Santa Edvige di Polonia

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Santa Edvige di Polonia d'Angiò
Laica
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Marcello Bacciarelli, Santa Edvige di Polonia (1768 - 1771), olio su latta; Varsavia, Castello Reale
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Titolo
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Età alla morte 25 anni
Nascita Buda
18 febbraio 1374
Morte Cracovia
17 luglio 1399
Sepoltura
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Creazione
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Nomine
Cardinali creazioni
Proclamazioni
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Eventi

Iter verso la canonizzazione

Venerata da Chiesa cattolica
Venerabile il [[]]
Beatificazione 8 agosto 1986, da Papa Giovanni II
Canonizzazione 8 giugno 1997, da Papa Giovanni II
Ricorrenza 17 luglio
Altre ricorrenze
Santuario principale
Attributi corona, scettro, giglio di Francia
Devozioni particolari {{{devozioni}}}
Patrona di regine, Polonia, Unione Europea
Collegamenti esterni
Scheda su santiebeati.it
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. . . non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità", così scrive l'Apostolo 1Gv 3,18. Fratelli e Sorelle, impariamo alla scuola di santa Edvige Regina come attuare il comandamento dell'amore. Riflettiamo...
sulla "verità polacca". Riflettiamo se è rispettata nelle nostre case, nei mezzi di comunicazione sociale, negli uffici pubblici, nelle parrocchie. Non ci sfugge essa a volte sotto la pressione delle circostanze? Non viene distorta, semplificata? È sempre al servizio dell'amore? Riflettiamo sulla "prassi polacca". Meditiamo se viene attuata con prudenza. È sistematica e perseverante? E' coraggiosa e magnanima? Unisce oppure divide gli uomini? Non colpisce qualcuno con odio, o con disprezzo? O forse di una prassi d'amore, d'amore cristiano, c'è troppo poco? (cfr St. Wyspianski, Wesele Nozze). ". . . non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità"!
Virgolette chiuse.png
(Giovanni Paolo II Omelia della Canonizzazione cif. 6)
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 17 luglio, n. 13:
« A Cracovia in Polonia, santa Edvige, regina, che, nata in Ungheria, ricevette il regno di Polonia e, sposatasi con il granduca lituano Iaghellone, che prese al battesimo il nome di Ladislao, seminò insieme al marito la fede cattolica in Lituania. »
Santa Edvige di Polonia d'Angiò, nota anche come Edvige d'Angiò o Jadwiga (Buda, 18 febbraio 1374; † Cracovia, 17 luglio 1399), è stata una regina ungherese di Polonia (ufficialmente, però, il suo titolo era "re" anziché "regina", per indicare che regnava per suo diritto e non in quanto consorte di re). Edvige fu la minore delle figlie di Luigi I d'Ungheria ed Elisabetta Kotromanic di Bosnia. Sia la madre di Edvige che quella di Luigi, Elisabetta (figlia di Ladislao I Lokietek), erano discendenti della Casa Reale dei Piasti, un'antica dinastia nativa della Polonia. Edvige era dunque bisnipote di Ladislao I, che aveva riunificato il regno polacco nel 1320.

Regina di Polonia dal 1384 e Granduchessa di Lituania dal 1386, è venerata dalla Chiesa cattolica come "Santa Edvige Regina" ed è Patrona delle Regine e dell'Unione Europea, nonché Santa Patrona di Polonia.

Biografia

L'infanzia

Nacque in Ungheria all'inizio dell'anno 1374 terzogenita di Ludovico, re di Ungheria e di Polonia della Casa d'Angiò, e di Elisabetta principessa di Bosnia, e fu battezzata col nome di Edvige. Ricevette la sua formazione intellettuale e l'educazione religiosa nella reggia paterna, attraverso l'opera di maestri, istitutori e precettori della corte reale, se­condo l'usanza del tempo, diventò cosi una donna di eccellente cultura umanistica e versata nella conoscenza delle lingue, come il latino, l'ungherese, il polacco e il tedesco.

Secondo le usanze del tempo in voga nelle corti reali e principesche, in forza di un patto fra Ludovico e Leopoldo, principe d'Austria, Edvige ancora bam­bina di 4 anni fu destinata in moglie a Guglielmo d'Asburgo, figlio di Leopoldo. II rito nuziale fra Edvige, di quattro anni, e Guglielmo, di otto, fu celebrato il 15 giugno del 1378 nel castello di Hainburgo dal cardinale Demeter Vaskúti , arcivescovo di Strigonia. Il padre Ludovico avrebbe voluto darle il trono di Un­gheria, ma dopo la sua morte, avvenuta nel 1382, fu chiamata a quel trono Maria, la figlia maggiore. Allora Elisabetta, madre di Edvige, aderendo al pro­getto dei nobili polacchi, la destinò al trono di Polonia.

Il trono di Polonia

Nell'autunno del 1384 Edvige giunse a Cracovia e il 16 ottobre, dopo la festa della sua celeste patrona santa Edvige di Slesia, venne incoronata regina della Polonia dall'arcivescovo di Gniezno, Bodzanta. Edvige aveva allora appe­na 10 anni ed 8 mesi. Quando la regina Edvige raggiunse l'età di 12 anni, poté diventare moglie effettiva di Guglielmo, ma i Polacchi non intendevano offrire il trono a Guglielmo, ma al Granduca di Lituania, Jagello. I Polacchi avevano due motivi per la loro decisione: offrire al popolo lituano, l'ultimo popolo pagano rimasto in Europa, un battesimo cristiano e la difesa contro la pressione militare del­l'Ordine Teutonico. Edvige, vedendo grandi benefici per la Chiesa e per le due nazioni, aderì al progetto con il suo sacrificio personale e consentì a diventare moglie di Jagello (Jagellone), che aveva promesso di ricevere il battesimo insieme con tutta la Lituania, unendola alla Polonia.

Gli Asburgo reagirono al piano polacco con la forza e mandarono a Cracovia Guglielmo perché si unisse alla sposa promessa. Il suo tentativo di irrompere nel castello reale falli e dovette abbandonare la Polonia. Il 12 febbraio del 1386 Jagello arrivò a Cracovia e venne battezzato il 15 febbraio insieme con i suoi fratelli e con la sua corte. Nel battesimo ricevette il nome cristiano di Ladislao.

Matrimonio

Edvige giunse a tale decisione dopo un lungo travaglio interiore, preghiere ai piedi del Crocifisso di Wawel e consultazioni con 1'arcivescovo Bodzanta, con il vescovo di Cracovia, Jan Radlica, e con gli altri nobili del Regno polacco. Nella cattedrale di Wawel revocò infine solennemente la pro­messa di matrimonio con Guglielmo. Il suo « si » a Jagello cambiò la storia d'Europa, portando la frontiera della civiltà occidentale ai confini orientali del Regno polacco-lituano e la pose fra i protagonisti dell'evangelizzazione europea. Il 18 febbraio del 1386 furono così celebrate le nozze fra Edvige e Ladislao Jagello, molto più anziano di lei.

Il regno di Edvige

Da allora Edvige fu il vero « re » di Polonia e non soltanto la moglie del re; ebbe la propria cancelleria e partecipò attivamente alla vita dello Stato Polacco­-Lituano. II re Ladislao Jagello si occupò della conversione del suo popolo e la regina Edvige lo aiutò in quest'opera apostolica e missionaria. Con il marito rivolse al Papa la supplica di erigere la diocesi di Vilna, ottenendone positivo riscontro nel 1388. La regina si premurò di procurare gli arredi sacri e vesti liturgiche per i sacerdoti. Edvige fondò a Praga, nel 1397, il Collegio per i futuri sacerdoti della Lituania. Rifondò l'Università Jagellonica di Cracovia ed istituì in essa la facoltà di Teologia col consenso di Papa Bonifacio IX dell'11 gennaio 1397. Edvige ebbe tanto a cuore questo Ateneo che nel testamento lasciò le sue gemme e gli altri beni personali per sostenerne il futuro amplia­mento e funzionamento come espressione della sua fede matura e lungimirante.

Grande fu l'apporto della regina per la cultura, sin dall'infanzia Edvige era stata educata alla lettura religiosa classica. Leggeva la Sacra Scrittura, il Salterio, le Omelie dei Padri della Chiesa, le meditazioni e le orazioni di san Bernardo, i Sermoni e le Passioni dei Santi, ecc. Alcune di queste opere vennero tradotte in lingua polacca proprio per lei e la sua corte. A questo scopo la regina ordinò un salterio in tre versioni lingui­stiche, chiamato il Salterio Floriano. Esso è attualmente custodito nella Biblio­teca Nazionale di Varsavia. Inoltre cercò di assicurare agli uomini di cultura e ai suoi cortigiani guide spirituali di grande prestigio. Al clero richiedeva un alto livello spirituale e culturale. Edvige fu esempio di fedeltà alla tradizione e di filiale adesione alla Sede Apostolica. Contemporaneamente fu tollerante nei confronti di altre religioni e confessioni.

Con questo spirito si spinse fino alla Rús Rossa, accolta benevolmente dai Ruteni di Halicz, Leopoli e di altre regioni rutene. Si prodigò per la conversione della Rutenia ortodossa. Conoscendo l'attaccamento dei Ruteni alla lingua slava, fondò a Cracovia la Chiesa e il Convento dei Benedettini slavi, che avrebbero dovuto recarsi nella Rús Rossa, restituita pacificamente da Edvige alla Polonia, per celebrarvi la liturgia nel rito slavo. Non si trattava di una nuova cristianiz­zazione della Rús Rossa nel rito latino, bensì di cancellare l'antico astio degli ortodossi russi verso i latini e di giungere ad un mutuo fiducioso avvicinamento.

Per avvicinare i sudditi polacchi, lituani e ruteni ai frutti spirituali della Chiesa, si rivolse, come uno dei primi re europei, al Papa Bonifacio IX, per chedere di poter celebrare il Giubileo dell'Anno Santo del 1390 nel proprio paese. Risparmiando ai fedeli di Polonia le fatiche e i pericoli del pellegrinaggio sulla tomba di Pietro. Il Papa esaudì la sua do­manda, inviando nel 1392 il suo legato.

Come Regina della Polonia, prese parte sempre più attiva agli affari pubblici dello Stato polacco-lituano, grazie alla sua prudenza e saggezza politica. Più volte, a partire dal 1389, fece da mediatrice nei conflitti fra la Polonia e l'Ordine Teutonico. Anche Vitoldo, duca lituano, chiese il suo aiuto per risol­vere delle controversie con i cugini Jagello e Skirgello. Consapevole del pericolo per la cristianità, rappresentato dall'Impero Ottomano, Edvige cercò di dissuadere l'ambi­zioso Vitoldo dal disperdere in una spedizione bellica contro i Tartari le forze dell'esercito polacco-lituano, che poi in effetti fu sconfitto.

La carità

Gli affari dello Stato non le impedivano però di accorgersi dei bisogni quotidiani dei suoi sudditi. Prese a cuore la sorte degli ammalati, favorì e promosse la fondazione di nuovi ospedali e sostenne quelli già esistenti. In un'epoca di oppressione feudale difese i contadini davanti a suo marito e ai magnati polacchi. Così nel 1386, avendo appreso che i contadini di un villaggio della Grande Polonia erano stati privati dei beni da parte dei cavalieri del re, volle che fossero risarciti non solo dei danni materiali, ma, preoccupata della loro dignità umana ferita, disse con dolore:

« Se pure abbiamo restituito bestiame ai coloni, chi restituirà loro le lacrime? »
Introdusse nel suo regno i principi evangelici della carità. Soccorse i poveri ed i religiosi, beneficiò i carce­rati, migliorando le loro condizioni di vita. Si adoperò per la liberazione dei prigionieri di guerra e a sua volta, quando il marito cadde in mano a un nemico, ne ottenne la liberazione. Si diceva che delle sue rendite trattenesse per se soltanto lo stretto necessario, donando tutto il resto in carità. Con queste qualità intellettuali, con la sua santità singolare, conquistò il popolo polacco, il quale apprezzò il cuore, la saggezza, l'amore della regina nei suoi riguardi. Tutto ciò, per Edvige, non era altro che dovere: il dovere di una principessa veramente cristiana. Trattava se stessa con sommo rigore. Indossava una sola tunica e un mantello, d'estate e d'inverno, camminava sempre scalza e sopportò con serenità la lunga attesa del futuro erede al trono. Questa sofferenza fu inter­rotta soltanto per breve tempo dalla lieta novella della gravidanza tanto attesa.

Morte

Alla raccomandazione del marito di addobbare la stanza del nascituro rispose invece:

« Da lungo tempo ho allontanato da me il fasto del secolo e non lo voglio seguire in prossimità della morte, che, abbastanza spesso, il parto è solito causare, ma piuttosto io voglio piacere a Dio, il quale mi ha donato la fecondità, tolto l'obbrobrio della sterilità, non per lo splendore dell'oro e delle gemme ma nella mansuetudine dell'umiltà»
La gioia della maternità fisica fu però molto breve perché la piccola Elisabetta Bonifacia morì poco dopo. A distanza di quattro giorni, si spense anche Edvige, alla giovane età di 25 anni, il 17 luglio 1399 a Cracovia. Prima di morire consigliò al marito di sposare Anna di Cilli, figlia di Guglielmo, conte di Cilli, in Stiria, e nipote del re Casimiro il Grande.

Fu sepolta nel presbiterio della Chiesa cattedrale di Wavel a Cracovia, Polonia, presso l'altare di sant'Erasmo, da lei edificato.

Culto

Il miracolo riconosciuto per la canonizzazione è la guarigione miracolosa della polacca Anna Romiszowska, nel 1950. Nata il 10 marzo 1924 a Varsavia, nel 1949 iniziò ad avere problemi all'orecchio destro che portarono alla diagnosi otomastoidite purulenta con chiara sofferenza uditiva e vestibolare, vertigini e vomito. La guarigione avvenne in poche ore il 17 agosto 1950, nel quarto giorno della novena alla Beata Edvige, alla quale parteciparono la sanata e la sua famiglia.

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