostante fosse una donna, aveva un grande ascendente sui capi della città di Alessandria, in particolare sul governatore Oreste. Non vi sono indicazioni però che tra i due vi fosse un qualche tipo di legame affettivo, né che Oreste fosse stato un suo discepolo.

Morte

La fama contemporanea circa la figura di Ipazia sembra essere dovuta, più che al suo pensiero (di cui non ci è pervenuto nulla), alla sua tragica morte.

Questa va contestualizzata in quella che sembra essere una peculiarità della città di Alessandria, cioè il frequente ricorso alla violenza e ai tumulti da parte dei suoi abitanti: "Il popolo alessandrino, più che altri popoli, è felice nell'avere tumulti. Se, in qualunque tempo, possono averne un pretesto, attuano catastrofici mali, per cui vi sono incessanti fatti di sangue"[33][34]. Nella città egiziana è avvenuto il primo pogrom antiebraico dell'epoca cristiana, attuato dalla popolazione pagana nel 38[35], con migliaia di morti, seguito da un secondo nel 68, con cinquanta mila morti[36].

Durante la seconda guerra giudaica (115-117), sotto il regno di Traiano, insorsero anche gli ebrei di Alessandria, che furono inizialmente sconfitti dalle truppe imperiali che ne uccisero molti, ma il soccorso degli ebrei della cirenaica rafforzò la rivolta e vennero anche distrutti i templi pagani di Nemesi, Ecate e Apollo, fino alla sconfitta definitiva[37].

L'egiziano Giovenale (†130) ricorda una sanguinosa battaglia tra la gente di Copros e la gente di Dendera, caratterizzata da un eccesso di furore derivante dal "fatto che ciascuno aborrisce le divinità altrui, persuaso che quelle unicamente degne di omaggio siano le proprie". Durante il corso della battaglia, in cui vi furono molti feriti, un Copto fu ucciso mentre fuggiva. La gente di Dendera se ne appropriò: "Lo prendono, lo tagliano, lo fanno in mille pezzi, affinché i suoi resti possano essere sufficienti per tutti. La folla trionfante lo divora e lo morde fino alle ossa. Non lo fa nemmeno bollire nel bronzo o arrostire allo spiedo: simili preparativi sembravano eccessivi per la sua impazienza; questa si accontentò di un cadavere crudo"[38].

Durante le persecuzioni romane anticristiane, nel III-IV secolo, sembra che la violenza e il numero delle uccisioni raggiunte in Egitto e ad Alessandria non abbia paragoni per altre zone dell'impero[39].

In occasione degli editti di Teodosio (391-392) che vietavano nell'impero la frequentazione dei templi pagani, questi vennero perlopiù pacificamente abbandonati o convertiti in chiese cristiane, ma ad Alessandria vi furono tumulti che culminarono con la distruzione del tempio di Serapide (Serapeo)[40].

Attorno al 414, poco prima dell'uccisione di Ipazia, vi furono violenze e omicidi da parte degli ebrei contro i cristiani, che reagirono scacciandoli dalla città[41]. In quell'occasione vi fu anche un'aggressione da parte di 500 monaci esaltati contro il prefetto Oreste, che lo giudicavano accondiscendente alle violenze degli ebrei, che reagì uccidendo con tortura un attentatore, tale Ammonio[42]. Questi episodi crearono dissidi tra Oreste e Cirillo.

Anche Esichio sottolinea la "continua agitazione e ribellione degli alessandrini", e ricorda l'uccisione dei vescovi Giorgio (ariano, linciato da pagani nel 361) e Proterio (niceno, linciato da monofisiti nel 457).

Quanto alla morte di Ipazia, le fonti forniscono informazioni discordanti quanto a identità e numero degli assassini, motivo, modalità della esecuzione e periodo.

Filostorgio
(c.a 425-433)
Socrate
(c.a 439-450)
Esichio
(VI sec.)
Damascio
(inizio VI sec.)
Malalas
(metà VI sec.)
Giovanni
di Nikiu
(VII sec.)
Teofane
(c.a 810-815)
Anno Regno di Teodosio (408-450) marzo 415[43] o 416[44] Episcopato di Cirillo (412–444) Episcopato di Cirillo Regno di Teodosio ed episcopato di Cirillo Regno di Teodosio ed episcopato di Cirillo 406
Autori Omousiani (o niceni) Alcuni fanatici del popolo della Chiesa guidati dal lettore Pietro Alessandrini Molti uomini bestiali, su volere di Cirillo Alessandrini col permesso di Cirillo Molti cristiani guidati dal magistrato Pietro Alcuni (τινὲς)
Motivo - Invidia, dato che impediva la riconciliazione tra Oreste e Cirillo Invidia per la sua sapienza Invidia di Cirillo per il suo successo - Magia, aver traviato Oreste -
Luogo - Chiesa Caesareum - - - Chiesa Caesareum, città -
Modalità Fatta a pezzi Spogliata, uccisa con cocci (ὀστράκοις)[45], fatta a pezzi e bruciata - Fatta a pezzi Bruciata in anziana età Spogliata, trascinata fino alla morte, bruciata Morte violenta (βιαίῳ θανάτῳ)

Tra le varie indicazioni, in parte contrastanti, gli studiosi contemporanei accettano perlopiù, come indicato dalla fonte più antica (Socrate), la data di morte al 415 (il 406 indicato da Teofane è inattendibile come altre date della sua opera) e la modalità dell'omicidio con spoliazione (forse per una macabra parodia del rito battesimale)[46], massacro con cocci aguzzi (intesi anche come tegole o conchiglie), seguito da cremazione. Controversa è l'identificazione degli omicidi e di un ipotetico mandato del vescovo Cirillo. Va notato che il gruppo di pochi assassini citato da Socrate diventa nelle fonti successive una grande moltitudine, per un'amplificazione tipica della trasmissione delle leggende.

Quanto alla identità degli assassini, nonostante nessuna fonte storica li indichi come monaci o parabalani, alcuni studiosi li identificano con monaci (notando come questi ebbero un ruolo attivo anche nella precedente aggressione ad Oreste)[47], altri con parabalani (notando come poco dopo, il 29 settembre 416[48] un'ordinanza imperiale limitò il loro numero e le loro funzioni)[49], altri con monaci parabalani (sembra venga ignorato l'ossimoro tra l'ideale di vita contemplativa e ritirata proprio dei monaci e i compiti caritativi e assistenziali propri dei parabalani)[50], mentre altri, rimanendo aderenti alle fonti storiche, parlano di un gruppo di fanatici cristiani guidati da un chierico esaltato[51].

Parimenti controversa è l'eventuale implicazione di Cirillo nell'omicidio. La fonte più antica, Socrate, si limita a constatare che l'uccisione portò sdegno nei confronti del vescovo e della chiesa di Alessandria, che di per sé non implica un suo coinvolgimento diretto. È invece il tardivo Damascio che lo identifica esplicitamente come responsabile e mandante dell'omicidio, ma la descrizione della causa scatenante (Cirillo che si imbatte nella folla di seguaci di Ipazia e ne prova invidia) appare aneddotica e leggendaria: improbabile che il vescovo della città non fosse già a conoscenza della fama e del successo della filosofa. In definitiva, le posizioni degli studiosi sono variegate: tendenzialmente, quelli cristiani e gli storici che nel loro lavoro si attengono prevalentemente alle fonti storiche negano che vi sia un collegamento diretto tra Cirillo e gli assassini di Ipazia[52][53][54][55], mentre quelli laicisti (prevalentemente scrittori e divulgatori) l'affermano con una certezza che non trova fondamento nelle fonti storiche[56].

La leggenda di Ipazia

A partire dall'epoca moderna, la vicenda di Ipazia ha ispirato nel corso dei secoli poeti, scrittori ed artisti, fino a fare di lei un mito e un simbolo, soprattutto in ambienti laicisti e anticristiani.

Il deista irlandese John Toland nel 1720 le ha dedicato un trattato anticristiano dall'eloquente titolo Ipazia, o la storia di una signora molto bella, molto virtuosa, molto istruita e versata in molti campi, che fu fatta a pezzi dal clero di Alessandria, per appagare l'orgoglio, l'invia, la crudeltà del suo arcivescovo, comunemente ma ingiustamente ritenuto santo, Cirillo[57]. Una risposta immediata (1721) allo scritto è venuta da Thomas Lewis, col suo La storia di Ipazia: una maestra molto sfrontata di Alessandria, uccisa e fatta a pezzi dalla plebaglia, in difesa di San Cirillo e del clero alessandrino dalle diffamazioni del Sig. Toland[58].

Durante l'Illuminismo francese, Ipazia viene citata nella celebre Enciclopedia di Diderot e d'Alembert (1755)[59], dove è scritto che fu fatta uccidere da Cirillo, un uomo "imperioso e violento". Anche Voltaire (1772)[60], 6 anni prima della sua conversione al cattolicesimo in punto di morte, si sofferma morbosamente sulla nudità della donna (in realtà anziana) al momento dell'omicidio per colpa di Cirillo, che "avrà senza dubbio chiesto perdono a Dio per questa azione abominevole".

Nell'800 la produzione letteraria aumenta considerevolmente. L'italiana Diodata Saluzzo Roero, nel poema Ipazia ovvero delle Filosofie (1827)[61], fa di lei una pagana convertita al cristianesimo da Cirillo, ma uccisa da un sacerdote pagano. Il poeta francese Charles-Marie-René Leconte de Lisle le dedica due opere, Hypatie (1847, online) e Hypatie et Cyrille (1857, online).

L'opera più nota e diffusa è il romanzo Ipazia, nuovi nemici con vecchie facce (1853)[62], dell'anglicano Charles Kingsley, che è stato definito "un condensato di erotismo sadico", opera di "un chierico perverso"[63]. Alcuni elementi fantasiosi introdotti nella narrazione sono che Ipazia rifiuta il corteggiamento fattole da Oreste, e l'omicidio della filosofa, ordinato da Cirillo, avviene in presenza del vescovo.

Nel 1885 il pittore inglese Charles William Mitchell le dedica un dipinto (foto) ispirandosi al romanzo di Kingsley, raffigurandola nuda, giovane e bella al momento della morte.

Nel 1914 il teosofo italiano Augusto Agabiti pubblica Ipazia, la prima martire della libertà di pensiero (online), dove viene descritto con crudezza il suo macabro omicidio per opera di sadici monaci parabolani schiavi del volere di Cirillo: "con pugnali fatti di conchiglie, con tali armi barbaresche e crudeli, si fanno tutti addosso al bel corpo della vergine gentile e lo sbranano. Il sangue arrossa le pareti, il pavimento del luogo, le vesti degli assassini. Poi i suoi lacerti sanguinosi, sono portati al Kinaron e gettati sul fuoco".

Recentemente sono state pubblicate in Italia altre opere romanzate dedicate a Ipazia, nelle quali sembra essere ricorrente un'esaltazione apologetica della sua figura e un talvolta macabro e morboso interesse per la sua tragica fine[64][65][66][67].

In epoca contemporanea è diventata un simbolo del femminismo. A lei è dedicata la rivista Hypatia: A Journal of Feminist Philosophy (sito ufficiale), dal 1986, della statunitense università dell'Indiana.

Le è stato dedicato un piccolo asteroide scoperto nel 1884, 238 Hypatia (sito NASA), e un cratere lunare (foto NASA).

Il film

Nel 2009 è stato rilasciato un film spagnolo avente come principale protagonista Ipazia, Ágora (Agora nella distribuzione italiana), per la regia di Alejandro Amenábar. Costato 70 milioni di dollari, ne ha incassati in tutto il mondo 37 milioni[68].

Secondo Umberto Eco, il film presenta "alcuni vistosi anacronismi"[69], e lo studioso sembra essere d'accordo con l'opinione della studiosa Silvia Ronchey secondo la quale il profilo e il sacrificio di Ipazia, "nel film sono accattivanti ma troppo semplificati, fino ad essere tacciabili di quello stesso ideologismo [in questo caso, anticristiano] di cui la figura dell'antica filosofa dovrebbe essere la negazione"[70].

Le principali imprecisioni storiche del film:

  • Oreste è identificato con l'anonimo discepolo innamorato citato da Damascio, mentre dalle fonti non risulta né che fosse un discepolo di Ipazia né che ne fosse innamorato;
  • l'episodio del Serapeo è presentato prima dei decreti di Teodosio, facendo apparire i cristiani come usurpatori illegittimi arroganti e prepotenti, mentre dalle fonti risulta che l'occupazione cristiana fu legittima poiché seguente ai decreti imperiali che imponevano l'abbandono dei templi pagani, mentre fu illegittima la resistenza pagana;
  • i cristiani devastano, col Serapeo, anche la biblioteca di Alessandria, mentre la sua distruzione va collocata secoli dopo, con l'occupazione araba;
  • gli scontri tra giudei e pagani sono originati da una immotivata sassaiola dei parabolani contro gli ebrei, che reagiscono con un'azione notturna contro i parabolani, che origina la violentissima espulsione cristiana degli ebrei dalla città. Le fonti, nelle quali non è presente la sassaiola, riportano invece che le prime violenze furono operate dagli ebrei, col pestaggio di Ierace (taciuto dal film) e il massacro notturno contro inermi fedeli cristiani (non parabolani), e queste originarono l'espulsione, che non è descritta con la violenza rappresentata dal film;
  • Ipazia scopre con secoli di anticipo il principio di relatività enunciato da Galileo[71], che rende teoricamente possibile il movimento della terra attorno al sole, e l'orbita ellittica dei pianeti enunciata da Keplero a inizio 1600. Nelle fonti non vi è traccia di ciò;
  • quanto alla morte di Ipazia, dopo la pubblica istigazione di Cirillo con la lettura di un brano di 1Tim 2 ("non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all'uomo") i parabolani la conducono nel Serapeo, decidono di lapidarla ma viene pietosamente pugnalata da un suo schiavo affrancato, Davo. Nessuno di questi elementi compare nelle fonti storiche. L'unico elemento che trova un riscontro è la spoliazione, ma l'Ipazia storica doveva avere circa 60 anni.

Dato il ritardo con cui il film è stato distribuito in Italia è stata complottisticamente ipotizzata un'ingerenza vaticana per vietarne la visione[72], che ha dato seguito a una petizione online a favore del film che ha raccolto 10.262 firme[73]. È stato però fatto notare[74] che i motivi del ritardo devono essere collegati all'alta cifra che veniva inizialmente chiesta alle case di distribuzione, tenendo conto anche del fatto che il film si è rivelato economicamente un flop.

Note
  1. In realtà si può vedere l'inizio di una sorta di "beatificazione laica" di Ipazia nel XVIII secolo: il filosofo razionalista irlandese John Toland pubblicò un libello anticristiano intitolato Ipazia; all'inizio del XX secolo troviamo poi l'opera Augusto Agabiti, Ipazia: La prima martire della libertà di Pensiero, 1914.
  2. Deakin, A.B. (1995). The Primary Sources for the Life and Work of Hypatia of Alexandria. History of Mathematics, 63, online.
  3. Socrate Scolastico, Storia Ecclesiastica 7,15, PG 67,768 (online).
  4. Cassiodoro, Storia ecclesiastica tripartita 11,12 (PL 69,1194-95 online).
  5. Fozio, Compendio della della Storia ecclesiastica di Filostorgio 8,9 (PG 65,564, online, inglese): "Filostorgio dice che Ipazia, figlia di Teone, fu così bene educata nelle matematiche dal padre da sorpassare il suo maestro, specialmente nell'astronomia, e introdusse molti alle [scienze] matematiche. L'empio scrittore dice che, durante il regno di Teodosio il Giovane [408-450], la donna fu fatta a pezzi dai veneranti l'omousia [cioè i niceni, avversari degli ariani]".
  6. Giovanni Malalas, Cronografia 14 (PG 97,536, online): "circa questo periodo gli alessandrini, col permesso del vescovo (Cirillo) di fare da sé, bruciarono Ipazia, un'anziana donna, filosofa insigne, da tutti considerata grande".
  7. Esichio di Mileto, Onomatologos 814 (greco): "Ipazia, figlia di Teone il geometra, filosofo di Alessandria, e anch'ella filosofa e conosciuta da molti, moglie di Isidoro il filosofo, fiorì nel regno di Arcadio. Scrisse un commento su Diofanto, il Canone astronomico, e un commento sulle Coniche di Apollonio. Fu fatta a pezzi dagli alessandrini, e il suo corpo, oltraggiato, fu disperso per tutta la città. Questo a causa dell'invidia e della sua eccezionale sapienza, specialmente circa l'astronomia. Secondo alcuni [fu uccisa per responsabilità] di Cirillo, secondo altri per la continua agitazione e ribellione degli alessandrini: fecero questo anche per molti vescovi, si veda Giorgio e Proterio". Il brano di Esichio è stato ripreso dal Suda (cf. dopo).
  8. Teofane il Confessore, Cronografia (PG 108,225, online): in corrispondenza dell'anno 406 riporta: "alcuni uccisero con morte violenta la filosofa Ipazia, figlia del filosofo Teone".
  9. Niceforo Gregorio, Storia romana 8,3,2 (PG 148,469, online): elogiando la sapienza di Eudocia, una moglie di Costantino il despota, scrive: "era chiamata dagli eruditi come un'altra Teano Pitagorica [filosofa del VI sec. a.C.] e un'altra Ipazia"; in un commento (scolio) a un passo di Sinesio accenna alla "studiosa sapiente e maestra Ipazia" (PG 149,529-530, online).
  10. Giovanni di Nikiu, Cronache 84,87-103 (inglese; francese).
  11. Niceforo Callisto, Storia ecclesiastica 14,16 (PG 146,1105, online).
  12. Cf. Antologia Palatina 9,400 (online), che instaura una poetica allegoria tra la filosofa e la costellazione della vergine: "Quando vedo te mi prostro, anche [alle tue] parole, / vedendo la casa degli astri [cioè la costellazione] della vergine, / verso il cielo infatti sono le tue azioni, / riverita Ipazia, bellezza di parole, / puro astro di sapienza insegnante.
  13. Georg Luck, Palladas: Christian or Pagan, Harvard Studies in Classical Philology 63 (1958), 455-468, ipotizza che la poesia dell'Antologia Palatina derivi da un discorso funebre del poeta Panolbio (metà V sec.) per un'altra Ipazia (cf. Suda, pi 204, online).
  14. Cf. Tannery, P. (1880). L'article de Suidas sur Hypatie, Annales de la faculté des lettres de Bordeaux 2: 197-200, online).
  15. In ordine cronologico: Lettera 33 del 394 (en); 124 del 401 ca. (en); 15 del 402 (en); 154 del 404 (en); 81 del 413 (en); 10 del 413 (en); 16 del 413 (en). Il testo greco originale è reperibile in PG 66.
  16. Nel Migne è riportata due volte, entrambe in latino (PG 77,389-390, online; PG 84,848, online).
  17. Voce ὕπατος da Liddell-Scott, A Greek-English Lexicon, online.
  18. Così Dzielska (1995: 68).
  19. Richard Hoche, "Hypatia, die Tochter Theon", in Philologus 15, 1860, pp. 435-474, online.
  20. Così Dzielska (1995: 102).
  21. Così il Suda, online.
  22. Un "figlio Epifanio" (teknon Epifanie) è omaggiato nell'incipit nelle opere di Teone (padre di Ipazia) Piccolo commentario alle Tavole facili di Tolomeo, il IV libro del Grande commentario e il commentario dell' Almagesto. Nella cultura ellenista era però anche un modo comune, da parte del maestro, di rivolgersi a un allievo (Dzielska, 1995: 70).
  23. Nella lettera 16 Sinesio chiede a Ipazia di salutare il padre Teotecno e il fratello Atanasio.
  24. Così Fozio, Biblioteca 352 (PG 103,1304, online).
  25. Così Damasio.
  26. Così Dzielska (1995: 72).
  27. Teone nell'intestazione al III libro del suo commento al sistema matematico (noto anche come Almagesto) di Tolomeo scrive: "Commento di Teone di Alessandria al terzo libro del sistema matematico di Tolomeo. Edizione controllata dalla filosofa Ipazia, mia figlia" (Dzielska 1995: 71-2).
  28. Abbagnano, N., Storia della Filosofia, vol. 1, Utet, Torino 1993, p. 265. Questa frase, unitamente alla notizia della tragica morte ("vittima del fanatismo della plebe cristiana suscitatale contro dal vescovo Cirillo") è l'unica che l'Abbagnano dedica al pensiero della filosofa nel suo volume sulla filosofia antica di 269 pagine, elemento che può fare apparire sovradimensionata l'opinione di altri secondo la quale si trattava di uno dei pensatori più noti e influenti dell'antichità.
  29. Piergiorgio Odifreddi, La Stampa, 21 agosto 1999 (online).
  30. Sinesio, Lettera 15 del 402 (en).
  31. Sinesio, Sul dono dell'astrolabio a Peonio (PG 66, 1584a; en).
  32. Cf. anche "Teone" nel Suda, online.
  33. Socrate Scolastico, Storia Ecclesiastica 7,13
  34. V. anche Lauren Kaplow, Religious and Intercommunal Violence in Alexandria in the 4th and 5th centuries CE, Hirundo: The McGill Journal of Classical Studies, Volume IV: 2-26 (c) 2005-2006, online.
  35. Cf. Filone alessandrino, Contro Flacco, online (en).
  36. Cfr. Giuseppe Flavio, Guerre giudaiche, 2,18,7-8 (487-498).
  37. Eusebio, Storia ecclesiastica 4,2; Appiano di Alessandria, Guerre civili 2,90 (en); Orosio, Storia contro i pagani 7,12,6-7 (latino); cf. anche Wars between the Jews and Romans: the revolt against Trajan (115-117 CE), online.
  38. Giovenale, Satira XV Contro la superstizione, cit. da Guy Rachet, Il libro dei morti degli Antichi Egizi, Piemme, Casale Monferrato (AL) 1997, pag.20, nota 4.
  39. Eusebio, Storia Ecclesiastica 8,8, che in 8,9,3 riferisce di cento uccisioni al giorno nella regione egiziana della tebaide.
  40. Socrate Scolastico, Storia Ecclesiastica 5,17; Sozomeno, Storia Ecclesiastica 7,15; Rufino di Aquileia, Storia Ecclesiastica 2,23.
  41. Socrate Scolastico, Storia Ecclesiastica 7,13; cf. anche il già citato Giovanni di Nikiu.
  42. Socrate Scolastico, Storia Ecclesiastica 7,14.
  43. "Sesto di Teodosio (imperatore d'oriente dal 1 maggio 408) e decimo consolato di (Flavio) Onorio (imperatore d'occidente dal gennaio 395)". Notando il contrasto tra le date di consolato di Teodosio e Onorio, già Baronio (1538-1607) correggeva "settimo anno di Teodosio" (Baronio, Annali ecclesiastici, vol. 7, p. 56, online), ma la correzione non è necessaria poiché questa doppia indicazione di consolato corrisponde al 415 secondo l'indicazione dei Fasti consulares (online), una sorta di calendario ufficiale romano.
  44. "Quarto anno dell'episcopato di Cirillo (vescovo dal 17 ottobre 412)". Baronio (ib.) cerca di risolvere la contraddizione affermando che il quarto anno di Cirillo sarebbe iniziato nell'ottobre di quell'anno, mentre al momento della morte si trovava al terzo anno dell'episcopato.
  45. Cf. il Liddell-Scott, ὀστρακόω online.
  46. John Anthony McGuckin, St. Cyril of Alexandria, 2000, p. 14, online.
  47. Rist (1965: 223); Julien Ries, Opera Omnia vol.1, Jaca Book 2006, p.176: "Nel 415 alcuni monaci ignoranti e fanatici provocano tumulti e assassinano Ipazia".
  48. V. voce parabalani.
  49. John Bagnell Bury, History of the Later Roman Empire from the Death of Theodosius I to the Death of Justinian, vol. 1, (1923), p. 219: "Un giorno quando [Ipazia] stava tornando a casa fu afferrata da una banda di parabalani..."; Frank R. Trombley, Hellenic religion and Christianization, 1993, c. 370-529, vol. 1, p. 33: "I parabalani del mare di Alessandria, laici che si prendevano cura dei malati, fecero un agguato a Ipazia e la uccisero con malvagia violenza"; Dzielska (1995:96): "Sono stati sicuramente i parabalani, la 'guardia' del patriarca, a commettere l'omicidio di Ipazia".
  50. Più che di un'ipotesi avanzata da studiosi si tratta di una diffusa (cf. Google) semplificazione basata sul film Agora, v. dopo.
  51. Karl Bihlmeyer, Hermann Tuechle, Storia della Chiesa, vol. 1, Morcelliana, 1960, p. 260: assassinio crudele di Ipazia "da parte della plebaglia cristiana di Alessandria"; Hans von Campenhausen, I padri greci, 1967, p. 185: "Il bestiale assassinio di Ipazia è stato organizzato da chierici sotto la responsabilità almeno indiretta di Cirillo"; Kenneth G. Holum, Theodosian Empresses: Women and Imperial Dominion in Late Antiquity, 1982, p. 99, online: "Nel marzo del 415 altri [distinti dai monaci dell'attentato ad Oreste] fanatici guidati da un chierico minore uccisero Ipazia"; Deakin, M.A.B. (1994:235): uccisa da "una folla di zeloti cristiani guidata dal lettore Pietro"; Paolo Chiesa, Cirillo di Alessandria, in Il grande libro dei santi, vol. 1, Edizioni San Paolo 1998, p. 439: "Ipazia [...] brutalmente uccisa nel corso di una sommossa provocata da elementi esaltati del clero minore"; Wessel, Susan. Cyril of Alexandria and the Nestorian Controversy:The Making of a Saint and a Heretic, Oxford, 2004, p. 56-7: "I parabalani non furono mai ufficialmente coinvolti nel più grande 'atto di terrore' di quel tempo, l'omicidio di Ipazia [...]. Possiamo plausibilmente concludere che l'omicidio di Ipazia debba essere attribuito a una banda di cristiani farabutti che non erano parabalani"; Claudio Moreschini, Letteratura cristiana delle origini, Città Nuova 2007, p.128: "Pochi mesi dopo la morte di Sinesio, la filosofa Ipazia venne uccisa da una folla di fanatici cristiani"; Enrico Pepe, Il santo del giorno, Città Nuova 2009, vol. II, p.254: "C'era pure una filosofa neoplatonica, una certa Ipazia, donna di fine cultura, e fu trovata morta per mano di un manipolo di cristiani fanatici". Contro il coinvolgimento dei parabalani cf. anche Moreno Morani, Attenti ai falsi, non è stata la Chiesa a far fuori l'illuminista del V secolo..., venerdì 7 maggio 2010, online; Ilaria Ramelli, Ma non è detto che Ipazia fu uccisa dai cristiani, in Avvenire, 15 giugno 2010, online.
  52. Cfr. p. es. (EN) John Chapman, St. Cyril of Alexandria, in Charles George Herbermann (a cura di), Catholic Encyclopedia, 15 voll., Robert Appleton Company, New York 1907-1914, online: "Damascio lo accusa, ma è un autore tardivo e odia i cristiani".
  53. Quasten, Patrologia, vol. 2,: "non sembra esistano prove che abbia avuto parte in un crimine tanto orrendo", online spagnolo.
  54. John Anthony McGuckin, Introduction to his translation of Cyril's On the Unity of Christ, Crestwood, NY: St. Vladimir's Seminary Press, 1995, p. 13-14: "In questo periodo Cirillo era a capo di gruppi potenzialmente pericolosi: era a capo, ma non sempre al loro comando."
  55. Rist (1965: 223).
  56. Piergiorgio Odifreddi, E il vescovo ordinò: "Uccidete Ipazia", la prima matematica della storia. Inventò l’astrolabio, il planisfero e l’idroscopio. Fu la vittima del conflitto tra fede e ragione. La Stampa, sabato 21 agosto 1999, supplemento tutto Libri tempo Libero pagina 5, online.
  57. John Toland, Hypatia: Or the history of a most beautiful, most vertuous, most learned, and every way accomplish'd lady; who was torn to pieces by the clergy of Alexandria, to gratify the pride, emulation, and cruelty of their archbishop, commonly but undeservedly stil’d St. Cyril, online
  58. Thomas Lewis, The History of Hypatia: a most Impudent School-Mistress of Alexandria, Murder'd and torn to Pieces by the Populace, In Defence of Saint Cyril and the Alexandrian Clergy, From the Aspersions of Mr. Toland.
  59. Vol. 5, voce Eclectisme, 1755 online.
  60. Voltaire, Dictionnaire philosophique, 1772, online.
  61. Disponibile online su liberliber.
  62. Charles Kingsley, Hypatia, or New Foes with an Old Face 1853, vol. 1 vol. 2.
  63. Così Rist (1965: 215).
  64. Mario Luzi, Libro di Ipazia, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 1978, che descrive così la sua morte: "Ma irruppe un’orda fanatica, mani e mani le s’avventarono contro, le stracciarono le vesti e le carni, la spinsero nella chiesa di Cristo, e lì la finirono. Lì agonizzò sul pavimento del tempio. E poi fecero a brani quelle membra"
  65. Caterina Contini, Ipazia e la notte, Milano, Longanesi 1999.
  66. Aida Stoppa, Ipazia e la rete d'oro (racconto), in Aida Stoppa, Sette universi di passione, Colledara, Andromeda 2004, pp. 20-34.
  67. Adriano Petta, Antonino Colavito, Ipazia. Vita e sogni di una scienziata del IV secolo, prefazione di Margherita Hack, (romanzo) Roma, La Lepre Edizioni 2009
  68. Sito boxofficemojo.com, consultato nel luglio 2010.
  69. Umberto Eco, L'Espresso, 30 aprile 2010, online.
  70. Silvia Ronchey, La Stampa, 14 aprile 2010, online.
  71. Galileo Galilei, Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, 1639
  72. Flavia Amabile, "Il film che l'Italia non vedrà", La Stampa, 07-10-2009, online.
  73. http://www.petitiononline.com/agorait/petition.html
  74. Agorà: ma quale censura del Vaticano!, dal sito badtaste.com, online.
Bibliografia
  • Shaefer, F. (1902). Cyril of Alexandria and the Murder of Hypatia, Catholic University Bulletin 8, 441–53, online
  • J. M. Rist (1965). Hypatia. Phoenix, 19 (3), pp. 214-225, online
  • María Dzielska, Hypatia of Alexandria, Cambridge (Massachusetts), London, Harvard University Press 1995.
  • Silvia Ronchey, Ipazia, l’intellettuale, in Roma al femminile, a cura di Fraschetti, Laterza, Bari 2000.
  • Deakin, M.A.B. (1994). Hypatia and Her Mathematics. The American Mathematical Monthly, 101 (3), 234-243, online.
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