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Vino
Da Cathopedia, l'enciclopedia cattolica.
Il vino è uno dei più antichi prodotti delle numerose civiltà. La parola è presente nella maggior parte delle lingue classiche. Dal termine latino vinum hanno avuto origine i corrispondenti sostantivi delle lingue romanze come vino, vin; in greco (υ) οῖνος, in ebraico jajin, in accadico inu, in ugaritico yn.
Secondo una tradizione babilonese la vite è l'albero della vita posto nel paradiso terrestre. La piantagione della vite da parte di Noè è un modo per ricordare il paradiso e per considerare l’inizio dell'era posdiluviana come una sorta di ripresa della creazione (Gen 5,29). Noè inizia con il piantare una vigna e così porta sulla terra una consolazione. Per mezzo suo, Dio ha dato all'uomo la vite, che era considerata la pianta più nobile.
Fondamento biblico
Possedere una vigna, goderne i frutti, riposare alla pace della sua ombra era per l'israelita osservante una gioia e un ardente desiderio messianico come risulta in diverse pericopi della Scrittura: Gen 49,11-15; 1Re 5,5; 2Re 28,31; Os 2,17; Mi 4,4; Am 9,13.
La Scrittura loda il frutto della vite come il frutto più prezioso che Jahvè dona al suo popolo. Il raccolto dell'uva è una benedizione di Dio che Israele deve meritarsi con la fedeltà. Un raccolto cattivo è infatti considerato una punizione da parte di Dio (Dt 11,14 28,39 Os 2,14).
Se Israele si converte Dio manifesta la sua generosità verso i pentiti con un nuovo raccolto di uva (Os 2,24). Quando Javhé ricostruirà la capanna di David andata in rovina, i monti stilleranno mosto e le colline saranno coltivate (Am 9,13 Gv 3,18). Ancora Isaia utilizza la stessa immagine quando descrive il banchetto che Jahvé prepara ai suoi fedeli: "grasse vivande e vini prelibati" (Is 25,6).
Nel Nuovo Testamento il vino nuovo costituisce il simbolo della nuova alleanza (Mt 9,17). Nel Vangelo di Giovanni al capitolo 2 i due vini di cui racconta possono essere considerati ognuno il simbolo di un'alleanza. Inebriati dal vino vecchio i Giudei non potevano più gustare il nuovo che è migliore del vecchio. Tutti gli esegeti cattolici sono d'accordo nel riconoscere un profondo significato simbolico al vino delle Nozze di Cana (Gv 2,1-12).
Secondo Gächer si potrebbe pensare ad un parallelo con la moltiplicazione dei pani. L'esegeta vi legge in questo brano un accenno al pane eucaristico, nell'altro al sangue eucaristico. Se infatti, il pane sostenta la vita presente dell'uomo, il vino gli fa vedere, almeno in certi momenti, un'altra vita, lo apre ad una realtà futura.
Nel Cantico dei Cantici, lo sposo, entrato nel giardino dell'amata, raccoglie il miele e bene il vino, nell'attesa di una grande gioia (Ct 5,1; Qo 31,27).
Il vino è dunque il simbolo della Nuova alleanza e della gioia che ne deriva. È Simbolo sia dell’alleanza che gli uomini stabiliscono tra loro, per la pace e la concordia, come fanno Abramo e Melchisedech, sia del patto che Dio stringe con gli uomini. Per questo il vino si ritrova anche nei sacrifici, in stretto rapporto con il sangue.
Nella cultura e nella tradizione
In Palestina, al tempo in cui visse Gesù, si coltivava per lo più uva nera, ed il vino era chiamato sangue dell'uva. Delle numerose immagini in cui ricorre la vite ed il vino la più inquietante è quella del pigiatore d'uva. Il castigo ed il giudizio divino sono infatti raffigurati nell'opera del torchiatore che spreme dai grappoli il sangue dell'uva. (Is 63,1-6; Ger 25,30; Lam 1,15; Ap 19,15).
Nelle terre di Babilonia e di Canaan si credeva che l'uva, per dare il vino, perdesse la vita. ed in modo doloroso e che, da questa morte atroce, venisse però il succo della vita. Così poco a poco il vino, sangue dell'uva, diventa un sostituto del sangue degli animali destinati al sacrificio. A Babilonia, libagione di vino e sacrificio di sangue, erano identici ed il vino poteva essere mischiato con il sangue.
Sebbene il vino fosse considerato bevanda di vita, se ne praticava anche l'astinenza. Ai sacerdoti era infatti prescritto di non bere vino prima delle funzioni sacre. Anche i Nazirei non potevano bere alcuna bevanda tratta dall'uva durante il periodo del noviziato. Così fece anche San Giovanni Battista. Gli Esseni, invece, si astenevano dal vino per tutta la vita, come pure i membri della setta del Mar Morto. Assolutamente contrari al vino erano i Recabiti, una comunità religiosa che conservava ostinatamente il nomadismo ereditato dal progenitore Jonadab e si opponeva ad ogni forma di progresso, compresa l'agricoltura e la coltivazione della vite.
In Ger 35,12-20 il Signore parla per mezzo del profeta al popolo che ha trascurato le sue parole e cita come esempio i Recabiti: essi rifiutano qualsiasi coppa di vino, ed il testo ne sottolinea la stranezza del gesto, perché ne hanno ricevuto il comandamento dal loro progenitore. Per quanto sia stravagante e inutile comportarsi così, tuttavia i Recabiti mostrano di essere ubbidienti e questi rende loro onore. Israele, invece, non ubbidisce alla Parola di Dio, nonostante sia piena di saggezza e potenza.
Ancora il vino è legato ai beni messianici. È considerato la più sublime delle ricchezze, e nel Regno del Messia se ne berrà in abbondanza. Chi vuole mettere in evidenza che questo Regno non è ancora venuto, come gli asceti, San Giovanni Battista e i suoi discepoli, può dimostrarlo astenendosi dal berne.
Anche Gesù non beve più del frutto della vite (Mt 26,29) e lo berrà di nuovo, soltanto nel Regno del Padre. La Bibbia non proibisce che si gusti il vino: esso rallegra allo stesso modo Dio e gli uomini (Gdc 9,13); come ricorda il Salmo 103[102],15 è fatto per dare gioia agli uomini, perciò a chi è abbattuto e amareggiato nell’anima bisogna offrire vino, affinché beva e dimentichi la propria miseria (Pr 31,6-9).
La Sacra Scrittura mette però in guardia dall'uso smodato che se ne fa, dall'ubriachezza. Come per ogni altro bene, anche per il vino è questione di misura, moderazione. La bontà e la rettitudine degli uomini si vede dalla loro sobrietà, così il vino diventa termine di misura, paragone (Qo 31,26-30).
- J. Doller, Il vino nella Bibbia e nel Talmud, in Biblica 4 (1923), pp. 143-167; 267-299
- Angelo Penna, Geremia, Leumann, Torino 1952, pp.256-260
- Johannes Bauer, Vino , in Dizionario di Teologia Biblica, Morcelliana, Brescia 1969
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